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mercoledì 2 settembre 2015

Bella vita americana per la Boldrini: volo in prima classe, il povero Grasso...

Laura Boldrini, volo a New York in business. Piero Grasso invece va in economy




Laura Boldrini e Pietro Grasso. Una in prima classe, l'altro in seconda. La presidente della Camera e quello del Senato italiani, entrambi invitati alla quarta Conferenza mondiale dei presidenti di Parlamento, in programma da lunedì scorso a New York, come racconta Il Giornale, hanno due stili di vita diversi. Per andare all'appuntamento diplomatico in Usa, Grasso ha scelto un aereo di linea, classe economica per tutti quelli del suo staff: portavoce e un paio d'accompagnatori. Decisamente più lussuosa la scelta della Boldrini: lei ha volato in business, con partenza il 28 agosto, nonostante il programma ufficiale della manifestazione prevedesse un suo impegno in qualità di presidente coordinatore dei lavori solo nella plenaria di lunedì pomeriggio. Per giustificare il largo anticipo con cui è partita, la Boldrini ha diramato un comunicato: "La presidente della Camera sarà a New York da domani a mercoledì per partecipare a due importanti appuntamenti istituzionali delle Nazioni unite...".

LO STATO IMBAVAGLIA LA MELONI Lettera di richiamo: cosa c'è scritto

Immigrazione, l'Ufficio anti-discriminazioni di Palazzo Chigi richiama Giorgia Meloni: "Modera i toni"




Bavaglio di Stato a Giorgia Meloni. La sua colpa? Dire no alla "immigrazione selvaggia" e aver suggerito di accogliere solo migranti da "paesi non violenti", lontani dall'integralismo islamico. L'Ufficio nazionale anti-discriminazione razziale, nato nel luglio del 2003 e costola della presidenza del Consiglio dei ministri, ha inviato alla leader di Fratelli d'Italia una lettera di richiamo, pubblicata dal Giornale. "Esaminando con attenzione il contenuto delle affermazioni attribuite a lei, quest' Ufficio (...) ritiene che una comunicazione basata su generalizzazioni e stereotipi non favorisca un sollecito ed adeguato processo di integrazione e coesione sociale". "Si coglie l'occasione per chiedere - si legge - di voler considerare per il futuro l'opportunità di trasmettere alla collettività messaggi di diverso tenore". 

IMMIGRATI CRIMINALI Belpietro: "Perché stiamo con la povera Mercedes"

Belpietro: "Il governo è complice degli immigrati assassini"


di Maurizio Belpietro



Rosita Solano non è una militante leghista. È la figlia dei coniugi massacrati a Palagonia, 36 chilometri da Catania, 20 da Caltagirone, 13 da Mineo, il paese che ospita il più grande centro di accoglienza per immigrati. Uno di questi «profughi», ossia uno degli stranieri che dovremmo accogliere a braccia aperte secondo Matteo Renzi e il suo governo ma anche secondo Papa Bergoglio e i suoi vescovi, l’altra sera si è introdotto nella villetta di proprietà dei coniugi Solano, due settantenni che dopo una vita di lavoro da emigrati in Germania erano tornati a godersi il riposo in Sicilia. Mamadou Kamara, questo il nome dell’extracomunitario, ha sgozzato Vincenzo Solano e gettato dal balcone la moglie, così, come una cosa di cui liberarsi senza troppi riguardi.

«Renzi venga qui e mi spieghi, mi dia delle risposte», ha detto ai microfoni delle tv Rosita Solano, la figlia. «Delle sue scuse non so che farmene: se i miei genitori sono morti è anche colpa dello Stato». Sì, proprio così ha detto. Le stesse parole che poi nel pomeriggio ha ripetuto Matteo Salvini. La colpa è dello Stato. Ma se al leader leghista e alla segretaria di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni hanno risposto un paio di deputati del Pd, accusando il capo del Carroccio e quello della destra di essere sciacalli che sfruttano il dolore, alla figlia dei coniugi uccisi in Sicilia non ha risposto nessuno. Difficile dire anche a lei che strumentalizza le tragedie. Impossibile metterla a tacere con il repertorio usato quando si parla di immigrati e cioè accusando chi critica l’immigrazione senza freni di razzismo, xenofobia, intolleranza. Rosita non è leghista, non è nemmeno veneta o lombarda: è siciliana. Ma nonostante questo dice le stesse cose che dice Salvini: «Il governo italiano, il popolo italiano è in balìa di tutta questa gente, perché non fanno altro ma non si accoglie per accogliere. Vengono qui a rubare, ad ammazzare. Il governo, i ministri, chi lo sa, prendono soldi in cambio di questi esseri umani che poi rimangono in Italia. A fare cosa? Ad essere accolti dai centri di accoglienza dove sputano sul piatto che gli viene dato? Vengono a maltrattare le persone che li ospitano?».

