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martedì 9 settembre 2014

Renzi ormai è un uomo solo al comando Fedelissimi in crisi: chi sale, chi scende

Governo, Matteo Renzi sempre più solo: promossi solo i quattro fedelissimi, bocciato Delrio




Un uomo solo al comando, forse troppo. Per Matteo Renzi sta suonando il campanello d'allarme: il premier, che gode nell'essere sempre al centro dell'attenzione, che mal tollera le critiche della minoranza (o i "veti", come li ha chiamati domenica alla Festa dell'Unità di Bologna) e che alla "gestione unitaria" del partito preferisce sempre quella autonoma, starebbe ora iniziando a pentirsi. A Palazzo Chigi il sentimento è di ansia crescente, aleggia quasi una sindrome da accerchiamento. E il Giglio magico starebbe già appassendo.

Delrio in caduta - Ricordate i bracci destri di Renzi? Uno a uno, si stanno sfilando e non è chiaro se per iniziativa personale e per volontà del capo. Di sicuro, sottolinea anche Goffredo De Marchis su Repubblica, c'è che Graziano Delrio non è più lo stesso sottosegretario di inizio anno. L'ex ombra del premier (qualcuno lo chiamava anche premier ombra) sembra sempre più indeciso, insicuro, meno spavaldo. I dossier che passano dalle sue mani, anziché essere risolti autonomamente, devono finire sulla scrivania di Renzi creando un ingorgo preoccupante. Qualcuno lo vuole in uscita: non sarà il candidato governatore dell'Emilia Romagna, ma magari in un probabile rimpasto di governo gli toccherà un ministero che non richieda un rapporto gomito a gomito con Matteo. 

I quattro dell'Ave Maria - E così, nella stanza del premier, c'è spazio per sempre meno fedelissimi. Secondo Repubblica sarebbero solo quattro i collaboratori di cui Renzi, per ora, si fida ciecamente: il sottosegretario ricciolo d'oro Luca Lotti, l'onnipresente ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, il portavoce Filippo Sensi ("L'unico genio seduto qua dentro", ama coccolarlo Matteo, presentandolo) e il vicesegretario generale di Palazzo Chigi Raffaele Tiscar. Tutto il resto della squadra non gode di stima incondizionata, forse perché su di loro aleggiano le ombre dei "tecnici" e dei funzionari dei vari dicasteri. Renzi finora si è mosso in maniera disorganica, spesso per iniziative individuali: secondo Repubblica lo schema è quello del "casino organizzato", con telefonate random a personalità extra-politica per chiedere di volta in volta consigli su riforme, crescita, tasse. Ora una chiamata all'ex ad di Luxottica Andrea Guerra (non a caso più volte indicato come possibile ministro in entrata), ora un colloquio con Vincenzo Visco. 

Che casino a Palazzo Chigi - Anche i collaboratori scelti direttamente dal premier, fino ad oggi, non hanno convinto: Giovanni Palumbo, ex capo Gabinetto a Palazzo Vecchio e oggi capo della segreteria, a Palazzo Chigi non si è mai visto. E Antonella Manzione, ex capo dei vigili urbani fiorentini scelta a sorpresa come capo dell'ufficio legislativo del governo, non aiuta a distendere il clima nell'esecutivo: più impegnata a litigare via sms con i colleghi, si dice che la sua scrivania stia diventando un porto delle nebbie in cui si perdono dossier urgenti e appunti fondamentali, ingolfando il lavoro di quel mostro cinetico di Renzi. Uno che gli amici li promuove in fretta, e ancor più in fretta li allontana.

lunedì 8 settembre 2014

Accorpamenti delle Forze dell'Ordine: ecco il dossier sui tagli del governo Renzi

Accorpamenti delle Forze dell'Ordine: ecco il dossier sui tagli del governo Renzi




Venti miliardi di euro: tanto costa il funzionamento della macchina amministrativa delle Forze dell'Ordine. Un costo che l'Italia non si può più permettere. Ecco allora che il governo sta accelerando, visto anche che l'Europa sono tre anni che lo chiede e sanziona l'Italia che ancora non lo ha fatto, su un piano che prevede l'unificazione, almeno, delle centrali operative: del resto attualmente ce ne sono cinque - Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, Forestale - che diventano otto e nove in città grandi come Roma e Milano. Una mossa che porterebbe a risparmiare almeno 600 milioni. 

