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lunedì 1 agosto 2016

La lezione, Gabanelli umilia i colleghi: "Ecco quanti soldi guadagno in Rai"

Umiliati i colleghi Rai. Milena Gabanelli, che lezione: "Ecco quanti soldi guadagno"



L'inchiesta de Il Tempo sugli stipendi dei collaboratori Rai si arricchisce col capitolo Milena Gabanelli. Si ricorda, in breve: Viale Mazzini non è tenuta a svelare i compensi dei collaboratori (non assunti direttamente dall'azienda), così il quotidiano capitolino li sta interpellando, uno a uno, per sapere quanto intascano. E se nessuno, o quasi, ha voluto parlare dei suoi affari economici, ecco che la Gabanelli rifila un metaforico schiaffone ai colleghi: "Il mio compenso dipende dal numero di puntate, quindi varia. Mediamente 200mila euro lordi l'anno. Contratto di lavoro autonomo che scade ogni anno a fine produzione", afferma senza troppi giri di parole. Dunque aggiunge: "Il grosso di Report è autoprodotto, con il giornalista che gira e monta. Io sono una freelance. L'edizione finale e la parte in studio si fa negli studi di via Teulada, dove c'è anche una piccola redazione". Una lezione, quella della Gabanelli, che della trasparenza ha sempre fatto la sua bandiera. Una lezione che i colleghi-collaboratori Rai dovrebbero imparare.

Feltri, la profezia sul centrodestra: "Se fallisce lui, sarà tutto finito"

Profezia finale sul centrodestra: "Se fallisce lui, è tutto finito"


di Vittorio Feltri



Tutti, tranne i politici di professione, quelli che vivono in poltrona e campano di indennità, sanno che la politica ha scocciato gli italiani, tanto è vero che molti di loro pur di voltare pagina votano il Movimento 5 stelle. Non è un caso che a Torino e a Roma siano state portate in alto due signore pentastellate, la Appendino e la Raggi. Le quali se dovessero riuscire a fare meglio dei sindaci tradizionali che le hanno precedute avrebbero la possibilità di spopolare. Aspettiamo per giudicare i risultati della loro attività amministrativa. Rimane il fatto che il Pd e Forza Italia in questo momento sono in grande difficoltà. Negarlo sarebbe come ignorare la realtà.

Di Renzi non vogliamo parlare altrimenti ci accusano di essere renziani, quando invece siamo soltanto favorevoli alle riforme istituzionali benché non siano meravigliose. Diciamo che ci fanno meno schifo del nulla che finora è stato fatto per rinnovare la musica italiana, da decenni sempre la stessa, stonata rispetto alle esigenze di semplificazioni istituzionali dei cittadini. In questo momento il nostro interesse è per il centrodestra che si sta finalmente muovendo per uscire da uno stallo che dura dal 2010. Negli ultimi sei anni Berlusconi non ha fatto altro che procedere in retromarcia. Il suo gruppo si è sfasciato riducendosi ai minimi termini. Oggi viaggia intorno al 10 per cento, poco per tentare di ripigliarsi il potere. Se non che, recentemente, ad Arcore si è visto qualcosa di nuovo, abbiamo addirittura assistito a una specie di risveglio insperato. Silvio ha nominato proprio erede Parisi, un signore fino a poco tempo fa sconosciuto e poi balzato alla ribalta grazie alla battaglia per la conquista di Palazzo Marino a Milano. Parisi non è diventato sindaco per un soffio. Non importa. La sua performance ha comunque dimostrato che il centrodestra non è morto. Non appena il partito berlusconiano ha avuto un leader decente, quale appunto Parisi, ha dato segni di vitalità.

Significa che il fondatore del partito stesso ha finalmente capito che la soluzione del problema è nel manico e non nei manichini di cui egli si era circondato nella speranza fossero sufficienti per tenere testa a Renzi e a Grillo. Silvio, all' improvviso è sceso dal pero e anche dal melo e ha scelto quale timoniere Parisi, ossia l' uomo più dotato a sua disposizione. La qual cosa ha irritato la vecchia guardia, costituita da carampane e da vecchie cariatidi, ma ha restituito linfa a Forza Italia. Che, con la regia del quasi sindaco di Milano, risale la china e si ripropone quale pretendente al trono del governo.

