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mercoledì 18 marzo 2015

Le forze di polizia passano da 5 a 4: ecco quale corpo dovrà sparire

Le forze di polizia da 5 a 4: sparisce la Forestale





I corpi di polizia passeranno da 5 a 4 e dagli accorpamenti-assorbimenti almeno per ora resta fuori la polizia provinciale. È quanto emerge dalla seduta della commissione Affari costituzionali che ha approvato un emendamento del relatore all’articolo 7 della delega sulla P.A. A chiarire che la riduzione sarà limitata a quattro è stata il ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia. Sarà il corpo forestale ad essere assorbito nelle altre forze. La pubblica sicurezza è affidata in Italia a 305 mila agenti divisi in cinque differenti corpi: Carabinieri (105 mila), Polizia (95 mila), Guardia di finanza (60mila), Polizia penitenziaria (38mila), Corpo forestale dello Stato (7mila). Gli organici sono in continuo calo, dopo i tagli degli ultimi anni: polizia e carabinieri hanno subito una sforbiciata di 15 mila effettivi a testa in poco tempo.

La denuncia di Bechis: Rolex di Lupi? Il Pd ha soldi ben più sporchi...

Orfini è inquieto per il rolex di Lupi, ma si tiene stretto i soldi di Mafia Capitale


di Franco Bechis 



Matteo Orfini, presidente del Pd e commissario del partito a Roma, si dice “inquieto” e “preoccupato” per l’inchiesta di Firenze e per quel rolex donato da un imprenditore al figlio del ministro Maurizio Lupi il giorno della laurea: “E’ evidente che Lupi debba chiarire alcuni aspetti”, dice. Ma Orfini è tranquillissimo per i soldi versati al suo partito sia a livello nazionale che a livello romano dal personaggio chiave di Mafia Capitale, Salvatore Buzzi, patron delle coop sociali che occupavano detenuti…Quando scoppiò l’inchiesta venne fuori infatti che Buzzi - che negli anni passati aveva già versato nelle casse dei Ds di Roma (dove militava Orfini) 39 mila euro, ne aveva aggiunti negli ultimissimi tempi 10 mila al Pd di Roma e 10 mila al Pd nazionale pagando nel novembre scorso una tavolata alla cena di autofinanziamento di Matteo Renzi nella capitale. Questo dopo avere finanziato con i proventi di Mafia Capitale buona parte degli esponenti del Pd romano e della giunta municipale guidata da Ignazio Marino. In tutto più di 100 mila euro, il valore di 10 rolex d’oro al Pd e ai suoi esponenti capitolini. A dicembre chiesi allo stesso Orfini: “Che fate? Restituite quei soldi ora che è chiara la loro provenienza?”, e lui rispose che ci avrebbe pensato. Una lunga e paciosa riflessione, visto che sono passati ormai 4 mesi. Ma nessuna inquietudine e preoccupazione: tutti i soldi versati al Pd dai capi di Mafia Capitale sono nelle casse del Pd. Partito che per altro non brilla di grandissima trasparenza: dopo 5 mesi sfruttando cavilli di legge restano ignoti quasi tutti i partecipanti alle cene di finanziamento di Renzi. Per quel che se ne sa, potrebbero esserci anche imprenditori finiti nell’inchiesta che ha portato all’arresto di Ercole Incalza…

Renzi e Delrio in pressing su Lupi? "Sì, sta valutando le dimissioni"

Del Rio: "Lupi sta valutando le dimissioni"






