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giovedì 28 agosto 2014

MARE NOSTRUM, GRANA NOSTRA Pochi soldi per bloccare gli sbarchi, Ue ad Alfano: "Li deve trovare l'Italia"

Immigrazione, Alfano vede la Malmstroem: "Frontex plus al posto di Mare Nostrum, le navi degli scafisti verranno distrutte"




"L'operazione Frontex plus, che incorpora due operazioni esistenti, le ampia e le rafforza e costituirà un presidio per la frontiera dell'Europa più ampio. Inoltre, le barche usate trafficanti saranno distrutte perché vengono riutilizzate". Sono questi, secondo il ministro degli Interni Angelino Alfano, i "due risultati concreti" ottenuti dall'Italia nella riunione di oggi a Bruxelles con la commissaria Ue agli Affari Interni Cecilia Malmstroem che sulla carta avrebbe dovuto decretare una svolta sulla lotta all'immigrazione clandestina e bloccare le stragi di migranti nel Mediterraneo. Sempre sulla carta, sarebbe dovuta essere posta la parola fine alla discussa e inefficace missione Mare Nostrum. Alfano, però, non ha avuto la forza (né forse la volontà) di sbattere i pugni sul tavolo. E così le promesse europee sembrano non cambiare di una virgola la situazione, drammatica, al largo delle coste italiane.

La grana resta in mano all'Italia - La Malmstroem ha avuto il buongusto di riconoscere come l'Italia abbia fatto "un immenso lavoro, salvando migliaia di persone". Di fronte a oltre 100mila migranti sbarcati da gennaio a oggi e 1.889 morti (fonte Onu), "è uno sforzo che l'Italia non può compiere da sola". "Mare Nostrum - è stata una risposta ai terribili eventi di Lampedusa dello scorso ottobre (un naufragio che provocò 366 morti, ndr), era un'operazione di emergenza". Durata, però, quasi un anno. Per questo, ha continuato la Malmstroem, "aspetto che tutti gli Stati membri contribuiscano" e "personalmente farò tutto quello che è in mio potere per assicurare che tutti gli Stati membri possano dare assistenza a Frontex". "Dei 28 Stati membri dell'Unione europea solo 10 accettano profughi in cifre importanti. Spero che l'Italia, anche come presidenza dell'Ue, possa spingere per trovare più fondi per il bilancio Frontex". Insomma, la patata bollente in un modo o nell'altro è sempre nelle mani del governo italiano.

I terroristi islamici crescono in Veneto

Jihad, l'allarme: i terroristi islamici crescono in Veneto

di Cristiana Lodi 


Sotto Natale l’imbianchino Ismar Mesinovic aveva chiuso in fretta due valigie e dopo un saluto agli amici del centro culturale Assalam di Ponte nelle Alpi, era filato a gambe levate dal piccolo paese in provincia di Belluno dove abitava dal 2009. Una tappa veloce in Germania dalla mamma e poi via, ancora di corsa, dal Veneto direttamente in Siria: pronto a combattere nella terra dell’Isis (lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante), contro il regime di Assad. A gennaio, mentre guerrigliava in nome di Allah e della Guerra Santa, è morto col figlio al seguito. Aveva due anni, il piccolino. 

Ismar Mesinovic, poi Idris Bilibani: super sorvegliato da Digos e Ros in quanto frequentatore sospetto del Nordest: i suoi continui viaggi internazionali e i messaggi via web sono nel mirino degli investigatori che non lo perdono d’occhio. Loro e, ancora, il fatidico Bilal Bosnic: wahabita, considerato fra i capi dell’Isis in Iraq, anche lui passato dal Triveneto alla Toscana: dalla Destra Tagliamento, a Treviso fino a Cremona passando per Monteroni D’Arbia (Siena). Imam, predicatori violenti, meritevoli di essere espulsi se non fosse che se ne sono andati da soli a esercitare il loro massimo sforzo sul fronte del Jihad: la Guerra Santa, la più alta istituzione dell’Islam che compare in 23 versi del Corano. 