Ma non è tutto. Come rivela il Messaggero il governo starebbe studiando un piano che accorperebbe anche il dipartimento di pubblica sicurezza e del dipartimento di soccorso pubblico dei vigili del fuoco che comporterebbe una riduzione della spesa pubblica di altri 150 milioni di euro l'anno. I conti sono presto fatti: meno sedi, meno mense, meno auto in servizio. E ancora: la polizia penitenziaria e quella forestale verrebbero poste sotto il controllo della Polizia di Stato che conta 1.850 centri di comando contro i 6.140 dei carabinieri (di cui 4.632 stazioni) mentre le direzioni centrali della polizia che erano appena una decina 20 anni fa, ora sono raddoppiate.

Montezemolo, addio alla Ferrari e sfogo al veleno: "Ormai è diventata americana. E ora Marchionne..."

CAVALLINO Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo e l'amaro addio: "Ormai è americana, Marchionne sarà presidente"




La Ferrari "è americana", e forse il nuovo presidente sarà Sergio Marchionne: profezia, amara, di Luca Cordero di Montezemolo. La sua domenica nera passa da due tappe: il siluramento in diretta dal Forum di Cernobbio, ad opera dello stesso ad di Fiat Chrysler Marchionne, e il flop totale a Monza, nel Gp d'Italia, con il disastro della Rossa. Marchionne ha definito Montezemolo "non indispensabile", modo gentile (fino a un certo punto) per annunciarne l'addio dopo sei anni di fallimenti sportivi senza Mondiali conquistati. Parole "ingenerose", le avrebbe definite Luca Cordero secondo il Corriere della Sera, che riporta alcune riflessioni malinconiche del presidente uscente del Cavallino. Montezemolo, a margine del Gp "di casa", ha ricordato come quando nel 2000 Michael Schumacher riuscì a conquistare il suo primo titolo, "erano 21 anni che Maranello non vinceva un campionato mondiale. La Mercedes l'ultimo lo ha vinto nel 1955". 

La rottura con John Elkann - In 23 anni alla guida della Ferrari, non consecutivi, Montezemolo ha portato a casa 14 titoli mondiali (8 costruttori e 6 piloti) e 118 vittorie nei Gran premi. Ma nello sport, come nell'economia, la riconoscenza se c'è ha comunque una data di scadenza. E sicuramente la Ferrari, come la Fiat, non è più una azienda familiare, un gioiellino da coccolare. Semmai, un marchio da sfruttare. Montezemolo si sarebbe sentito "tradito" dalla famiglia Agnelli: nel 2010 era stato lui a lasciare il timone di Fiat a John Elkann, dopo aver guidato la casa torinese nel periodo più difficile, dal 2004, sull'orlo del fallimento. Diventato consigliere d'amministrazione, Montez è stato fatto fuori dal rinnovato cda della Fca, nata dalla fusione di Fiat e Chrysler, la creatura di Marchionne, di fatto nuovo signore della Fiat. Secondo le regole delle grandi corporation, servono molti consiglieri "indipendenti" e Montezemolo, in qualità di presidente Ferrari, non rientrava tra questi. Di sicuro, l'esclusione gli ha fatto male, tanto da non essersi presentato nemmeno in un'occasione mondana ufficiale come il decimo anniversario di matrimonio tra Elkann e Lavinia Borromeo, giovedì scorso. 

La Rossa a Marchionne? - "E' finita un'epoca - ha confidato a Monza - la verità è che ormai la Ferrari è americana". Il rischio, sussurra, è che possa "diventare come la Lamborghini". Un marchio da sfruttare, insomma, senza troppi vincoli affettivi o legami geografici. Perché si sta pur sempre parlando del "marchio più conosciuto al mondo". Giovedì prossimo potrebbe arrivare la staffetta: dentro Marchionne, fuori Montezemolo. Si tratterebbe di trovare solo una cospicua buonuscita economica.