Sarebbero probabilmente le prime dimissioni di un politico nemmeno indagato. Una cosa assolutamente non dovuta. Eppure, il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi starebbe effetivamente valutando il da farsi dopo il coinvolgimento suo e del figlio nelle intercettazioni relative all'inchiesta che ha portato all'arresto del super manager Incalza per presunte mazzette sulla Tav e sulle grandi opere. A riferirlo è stato, indirettamente, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio. "Io penso che dobbiamo stare ai fatti: Lupi non è indagato. Non c'è nessuno obbligo da parte del ministro, ci sono le valutazioni politiche che sono oggetto di valutazioni complessive che si stanno facendo in queste ore" ha detto Delrio alla Camera per presentare il suo libro. Aggiungendo, poi: "A oggi nessuno di noi può assumere senza un pò più di contezza della carte una decisione di questo tipo. Poi c'è la decisione che spetta al singolo, che lo può fare a prescindere, può scegliere di avere una linea differente, ma questo non è nella nostra disponibilità. Credo che una valutazione da parte sua sia in corso, dipende da lui e non da me. Da parte nostra c'è un elemento di prudenza perchè stiamo valutando quello che è successo". Il presidente del Consiglio renzi, da parte sua, non ha "scaricato" Lupi, ma non ne ha nemmeno assunto la difesa a spada tratta. Un faccia a faccia tra il premier e Renzi potrebbe esserci nelle prossime ore.

Multe irregolari per fare cassa: scoppia il caso delle strisce blu

Milano, multe irregolari per fare cassa: scoppia il caso delle strisce blu

di Roberto Procaccini 



Il governo è stato chiaro: gli automobilisti con tagliando scaduto sulle strisce blu non vanno multati. A Milano, però, i vigili non hanno ricevuto nessuna indicazione ufficiale dal Comune. E le sanzioni continuano a fioccare. A chiedere chiarimenti per primi sono i ghisa di Milano. Come si devono comportare con quegli automobilisti che protraggono la sosta nelle strisce blu oltre il termine per il quale hanno pagato? Palazzo Marino prevede per il trasgressore la multa, come per chi il ticket non l’ha neanche esposto. Ma la disciplina nazionale, come messo nero su bianco dal ministero dei Trasporti, dice altro: niente sanzione, ma «recupero del dovuto». Chi sfora il tempo di parcheggio non si vede precipitare sulla nuca la tagliola della contravvenzione, ma dovrebbe essere invitato a saldare la differenza tariffaria.

A Milano di questo nuovo orientamento non c’è traccia. Serve un regolamento comunale che la giunta arancione non ha mai prodotto. Eppure è un pezzo di carta che permetterebbe agli automobilisti meneghini, già vessati da autovelox, multe pazze e Area C, di risparmiare un bel gruzzoletto. Se l’amministrazione è ferma, si muovono i sindacati della Polizia Locale. Giovanni Aurea, delegato Rsu, chiede chiarimenti in una lettera inviata lo scorso 12 marzo al responsabile del comando di Zona 4 (sotto cui ricade l’aeroporti di Linate) e al comando centrale di via Beccaria. Servono «per il futuro disposizioni operative - scrive -. Neanche gli altri colleghi risultano informati in merito». I ghisa, cioè, non hanno avuto indicazioni sul come adottare la nuova procedura.

La querelle è vecchia di un anno. Nel marzo 2014, in seguito a una sentenza della corte di Cassazione che apre il caso, il ministro Maurizio Lupi risponde così a un’interrogazione parlamentare: per gli automobilisti che rimangono in sosta più tempo del dovuto niente multa, bensì «le amministrazioni locali possono affidare al gestore del servizio le azioni necessarie al recupero delle evasioni tariffarie e dei mancati pagamenti». All’Anci, l’associazione dei Comuni italiani, la notizia non piace, e il presidente Piero Fassino (sindaco di Torino) strappa a Lupi un compromesso: l’adozione della pratica è affidata ai regolamenti delle singole amministrazione. Nel caso di Milano, si diceva, il regolamento non si è mai visto.

