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mercoledì 21 dicembre 2016

Caivano (Na): Un grande successo di pubblico per il giovane attore comico, Antonio Aversano

Un grande successo, seguitissimo il giovane attore comico, Antonio Aversano


di Angela Bechis


Antonio Aversano
Attore Comico

Anche quest'anno come tutti gli anni, si è svolto in un'atmosfera di grandissimo entusiasmo "Le Stelle della Moda" al Teatro Lendi, ospite appunto il giovane attore comico, Antonio Aversano, che stupisce il pubblico con un monologo di Biagio Izzo. 

Cinema e teatro, passione, vocazione e voglia di fare: Antonio Aversano, classe 1991, figlio di Maurizio Aversano e Autilia Cammisa, attore comico, protagonista di diverse opere teatrali del grande Eduardo De Filippo, si racconta in questa nostra intervista. Originario di Caivano, ultimo Paese a nord di Napoli, sin da piccolo scopre la sua grande passione per l’arte teatrale che, con la sua personalità e soprattutto naturalezza della sua persona, fa di lui un’artista a 360 gradi. Vincitore di Talent Show, nella categoria Cabaret.

Antonio, come nasce la tua passione per il teatro e per la recitazione?

Sin da piccolissimo ero attratto dal Teatro e dal Cinema, mi piaceva andarci con i miei genitori, ma soprattutto l'ho scoperto e amato con le recite, a scuola. Ed è proprio da qui che nasce la mia carriera. 

Quindi sin da piccolissimo hai scoperto questa vocazione.

Mi sento di dire innanzitutto di farlo per passione e non per quello che si vuole diventare o apparire, come spesso accade sulla falsa riga di molti programmi incentrati su “miti” e personaggi della televisione. Il mestiere di attore è un’altra cosa, è innanzitutto studio costante, è curiosità ed arricchimento personale; è sacrificio, sia fisico che mentale. Penso che i giovani come me abbiano tanto da dire, ed è giusto che i ragazzi riprendano in mano la situazione portando novità e rinnovamento. Bisogna crederci e non demordere mai.

A proposito di grandi attori, cosa si prova a stare vicino ad attori comici come la Grande Marisa Laurito, Biagio Izzo e tanti altri....

E' un'esperienza unica. Riescono a trasmetterti esperienza, professionalità ma soprattutto tantissima emozione e tanta voglia di fare. 

Diocesi di Aversa: Dal 28 al 30 dicembre, Presepe Vivente alla Parrocchia Santa Maria la Nova

Dal 28 al 30 dicembre, Presepe Vivente alla Parrocchia Santa Maria la Nova  



di Don Carlo Villano 
per il Notiziario sul web





La Parrocchia Santa Maria la Nova per aiutare sempre più a vivere e riscoprire il significato più intimo della celebrazione del Natale, organizza nei giorni 28 - 29 - 30 Dicembre 2016 dalle 18:30 alle 21:30 la 1° edizione del Presepe Vivente. Il presepe costituisce da sempre la rappresentazione principale delle ricorrenze natalizie per il messaggio d'amore e di pace che scaturisce dalla capanna di Betlemme.

Questa rappresentazione offrirà a tutti la possibilità di viaggiare nel tempo e nella memoria, rivivendo il grande evento della Natività attraverso quadri scenici e dare l'interessante opportunità di riscoprire il quartiere "Borgo di Aversa", non solo agli stessi abitanti ma anche a chi dai paesi vicini verrà a visitare la nostra opera. 

Ormai a lavoro da alcuni mesi, volenterosi collaboratori della Parrocchia hanno ricostruito nel grande spazio dei campi parrocchiali scene di vita ordinaria dell'epoca di Gesù che si snodano lungo un percorso che dalla quotidianità del tempo conduce fino alla Grotta di Betlemme. Lungo il percorso ci saranno alcune scene recitate che si susseguiranno durante le tre serate, esse rappresenteranno San Francesco che inventa il Presepe, l'Annunciazione a Maria, la Visitazione di Maria a Elisabetta e la Corte di Erode, oltre ovviamente alla scena della Natività. Questo tipo di rappresentazione favorisce l'intento di poter vivere il Presepe Vivente come una forma di catechesi sul vero senso del Natale. Sarà questa un occasione di crescita comunitaria che vedrà insieme bambini, ragazzi, giovani e adulti mettersi in gioco per portare in scena l'evento di Natale.

