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domenica 25 dicembre 2016

Delitto Garlasco, altre prove clamorose Ecco il volto del nuovo indagato / Foto

Andrea Sempio, ecco il volto del nuovo indagato per l'omicidio di Garlasco



Andrea Sempio, 31 anni, è ufficialmente iscritto nel registro degli indagati nell'inchiesta-bis sull'omicidio da parte della Procura di Pavia. Questo dopo le indagini private dell'avvocato Giarda, legale di Alberto Stasi, attualmente in carcere per l'assassinio dell'ex fidanzata Chiara Poggi. Stasi si è sempre proclamato innocente e i suoi legali si sono dati da fare per fare riaprire il processo. Il dna di Sempio, o di qualcuno della sua famiglia, sarebbe stato individuato sotto le unghie di Chiara.

Dopo la diffusione in paese della sua identità, il ragazzo è rimasto chiuso in casa. Il padre, come ha riportato il Corriere, ha detto che Andrea è tranquillo, sa di essere innocente e di non avere davvero nulla da temere. La Procura di Brescia ha ricevuto dalla Procura generale di Milano la richiesta di revisione del processo, avendo giudicato fondata l' istanza presentata dai legali di Stasi Fabio Giarda e Giada Bocellari. 

"Esiste soltanto una soluzione": Giorgia Meloni definitiva sull'islam

Meloni: "Islam e immigrazione, la soluzione è soltanto il blocco navale"



"La politica dell'accoglienza incontrollata porta insicurezza, delinquenza, degrado e aiuta i terroristi islamici", esordisce Giorgia Meloni su Facebook. "Lo diciamo ormai da anni: l'unica vera soluzione al problema è un blocco navale al largo delle coste libiche per impedire ai barconi di partire. Il resto sono chiacchiere e propaganda".

L'altro ieri, a caldo, dopo la sparatoria a Milano in cui è stato ucciso il terrorista di Berlino Amis Amri, aveva tuonato: "Mentre Fratelli di Italia lanciava la petizione popolare per chiedere al Presidente Mattarella di conferire agli agenti di Polizia Scatà e Movio la Medaglia d’Oro al Valore Civile per aver fermato il terrorista islamico autore della strage al mercatino di Natale di Berlino, il capogruppo del movimento cinque Stelle di Biella, tal Antonella Buscaglia, definiva “omicidio” l'operazione di polizia che ha fermato Amri". Parole che la Meloni ha definito "offensive e deliranti".

"Perché abbiamo fatto i loro nomi" Parole-bomba del capo della polizia

Franco Gabrielli: "Divulgare i nomi dei due agenti eroi è un giusto riconoscimento per loro"



Dopo aver ucciso Anis Amri alle porte di Milano, il governo ha svelato i nomi e le identità dei due agenti-eroi: il primo a fare i nomi di Cristian Movio e Luca Scatà è stato il ministro dell'Interno, Marco Minniti. Una scelta che ha scatenato un vespaio di polemiche, basate sul fatto che, ora, i due sono riconoscibili ed esposti a possibili rappresaglie dell'estremismo islamico.

E ora, sulla questione, interviene a gamba tesissima il capo della Polizia, Franco Gabrielli, che scaccia in modo netto le polemiche. "Non c'è alcuna esposizione, ma un riconoscimento chiaro. Una sottolineatura per mettere al centro chi ha reso possibile tutto questo, rischiando la propria vita". E ancora: "Fare i nomi con questo capo di terrorismo non è né un errore né un'esposizione, perché non siamo in presenza di un terrorismo come quello che abbiamo conosciuto negli anni Settanta, un terrorismo endogeno che ha interesse a colpire il singolo, dunque Franco piuttosto che Mario o Cristian. Qui - ha rimarcato Gabrielli - ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso".

Il capo della Polizia ha sottolineato che la preoccupazione "non è per le individualità ma per l'appartenenza: sono a rischio tutti coloro che rappresentano le forze di polizia e hanno una divisa". Sulla scelta di chiudere i profili social dei due eroi, Gabrielli ha spiegato che si tratta di una forma di "ulteriore cautela" nei loro confronti "per evitare una eccessiva sovraesposizione in quanto, in un mondo in cui tutto passa attraverso i social, si sarebbero potuti far prendere la mano coinvolgendo anche altri colleghi".

