Visualizzazioni totali

lunedì 7 settembre 2015

Quel gran furbetto di Travaglio prende i soldi e fa lo schizzinoso

Travaglio incassa 15mila euro per il Fatto


di Chiara Giannini 



Meno male che Marco Travaglio, appena pochi mesi fa, diceva che «senza finanziamenti pubblici si lavora meglio, ma sapere che si possa contare solo sulle proprie forze e sull' apprezzamento dei lettori migliora l' indipendenza e il lavoro dei giornalisti». Il direttore del Fatto Quotidiano ha accettato dal Comune di Pietrasanta un contributo di 15mila euro per l' organizzazione, all' interno della festa del giornale di cui è direttore, del suo spettacolo «Slurp».

Che Il Fatto «non riceve alcun finanziamento pubblico», appare scritto chiaramente sotto la testata in prima pagina, ma stando alla determina dirigenziale 1056345 dell' amministrazione comunale pietrasantina, il Comune al cui vertice c' è Massimo Mallegni, sindaco di Forza Italia, ha stanziato 15mila euro «quale compartecipazione all' organizzazione della manifestazione per le spese tecniche relative all' organizzazione dell' iniziativa».

La somma suddetta è stata versata in favore della fondazione «La Versiliana» che ha stipulato una «convenzione con la società editoriale Il Fatto spa» per la manifestazione nata «dalla collaborazione tra il Comune di Pietrasanta e la società editoriale Il Fatto e che» come si legge ancora nel documento « si articola nell' organizzazione di incontri con illustri giornalisti, scrittori e personaggi dello spettacolo e della vita pubblica, all' insegna della libera informazione e della satira nella pluralità delle voci».

Peraltro, nella delibera si legge che «il Comune e la fondazione intendono collaborare, insieme alla società editoriale Il Fatto, all' organizzazione della manifestazione della festa con ripartizione di impegni e oneri da definirsi sotto apposita convenzione». Ma non è tutto perché Marco Travaglio non solo ha preso senza fiatare il finanziamento pubblico del Comune di Pietrasanta, ma in apertura dell' evento si è rifiutato di salire sul palco della Versiliana con il sindaco Mallegni perché è stato colpito dalla legge Severino, nonostante, dopo una sospensione, sia stato reintegrato in quanto innocente.

Travaglio è rimasto seduto in platea, senza fiatare. È stato lo stesso primo cittadino a spiegare al pubblico: «Avrei gradito la presenza anche del direttore del vostro giornale, che non se l' è sentita di stare al fianco di uno che è stato colpito dalla legge Severino. Mi dispiace perché è mancato il confronto. Magari ne avremo occasione più avanti».

A difendere il direttore è intervenuta, arrampicandosi sugli specchi, anche Cinzia Monteverde, amministratore delegato de Il Fatto, la quale ha spiegato che «non è vero che Travaglio non voleva salire sul palco con Mallegni. La verità è che è meglio che Travaglio stia fuori dagli incontri istituzionali perché di solito li rovina tutti».

Come si ricorderà, il sindaco di Pietrasanta fu arrestato e costretto a fare sei mesi tra arresti domiciliari e carcere in seguito alle accuse dell' ex capo dei vigili urbani Antonella Manzione e alle disposizioni del fratello di lei, Domenico. Una storia che finì con l' assoluzione di Mallegni in Cassazione. A giugno scorso il provvedimento di sospensione, poi revocato.

«La scelta di Travaglio di non salire sul palco con me» ha spiegato Mallegni «è roba da non credere. Il direttore ha avuto una visione miope e poco lungimirante, anche perché io tengo alla festa del Fatto e sono pronto a sottoscrivere un patto pluriennale per mantenerla.

Con Cinzia Monteverdi non abbiamo mai avuto problemi, non capisco perché Travaglio sia venuto a Pietrasanta e abbia accettato i finanziamenti pubblici dal mio Comune se mi disprezza così tanto. Lui» prosegue il sindaco «sa benissimo che sono stato reintegrato e che sono stato assolto da ogni accusa». E ha proseguito:

«Quando ho appreso che non sarebbe salito sul palco ho preso il microfono e o detto al pubblico che il sindaco di Pietrasanta non è né brutto né cattivo e che, sicuramente, non morde i direttori dei giornali. Ho ottenuto tre applausi e credo sia un buon risultato, visto che di solito, quando accadono queste cose, la gente tira le uova». Alla domanda «cosa vorrebbe dire a Travaglio?», Mallegni si è limitato a rispondere: «Niente, se non che spero che il prossimo anno il Fatto Quotidiano cambi direttore».