L'ingresso sara' gratuito. A fianco all'area scenica saranno allestiti degli stands gastronomici il cui ricavato servirà a coprire le spese di realizzazione. 

Un pilota italiano guiderà la Ferrari: Marchionne, l'ora del ribaltone... Ecco chi è

Ferrari, la svolta italiana: chi è Antonio Giovinazzi, terzo pilota della Rossa



È partito da Martina Franca, bambino di 3 anni su un mini-kart, ed è arrivato a Maranello, per guidare a 23 anni una Ferrari in Formula 1. Antonio Giovinazzi, vice-campione del mondo della Gp2 con il team veneto Prema, è ufficialmente il terzo pilota della Rossa, dopo Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen: inizierà allenandosi al "ragno", il simulatore della Ferrari, ma il sogno è di conquistare una delle prime due guide in tempi non troppo lunghi. Nel frattempo, si gode la gioia di essere il primo italiano a indossare la tuta del Cavallino dal 2009, quando al suo posto c'erano Giancarlo Fisichella e Luca Badoer, di bel altra età ed esperienza.  Il presidente Sergio Marchionne lo ha accolto con parole lusinghiere: È un gran pilota, la scuderia deve avere giovani pronti a mettersi in gioco". L'idea della Ferrari non è solo quella di puntare sui giovani per i suoi test, ma anche quella di lanciarli in Formula 1 attraverso team satelliti. Uno è la Sauber, con cui Giovinazzi potrebbe correre nelle prove libere del venerdì. L'altro, è il progetto di Marchionne, potrebbe essere l'Alfa Romeo, ma qui i tempi sono lunghi: "Finché non produce cassa con i nuovi modelli, bisognerà aspettare".

5 anni per sconfiggere il virus “Nuove strategie contro l’Aids”

5 anni per sconfiggere il virus “Nuove strategie contro l’Aids”


di Matilde Scuderi



Ogni anno in Italia circa 3.000/4.000 persone vengono colpite dal virus dell’Hiv, dato che purtroppo non accenna a diminuire sin dal 2010. In questi anni si sono tuttavia delineate nuove prospettive per i pazienti grazie al nuovo modello di gestione della cura, discusso durante il convegno ‘Le nuove sfide nelle malattie infettive, dalla cronicizzazione dell’Hiv alle antibiotico-resistenze: istituzioni, clinici e associazioni a confronto’, realizzato grazie al contributo incondizionato di Gilead e Angelini e che ha visto riuniti i massimi esperti di Hiv, associazioni di pazienti e istituzioni. Grazie alle nuove strategie illustrate durante l’incontro - che prendono spunto anche dalla gestione delle comorbilità associate all’invecchiamento della popolazione - si potrebbero consentire al paziente con Hiv un’aspettativa e una qualità di vita sovrapponibile a quella di una persona affetta da qualsiasi altra patologia cronica. Tutto questo a patto che venga sconfitta la sotto-diagnosi - si stima infatti che in Italia vivano attualmente circa tra le 12.000 e le 18.000 persone affette dal virus senza saperlo - e che vengano introdotte misure di comunicazione efficaci per favorire la prevenzione.

"Per merito della terapia - ha spiegato il professor Massimo Galli, vice presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) - la mortalità per Hiv è crollata. Contestualmente, l’aspettativa di vita si è avvicinata a quella delle persone non colpite dall’infezione e la possibilità di disporre di farmaci sempre meno tossici e di più semplice assunzione ha molto migliorato la qualità di vita. Tuttavia la malattia è lontana dall’essere sconfitta e non solo perché alla sospensione della terapia il virus riprende a replicare e ricomincia la progressione verso l’Aids. La prospettiva di arrivare ad un vaccino è ancora remota e anche in Italia le nuove infezioni sono ancora numerose e si stima non accennino a diminuire da vari anni a questa parte”, conclude il professor Galli.