Oddio, non ci facciamo molte illusioni, però non si sa mai. Soprattutto siamo convinti che il centrodestra sia all' ultima spiaggia: o c' è la fa Parisi a rilanciarsi o, nella mani degli attuali colonnelli sfiatati, fallirà miseramente. Auguriamo al temerario Stefano di mettere in riga la marmaglia che ha sotto di sé e lo incitiamo a darsi da fare con lo stesso spirito che gli ha consentito di spaventare Sala nei pressi della Madonnina. Gli italiani che detestano la sinistra politicamente corretta e idiota hanno bisogno di ritrovare una casa in cui rifugiarsi. Se non gliela offri tu, caro Parisi, rimarranno senza tetto. E chissà dove se ne andranno.

Meteo, l'inizio di agosto è da incubo Ecco cosa accadrà per quattro giorni

Meteo, inizio di agosto da incubo. Ecco cosa accadrà



Nella giornata di domani le fresche correnti atlantiche al seguito della perturbazione in movimento al di là delle Alpi riusciranno a infiltrarsi anche sulle regioni centrali: la giornata, quindi sarà caratterizzata da tempo instabile in molte zone del Centronord, con fine del caldo intenso anche nelle regioni centrali, mentre al Sud insisteranno sole e caldo afoso intenso. Martedì il tempo andrà ristabilendosi anche al Centronord, dove comunque non mancheranno un pò di nuvole, mentre al Sud, pur resistendo il bel tempo, temperature e afa caleranno sensibilmente, riportate su valori più vicini alla norma dai venti relativamente più freschi che si spingeranno anche su questa parte del paese. Nella parte centrale della settimana (mercoledì e giovedì) l’alta pressione tornerà a occupare tutta l’Italia, regalandoci giornate nel complesso soleggiate e temperature in rialzo, ma con un caldo in generale normale per il periodo e poco afoso. Lo affermano i meteorologi del Centro Epson Meteo.

Lunedì mattina nubi e qualche acquazzone sull’alto Adriatico, soleggiato al Nordovest e al Centrosud, ma con più nubi in Toscana. Nel pomeriggio rovesci e temporali possibili su est Lombardia, Triveneto, Emilia Romagna e zone interne del Centro. Ampie schiarite sulle coste liguri e tirreniche, al Sud e Isole. Caldo intenso al Sud e in Sicilia, in decisa attenuazione invece al Nordest, al Centro e in Sardegna, con moderato Maestrale sull’Isola.

Martedì tempo decisamente bello e soleggiato in Sicilia e Sardegna. Giornata tra sole e nuvole nel resto d’Italia, comunque con isolati acquazzoni e temporali solo su Alpi e Dorsale Appenninica. Temperature massime in calo al Nordovest e, soprattutto, al Sud, dove finirà l’ondata di caldo intenso; in leggero rialzo invece al Nordest e regioni centrali.

Tra mercoledì e giovedì, grazie all’alta pressione che tornerà a occupare l’Italia, registreremo un ulteriore miglioramento del tempo, con il ritorno a schiarite diffuse e temperature in aumento: avremo un caldo in generale normale per il periodo e poco afoso. Venerdì un’altra perturbazione potrà lambire il Nord con effetti per lo più concentrati sul settore alpino e zone pedemontane del Nordovest. Tra giovedì e venerdì tornerà a intensificarsi il caldo al Centrosud anche grazie all’indebolimento dei venti.

Attacco agli Usa nella notte del voto Verso la guerra: Putin, l'arma totale

Attacco agli Usa nella notte del voto l'arma totale di Putin



Operazione America. L'operazione di Vladimir Putin. Uno scenario inquietante a pochi mesi dal voto di novembre negli Stati Uniti in cui si sfideranno Hillary Clinton e Donald Trump per la presidenza a stelle e strisce. Uno scenario parzialmente confermato dalle recenti scoperte relative a incursioni di hacker russi con lo scopo di trovare le e-mail della candidata e diffonderle, quel "mail-gate" che rischia di minare la sua corsa alla presidenza. Per l'intelligence Usa si tratta di più di una preoccupazione: le interferenze straniere nel processo elettorale sono già clamorosamente iniziate.