Girone dimesso dall'ospedale Le tremende parole del marò

Marò, Salvatore Girone dimesso dall'ospedale




"Salvatore Girone è stato dimesso dall’ospedale di New Delhi in buone condizioni di salute; bravi i medici indiani e italiani". Lo scrive in un tweet il ministero della Difesa. Ma le cose non stanno esattamente così. Il nostro fuciliere, infatti, intervistato dall'Ansa ha detto che è guarito dalla febbre virale dengue che lo aveva colpito 15 giorni fa a New Delhi: "Non sono completamente guarito. Non sto ancora bene. Avrei bisogno di cure e di convalescenza e riposo psicologico nella mia casa natale, così come spetterebbe ad ogni dipendente statale militare. Ma io non posso visto il mio stato detentivo illegale".

In coda da Vienna verso l'Ungheria Vanno a prendersi i profughi in auto

Profughi, da Vienna in auto all'Ungheria per "salvarli"




Un convoglio di circa 140 auto, guidate da volontari, è partito da Vienna alla volta dell’Ungheria per distribuire aiuti ai migranti in arrivo e anche raccogliere i rifugiati che rischiano di non arrivare in  Austria. "Diteglielo chiaro, diteglielo forte, i rifugiati sono i benvenuti qui", scandivano le persone che hanno salutato la partenza del corteo, vicino a uno stadio di calcio, a Vienna. Gli attivisti - organizzati via Facebook e carichi di cibo, acqua, prodotti sanitari, abbigliamento, giochi e animali di peluche - rischiano di incappare nel reato di traffico di esseri umani, ha avvertito la polizia, che però si è impegnata a garantire la sicurezza stradale del convoglio.

La marcia - "Devono essere folli se ci arrestano per il fatto di aiutare persone che hanno deciso volontariamente di venire in Austria", ha reagito Kurto Wendt, l’organizzatore austriaco della campagna, che ha detto di non temere di essere arrestato in Ungheria.  "Il nostro rischio è minimo rispetto a quello dei migranti". Wendt ha anche spiegato perchè non abbia voluto attendere in Austria l’arrivo delle migliaia di profughi: "Dieci ragazzini sono stati ricoverati nella notte: la gente è affamata, scarsamente vestita. Ogni giorno rischia di morire, per cui dobbiamo fare qualcosa immediatamente". Una donna 68enne, anche lei attivista della campagna, ha ricordato che da ragazzina aveva atteso al confine tra Austria e Ungheria l’arrivo degli ungheresi che fuggivano dalla rivolta del 1956 contro il regime sovietico: "Tutto veniva dato per scontato all’epoca. Quel che sta accadendo oggi è molto brutto". Il convoglio punta a entrare in Ungheria, dopo uno stop al centro di accoglienza di Nickelsdorf, al confine ungherese: alla partenza sono stati consegnati biglietti con i numeri di telefono di persone pronte a fornire assistenza legale in caso di arresto in Ungheria. 

Stangata d'autunno per le famiglie 1700 euro tra ottobre e novembre

Bollette e tasse, una stangata da 1700 euro




Stangata autunnale in vista per i bilanci delle famiglie al ritorno dalle vacanze. È in arrivo una spesa di 1.760,23 euro tra tariffe, prezzi e tasse. Nonostante una diminuzione dei costi dell’energia, che si ripercuote leggermente su bollette e riscaldamento, nei mesi di settembre, ottobre e novembre le famiglie dovranno comunque sostenere pesantissimi costi. L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha calcolato l’ammontare di  tali importi, non specificando gli aumenti delle singole voci relative a prezzi e tariffe ma prendendo in considerazione soltanto l’impatto  complessivo della spesa autunnale. Occorre precisare che la cifra in questione non comprende le spese correnti per alimentazione, abbigliamento, ma varie voci che la Federconsumatori ha calcolato. 

Tra settembre e novembre infatti, per libri e corredo scolastico si spenderanno 788,70 euro, per la seconda rata della Tasi 117,03 uero, per le bollette di acqua, luce, gas, telefono 455 euro, per la seconda rata della Tari 143,00 euro e per il riscaldamento (prima rata) 256,50 euro, in totale 1.760,23 euro. "La stangata autunnale rappresenterà un grave colpo per i bilanci delle famiglie e si ripercuoterà pesantemente sui consumi e sull’intero sistema produttivo" dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef.