Matteo Renzi, la disgrazia di Natale Che cosa gli capita. E adesso a casa...

Il Natale disgraziato: perché ora, a casa, rischia di finire la sua parabola politica



Il peggiore dei Natali possibili, per Matteo Renzi. Già, perché l'ex premier non deve fare i conti soltanto con il fatto di essere un "ex". Il punto è che dalla sua Pontassieve, ora, deve fare anche i conti con la netta sensazione di essere accerchiato, nel mirino di altri poteri che, ora che si è allontanato da Palazzo Chigi, vorrebbero sbarazzarsi di lui per sempre. Poteri trasversali e che, un po' sinistramente, assomigliano a quelli che per anni hanno brigato contro Silvio Berlusconi. Certo, si parla anche della magistratura. Si pensi all'inchiesta su Beppe Sala, il sindaco di Milano voluto da Renzi, inchiesta per la quale si è goffamente autosospeso salvo poi subito ritornare in sella. Inchiesta un po' fumosa, proprio come non è chiara quella per la quale, ora, risulta indagato il fedelissimo Luca Lotti, il sottosegretario, al centro di una intricata storia di presunti spionaggi che, per giunta, va a lambire anche il padre di Renzi, Tiziano.

Insomma, da Pontassieve il premier è costretto ad osservare la tenaglia giudiziaria che, giorno dopo giorno, si stringe sempre di più. Tanto che i renziani di ferro puntano contrattaccano: fari puntati contro di noi - questo il sunto - pur di non parlare del disastro dei grillini a Roma. Forse è così, forse no. Di sicuro a complicare il quadro c'è anche altro. C'è anche Paolo Gentiloni, il premier fotocopia che cerca invece di assumere vita propria. Per esempio negando a Denis Verdini e ad Ala anche i sottosegretari che i verdiniani chiedevano e chiedono per l'appoggio che hanno dato al governo. Pare che il premier, su questo, voglia agire in autonomia, creando altri grattacapi a Renzi, che da casa sua, forse, sperava di essere ben più incisivo. Dunque il capitolo Boschi, con la quale le tensioni dopo le dimissioni sarebbero state tutt'altro che marginali.

Infine, ovviamente, c'è il partito. Quel Pd la cui sinistra, ora, ambisce a una vendetta totale: vuole far fuori, e del tutto, quel Renzi che era arrivato a un passo dal far fuori loro davvero. Matteo è accerchiato dal partito su più fronti: su quello del congresso e della segreteria, un tema infuocato. Ma, ora, anche sul referendum sul jobs act, la "madre" delle riforme renziane, che rischia di essere smontata proprio come quella costituzionale. Un Natale infernale, insomma, per quel Matteo Renzi che immaginava un mondo diverso dopo il passo indietro. Immaginava un breve periodo dietro alle quinte, ma neppure "troppo dietro". Un breve periodo che sarebbe andato a suo vantaggio. E invece no. E non solo perché quel breve periodo rischia di essere lunghissimo, leggasi 2018 (il voto rischia di slittare a lungo, e anche su questo Gentiloni, spalleggiato da Mattarella, si sta smarcando). Ma anche perché in questo periodo, breve o lungo che sia, Renzi rischia davvero che la sua parabola politica si avvicini (o raggiunga) la fine.

