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martedì 21 ottobre 2014

Mattone ancora giù Gli italiani si disfano delle seconde case

Mattone ancora giù  Gli italiani si disfano delle seconde case


Di Fabrizio De Feo 



Le tasse record stanno affossando il mercato immobiliare. Crolla il numero di proprietari, prezzi sempre in discesa. 

Roma È stata nel cuore, nella mente, nel portafoglio e nei progetti di ciascun italiano per decenni. La casa ha sempre rappresentato l'investimento sicuro, l'obiettivo verso cui tendere, sacrificio dopo sacrificio, per raggiungere una stabilità da condividere con la propria famiglia. Poi arrivò il 2007, la bolla finanziaria, la crescita dei prezzi a livelli stellari e, a seguire, la lunga crisi con la sistematica perdita di valore degli immobili, arrivata oggi a interessare anche le isole più sicure, come le case di pregio, i centri storici, le location di lusso, colpite da un calo delle quotazioni evidente a chiunque metta il naso di tanto in tanto davanti alle vetrine delle agenzie immobiliari.

«Il mercato per muoversi si muove» spiega un agente immobiliare di Roma. «Spesso, però, si tratta di mosse difensive. In tanti vendono le seconde case perché non ce la fanno a sostenerle o perché ritengono che non si tratti nel tempo di un investimento conveniente. Una circostanza che fa aumentare l'offerta di case in vendita, contribuendo alla diminuzione dei prezzi. Inoltre un tempo si poteva mettere in vendita una casa a un prezzo superiore a quello di mercato e c'era chi, magari perché innamorato di una zona, era disposto a pagarlo molto più della quotazione reale. Oggi è difficilissimo che questo accada perché non si ha la certezza di recuperare nel tempo quel valore».

Il bene rifugio, insomma, è davvero travolto dalla crisi e dalle tasse? Le interpretazioni sono molteplici. C'è chi fa notare come il mercato in questo momento storico faccia finalmente i conti con le potenzialità reali degli acquirenti e torni a muoversi dentro un recinto di realismo. Uno smaltimento degli eccessi, insomma. Il problema è che, come fa notare Corrado Sforza Fogliani, presidente di Confedilizia, per chi ha acquistato casa in anni recenti il calo può essere dolorosissimo. «Una volta, una piccola casa, 200mila euro di valore, era un bene monetizzabile rapidamente» spiega a Italia Oggi . «Ora questa riser va di valore si è ridotta a 70mila, se non a 50mila euro. Va da sé che i consumi ne risentano». Sforza Fogliani mette nel mirino l'aumento delle rendite catastali avvenuto nel 2012 con il governo Monti. Un carico da novanta che ha fatto da detonatore e moltiplicatore della crisi. «Quell'aumento venne giustificato col fatto che l'Italia era il Paese che colpiva meno la rendita immobiliare. Oggi come pressione siamo clamorosamente sopra la media: al 2,2% del Pil e del 2,75% sul reddito disponibile contro la media Ocse di 1,27% e 1,59%». Il presidente di Confedilizia cita anche uno studio su quanto l'Imu abbia abbattuto i valori di mercato: «Siamo intorno ai 2mila miliardi, a fronte di un gettito di 24 miliardi».

I segnali che arrivano dal mercato, d'altra parte, sono implacabili. Dopo qualche timido segnale di ripresa, il mercato nel secondo trimestre segna un calo del 3,6%. Una frenata che tocca meno il settore residenziale (-1%) di più le attività commerciali. I prezzi delle case sono ancora in discesa: -4,8% a giugno su base annua. Inoltre la percentuale dei proprietari è ormai passata dall'80% di un tempo al 67%. Bisognerà vedere a questo punto se le misure dello Sblocca Italia - dal bonus del 20% sull'Irpef per chi acquista un'abitazione da dare in affitto a canone concordato, alla definizione del «rent to buy» - avranno un qualche effetto. Ma la stessa relazione tecnica prevede effetti molto limitati su un mercato che avrebbe bisogno di un elettrochoc piuttosto che di una piccola scossa.

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