Predicatori pericolosi, transitati dal Nordest e accomunati da un denominatore unico: l’origine bosniaca. Ma anche dall’età che oscilla fra i 18 e i 35 anni. Sono la seconda generazione dei tanti reduci scampati al tracollo della ex Jugoslavia, arrivati in Italia dai primi Novanta a inizio Duemila.

E’ su questi personaggi e non più soltanto sul fronte nordafricano, mediorientale o più precisamente afghano, che Digos e Ros tengono alta l’attenzione. Soggetti che agiscono sottotraccia, in modo autonomo, come «ufficiali di collegamento tra il nostro territorio e quello islamico». Lontani dal fare proselitismo di massa, hanno come base il garage o il computer; non più la moschea o quello che fino a qualche anno fa poteva essere il viaggio di indottrinamento in Afghanistan. «Cani sciolti, sfuggenti (proprio per questo), al controllo di polizia e carabinieri», spiega una fonte, «avventurieri abili ad arruolare seguaci sul posto».

La Bosnia-Erzegovina, per la sua particolare connotazione di centro di riferimento di differenti e numerosi gruppi etnici, è stata da sempre al centro di movimenti migratori, la maggior parte delle volte dovuti agli scontri tra la forte componente serba e le altre due etnie, bosniaca e croata.

Dopo la disaggregazione della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, la Bosnia-Erzegovina è stata oggetto di una guerra interna drammatica, infuocata dallo scontro di religione fra cristiani e musulmani. Siamo fra il 1992 e il 1995. Il conflitto tra serbi, croati e bosniaci fedeli all’islam, ha costretto alla fuga oltre due milioni di abitanti. Germania, Montenegro, Serbia, Croazia, Italia: le mete dei fuggiaschi che hanno portato con sé l’astio legato alle persecuzioni subite da parte dei cristiani. Nel nostro Paese il flusso di immigrati provenienti dalla ex Jugoslavia è cresciuto in breve tempo. Dal 1996 al 2006 i bosniaci approdati, soprattutto al Nord, sono più che duplicati, passando da 9.500 a 26.300 (e il 56% sono uomini). Il grosso si concentra proprio nel Nordest, soprattutto in Veneto (5.700 unità). Poi in Lombardia (3.000), Friuli Venezia Giulia (2.300) e Emilia-Romagna (1.700). 

In Veneto i residenti di origine bosniaca sono ormai radicati nelle province di Vicenza, Verona e Padova; di Venezia e Rovigo, oltre che di Belluno. Qui, a Ponte nelle Alpi, ha abitato l’imbianchino immolatosi in nome di Allah: Ismar Mesinovic. E’ su questo Nord, dove molti bosniaci musulmani, figli di profughi induriti prima dalla guerra e poi dalla crisi economica, che resta alta l’attenzione della nostra intelligence. Molti di loro sono fra la trentina di residenti nel Triveneto ora sotto stretto controllo per via delle loro idee estremiste. O per le frequentazioni sospette. E se si considera che stando al ministero dell’Interno sono una cinquantina gli italiani convertiti all’Isis, fa riflettere che almeno tre decine siano radicati in Veneto. 

L’imbianchino morto col figlio di due anni, non è l'unico jihadista partito da questa terra per offrire il proprio contributo a una delle tante Guerre Sante sparse per il mondo. Prima di lui ce ne sono stati altri: Hussein Saber Fadhil, per tutti “il Califfo”: vendeva kebab a Padova. Il Ros lo ha arrestato nel 2007 con l'accusa di essere il capo di una cellula di Al Qaeda e di avere progettato un attentato a Bagdad. Lanciarazzi, uomini-bomba. Tutto confermato. Anche se poi il Tribunale di Venezia ha stabilito che «le iniziative della sua formazione erano finalizzate a colpire obiettivi non militari». 