PAROLE DURISSIME Salvini-choc: perchè da noi ancora nessun attentato

Salvini: vi spiego perchè in Italia non abbiamo ancora avuto attentati



E' la domanda che tutti, ma proprio tutti gli italiani si sono fatti. E che è tornata di attualità dopo l'attentato di lunedì scorso al mercatino di Natale di Berlino. "Perchè non in Italia?". Cioè: perchè in Italia non c'è stato ancora alcun attentato dei terroristi islamici? In fin dei conti tutti i più grandi Paesi europei sono stati colpiti almeno una volta: Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna. Noi no. Mai. Una risposta, molto dura, ha provato a fornirla intervistato da Sky Tg24 il leader leghista Matteo Salvini, dopo l'uccisione del killer di Berlino Anis Amri avvenuta a Sesto San Giovanni. Perchè era lì, Amri? Perchè è venuto in Italia? "Nessuno mi toglie dalla testa che il nostro Paese sia stato fin qui risparmiato perchè da noi, grazie all'atteggiamento dei governi di sinistra, avviene ogni genere di traffici. Qui si vende, si compra, si scambia, ci si nasconde, si trovano appoggi. Ora, nessuno è più felice di me che da noi nulla sia fin qui accaduto. Ma la presenza del killer di Berlino alle porte di Milano non può non suscitare inquietanti interrogativi".

sabato 24 dicembre 2016

Napoli: Aeroporto di Capoichino, Allarme terrorismo, evacuato aereo diretto a Londra

Aeroporto di Capoichino, Allarme terrorismo, evacuato aereo diretto a Londra



Panico e paura all’aeroporto di Capodichino di Napoli: la polizia di Stato ha evacuato un velivolo della Easyjet già pronto per la partenza alla volta dell'aeroporto Gatwick di Londra. A pochi minuti dal decollo, previsto per le 21.15, due agenti sono saliti sull’aeromobile per una ulteriore verifica sui documenti di un passeggero, che, secondo prime indiscrezioni, sono risultati falsi. L’uomo è stato portato via, ma alcune delle persone presenti sull’aereo hanno avvisato il personale di bordo che il passeggero, di probabile origine slava, era in compagnia di un altro uomo.

Pochi minuti dopo, come riporta Fanpage.it, altri quattro poliziotti sono saliti sull’aereo per le verifiche del caso ed hanno portato via anche l’altro viaggiatore. A quel punto, gli agenti hanno cominciato ad ispezionare i bagagli presenti nelle cappelliere ed hanno trovato un trolley sospetto che, stando a quanto si apprende, non apparterrebbe a nessuno dei passeggeri presenti sul volo. Sono quindi scattati i controlli antiterrorismo e tutti i passeggeri sono stati fatti scendere.

Quello che doveva essere l’inizio di una serena vacanza natalizia a Londra per molti si è trasformato in un incubo. I viaggiatori sono stati tutti fatti scendere dall'aereo in fretta e furia e fatti tornare al gate a piedi, senza i pullman. A quel punto, alcuni, infuriati, hanno cominciato ad urlare e protestare con il personale di terra. Altri hanno deciso di rinunciare al viaggio.

Dopo qualche decina di minuti tutti i passeggeri hanno dovuto passare un nuovo controllo dei documenti di identità, quindi sono stati fatti reimbarcare. L'aereo è, quindi, partito con circa due ore di ritardo. È alto l'allarme in tutta Italia dopo i fatti di Berlino e l'uccisione - a Sesto San Giovanni (Milano) dell'attentatore dei mercatini tedeschi, avvenuta stanotte, a opera di due agenti di polizia.

Bruno Vespa, informazioni riservate "Strage islamica in Italia. E poi..."

Bruno Vespa, terrorismo: "Perché un attacco in Italia è inevitabile"



Bruno Vespa non è decisamente di buon auspicio. "Un attacco inevitabile", titola il suo pezzo su Il Giorno in edicola. "Da quando i terroristi islamici insanguinano l' Europa, i servizi segreti e le polizie di Francia, Belgio e Germania non hanno dato grande prova di efficienza. Tanto è vero che fino a ieri notte si riteneva che il killer di Berlino si trovasse ancora in Germania".

E ancora: "La Germania ci ha ringraziato, ma da questo momento l'Italia e i poliziotti italiani debbono attendersi una ritorsione", scrive il giornalista. "Già prima dei fatti di Berlino ci si chiedeva in ogni sede non se l' Italia sarebbe stata colpita , ma dove e quando. La guerra al terrorismo islamico durerà molti anni ed è impensabile che il nostro paese ne sia risparmiato per sempre. Il problema è di capire come l'Italia reagirebbe dinanzi a un attacco".

Sinceramente sarebbe meglio non scoprirlo mai.