Visualizzazioni totali

venerdì 15 aprile 2016

Renzi, sondaggi bagno di sangue: ecco tutti i numeri della paura (Pd)

Renzi e Pd, sondaggi bagno di sangue: tutti i numeri della paura


Renzi visto da Benny

Più che sondaggi, quelli che si stanno abbattendo sul Pd e su Matteo Renzi sono una slavina. Tutti o quasi sono concordi: i democratici sono in picchiata, sotto il peso di inchieste giudiziarie e incertezze politiche, mentre salgono Movimento 5 Stelle e, soprattutto, il centrodestra che se si presentasse unito sarebbe avanti sia alle elezioni amministrative sia alle eventuali politiche. 

Tutti i numeri della paura - Anche il Giornale ricorda i rilevamenti dell'ultima settimana. Quello di Emg Acqua per il TgLa7, secondo cui il Pd è calato in un mese di 2 punti, dal 31% al 29%, mentre i grillini si avvicinano al 27,2% recuperando un punto. Anche Euromedia per Affaritaliani.it registra il calo del Pd, al 30,3% (-0,4), mentre la somma dei partiti del centrodestra sarebbe 32,4%, coi 5 Stelle in rialzo al 26,3 per cento. E alle amministrative non va meglio: a Roma Roberto Giachetti è 3 punti sotto la grillina Virginia Raggi, mentre a Milano Mister Expo Giuseppe Sala, voluto fortemente da Renzi, è avanti di un solo punto su Parisi, in grande rimonta ed espressione del centrodestra. Unito, appunto.

giovedì 14 aprile 2016

La rivoluzione dei medici: novità Orari e ambulatori, cosa cambia

Medici di famiglia, via alla rivoluzione: orari, ambulatori e prenotazioni, cambia tutto



Mai più file estenuanti al pronto soccorso perché il medico di fiducia non c'è. E presto anche niente attese per pagare il ticket o prenotare una visita piuttosto che un accertamento. Operazioni che bypassando il Cup si potranno fare rapidamente dallo studio del medico di famiglia. È una vera rivoluzione quella preannunciata dall'"Atto di indirizzo per il rinnovo delle convenzioni di medicina generale" approvato dal Comitato di settore Regioni sanità, del quale fa parte anche il Governo. 

Sedici ore al giorno per 7 giorni - La novità di maggior rilevo è quella che assicura agli assistiti la disponibilità del medico per 16 ore al giorno e sette giorni su sette. I servizi di pediatria saranno invece garantiti dalle 8 alle 20 per cinque giorni la settimana. Una continuità assistenziale che dovrà essere garantita dalle 8 del mattino alla mezzanotte da medici di famiglia e guardia medica, oramai assimilati in un ruolo unico. Nelle ore notturne, quando le chiamate per medico si limitano in media ad una a due, ad assistere chi ne ha bisogno ci penserà il 118. "Una staffetta che consente di avere più medici disponibili nell’arco della giornata, andando a coprire anche fasce orarie come quelle delle 8 alle 10 del mattino o del primo pomeriggio, dalle 14 alle 16, oggi meno coperte. E che generano così intasamenti nei pronto soccorsi a discapito di chi ha una vera emergenza", spiega il segretario del sindacato dei medici di medicina generale Fimmg, Giacomo Milillo. 

La nuova organizzazione - A garantire la continuità delle cure saranno le Aft, Aggregazioni territoriali funzionali, non un luogo fisico, ma un nuovo modello organizzativo che consentirà comunque ai cittadini di trovare il medico per tutto l'arco della giornata. Terminato il turno del proprio medico di fiducia, ce ne sarà comunque un altro a disposizione, collegato a un data base che consentirà in qualsiasi momento di avere sottomano il profilo sanitario dell'assistito. "Nelle grandi città - spiega Milillo - basterà rivolgersi allo stesso studio al quale si è abituati ad andare in visita, nei piccoli centri più probabilmente, finito il turno del medico di propria scelta ci si dovrà spostare nel vicino studio del medico che gli subentra". Le Aft, delle quali fanno parte medici di famiglia, ex guardie mediche, pediatri e specialisti ambulatoriali avranno un bacino di utenza non superiore ai 20mila abitanti. 