Come detto, le tracce riconducono a Putin, il quale avrebbe l'obiettivo di favorire Trump (che, per certo, è il suo candidato "preferito"). Ad amplificare i sospetti, anche il comportamento di The Donald, che pochi giorni fa ha esplicitamente invocato un intervento russo per "smascherare" la Clinton, per incastrarla con le e-mail con le quali avrebbe violato le norme di sicurezza nazionale. Inoltre, Trump e Putin hanno un secondo nemico comune oltre all'ex First Lady, ovvero la Nato: temutissima dallo "zar", da ridimensionare per il tycoon. C'è poi un nome che turba la Cia, quello di Paul Manafort, che come spiega il Corriere della Sera per anni ha lavorato per il presidente filorusso dell'Ucraina, Viktor Yanukovich, e che ora è a capo della campagna elettorale di Trump.

Gli indizi di un appoggio russo a Trump che vada molto oltre alle parole, insomma, sono parecchi. Ed ora, alla Cia, sarebbe scattato il più grave degli allarmi, relativo alla vulnerabilità dei sistemi informatici essenziali per la vita del Paese, compresi quelli che regolano il voto elettronico della sfida novembrina. In molti stati, infatti, è stato introdotto un sistema di voto elettronico ritenuto vulnerabile dagli esperti. E se i misteriosi hacker russi sono stati in grado di violare la corrispondenza del Dipartimento di Stato, non si capisce come possano non essere in grado di fare altrettanto con questi sistemi, magari aggiustando le cifre nel corso della notte elettorale, "spingendo" Trump verso la Casa Bianca, la Clinton verso la sconfitta e il mondo verso il caos: come reagirebbero gli Stati Uniti di fronte a tale interferenza?

Per inciso, il fatto che i pirati informatici al soldo di Mosca siano avversari molto più che temibili lo conferma il GAO, il ramo investigativo del Congresso Usa, il quale nel 2014 ha censito 67mila attacchi informatici ai danni di 24 agenzie federali, del Pentagono, del Dipartimento di Stato, del Tesoro, degli Interni e della Nasa. Di questi attacchi, hanno fatto sapere, i più efficaci e insidiosi erano quelli dietro al quale è stato individuato il Gru, il servizio segreto militare russo. Gli hacker di Putin, dunque, potrebbero cambiare la storia di una nazione. E, forse, di un pianeta.

Gino Paoli, maxi-evasione fiscale Vergogna italiana: se la cava così...

Gino Paoli, maxi-evasione fiscale. Vergogna italiana: se la cava così...



I milioni in Svizzera, trasferiti dopo aver ricevuto pagamenti sottobanco per esibizioni alle feste di partito c'erano eccome. Soldi in nero. Soldi di Gino Paoli. Un caso che aveva fatto parecchio rumore, soprattutto perché aveva coinvolto un simbolo di quella sinistra che della lotta all'evasione ha sempre fatto la sua bandiera. E perché aveva coinvolto la sinistra stessa e le sue feste. Peccato che questo caso sia destinato a chiudersi con un nulla di fatto: siccome non è possibile stabilire quando fu spostato e accumulato in tesoretto poi portato in territorio elvetico, l'inchiesta va archiviata per prescrizione.

È questa, in sintesi, la motivazione avanzata nei giorni scorsi dal sostituto procuratore Silvio Franz con la quale è stato chiesto il proscioglimento del cantautore, indagato da un anno e mezzo per un'evasione fiscale di 800mila euro, l'equivalente delle tasse che avrebbe dovuto pagare per i 2 milioni di euro portati oltreconfine. Gino Paoli, dunque, con assoluta probabilità ne uscirà senza macchia.

La notizia viene anticipata da La Stampa, che ricorda come Paoli si fosse difeso con abilità, insistendo sin dal principio sul periodo incerto delle varie movimentazioni di denaro. Eppure, la svolta appena impressa dalla Procura non era scontata. Già, perché il cantante finì nella bufera all'inizio del 2014 per essersi rivolto a un commercialista genovese, Andrea Vallebuona, che era già indagato per altre faccende. Si rivolse a lui in una stanza piena zeppa di cimici: "Vorrei riportare in Italia dalla Svizzera due milioni, perlopiù ricevuti in nero alle feste dell'Unità". Paoli faceva genericamente riferimento "al 2008". La moglie, presente all'incontro, riferendosi alla documentazione che avevano portato al commercialista e relativa ai soldi in nero disse: "Queste carte le nascondiamo in un luogo sicuro".