Cav: "Assurde le sanzioni contro Putin"

Berlusconi: "Assurde le sanzioni contro Putin"




"Ho combattuto per più di 20 anni per resistere agli attacchi, alle menzogne e alle calunnie che mi sono state rivolte contro e sto combattendo ancora dopo una sentenza infondata e inverosimile, per riconquistare la serenità, la dignità, il prestigio e l’agilità politica". Lo ha detto Silvio Berlusconi ai giovani di Forza italia riuniti a Giovinazzo. Con una telefonata alla sede del meeting, accolta da un lungo applauso Berlusconi ha detto ancora: "Sto combattendo ancora per la libertà del Paese che amo, ma da ora spetta a voi scendere in campo al mio fianco, in prima linea per difendere il vostro benessere e il vostro futuro. Noi vecchi resteremo in  campo, non arretreremo di un centimetro ma abbiamo bisogno di avervi al fianco per rinnovare Forza Italia, per presentarci agli italiani con volti nuovi che non vengano solo dal mestiere della politica, ma anche dall’Università, dal mondo del lavoro. Sta a voi far tornare a vincere Fi, dovete essere voi i nostri soldati della libertà, io sarò la vostra bandiera, nonostante l'età". 

Crisi Ucraina - Ma Berlusconi ha parlato anche della crisi tra Russia e Ucraina accusando  "una malaugurata carenza di leadership internazionale" che sta portando ad assumere "un atteggiamento ridicolmente e irresponsabilmente sanzionatorio nei confronti della Federazione Russa, che non può non difendere i cittadini ucraini di origine russa che considera come fratelli . Siamo in profonda angoscia per la profonda crisi dell’economia che va di male in peggio e ancora più per la situazione internazionale e per le decisioni dei vertici occidentali europei, la Nato, che, direi incredibilmente, inspiegabilmente e irresponsabilmente, hanno cancellato e stanno cancellando il grande lavoro e il risultato che avevamo conseguito noi, nel 2002, con il trattato di Pratica di Mare, mettendo fine a mezzo secolo di guerra fredda", ha detto il leader di Forza Italia. 

Matteo "gentleman" con la Boldrini: "Quando sento parlare Laura..."

Salvini: "Boldrini mi fa dormire". Lei "Solito gentleman"




I due, più diversi, non potrebbero essere. Lei di sinistra, la classica radical chic approdata quasi per caso alla politica: e mica in un posto qualsiasi, ma direttamente alla presidenza della Camera, dalla quale rifila spesso i suoi sermoni politically correct. Lui leghista da quando ancora andava a scuola una vita in politica, campione nel dire cose scomode e sempre all'attacco dei luoghi comuni. Laura Boldrini e Matteo Salvini, un faccia a faccia vero e proprio non lo hanno mai avuto. Ma oggi il segretario del Carroccio, a Cernobbio per portare anche al Forum Ambrosetti la sua battaglia anti-euro, ha parlato anche della presidente di Montecitorio: "Quando la sento parlare mi fa dormire". E lei, di rimando: "Salvini? E' il solito gentleman". 

Al Bano: "Viva Putin". E la Rai manda il suo concerto in prima serata

Record di ascolti per il concerto di Al Bano e Romina




Il ritorno della coppia Al Bano e Romina fa bene anche agli ascolti della Rai. Felicità, il concerto evento di Al Bano e Romina Power dal Crocus City Hall di Mosca, riproposto venerdì 5 settembre, da Rai1 vince la prima serata con 3 milioni 478mila spettatori e il 15.89 di share. La coppia (che nella vita privata ha ritrovato il dialogo e l'armonia, ma non è tornata insieme) ha molto successo all'estero, e in Russia in particolare. Polemiche per la messa in onda dello spettacolo, al termine del quale il cantautore di Cellino San Marco ha elogiato Putin, proprio nei giorni dello scontro tra Russia e Ucraina e delle sanzioni decise dalla Nato (Italia compresa) a carico di Mosca.