Nuovi maxi-ambulatori - Il nuovo modello di assistenza di base dovrebbe inoltre favorire la nascita di nuovi maxi-ambulatori, con presenza di più medici di famiglia dove è possibile fare prime analisi cliniche, accertamenti diagnostici meno complessi e piccola chirurgia ambulatoriale e altri centri con specialisti ed infermieri. Anche se sotto sigle diverse (come Case della salute in Emilia e Toscana o Ucp nel Lazio) oggi in Italia si contano già oltre 800 di queste strutture, "che dovrebbero ora diffondersi in tutto il territorio nazionale grazie alla nuova convenzione, sempre che arrivino poi le autorizzazioni regionali", precisa sempre Milillo. A regime le Aft consentiranno al cittadino in possesso delle ricetta di evitar file per prenotare o per pagare il ticket. Tutte operazioni che potranno essere programmare direttamente dallo studio del medico di famiglia. 

Libia, inquietante minaccia all'Italia "Siamo pronti a farvi la guerra"

La Libia pronta alla guerra: "Se Gentiloni torna useremo la forza"



Certo, c'è Fayez Al Sarraj, il premier designato dalla comunità internazionale per cercare di riportare ordine in una Libia ormai da anni martoriata dalla guerra civile e nel caos più completo che fa tanto comodo all'Isis. E poi c'è Khalifa Ghwell, l'uomo che di fatto controlla l'80% del Paese nordafricano e al quale il popolo libico ha conferito il mandato di governo attraverso il Parlamento di Tripoli. "Se poi arriva uno qualsiasi e pretende di comandare perchè sponsorizzato dall'Europa o dall'Onu non ci interessa, noi facciamo gli interessi del popolo libico, ad esso rispondiamo" attacca in una intervista concessa al quotidiano La Stampa. Ce l'ha Ghwell, non solo con Sallaj.

Ma anche e sopratutto col ministro degli Esteri italiano Gentiloni, che nelle scorse ore era volato in Libia proprio per incontrare il premier internazionalmente riconosciuti e manifestargli il sostegno suo e dell'Italia. Per Ghwell, però, quella visita è un atto di illegalità che viola le nostre leggi e che noi non tollereremmo se dovesse ripetersi. Si tratterebbe di una palese violazione dello stato di diritto libico e siamo pronti a opporci con tutta la nostra forza". L'intervistatore gli chiede se quello appena lanciato sia un avvertimento. E lui: "Assolutamente sì, useremo ogni mezzo per opporci a quello che sarebbe un attacco contro la Libia".

ALLA FINE SPUNTA SILVIO Panama tra fisco e fango: "Cav, Galliani e Briatore"

Panama papers, alla fine spuntano anche Berlusconi, Galliani e Briatore



Ci sarebbero Emanuela Barilla, Adriano Galliani, il miliardario Stefano Pessina e poi società riconducibili a Silvio Berlusconi e Flavio Briatore tra i "nuovi" italiani coinvolti nell'inchiesta sui Panama Papers. È Repubblica ad anticipare quanto pubblicherà l'Espresso venerdì, una seconda lista di italiani con i soldi offshore. Sono 100 in tutto, imprenditori, professionisti e manager. 

