Caivano: La Parola a Padre Maurizio Patriciello.
(Riceviamo e Pubblichiamo).
La
sera scende lentamente tra i palazzi informi del quartiere
periferico, in provincia di Napoli. Come tante altre volte suor
Faustina, consacrata spagnola a servizio della parrocchia locale,
gira con il suo carico leggero e preziosissimo: l’Eucarestia. Va a
fare visita agli ammalati portando loro il conforto della sua
presenza e di Gesù che nel Pane si nasconde. Anche se l’età è
avanzata, la buona salute di cui gode le permette di svolgere a pieno
ritmo la sua missione. Sabato scorso. Tira vento e il buio ha già
preso possesso delle case. L’illuminazione pubblica, da anni, non
funziona che a singhiozzi. Con le tenebre che scendono le strade si
svuotano e, come per incanto, lo scenario muta. Presto il popolo
della notte, con il suo carico di polvere di morte, occuperà gli
angoli delle piazze e dei vicoli. Come obbedienti soldatini, tanti
adolescenti, giovani e anche adulti si apposteranno in attesa del
cliente, che arriva guardingo, per rifornirlo di droga e di
disperazione. Le mamme dalle finestre o con i telefonini chiamano i
loro figlioli per farli rincasare e metterli al riparo dalla strada
che si fa cattiva. Purtroppo non tutti i ragazzini hanno questa
fortuna. Tanti di essi hanno il papà, la mamma, o entrambi i
genitori in carcere. Vivono affidati alle cure di una vecchia zia,
della nonna o, in qualche caso, di una vicina. Proprio quando avevano
più bisogno di affetto, comprensione, accompagnamento, sono rimasti
soli a lottare con la vita. Questa terribile crisi economica, sta
schiacciando la povera gente fino a farla soffocare. Sta ammazzando
speranze e dignità. Per chi ha lo stomaco vuoto le possibilità di
ragionare sono ridotte al minimo. Succede, purtroppo sempre più
spesso, che anche tante coscienze più limpide e genuine, lentamente,
irrimediabilmente, si logorino e finiscano con l’acquisire quella
logica maledetta che consentirà loro di giustificare gesti e scelte
scellerati. La nostra suora cammina lentamente tenendo stretto al
cuore il borsello nero con le ostie consacrate mentre sgrana il suo
Rosario. All’improvviso due giovanotti a bordo di una moto le si
fanno accanto, la strattonano pericolosamente e si impossessano del
borsello. Uno scippo. Come tanti. La guerra dei poveri a danno di
altri poveri. La delinquenza vigliacca che prende di mira i vecchi, i
bambini, le donne. Quel sottobosco della malavita per certi aspetti
più pernicioso e pericoloso della stessa criminalità perché
gestito da ragazzini inesperti, ma con la pistola in mano. Dai nostri
altari, insieme alla parola di Dio, non facciamo che raccomandare
alla gente di camminare, per quanto è possibile, senza borse e di
non indossare catenine o orecchini d’oro.
Presa
dal panico, la nostra anziana suora grida, implora, chiede la carità
di riavere indietro il borsello- tabernacolo. Inutilmente. Con il
volto triste e le lacrime che le fanno brillare gli occhi fa ritorno
in parrocchia. Ci mettiamo alla ricerca del Santissimo Sacramento.
Vengono rastrellati le campagne e i bidoni della spazzatura. Come
Maria di Magdala andiamo alla ricerca del Signore chiedendo in giro:
“ Dimmi dove lo hai posto ed io andrò a prenderlo”. Come Maria e
Giuseppe, allorché si accorsero di averlo smarrito, anche noi lo
abbiamo cercato “ angosciati”. Purtroppo, non lo abbiamo più
trovato. È proprio vero: Cristo è in agonia fino alla fine del
mondo. A una santa mistica una volta confidò. “ Non vi ho amato
per scherzo”. Si è sporcato le mani fino in fondo il Signore
nostro. Non sottrasse la faccia agli insulti e agli sputi ieri, non
ha ricusato di essere gettato via oggi. Per amore. Per amore nostro e
per la nostra salvezza.
da Avvenire.
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