La giornata è stata anche l’occasione per presentare il Manifesto ‘Il target 90-90-90-90 in Hiv’, che stabilisce la linea d’azione dei prossimi 5 anni per quanto riguarda la prevenzione, la diagnosi, i trattamenti, la riduzione della mortalità, la riduzione delle discriminazione, la sostenibilità finanziaria e il sostegno all’innovazione. Sviluppato da un gruppo di lavoro ad hoc composto da stakeholder, policy maker e clinici, che resterà comunque aperto per consultazione per un mese. “In accordo con gli intenti espressi dal ministero della Salute nella relazione al parlamento, al fine di perseguire quanto indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), di aumentare la sensibilizzazione sul problema e il focus dell’opinione pubblica, abbiamo costituito un gruppo di lavoro per creare un manifesto, che esprima sia lo stato dell’arte che i punti su cui è necessario continuare a lavorare all’interno del Servizio Sanitario Nazionale italiano”, ha commentato il professor Massimo Andreoni, Direttore U.O.C. Malattie Infettive Policlinico Tor Vergata, Roma.

L’infettivologia vede poi una seconda sfida legata alle antibiotico-resistenze e alle infezioni ospedaliere: in Europa, oltre 4 milioni di persone vengono colpite da infezioni batteriche ospedaliere, con 25 mila morti stimate per infezioni provenienti da germi resistenti. “In Italia, in media il 5-8% dei pazienti ricoverati contrae un’infezione collegata all’assistenza, il che significa che su 450 mila/700 mila casi di infezioni l’anno, dai 4.500 ai 7.500 sono decessi correlati - dati European Center for Disease Prevention and Control (Ecdc)”, ha detto il professor Pierluigi Viale, direttore del reparto Malattie Infettive, Ospedale Policlinico S. Orsola-Malpighi, Bologna.

Toni Capuozzo, schiaffone alla Merkel: la verità sui profughi che nessuno vi dice

Capuozzo, schiaffone alla Merkel: la verità sui profughi che nessuno vi dice



Toni Capuozzo interviene con un post su Facebook sull'attentato di Berlino che ha causato la morte di dodici persone ed entra nel merito della questione profughi-rifugiati-richiedenti asilo. Chi ha il diritto di chiederlo? Soprattutto, nota il giornalista Mediaset, "sorprende l'identità dell'attentatore: un pakistano arrivato come rifugiato lungo la via balcanica appena il febbraio scorso, neanche dieci mesi fa. Imbarazzante per la Merkel, ma imbarazzante per chiunque continui a spacciare i pakistani come profughi: da cosa?". Quindi l'affondo di Capuozzo: "Ripeto quello che ho detto molte volte: gli unici che avrebbero titolo a essere considerati profughi dal Pakistan sono le donne, o i cristiani. Per inciso: gli unici che non appaiono negli elenchi dei richiedenti asilo".

Il sospetto sul "vero killer" di Chiara: c'è il nome, ora Stasi spera davvero

Stasi e l'ipotesi del secondo ragazzo: i sospetti sul "vero killer" di Chiara Poggi



I frammenti di Dna scoperto sotto le unghie di Chiara Poggi, 9 anni dopo il suo omicidio, appartengono a un giovane che all'epoca dei fatti aveva circa 20 anni, era noti ai genitori della ragazza, frequentava la villetta teatro del delitto al civico 8 di via Pascoli a Garlasco ed era già stato ascoltato due volte dagli inquirenti. La prima volta nei giorni successivi all'omicidio, la seconda più di un anno dopo e ai carabinieri di Vigevano aveva fornito un alibi apparso subito "assai solido e convincente".