"Fininvest e Mills" - "Tra le carte panamensi - anticipa l'Espresso - emerge tra l'altro il nome della Sport Image international delle Isole Vergini britanniche, una società della galassia di Silvio Berlusconi che una ventina di anni fa finì al centro di una indagine giudiziaria per i pagamenti in nero ad alcuni calciatori del Milan, da Ruud Gullit e Marco Van Basten. Come amministratori della Sport Image, fondata nel 1989, sono indicati Adriano Galliani e altri due manager a quell'epoca targati Fininvest: Giancarlo Foscale e Livio Gironi. Struie invece, è una cassaforte, anche questa creata dallo studio Mossack Fonseca, di cui si sono serviti sia il leader di Forza Italia sia Flavio Briatore (benché i loro nomi non compaiano direttamente nelle carte panamensi). A metterla a loro disposizione - sempre secondo il settimanale - fu l'avvocato britannico David Mills, creatore del sistema offshore da 775 milioni di euro per conto del capo della Fininvest".

Le reazioni (furiose) - I diretti interessati smentiscono con forza le ricostruzioni dell'Espresso. "Sono stufo di essere tirato in ballo ogni volta che si parla di evasione! Le attività italiane pagano il dovuto in Italia e le altre società pagano nei paesi dove risiedono - scrive su Instagram Briatore -. La documentazione della società è stata fornita spontaneamente alla Procura di Milano fin dal 2005 - si legge poi in un comunicato ufficiale - che ne aveva necessità nell'indagine Mills. Ovviamente alcuna censura è stata mossa, né fiscale né personale per Briatore ed il Trust di cui è beneficiario attesta la legittimità della operatività della società". "Le anticipazioni pubblicate quest'oggi sono destituite, per quanto attiene la posizione del Presidente Berlusconi, di ogni fondamento - chiarisce a sua volta l'avvocato Niccolò Ghedini -. Berlusconi non ha e non ha mai avuto alcun contatto o coinvolgimento nelle vicende in questione. Il conto Struie citato nell'articolo come è stato appurato sia dalla sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite riguardante David Mills sia, in particolare, nella sentenza che ha prosciolto definitivamente il Presidente Berlusconi, si è rivelato del tutto estraneo a movimenti di denaro a lui riconducibili". Parla di articolo "palesemente fuorviante" la nota dello stesso Ghedini e del collega Leandro Cantamessa, legali di Galliani: "La società citata per la quale Adriano Galliani svolgeva il ruolo di uno degli amministratori era detenuta da Fininvest in regime di totale trasparenza, regolarmente dichiarata e consolidata in bilancio e posta in essere solo per ragioni di praticità operativa con soggetti stranieri. La società è stata ceduta nel 1994 e non vi sono mai stati rilievi di sorta sul momento genetico se non una contestazione, conclusasi positivamente, riguardante la fiscalità e la regolarità di alcuni bilanci".

Canone Rai in bolletta e fregature: legge "bocciata", adesso è caos

Il Consiglio di Stato boccia il decreto sul canone Rai in bolletta



Il Consiglio di Stato boccia il decreto ministeriale sul canone Rai in bolletta elettrica. A poche settimane alla prima bolletta con imposta tv incorporata, a luglio, il Consiglio di Stato sottolinea come il decreto scritto dal Ministero dello Sviluppo Economico non offre una "definizione di apparecchio tv" né precisa che il canone si debba versare una volta sola, anche se l'intestatario della bolletta elettrica possiede più televisori in casa. Più che uno stop alla disposizione, dunque, è una bocciatura a chi ha scritto (male, malissimo) la legge. 

Le (involontarie?) fregature - Come ricorda Repubblica.it, secondo il Consiglio di Stato è necessario chiarire che la famiglia deve versare la gabella un'unica volta, e solo se possiede un tv che riceve i programmi in modo diretto "oppure attraverso il decoder". In questo modo, il decreto chiarirà definitivamente che non si deve pagare niente quando si hanno uno "smartphone o un tablet" che pure riescono a intercettare il segnale televisivo. Ci sarebbe poi un problema di privacy nella riscossione del nuovo canone, considerata la mole di dati che si scambieranno gli "enti coinvolti (Anagrafe tributaria, Autorità per l'energia elettrica, Acquirente unico, Ministero dell'Interno, Comuni e società private)", il tutto senza nemmeno una "disposizione regolamentare" che assicuri il rispetto delle normative sulla riservatezza