Insomma, c'erano parecchi elementi in base ai quali ci si poteva attendere un comportamento almeno un poco più severo nei confronti di Paoli, che fino a quel giorno era noto come personaggio integerrimo, in passato eletto come parlamentare indipendente nelle liste del Partito comunista. Nel corso dell'indagine, però, il cantautore si è giocato un paio di carte che, con discreta evidenza, si sono rivelate decisive. Disse che il sistema "esentasse" alle feste dell'Unità era diffuso, e affermò che non gestiva "in prima persona" la parte finanziaria. Inoltre dimostrò che alcune operazioni sul conto svizzero erano avvenute ben prima del 2008. È in base a questi elementi che sostenne che fosse impossibile fissare per il 2008 la "dichiarazione infedele". Una tesi che è stata accolta dal sostituto procuratore e che probabilmente verrà definitivamente accolta nei prossimi giorni. L'incertezza sulle tempistiche innesca la prescrizione, il pm archivia tutto, addio processo e Gino Paolo si salva così. Senza macchia.

Frase da brividi del Papa: "Fra tre anni?" Il terribile sospetto, in chiesa cala il gelo

La frase da brividi del Papa: "Fra tre anni? Forse io...", in chiesa cala il gelo



Non so se io ci sarò a Panama per la Gmg nel 2019, ma vi posso assicurare una cosa: Pietro ci sarà sicuramente...". Papa Francesco si rivolge così, ’a bracciò, accommiatandosi dai volontari della giornata mondiale della Gioventù a Cracovia, ricordando il prossimo appuntamento, annunciato ieri durante l’Angelus dopo la messa nel Campus Misericordiae con oltre un milione e mezzo di ragazzi di ogni parte del mondo. "E Pietro vi chiederà se avrete avuto memoria e coraggio", avverte poi il Papa, ribadendo quelle che definisce come "le due condizioni fondamentali per rappresentare la speranza del futuro», che è affidato ai giovani, e facendole ripetere più volte ad alta voce, ciascuno nella propria lingua: «memoria e coraggio".

BASTA CANONE RAI Tassa in bolletta, tutto finito Martedì ti ridanno i soldi?

Canone Rai in bolletta demolito: martedì ti restituiscono i soldi?



In questi giorni gli italiani si sono trovati il canone Rai nella bolletta elettrica: 70 euro, per il computo del primo semestre. Soldi che, forse, potrebbero tornare nelle vostre tasche. Da che è stata ideata in questo modo, la gabella è stata contestata con veemenza, in particolare dalle associazioni di consumatori. In questi giorni, inoltre, si è scatenato il caos per una serie di variabili denunciate da Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumo: "Quel che sta succedendo - ha spiegato - era prevedibile in un Paese burocratizzato dove però non si registrano a volte i cambi di residenza per non parlare delle difficoltà create dalle seconde case e infine dai trasferimenti dei contratti tra un gestore elettrico e l'altro che ha creato ulteriore confusione". In soldoni, la tassa ha creato il caos, situazioni dubbie, pagamenti indebiti e parecchi grattacapi.

E mentre le associazioni insistono sulla "impraticabilità" della tassa e sulla necessità di rivederla già dal prossimo anno, c'è chi è passato alle carte legali. Ed è questa l'iniziativa che potrebbe restituirvi i soldi versati a Viale Mazzini. Il Codacons, infatti, ha presentato al Tar del Lazio un ricorso contro il metodo di pagamento del nuovo canone Rai, e la pronuncia del Tribunale amministrativo è prevista per martedì. Il presupposto del ricorso è semplice, ed è basato sulla non legittimità dell'inserimento della gabella in bolletta perché l'imposta è legata al possesso dell'apparecchio televisivo, mentre le bollette servono per pagare un servizio. È stata dunque avanzata la richiesta di sospensione del provvedimento: se venisse accolto, le aziende elettriche potrebbero restituire ai cittadini la prima rata.