Un combattente e non un terrorista, dunque. Un epilogo che si ripete, con il risultato che dal “Califfo” che si preparava a combattere in Iraq (e ancora oggi vende kebab a Marghera) fino all’imbianchino che ha voluto il martirio in Siria, in Veneto (la terra della Serenissima Repubblica e un tempo impero della Lega Nord) sempre più persone sono affascinate del Jihad. «Disperati, spesso senza famiglia né un lavoro», spiega un investigatore. «Soggetti facili a lasciarsi incantare dai reclutatori: imam, estremisti, fanatici allo sbaraglio, magari ex combattenti che hanno avuto contatto diretto con i campi di battaglia. In Veneto non risultano zone di addestramento. Però sono passati soggetti come il bosniaco Bilal Bosnic: in questi giorni lancia in rete appelli ai giovani musulmani per unirsi al Califfato. È considerato un predicatore violento e itinerante: adesso è in Bosnia, prima era in Italia. E molte delle città nelle quali ha transitato, sono in allerta. 

In Veneto sono Centodieci i centri di preghiera e le associazioni culturali islamiche. Luoghi nel mirino di carabinieri e Digos, oltre che dei servizi segreti che indicano Padova come una delle zone «calde» per l'indottrinamento e il reclutamento di uomini disposti a combattere per l’Isis che spadroneggia in territorio iracheno e siriano. Stando all’ultimo dossier della nostra intelligence sarebbero almeno duecento i soggetti «attenzionati», in Italia e ritenuti molto pericolosi perché rientrati nel nostro Paese dopo un periodo di addestramento in basi segrete, per lo più in Afghanistan. Un fenomeno nuovo, che agisce al contrario rispetto ad altri Paesi europei, dove la maggioranza dei jihadisti reclutati va direttamente a combattere sui territori di guerra. Da noi è il contrario. La maggioranza dei fanatici resta in Italia per dare sostegno logistico e organizzativo.

Bacio tra Andreotti e Totò Riina La confessione del "capo dei capi": "Adesso vi dico come è andata..."

Totò Riina: "Giulio Andreotti? Il bacio non ci fu, ma ci incontrammo"




Nessun rapporto tra Mafia e Stato. Non ci fu nessun bacio tra Giulio Andreotti e Totò Riina. A dirlo è proprio il boss mafioso condannato all'ergastolo, come riporta il quotidiano la Repubblica. 

Confessione - Per trent'anni è stato uno dei segreti meglio conservati della mafia siciliana, adesso è il padrino più autorevole dell'organizzazione a svelarlo per la prima volta. Racconta Salvatore Riina: "Balduccio Di Maggio dice che mi ha accompagnato lui e mi sono baciato con Andreotti. Pa... pa... pa". Il capo di Cosa Nostra scuote le mani mentre passeggia sorridente nel cortile del carcere milanese di Opera, come a far capire: tutte palle. Non ci fu alcun bacio, sostiene.

L'incontro - Poi, cambia tono di voce e sussurra la sua verità: "Però con la scorta mi sono incontrato con lui". Lui, il sette volte presidente del Consiglio finito sotto processo per associazione mafiosa, ma poi assolto dall'accusa di aver incontrato Riina nel 1987: gli unici due incontri accertati dai giudici fra Giulio Andreotti e un altro capomafia,
Stefano Bontate, risalgono al periodo 1979-1980. 

Sconti sugli affitti: il piano del governo Ma sui soldi ora è scontro Renzi-Padoan

Decreto Sblocca Italia, sgravi per affitti ed edilizia: ecco le novità




Agevolazioni sugli affitti e sull'edilizia. Il decreto sblocca Italia che presenterà il governo alla fine di questa settimana è piuttosto consistente. Il premier dovrà fare i conti con il ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan che ha fatto sapere chiaramente di non avere risorse in cassa per finanziare il piano del governo. Intanto la bozza del decreto prevede diverse novità. Molte riguardano il permesso a costruire, che potrà essere concesso con modalità più veloci oppure non essere più necessario in una serie di casi per i quali sarà sufficiente la denuncia di inizio attività: ad esempio per di variazioni non essenziali conformi alle prescrizioni urbanistiche. Dovrebbero aumentare anche i poteri dello sportello unico per l’edilizia, mentre ai Comuni verranno concessi sei mesi di tempo per mettere a punto un regolamento edilizio tipo. Vengono semplificate poi le procedure per il cambio di destinazione d’uso, novità che dovrebbe anche favorire la cessione di immobili pubblici.