Rosita non è Joe Formaggio, il sindaco di Albettone. Con un nome così, che sembra uscito da un fumetto di Geronimo Stilton, al primo cittadino del Comune vicentino la bocca gliela si può tappare sghignazzando appena la apre. Quello guida cinquemila abitanti e sembra fatto apposta per essere mandato in tv e far credere alla gente che chi si oppone all’invasione degli extracomunitari è una caricatura. No, Rosita è una signora che fino all’altro ieri aveva due genitori presso cui sognava di trasferirsi e adesso, invece che al trasloco, deve pensare al funerale. Oh, certo, non tutti i profughi sono Mamadou Kamara, il 18enne ivoriano che ha brutalmente ucciso Vincenzo e Mercedes Ibanez e di assassini ce ne sono tanti anche fra i nativi. Ma proprio per questo, proprio perché abbiamo già i nostri delinquenti, che bisogno c’è di importarne altri? Da anni si sa che tra gli stranieri il tasso di criminalità è superiore a quello degli italiani. Sarà perché vengono da Paesi dove la vita non vale un soldo, sarà perché molti di loro non avendo altra via per sopravvivere finiscono nel giro della delinquenza, sta di fatto che le patrie galere sono piene di extracomunitari. Su una popolazione carceraria composta da 52mila detenuti, a luglio quasi 17mila non erano italiani. Un terzo di chi sta dietro le sbarre è straniero, ma gli stranieri in Italia non sono un terzo, bensì meno di un decimo.

Che cosa significa? Semplice. Che tra tante brave persone che vengono qui in fuga dalla guerra e dalla miseria e hanno solo voglia di una vita tranquilla, rispettosa delle nostre leggi, stiamo importando criminali. Gente che spaccia, scippa, rapina e uccide. Di fronte ai dati sui reati, sulla provenienza di chi li commette, sull’allarme che essi suscitano, un Paese normale, non condizionato dai pregiudizi e dall’ideologia, di sinistra o cattolica che sia, affronterebbe il problema per quello che è, restringendo le maglie che consentono l’ingresso di gente che non va in cerca di una vita migliore, ma solo di soldi facili, fatti in fretta e a scapito di chi ce li ha. Invece no. Noi accogliamo tutti e non espelliamo nessuno, neppure quelli che sarebbe facile espellere. Così spalanchiamo le porte a un’invasione indiscriminata che farà saltare ogni equilibrio, ogni sistema sociale.

L’altra sera, in tv, a un Roberto Formigoni che sosteneva che chiudere le frontiere è da irresponsabili ho chiesto se considera il premier inglese David Cameron un irresponsabile. La Gran Bretagna è il Paese della Magna Charta, il primo documento fondamentale per il riconoscimento universale dei diritti dei cittadini. Difficile sostenere che Londra sia divenuta la capitale di uno Stato irresponsabile. Difficile accreditare l’idea che la città europea più cosmopolita sia una succursale della Padania. Eppure Cameron fa arrestare i clandestini, ne sequestra i conti, minaccia di sbattere in prigione chi li ospita e soprattutto è intenzionato a fermare l’invasione. David Cameron è un irresponsabile oppure un leader che ha il coraggio di dire le cose come stanno e di fare l’interesse di chi lo ha eletto? Da Formigoni aspetto ancora una risposta. Come penso che una risposta, da Renzi e da tutti i Formigoni d’Italia, l’aspetti anche Rosita Solano.