L'Italia a un passo dalla qualificazione Ko Bulgaria, De Rossi gol e poi rosso

Italia batte la Bulgaria a Palermo




Un rigore a inizio partita, poi tante occasioni sprecate e alla fine serve anche Buffon per salvare il risultato. Ma l’Italia batte la Bulgaria e sente più vicina la qualificazione. Basta il gol dal dischetto di Daniele De Rossi al 6’, in campo al posto di Pirlo. In attacco Conte schiera El Sharaawy a fianco di Pellè e anche Candreva parte titolare. Gli azzurri giocano meglio che con Malta, arrivano davanti alla porta di Mitrev ma non riescono a segnare il secondo gol e nella ripresa si complicano la vita con l’espulsione di De Rossi mandato negli spogliatoi per un fallo di reazione sul centravanti bulgaro Micanski, anche lui espulso. Il gesto del centrocampista azzurro non è piaciuto ad Antonio Conte: “Non lo deve fare”. La vittoria di Palermo assicura all’Italia il primo posto nel girone con 18 punti, davanti la Norvegia (16) che nel pomeriggio aveva rifilato due gol alla Croazia (14 punti. Il 13 ottobre a Roma la sfida contro i norvegesi.

"Sì, SONO UNA BESTIA" Salvini replica a Renzi: "Ma tu sei un clandestino"

Matteo Salvini: "Sono una bestia, Renzi è un clandestino"




"L’incapace chiacchierone ha paura, è nervoso, insulta milioni di italiani. Sono una bestia perché difendo gli italiani? Allora sì, sono una bestia. Renzi clandestino". Risponde così su twitter il leader della Lega, Matteo Salvini, al premier Matteo Renzi che dal palco della festa dell’Unità di Milano aveva detto: "Non c’è un Pd contro le destre, ci sono gli umani contro le bestie". 

LA GUERRA DEI DUE PAPI Presto ci sarà la "resa dei conti"

L'assist di Ratzinger agli anti-Bergoglio


di Caterina Maniaci 



Cinque ottobre 2015: inizia il Sinodo sulla famiglia, seconda sessione. E si apre una pagina quasi epocale per la Chiesa intera. In gioco c' è, soprattutto, la sfida posta dalla modernità: le rivoluzioni copernicane in fatto di famiglia, unioni civili, sesso, identità, valori, migrazione e accoglienza, devono essere accolte o respinte, oppure, ancora, mediate? E quanto potranno incidere sulla struttura stessa della Chiesa... Cambierà il modo di vivere il sacerdozio? Sono questioni centrali e su di esse, com' è già successo molte volte nel corso della sua storia millenaria, le posizioni si radicalizzano. A poche settimane dalla convocazione sinodale il confronto si è trasformato a volte in scontro acceso. 

Inevitabile che il Pontefice sia coinvolto, ma siccome viviamo in una stagione inedita, e convivono un Papa regnante e uno dimissionario, succede anche che papa Benedetto XVI si «affacci» alla ribalta. O meglio, che sia fatto «riaffacciare». Lo schieramento «novista», come è stato definito, o modernista, o ancora aperturista, sostiene di «interpretare» il pensiero di papa Bergoglio.  Finendo poi per essere molto più realista del re. Chi invece si ritrova nell' ormai nutrito gruppo opposto, indica nel Papa emerito, cioè in Ratzinger, il proprio riferimento. Nei giorni scorsi si sono verificate alcune circostanze che danno il senso concreto di quanto sta avvenendo.

Per tutta l' estate ha molto fatto discutere la pubblicazione di alcuni libri, in vista del Sinodo. Due raccolgono interventi di cardinali e vescovi che si oppongono alle correnti di cambiamento della dottrina e della pastorale matrimoniale, che hanno nel cardinale Walter Kasper il loro esponente di spicco. Un altro libro che ha fatto molto discutere si intitola Dio o niente, l' ha scritto il cardinale guineano e carismatico Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino, è uscito in Francia lo scorso febbraio e, visto l' enorme interesse che ha suscitato, sta per uscire in altre nove edizioni. Inclusa quella italiana. Il libro è stato presentato qualche giorno fa a Ratisbona, in Germania (luogo «evocativo» per il pontificato di Joseph Ratzinger). Era presente il cardinale Gerhard Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, che ha rilasciato dichiarazioni forti, come ha ricordato ieri Il Foglio. Ossia, a quanti sostengono che in discussione ci sia solo la prassi pastorale, che può essere modificata e adeguata ai tempi correnti, non certo la dottrina, il porporato ha ricordato che «si dovrebbe esere molto vigili e non dimenticare la lezione della storia della Chiesa», visto che è stato sulla questione della separazione tra dottrina e pastorale che è poi sorta la rivoluzione protestante del 1517. Insomma, è stata evocata la grande ombra dello scisma.