Gli sgravi - Corposo anche il capitolo dedicato alle agevolazioni fiscali. Se sulla proroga delle detrazioni per il risparmio energetico e di quelle per le ristrutturazioni il confronto è ancora in corso, è allo studio un nuovo beneficio destinato ai privati che acquistano unità immobiliari a destinazione residenziale, purché questi siano poi destinate per i successivi sette anni al mercato degli affitti. Lo sgravio consiste in una deduzione Irpef pari al 20 per cento del prezzo, da fruire in otto anni, con un limite massimo di spesa pari a 300 mila euro. Tra le altre condizioni previste c’è anche la fissazione di un canone di locazione non superiore quello convenzionato definito dagli accordi tra le associazioni di proprietari e quelle di inquilini.

Privatizzazioni - Ma la novità forse più rilevante rispetto all’impostazione originaria del provvedimento è l’aggiunta di una sezione incentrata sull’apertura al mercato delle società pubbliche locali, in particolare quelle che si occupano di trasporto e di igiene ambientale. L’obiettivo è iniziare a rendere più efficiente un settore che è anche al centro dell’attenzione del commissario alla revisione della spesa Carlo Cottarelli.

Partecipate - Dunque le società in questione, totalmente partecipate dalle Regioni o dagli enti locali potranno usufruire di un prolungamento di 22 anni e sei mesi della durata dell’affidamento del servizio se si quoteranno in Borsa entro il 31 dicembre del proprio anno. Dopo il collocamento avranno due possibilità: o mantenere il controllo del 50,01 per cento delle azioni, impegnandosi però a cedere la parte residua ad un soggetto industriale, oppure collocare comunque sul mercato almeno il 60 per cento delle azioni possedute. 

La confessione choc dell'Imam: "Giusto rapire le due italiane. Vi dico cosa facevano in Siria..."

L'Imam Bilal Bosnic: "Giusto rapire le due italiane"




"Giusto rapire le due italiane in Siria". Parola di Imam. Bilal Bosnic è un imam, jihadista, convinto sostenitore dello Stato dell’Islam, un predicatore che porta la parola di Allah nel Nord Italia. Tra le sue tappe nel nostro Paese ci sarebbe stata anche quella di Bergamo. Intervistato dal Corriere, Bosnic afferma con aria di sfida che è legittimo il rapimento di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli. "Credo non sia giusto per nessuno che viene dall’Occidente interferire con i problemi interni islamici. Noi non interferiamo con i politici occidentali. Rapire è una pratica giustificata, è una cosa comune per un nemico durante la jihad e qualsiasi altra guerra. Le due ragazze hanno interferito". 

L'attacco - L'imam estremista è quindi convinto che le due ragazze "interferivano", come chiunque arrivi dall'Occidente. Non solo: per il predicatore jihadista "rapire è una pratica giustificata, una cosa comune per un nemico durante la jihad e qualsiasi altra guerra". Poi l'Imam sulla Parole che non devono stupire. Sulla sua pagina Facebook Bosnic, fin dal 7 luglio, aveva postato il sermone del Califfo, Abu Bakr al Baghdadi da Mosul, dove ha cacciato i cristiani, con il seguente commento: "Quest'uomo verrà ricordato per secoli (…) Allah continui a ricompensarlo per i suoi meriti". Soprattutto per aver seminato terrore in Occidente e aver ordinato, probabilmente, la decapitazione di un giornalista che faceva il suo lavoro. 