Per Roberto la vita è bella: grazie a mamma Rai che lo strapaga la sua società fa soldi a palate

Benigni, la sua società raddoppia gli utili

di Franco Bechis 


C’è una coppia che ha superato brillantemente la crisi. Non quella coniugale - che non è mai risultata. Quella economica, che come tutti gli italiani hanno dovuto affrontare anche due star del cinema come Roberto Benigni e Nicoletta Braschi.

La coppia è azionista pariteticamente della società che produce i film e gli spettacoli del comico toscano (e talvolta anche della consorte), sfruttandone poi la commercializzazione: la Melampo cinematografica. Depositato da qualche giorno, il bilancio 2013 del gruppo ha evidenziato un sorprendente raddoppio dell’utile netto, che passa a 2,74 milioni di euro da, 1,15 milioni dell’anno precedente.

L’utile per altro era già raddoppiato l’anno scorso, visto che nel 2011 ammontava a 569.358 euro (comunque in crescita rispetto ai 418.310 euro del 2010). Un successo notevole, decisamente in controtendenza rispetto all’andamento delle principali società italiane, anche nel settore dello spettacolo e dei diritti tv e cinema. Tanto è che la coppia Benigni-Braschi ha deciso di non avere bisogno di tanti soldi in tasca. Quei 2,7 milioni di euro sono stati portati a riserva utili a nuovo. E dal patrimonio della società sono stati distribuiti ai due azionisti 1,29 milioni di euro prelevati dalle riserve disponibili della società.

Visto che la tassazione dei capital gain (in questo caso prima ancora dell’aumento deciso da Matteo Renzi) incide assai meno di quella sul reddito delle persone fisiche, la coppia Benigni ha potuto contare quest’anno su circa 500 mila euro netti a testa. Non male, anche per un comico di successo nel cui reddito per altro entrano compensi di vari natura legati sia a gli investimenti che alle prestazioni professionali. Come indica la nota integrativa al bilancio per altro la Melampo ha anche pagato un extra a ciascuno dei due soci. Alla Braschi 50.375 euro «a titolo di prestazione artistica e di rimborso spese». A Benigni 54 mila euro «a titolo di canone di affitto dell’immobile che costituisce la sede legale ed operativa della società».

Come si spiega il boom dei conti Melampo nel 2013, visto che da tempo i Benigni non sfornano nuovi film e la commercializzazione dei diritti dei vecchi risente ovviamente dei numerosi passaggi già avuti nelle varie library tv che li hanno acquisiti? Soprattutto con uno spettacolo: «Dante Firenze» 2013, che ha venduto un bel po’ di biglietti per le 12 puntate di letture dantesche fatte in piazza, ma soprattutto ha incassato dalla Rai il misterioso compenso pattuito per l’esclusiva dei diritti tv.

I Benigni non spiegano quale importo sia stato loro pagato, e dicono solo di avere «consegnato al committente 9 puntate». La Rai al momento ha trasmesso solo quello che aveva acquistato nell’edizione precedente, e non è stato un grande successo, visto che alcune serate hanno raggiunto livelli bassissimi di ascolto (il 2,5% su Rai Due). Ma lo spettacolo ormai è stato venduto, e questo ha già portato ai Benigni gli utili desiderati. La Rai è infatti buon pagatore, a differenza di altri soggetti istituzionali. In bilancio si lamenta infatti un credito ormai di lunga durata di 261.538 euro vantato dall’«Onorevole Teatro Casertano per lo spettacolo Tradimenti», che vedeva protagonista la Braschi. Il 2013 comunque è stato un anno fortunato, perchè finalmente si è svegliata dal lungo sonno anche una società partecipata (insieme a Cinecittà), quella Papigno dove fu registrato Pinocchio e che è restata bloccata per lunghi anni da problemi con la burocrazia umbra.