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martedì 10 giugno 2014

Tempesta su Bruti Liberati, procedimento disciplinare per la gestione del caso Ruby

Tempesta su Bruti Liberati, procedimento disciplinare per la gestione del caso Ruby


di Luca Fazzo



Il Consiglio superiore della magistratura trasmette alla Cassazione gli atti a carico del procuratore capo di Milano: avrebbe tolto l'inchiesta a Robledo senza fornire spiegazioni e violando le regole


Va aldilà del previsto la pesantezza dell'intervento del Consiglio superiore della magistratura sulla Procura della Repubblica di Milano, attraversata da lacerazioni profonde venute alla luce solo due mesi fa con l'esposto del procuratore aggiunto Alfredo Robledo contro il suo capo Edmondo Bruti Liberati. Oggi trapela il testo integrale delle risoluzioni che la settima commissione del Csm, quella che si occupa del regolare funzionamento degli uffici, trasmetterà al plenum del Consiglio, dopo il lungo lavoro di indagine su quanto accade nella procura milanese. Ed è una conclusione che candida all'impeachment Bruti Liberati per la sua gestione del fascicolo Ruby, sottratto senza spiegazioni al suo destinatario naturale, cioè Alfredo Robledo. Se il plenum farà propria la decisione della commissione, per il procuratore di Milano si apre un periodo critico, che potrebbe portare addirittura alla sua rimozione dell'incarico.

Su quasi tutti gli elementi contenuti nell'esposto di Robledo, la commissione evita di prendere posizioni troppo nette, e dà atto comunque che dalle lacerazioni interne alla Procura milanese non è derivato pregiudizio alle indagini. Ma il Csm sa bene che in questione non c'è solo l'efficacia delle inchieste, ma anche la garanzia della loro imparzialità, messa in discussione - secondo l'esposto - dalla scelta di pm «affidabili» da parte di Bruti, tutti più o meno dell'aria di Magistratura democratica. E su questo il Csm dà ragione a Robledo: l'assegnazione del fascicolo a Ilda Boccassini e a Piero Forno è avvenuta da parte di Bruti prima a voce e poi con un provvedimento formale «privo di motivazione della cui opportunità (se non addirittura necessità) non può dubitarsi». D'altronde il regolamento interno della Procura «pur consentendo deroghe ai criteri di assegnazione per motivi di collegamento o connessione tra procedimento disciplina tuttavia la distribuzione degli affari all'interno di un medesimo Dipartimento e non giustifica il superamento delle competenze specialistiche».

E non è tutto: la commissione chiede che vengano trasmessi gli atti ai titolari dell'azione disciplinare anche per i casi Sea ed Expo. Nel primo caso nel mirino c'è ancora Bruti, che ha ammesso di avere dimenticato il fascicolo di inchiesta per due mesi nella propria cassaforte. Per l'affare Expo, invece, a rischiare l'azione disciplinare potrebbe essere Robledo, il procuratore aggiunto che ha dato il via con il suo esposto a questo caso, e che potrebbe pagare con una sanzione avere rivelato (secondo Bruti) l'esistenza di una inchiesta e di richieste di arresti ancora segreti. Alla fine, insomma, entrambi i contendenti potrebbero venire travolti.

1 commento:

  1. Se un povero cristo sbaglia finisce in galera,i giudici riescono a farla franca. Questa è la Democrazia di molti sciagurati Italiani.

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