Insorgono le opposizioni. «Farò un’interrogazione in Consiglio» tuona Marco Osnato (Fdi). «Questa giunta non sa riformare il bilancio e continua a fare cassa con i soldi degli automobilisti». «È l’ennesima furbata di chi, come Dracula - ironizza il forzista Fabrizio De Pasquale -, sa solo succhiare soldi ai cittadini». Milano, stando alle rivelazioni del Sole24Ore, è la capitale italiana delle multe, l’unica in Italia ad aver aumentato gli introiti tra il 2013 e il 2014. L’anno nuovo è iniziato con la notizia che gli autovelox in città producono circa 5mila verbali al giorno, e la promessa di installazione di nuovi rivelatori di velocità e di infrazioni semaforiche. La situazione non piace neanche ai ghisa. Mentre in città il controllo della sosta è delegato agli ausiliari del traffico di Atm, a Linate la competenza è loro. Ai vigili per di più è chiesto di relazionare ogni giorno il numero di multe comminate. «La funzionaria responsabile del Comando di zona 4 esige una statistica relativa al numero di sanzioni elevate» conclude Aurea, «ma non ha ancora risposto all’istanza da me presentata circa la procedura da osservare quando il biglietto del pagamento risulta scaduto». Non c’è fretta: pagano i milanesi.

martedì 17 marzo 2015

Riccometro, così i Comuni ritardatari con le nuove soglie danneggiano noi contribuenti: chi paga di più

Isee, il nuovo riccometro i Comuni ritardatari danneggiano i contribuenti





E' in vigore il nuovo riccometro (Isee) ma molti Comuni non hanno ancora cominciato ad applicarlo a danno, come al solito dei cittadini. In un articolo sul Sole 24 Ore si spiega come, molti Comuni evitino di applicare integralmente il nuovo Isee: si va dalle proroghe dei bandi emessi in questi giorni fino alla conferma delle agevolazioni (con le vecchie soglie) per servizi in essere come ad esempio gli asili nido. L’applicazione delle vecchie soglie, però, rischia di escludere chi risulta più “ricco” con i criteri di calcolo aggiornati, come gli anziani con casa di proprietà.

I promossi e i bocciati - La legge imponeva che le soglie venissero predisposte prima dell'entrata in vigore del nuovo Isee: ma ogni Comune segue la propria strada. Quasi, nessuno, spiega il Sole, ha modificato le soglie di accesso ai servizi. Alcuni hanno in programma una revisione nel 2015: Genova, Bologna, Trieste, Napoli. Altri comuni tra cui Roma, Perugia, Salerno, Bari e Catania sono ancora nella fase di “studio” dei possibili interventi.  Il Sole 24 Ore segnala come a Campobasso, devono “ancora cominciare i corsi di formazione del personale sul nuovo Isee”. “Tra i pochi ad essersi attivati, Ancona ha rivisto le soglie per il settore scolastico, e sta studiando le modifiche per il settore sociale e assistenziale, mentre Aosta ha aumentato del 15-20% i parametri per ottenere sconti sulla Iuc (Imu, Tasi e Tari). 

Sallusti contro Ferrara: ecco perché Salvini è meglio di Renzi

Sallusti contro Ferrara: ecco perché Salvini è meglio di Renzi





Silvio Berlusconi "ha scelto il Matteo sbagliato", scrive Giuliano Ferrara sul Foglio. "No, è quello giusto", gli risponde Alessandro Sallusti sul Giornale. Ragionando sul Patto del Nazareno e sull'elezione del presidente della Repubblica, il direttore del Giornale ricorda all'Elefantino che "Renzi concordò non con Berlusconi (che ordinò ai suoi l'astensione) ma con un gruppo di deputati e senatori di Forza Italia (che infatti firmarono le schede a favore di Mattarella per farsi riconoscere) un voto amico che aveva il sapore di una dichiarazione di fedeltà assoluta. E mi è tornato in mente quando anomalie simili erano accadute ai tempi di Fini (che prendeva segretamente ordini da Napolitano per poi attuare la scissione) e di Alfano (che tramava con Enrico Letta e poi portò a sinistra un altro pezzo di Pdl). Siccome non c' è due senza tre, mi sono detto: vuoi vedere che ci risiamo, che Renzi, con la scusa del Nazareno, sta provando a rubare il partito di Berlusconi; a differenza di Salvini che, più lealmente e alla luce del sole, al Cavaliere contende elettori". Insomma, conclude Sallusti: "A me fa paura solo il primo, anche se veste bene e parla in modo più forbito del secondo. La libertà e la democrazia stanno nelle urne, non nei furti con destrezza. Se il Matteo di Firenze lo capisce, parliamone. Altrimenti, come alleato, quello di Milano resta un'alternativa onorevole e politicamente fondata".