LA GUERRA FREDDA DELLA CINA SuperJet, missili e 500mila soldati: il 3 settembre parte l'asse con Putin

Cina, l'imbarazzo mondiale per la parata militare del 3 settembre: gli Usa temono nuovo asse Mosca-Pechino




L'imbarazzo è palpabile nella diplomazia internazionale in vista della parata militare del prossimo 3 settembre a Pechino. Il governo cinese per la prima volta da 70 anni ha deciso di celebrare "la vittoria nella guerra di resistenza contro l'aggressione giapponese e nelle guerra mondiale contro il fascismo". L'iniziativa di Pechino sta riuscendo a spaccare in due il Mondo più di quanto era riuscito a fare il V-Day dello scorso 9 maggio a Mosca, quando le cancellerie occidentali avevano usato la crisi tra Russia e Ucraina per disertare la sfilata di Vladimir Putin o per partecipare con rappresentanti di minor peso. Stavolta il cliente è più scomodo, visto che mantiene rapporti commerciali un po' con tutti e scontentarlo del tutto esporrebbe la tenuta delle ricche commesse in piedi con la Cina. L'imbarazzo dei Paesi occidentali poi non si attenua se si considera che parata cinese punta più a celebrare la vittoria contro l'invasore giapponese, oggi fortissimo alleato di buona parte dell'Occidente, Stati Uniti in testa. Il timore diplomatico quindi è che si rinsaldi come un tempo l'asse Russi-Cina.

Le defezioni - I Paesi che ruotano nell'orbita di Washington diserteranno la sfilata militare, dal blocco Ue partiranno al massimo i ministri degli Esteri, come ad esempio per l'Italia dove è previsto l'arrivo di Paolo Gentiloni. Inghilterra e Germania manderanno inviati speciali, al peggio gli ambasciatori già presenti a Pechino. Mancherà la presidente sudcoreana Park Geun-hye, scontenta per le scuse a metà di Tokyo sulle invasioni portate avanti nel corso del '900. Ci sarà invece, come già fatto a Mosca, un altro sudcoreano, il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, il che ha già fatto saltare la mosca al naso del Giappone, ancora in tensione con Pechino per diatribe territoriali nelle acque del Pacifico. Mentre tutta l'Ue sceglie la linea di apparente distaccco dalla sfilata, si è defilato il premier cieco Milos Zeman, anche lui sugli spalti la scorsa primavera alla corte di Putin.

Rinascita comunista - L'iniziativa di Pechino ha tutto l'interesse di far capire al Mondo quanto sia tornata temibile la forza militare cinese. La stampa del Partito comunista nazionale spiega senza giri di parole quanto la parata serva a: "far risorgere la patria dalle ceneri della guerra". Ricorda Repubblica come da mesi la propaganda cinese è tornata ad esaltare gli "eroi del maoismo" resistenti vittoriosi contro l'occupazione giapponese e i comunisti come vittime della guerra. Poi c'è l'esaltazione del Partito-Stato, come erede della vittoria del fascismo. Principi che rimarcano un sottotesto storico: l'alleanza Mosca-Pechino è stata determinante per sconfiggere Hitler e l'avanzata del nazionalismo nazista.

La posizione ufficiale - Il governo cinese si è affrettato a chiarire che la parata non vuol essere una risposta al riarmo giapponese, all'offensiva degli Stati Uniti sempre più influenti in Asia e alle frizioni con i Paesi del Sudest asiatico. Il presidente cinese Xi Jinping, da più parti definito il "nuovo Mao", fatica però a nascondere la natura nazionalistica che la sfilata vorrebbe avere, considerando anche l'istituzione della festa nazionale al 3 settembre, proprio il giorno della sconfitta del Giappone. Senza trascurare il bombardamento mediatico della tv di Stato che trasmettono a ripetizione film patriottici e interviste ai parenti dei "30 milioni di assassinati dagli invasori giapponesi".

La parata - Il 3 settembre saranno impegnati per la prevenzione antiterrorismo circa 500 mila uomini, tra poliziotti, soldati e "volontari". Gli aeroporti saranno bloccati per due ore, con massiccio impiego di aquile e scimmie che dovranno tenere lontani gli uccelli dalle esibizioni dei jet. In sfilata passeranno in piazza Tienanmen 12 mila soldati scelti dell'Armata di liberazione del Popolo; 500 pezzi di artiglieria, cannoni, lanciamissili e carri armati; 10 formazioni di elicotteri e altre decine di armi che per buona parte finora non erano mai state mostrate in pubblico.