IL PALLONE ITALIANO S'E' GIA' BUCATO Champions, flop Napoli a Bilbao: 3-1 Ko ed eliminazione, Benitez rischia

Champions League, Napoli fuori: ko 3-1 in casa dell'Athletic Bilbao




Un Napoli senza difesa: perde malissimo 3-1 in casa dell'Athletic Bilbao ed esce mestamente dai playoff di Champions League. Sotto accusa la linea arretrata, il tecnico Rafa Benitez che non ha saputo registrarla (lo scorso anno come nell'avvio di questa seconda stagione) e il presidente Aurelio De Laurentiis, che ora dovrà rendere conto ai tifosi (e allo stesso allenatore) di una campagna acquisti deficitaria. Risultato: buttati al vento 30 milioni di euro (tanto valeva l'accesso alla coppa) con il concreto rischio che la squadra si sfaldi subito sotto il peso delle critiche di una piazza già agitata ad agosto.

Aduriz e Ibai Gomez, ma che disastri - Dopo l'1-1 del San Paolo una settimana fa, gli azzurri entrano in campo nella "cattedrale" del San Mames più attenti e concentrati. Il primo tempo è equilibrato, anche noioso, a differenza di quanto accaduto a Napoli con i baschi scatenati. Ma nella ripresa accade di tutto. Dopo un paio di minuti è capitan Hamsik a far esplodere i partenopei con un destro sporco dal limite che s'infila nell'angolino alla sinistra di Iraizoz. In apparenza, partita in discesa perché con Mertens (preferito a Insigne) e Callejon e il solito Higuain il vantaggio aprirebbe praterie per il contropiede. E invece gli uomini di Rafa arretrano troppo e iniziano a tremare. Per la verità, si fanno male da soli. Al 17' su corner dalla sinistra il bomber Aduriz si trova clamorosamente libero a non più di 5 metri dalla porta di Rafael infila sul primo palo. Un errore difensivo clamoroso bissato, se possibile, al 24'. Dopo un bel destro dal limite di Higuain, bloccato dal bravo Iraizoz, arriva il patatrac. Palla verso l'area del Napoli, Albiol temporeggia per proteggere l'uscita di Rafael ma i due non si intendono e al limite degli undici metri vengono fregati dal lesto Aduriz, che insacca a porta vuota. Un disastro. E al 29' la croce sulle speranze azzurre la mette Ibai Gomez, che s'invola sul filo del fuorigioco (Aduriz in posizione più che dubbia) e segna comodamente. 

Benitez e ADL bocciati - "Non sarebbe una tragedia andar fuori", aveva detto Benitez alla vigilia. Sbagliava, perché andar fuori così è una bocciatura per lui, per i giocatori, per il presidente. L'anno scorso il Napoli era uscito dal girone di ferro della Champions contro Borussia, Arsenal e Olympique con 12 punti fatti, fregato solo dalla differenza reti. Quest'anno l'eliminazione è meritata e fa più male. Il guaio è che fa ancora più male al calcio italiano, che nelle prossime stagioni rischia seriamente di vedersi ridurre solo a due le squadre ammesse alla manifestazione più importante, prestigiosa e ricca d'Europa.

mercoledì 27 agosto 2014

Gioca un euro al lotto e diventa milionario

Gioca un euro al lotto e diventa milionario



Gioca un euro e si sistema per tutta la vita. Un uomo, del quale non si conoscono le generalità, è entrato nel bar La Coccinella, a Besana in Brianza, ha giocato una moneta al 10eLotto ed è diventato un piccolo paperone


Un milione e 69.829 euro, è questa la cifra precisa che si è portato a casa. L’estrazione avviene ogni cinque minuti - spiega un comunicato del Gioco del Lotto - così l’uomo ha visto in diretta sul monitor fra i 20 numeri estratti uscire tutti quanti i dieci che aveva giocato.

Fonte: Il Giornale