Giglio tirchio: Boschi bracio corto Quanto non ha pagato. E a chi

Il Giglio Magico si fa lo sconto sull'obolo al Pd


di Franco Bechis


Amara sorpresa per le casse del Pd. Nel 2015 sono crollati i contributi di gran parte dei parlamentari e degli eletti, che hanno stretto decisamente la cinghia e tagliato al primo posto quella tassa che avevano versato al partito di appartenenza l' anno precedente. Ci sono casi diversi di grande generosità ritrovata, ma l' andamento generale è quello del braccino corto.

Certo, l' esempio non viene dall' alto: Matteo Renzi non ha versato nemmeno un centesimo del suo stipendio pubblico alle casse del partito che guida. Ma non l' aveva fatto nemmeno nel 2014, e quindi il Pd non ne ha risentito particolarmente. Il taglio più sensibile è arrivato dal vicesegretario del partito, Debora Serracchiani e dal presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta. Entrambi nel 2015 si sono allineati al proprio leader: non hanno versato nemmeno un centesimo del loro stipendio al partito nazionale e secondo le dichiarazioni congiunte trasmesse alla tesoreria delle Camere secondo gli obblighi di legge il 31 marzo scorso, non hanno versato nemmeno alle federazioni locali. In questo caso il danno c' è stato: l' anno precedente dalla Serracchiani erano arrivati 17.100 euro e da Crocetta 15 mila.

Altro buco arriva da Enrico Letta, che nel 2014 nonostante tutto aveva versato 18 mila euro e nel 2015 si è limitato a 6 mila euro (-66,66%). Ma il caso è diverso da tutti gli altri: per come è stato trattato da Renzi, è già un miracolo che Letta si sia tassato per il partito per così tanto tempo. E in ogni caso nel 2015 ha lasciato la politica attiva e anche il seggio che aveva alla Camera dei deputati per andare in Francia a fare il professore.

Dall' elencone dei finanziamenti dei vip del partito arriva un' altra sorpresa: i primi ad avere ridotto sensibilmente la «tassa» per il Pd sono i fedelissimi del premier nonché leader del partito. Svetta la caduta dei versamenti di Maria Elena Boschi (-21,73%), che oggi versa come una ordinarissima eletta i 18 mila euro l' anno previsti per tutti, contro i 23 mila euro donati l' anno precedente.

Anche Pierluigi Bersani, il leader della minoranza del partito, ha deciso di risparmiare un po' (-8,33%), ma versa più della Boschi: 20.350 euro contro i 22.200 euro dell' anno precedente.

Fra i re del taglio del contributo al partito non poteva mancare l' uomo simbolo della spending review: Yoram Gutgeld, detto Mani di Forbice. Come consulente del governo non è riuscito a fare altro che tagliuzzare un po' di spesa pubblica. Come consulente di se stesso è invece stato straordinario: nel 2014 spendeva per il suo partito 41.500 euro, l' anno successivo il contributo è sceso a 16 mila euro (-61,44%), una cifra che è perfino inferiore di 2 mila euro a quella dovuta da tutti i parlamentari. Deve avere dato buoni consigli anche alla responsabile comunicazione del Pd, Alessia Rotta, detta Rottweiller per una certa grinta di cui abbonda nelle frequenti comparsate tv: nel 2014 versava 41.500 euro come Gutgled, ora è scesa a 16.500 euro (-60,24%). Taglio sensibile al contributo anche per il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che è passato da 40.200 agli ordinari 18 mila euro di tassa per il partito (-55,22%). Ha fatto la sua spending review anche il vicepresidente del partito, Lorenzo Guerini, che è sceso da 36.795 a 18 mila euro (-51,08%). E fra i campioni della spending review ci sono anche fedelissimi renziani come Vincenzo Amendola (-46,4%), Emanuele Fiano (-44,95%), Ivan Scalfarotto (-27,27%), Luca Lotti (-21,3% come la Boschi), Alessia Morani (-10%), Marianna Madia e Roberto Giacchetti (-5,26%) e perfino Francesco Bonifazi (-45,32%), che del Pd è pure tesoriere. Versavano il minimo dovuto (18 mila euro) e hanno continuato a farlo invece Rosy Bindi, Paolo Gentiloni, il presidente del partito Matteo Orfini, Dario Franceschini, Anna Finocchiaro, Guglielmo Epifani e il capogruppo del Senato Luigi Zanda. Nessuna variazione per Giorgio Tonini, senatore renziano che però versava e versa al partito una cifra considerevole: 30 mila euro l' anno.