Ora però, alla luce della nuova perizia di parte della famiglia di Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara condannato a 16 anni per omicidio, tutto potrebbe cambiare. A darne notizia è il Corriere della Sera, riferendo della nuova pista. I legali Fabio Giarda e Giada Bocellari hanno indicato il nome di questa persona all'interno della memoria presentata alla Procura generale. Massimo riserbo sulla sua identità, di lui si sa però che non ha precedenti penali, in questi anni ha condotto una vita regolare, ha un lavoro e non avrebbe mai avuto un legame con Stasi. "Non sappiamo nemmeno se in questo momento sia indagato oppure no", spiegano i legali della famiglia di Alberto: la loro sarebbe una semplice "indicazione" agli inquirenti nella richiesta di revisione del processo. A Stasi venne collegata l'impronta macchiata di sangue scoperta nella villetta di Chiara. La scarpa era di una misura tra il 42 e il 42,5, proprio come quella del giovane fuori dal carcere che ora potrebbe far riaprire il caso.

L'intervista di Cristiana Lodi a Giulia Bongiorno sul caso di Garlasco: "La verità su Stasi e il processo da rifare"

Bongiorno sul caso di Garlasco: "Stasi e la revisione del processo, la verità"


di Cristiana Lodi



«Non è facile. Anzi è davvero molto raro ottenere la revisione di un processo, anche se il Codice di procedura penale lo prevede quando emergono nuove prove. Bisogna trovare la chiave giusta e non tutte possono funzionare per la stessa serratura».

Avvocato Giulia Bongiorno, nel caso di Garlasco sarebbe stato trovato un Dna riferibile a un soggetto maschio, sul quale si potrebbe ora indagare. Scagionando un condannato.

«Bene fanno gli avvocati di Alberto Stasi, se ritengono di avere in mano questa evidenza. Il Codice non a caso lo contempla. È giusto però fare una riflessione in merito al Dna e alla cosiddetta prova scientifica, la quale non è inconfutabile né incontrovertibile».

A lei si può credere avvocato, lo si è visto al processo di Perugia: il suo assistito Raffaele Sollecito è stato scagionato da ogni accusa nonostante il suo Dna impresso sul reggiseno della vittima.

«C'è Dna e Dna, non si può fare lo stesso ragionamento in ogni contesto. Dipende sempre dal tipo di Dna, ovvero dalla qualità e dalla quantità della sostanza biologica di cui si dispone. Impossibile trascurare anche il contesto in cui questa prova (solo ipotetica) si inserisce. Soprattutto quando il tempo trascorso è molto. E i testimoni possono essere scomparsi o diventati inattendibili».

Per questo delitto, i difensori del condannato hanno agito su due fronti paralleli. Significa che la loro tesi è supportata?

«Il processo per l'omicidio di Chiara Poggi è il processo indiziario per eccellenza. Anche la sentenza di condanna ha seguito un percorso controverso: quattro gradi di giudizio. Due assoluzioni, poi la condanna nel secondo Appello e quindi la conferma in via definitva, oltretutto con l'accusa stessa che chiedeva di annullare la condanna. Un caso emblematico per complessità e contraddizioni. Ripeto: bene fa la difesa a chiedere la revisione alla procura generale di Milano (che dovrà inviare gli atti alla corte d' Appello di Brescia) e a ordinare nuove indagini alla Procura di Pavia. Eccoli i due fronti di cui lei dice e sui quali si è agito. Aspettiamo. Ma attenzione: la revisione del processo non è il quarto grado di giudizio. Non è un' altra Cassazione. Resta la revisione di una sentenza alla luce delle nuove prove, che devono essere tassative».

La mamma di Alberto Stasi dice: c'è un nuovo Dna, ora scarcerate mio figlio.

«No, questo non sarà possibile e rimane un' altra storia. L'istanza per la riapertura di un caso non comporta la liberazione del condannato in automatico, nemmeno se si accertasse l'attendibilità delle nuove prove acquisite.