La prefazione all' edizione tedesca del volume di Sarah è stata scritta dall' arcivescovo Georg Gänswein, prefetto della Casa pontificia e segretario personale di Benedetto XVI. Il Papa emerito ha voluto esprimere al cardinale Sarah il suo apprezzamento con una lettera. Tra le altre cose ha scritto: «Ho letto Dio o niente con grande profitto spirituale, gioia e gratitudine. La sua testimonianza della Chiesa in Africa, della sua sofferenza durante il tempo del marxismo e di una vita spirituale dinamica, ha una grande importanza per la Chiesa, che è un po' spiritualmente stanca in Occidente. Tutto ciò che lei ha scritto per quanto riguarda la centralità di Dio, la celebrazione della liturgia, la vita morale dei cristiani è particolarmente rilevante e profondo. La sua coraggiosa risposta ai problemi della teoria del gender mette in chiaro in un mondo obnubilato una fondamentale questione antropologica».

Ora che si avvicina la seconda sessione del Sinodo scendono in campo in difesa della dottrina e della pastorale tradizionali del matrimonio undici cardinali, anche questa volta con un libro collettivo. Tra loro c' è il cardinale Sarah. Il libro si intitola Matrimonio e famiglia. Prospettive pastorali di undici cardinali. Uscirà a giorni in cinque lingue: inglese, italiano, francese, tedesco, spagnolo. I dieci autori: intanto, i due italiani Camillo Ruini, vicario emerito del papa per la diocesi di Roma e Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna.

Dall' India Baselios Cleemis Thottunkal, arcivescovo di Trivandrum dei Siro-Malankaresi; Josef Cordes, presidente emerito del pontificio consiglio Cor Unum; Dominik Duka, arcivescovo di Praga; Jacobus Eijk, arcivescovo di Utrecht; Joachim Meisner, arcivescovo emerito di Colonia; John Onaiyekan, arcivescovo di Abuja, in Nigeria; lo spagnolo Antonio María Rouco Varela, arcivescovo emerito di Madrid; Jorge Urosa Savino, arcivescovo di Caracas. Come ricorda il vaticanista Sandro Magister nel suo sito Settimo Cielo la «riscossa» arriva anche dall' Africa. Perché è vicina «l' uscita di un altro libro a più voci anch' esso finalizzato al Sinodo e i cui autori sono tutti africani». Il titolo, che è anche una sorta di manifesto: Africa, nuova patria di Cristo. Contributi di pastori africani al sinodo sulla famiglia. Anche in questo caso gli autori sono undici e tra di essi c' è sempre Sarah.

IL CARDINALE MARX In versione «aperturista», la già conosciuta posizione del cardinale Kasper ha raggruppato altrettanti agguerriti e convinti sostenitori. In prima fila la Conferenza episcopale tedesca, con il suo presidente, il cardinale Reinhard Marx. Seguiti e superati dai vescovi svizzeri. Anche qui si combatte a colpi di libri. In Svizzera, sempre quest' estate, è uscito un libro a più voci dal titolo Diversità di famiglie nella Chiesa cattolica. Storie e riflessioni. Tra i curatori Arnd Bünker, direttore dell' istituto svizzero di sociologia pastorale di San Gallo nonché segretario della commissione pastorale della conferenza dei vescovi svizzeri.

Bünker, come spiega ancora Magister, «è esponente di primo piano della Chiesa cattolica svizzera. È stato lui a scrivere per i vescovi del suo Paese, nel 2014, il rapporto preparatorio alla prima sessione del Sinodo», rapporto nel quale «non si salva praticamente nulla della dottrina e della pastorale attuale della Chiesa in materia di matrimonio». Nel libro citato si legge «che divorziati risposati e coppie omosessuali non si aspettano misericordia, ma il riconoscimento della bontà della loro condizione». Dagli Stati Uniti, poi, arriva un' altra voce che fa scalpore.

È arrivato il momento che i sacerdoti cattolici abbiano la possibilità di sposarsi. A dirlo è stato il padre gesuita Michael J. Garanzini, cancelliere della prestigiosa Loyola University di Chicago. «Sarebbe salutare, e poi vedo che papa Francesco sta aprendo i sentieri per la discussione», ha aggiunto Garanzini, convinto che la questione sarà posta durante il Sinodo. Il cancelliere dell' ateneo gesuita si riferisce in particolare all' Inghilterra, dove ci sono già «preti anglicani sposati che sono transitati alla Chiesa cattolica». Scontro in Vaticano Famiglia, immigrati, etica: al prossimo sinodo Francesco vuole cambiare tutto ma in Europa e in Africa cresce il fronte dei cardinali anti-Bergoglio. E Ratzinger elogia un leader dei ribelliLa guerra tra i due Papi.