Ci sono nel Pd però anche esempi opposti di virtuosismo e generosità. La campionessa è il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, che nel 2014 versava 19.725 euro e nel 2015 si è proprio svenata: 60.555 euro al partito, con un incremento del 206,99%.

Secondo posto per un renziano non allineato come Matteo Richetti: versa 22 mila euro contro i 10 mila dell' anno prima (+120%). Ma campione di generosità è anche Ettore Rosato, capogruppo alla Casmera: già si era svenato nel 2014 (42 mila euro), ma nel 2015 ha donato al suo partito ben 57 mila euro (+35,71%). Incrementi pure da parte di Davide Faraone (+54,54%) e perfino da parte del superdissidente Miguel Gotor (+2,25%). Hanno versato per la prima volta l' obolo il renziano Ernesto Carbone (12 mila euro), Khalid Chaouki (6 mila), e i neoconvertiti Gennaro Migliore (18 mila euro) e Andrea Romano (braccino più corto: 13.500 euro).

Referendum sulle trivelle: a Caivano un incontro informativo per saperne di più

Referendum sulle trivelle: a Caivano un incontro informativo per saperne di più


Nino Navas

Caivano – Votare in maniera consapevole. E’ questo il senso dell’incontro informativo sul referendum sulle trivellazioni che si svolgerà venerdì 15 aprile a partire dalle ore 17.30.

L’iniziativa è promossa dall’associazione “Sveglia Caivano” in collaborazione con l’associazione “Giovanidee” a cui hanno aderito anche altre associazioni del territorio, in particolare Diritti sociali, Comitato Storico, Caivano Soccorso, Crispano Bene comune.

L’appuntamento è in via Sant’Arcangelo presso lo spazio antistante alla sede dell’associazione “Giovanidee”.

L’evento sarà un happy hour dove tutti potranno prendere la parola per dibattere e confrontarsi su tutto quanto c’è da sapere sul referendum che nonostante la sua importanza ha avuto pochi spazi di informazione.

Ad essere contattati sono stati diversi esponenti del mondo delle associazioni, delle istituzioni, dei movimenti, al fine di avere un quadro completo sull’argomento sia per quanto concerne i pro che i contro al quesito referendario.

Ad intervenire, tra gli altri, saranno Gianpiero Zinzi, presidente della commissione regionale sulla Terra dei fuochi e Giusiana Russo, presidente del Circolo di Afragola di Legambiente.

“Sarà un piacevole pomeriggio all’insegna del sano confronto e dell’informazione – afferma Nino Navas, fondatore di Sveglia Caivano – Riteniamo che il referendum affronti una questione di estrema importanza ma che allo stesso tempo i cittadini abbiano avuto poche occasioni per informarsi. Votare non solo è un diritto ma l’espressione di un impegno civile”

“Abbiamo sposato in pieno l’iniziativa – aggiunge Pasquale Della Gatta presidente dell’associazione Giovanidee – aspettiamo una essere una massiccia presenza di persone di quanti hanno voglia di capire a tutto tondo il tema del quesito referendario”