Ai bancomat italiani solo 10, 20 e 50 euro Ma non le banconote da 5. Ecco perchè

Dai bancomat italiani solo banconote da 10,20 e 50 euro. Ecco perchè




Provate a prelevare 5 euro dal Bancomat. Impossibile. Le Atm (Automated Teller Machine, come l e chiamano gli addetti ai lavori) in Italia non distribuiscono il taglio minimo degli euro. I tagli più frequenti sono quelli da 20 e da 50 euro. Talvolta, ma non sempre, è disponibile anche quello da 10 euro. In altri Paesi europei come la Germania, invece, il taglio da 5 euro viene distribuito. Perché? Perchè là i Bancomat, come spiega oggi il Corriere della Sera, sono più "evoluti" e hanno macchine con quattro cassetti.

La questione "tecnica", scrive sempre il quotidiano di via Solferino, ha risvolti anche «psicologici": chi "spezza» una banconota da 10 o da 20 euro è destinato a spendere presto anche le monete che gli ballano in tasca, che sarebbero meno se cambiasse un pezzo da 5 euro. Da noi la propensione all' utilizzo del contante è la più alta a livello europeo e li italiani sono un popolo di "forti prelevatori". Secondo i dati del Consorzio Bancomat, ogni anno fanno 845 milioni di prelievi. Il sistema bancario si è attrezzato: con 53 mila Atm installati, quello italiano è uno dei network più grandi. L a media del prelievo è di 170 euro.

L'Europa stoppa le sparate di Renzi "L'Imu sulla casa non si può toccare"

L'Europa a Renzi: no ai tagli delle tasse sulla casa




Gli osservatori lo avevano detto subito: l'Europa si metterà di traverso riguardo al taglio delle tasse sulla casa annunciato e strombazzato per il prossimo anno dal premier Matteo Renzi. E così è stato. Secondo Strasburgo, le tasse sulla casa non si devono toccare, è preferibile un intervento di riduzione della fiscalità su lavoro e capitali. La proposta di ridurre le tasse sulla casa, secondo fonti europee, è contraria alle raccomandazioni Ue. "Abbiamo letto i recenti annunci sulle tasse in Italia, ma non avendo dettagli sui piani non possiamo fare commenti" spiegano le fonti comunitarie, "però è ben noto che il Consiglio ha raccomandato che l'Italia sposti sugli immobili ed i consumi il carico fiscale che grava su lavoro e capitali".

Aereo vecchio, poi lo spavento notturno Il volo da incubo con la "nuova Alitalia"

Alitalia, volo "spaventoso" sulla Miami-Roma




Nuova Alitalia, vecchi problemi. Almeno, stando alla lettera firmata che il signor Michele Annesi ha scritto al quotidiano "La Repubblica", nella quale riferisce di un suo recente viaggio da Miami a Roma con la compagnia tricolore. Un viaggio notturno, come tutti (o quasi) quelli tra il Nordamerica e l'Europa. Scrive il signor Annesi di aver notato "appena imbarcati che l'aeromobile era molto vecchio: niente schermi personali, niente prese elettriche per il pc, e addirittura i portacenere sui poggioli, che da anni non vedevo". Non basta: diverse luci di lettura non funzionavano e dopo il decollo "il responsabile di cabina ha annunciato che il sistema di intrattenimento era guasto".

Ma il meglio, sulla Miami-Roma dello scorso 27 agosto, è arrivato proprio nel cuore della notte, mentre il velivolo si trovava in mezzo all'oceano Atlantico: "Un lieve fruscio... un clac metallico e vedo le maschere dell'ossigeno dei due posti di fronte a me aperte e calate sui passeggeri. Spavento iniziale, per fortuna di un secondo, ed un assistente di volo 'armato' di scotch le ha rifissate bonariamente alla struttura. (...) Ho chiesto notizie e mi è stato spiegato che l'aeromobile era stato dismesso da Etihad e passato ad Alitalia". C'è da sperare che Etihad non intenda usare la nostra compagnia di bandiera per scaricargli i suoi ferrivecchi...