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giovedì 28 agosto 2014

Migliaia di jihadisti alle nostre porte "Possono agire in ogni momento, è un incubo che durerà 10 anni"

Jihad in Italia, Marco Minniti: "In Europa migliaia di combattenti pronti all'azione, minaccia lunga 10 anni"




Cinque indagati in Veneto, inchiesta a Milano: la rete dei jihadisti di casa nostra si estende in tutto il Nord, ma non solo. Perché il sospetto è che i fanatici islamici non solo stiano reclutando in tutta Italia potenziali combattenti per la Guerra Santa da spedire in Medio Oriente, Siria e Iraq soprattutto, ma anche addestrando terroristi per colpire obiettivi sensibili nel nostro Paese. Un pericolo concreto e che arriva anche da oltre confine, come confermato dall'intelligence: "Nel cuore dell'Europa ci sono migliaia di persone pronte a entrare in azione", è l'allarme lanciato da Marco Minniti, sottosegretario della Presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti. Intervistato da Repubblica, Minniti sposta l'obiettivo: i jihadisti italiani "li conosciamo e li seguiamo quasi in tempo reale". Quelli europei, invece, "sono liberi di circolare nei Paesi dell'Ue e di venire anche qui da noi". Il nemico ce l'abbiamo in casa, insomma, e "dovremo farci i conti almeno per i prossimi 10 anni". La stima è di 50 jihadisti italiani impegnati in Medio Oriente. "LI conosciamo, ma sono gli altri, quelli con passaporti europei, che ci preoccupano. Solo della metà sappiamo identità e movimenti. Provengono dal Nord Europa e dai Balcani. Sono loro che ci allarmano di più".

I due punti di forza dell'Isis - Sembra essere tornati al post 2001, l'epoca di Osama Bin Laden, quando dopo l'attentato alle Torri Gemelli si scatenò la guerra globale al terrorismo, dall'Afghanistan all'Iraq, con la reazione dei qaedisti a suon di attentati in terra europea, da Madrid a Londra. Ma c'è una differenza, sostiene Minniti, e si chiama Isis, lo Stato islamico fondato in Medio Oriente dal califfo Al Baghdadi. "L'Isis rappresenta una minaccia senza precedenti per due motivi - spiega il sottosegretario -. E' un vero esercito con armi tradizionali, impegnato in una guerra simmetrica" e che ha già dimostrato di "poter conquistare e amministrare un territorio vastissimo", sovranazionale. Forte militarmente e ricco economicamente, perché "controlla una quindicina di pozzi e raffinerie petrolifere con i quali incassa ogni giorno 2 milioni di euro", senza contare che con la presa di Mosul l'armata nera ha racimolato 500 milioni di dollari in contanti. Ma l'Isis sa muoversi anche "con azioni terroristiche, quindi in una guerra tipicamente asimmetrica, difficile da contrastare". Anche perché il conflitto è "militare sul terreno ma ideologico nel suo complesso" e l'Europa "è stanca, ha bisogno di ripensare ai suoi valori, oggi rincorriamo i cessate-il-fuoco, le tregue". E che di fronte all'emergenza sbarchi, umanitaria ma anche di pubblica sicurezza vista la facilità di reclutare soldati tra i disperati, non sa far altro che imbastire il teatrino del Mare Nostrum e del Frontex Plus.

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