Ferrara da parte sua, in una intervista a La Stampa conferma la sua convinzione, che Berlusconi ha sbagliato a mettersi a trattare con Salvini per un "capriccio che dal punto di vista politico considero folle". Non si è mai visto "liquidare così", continua l'Elefantino, "il rapporto con un presidente del Consiglio che non soltanto ti conferma la centralità politica quale capo dell'opposizione, ma legittima i vent'anni della tua storia e addirittura realizza le cose che non sei riuscito a realizzare, rottamando tutto ciò che tu hai combattuto... Ma poi, rompere con Renzi in nome di cosa? Di Salvini? Del giovanotto esperto nel gioco delle tre felpe, di un impresentabile che si allea con Casa Pound, che ti tratta come un nonnetto e poi viene a chiederti i voti per governare il Veneto?". Eppoi, va evidenziato che Renzi "si è sempre guardato dal demonizzare Berlusconi, spiegando piuttosto ai suoi che l'avversario andava combattuto politicamente e non sul terreno delle procure". E in Italia "ci sono solo due persone che hanno rispettato sempre e fino in fondo Berlusconi. Uno sono io; il secondo è Renzi".

"Mio figlio, i miei dolori, gli indagati" La confessione del ministro Lupi

Maurizio Lupi: "Soffro per mio figlio, non mi dimetto"





Pensa soprattutto a suo figlio il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi. Il nome dell'ingegner Luca Lupi è spuntato nelle carte dell'inchiesta di Firenze su Tav e Expo. "Provo soprattutto l' amarezza di un padre nel vedere il proprio figlio sbattuto in prima pagina come un mostro senza alcuna colpa. Quando per tutta la vita ho educato i miei figli a non chiedere favori, né io ho mai cercato scorciatoie per loro", dice il ministro in un'intervista a Repubblica. Precisa che non ha mai pensato alle dimissioni anche se, confessa, che per la prima volta si è chiesto se il gioco valga la candela: "Se fare politica significhi far pagare questo sacrifico alle persone che ami. Sa la battuta che faccio sempre a Luca? Purtroppo hai fatto Ingegneria civile e ti sei ritrovato un padre ministro delle Infrastrutture".

Il curriculum -  E ancora: "Mio figlio si è laureato al Politecnico di Milano nel dicembre 2013 con 110 e lode. Dopo sei mesi in America presso uno studio di progettazione, nel febbraio dello scorso anno gli hanno offerto un lavoro. Ci ha messo un anno, come tutti, ad avere il permesso di lavoro e da marzo di quest' anno lavora a New York. Lo scorso anno ha lavorato presso lo studio Mor per 1.300 euro netti al mese in attesa di andare negli Usa". E continua: "Se avessi chiesto a Perotti di far lavorare mio figlio, o di sponsorizzarlo sarebbe stato un gravissimo errore e presumo anche un reato. Non l' ho fatto. Stefano Perotti conosceva mio figlio da quando, con altri studenti del Politecnico, andava a visitare i suoi cantieri. Sono amici, così come le nostre famiglie". Quando il giornalista gli chiede se per questo motivo gli ha regalato un Rolex da 10mila euro, lui risponde: "L' avesse regalato a me non l' avrei accettato".

Incalza - Lupi parla poi di Ercole Incalza, il supermanager ingegnere e architetto molto vicino a lui arrestato nell'inchiesta sul "sistema grandi Opere". "Incalza, che è stato al ministero per anni e ha lavorato con tutti i ministri, tranne Di Pietro, è stato il padre della Legge Obiettivo. È uno dei tecnici più stimati nel suo settore, anche in Europa ce lo invidiavano". Il ministro spiega che è sempre stato riconfermato per "le capacità tecniche riconosciute da tutti. In questi venti mesi non ho mai incontrato un presidente di Regione che non mi abbia dato un giudizio positivo su di lui. L' obiettivo era realizzare le Grandi Opere e recuperare il drammatico gap infrastrutturale dell' Italia ed Ettore Incalza poteva garantire la professionalità necessaria"..