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domenica 11 dicembre 2016

Gentiloni: "Io soldatino di Renzi" Non cambia nulla e non si vota

Gentiloni: "Io soldatino di Renzi". Non cambia nulla e non si vota



Paolo Gentiloni è stato incaricato dal presidente Sergio Mattarella e lui ha accettato "con riserva". "Dalle consultazioni", ha spiegato il neo premier "è emersa l'indisponibilità delle maggiori forze delle opposizioni a condividere responsabilità in un nuovo governo. Dunque non per scelta ma per senso di responsabilità ci muoveremo nel quadro del governo e della maggioranza uscente" per "dare all'Italia un governo nella pienezza dei poteri". 

La legge elettorale - E "cercherò di svolgere il compito con dignità e responsabilità", assicura Gentiloni, "per accompagnare e facilitare il lavoro parlamentare per definire le nuove regole elettorali", con "sollecitudine". "Tengo presente l'urgenza di cui ha detto il presidente della Repubblica: riferirò al più presto al capo dello Stato".

Le dimissioni di Renzi -  Il nuovo presidente del Consiglio parla anche del suo predecessore: "Renzi non ha accettato un reincarico come da impegno assunto durante la campagna referendaria e la sua coerenza merita rispetto da parte di tutti".

I terremotati - "Sono infine consapevole dell'urgenza di dare all’Italia un governo nella pienezza dei poteri e rassicurare i nostri cittadini che affronteremo con il massimo impegno le priorità internazionali, economiche e sociali, a cominciare dalla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto". 

Come prevede la procedura, subito dopo aver accettato con riserva, Gentiloni si è recato prima a palazzo Madama per incontrare il presidente del Senato Pietro Grasso poi a Montecitorio per incontrare la presidente della Camera, Laura Boldrini.

Gentiloni convocato da Mattarella: sangue blu, poker e un segreto. Chi è

Ecco chi è davvero Paolo Gentiloni: sangue blu, il poker e un segreto


di Francesco Specchia



Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha convocato per le ore 12.30 di oggi 11 dicembre al Quirinale, Paolo Gentiloni. Lo rende noto un comunicato della presidenza della Repubblica.

Di seguito un ritratto del futuro premier di Francesco Specchia.

«Dimissioni, dimissioni!/Franceschini e Francesconi/fan la voce da padroni/nella stanza dei bottoni: dimissioni, dimissioni!/Alla fine, furbacchioni,/salta fuori Gentiloni...», scriveva ieri lo storico Marco Cimmino sull'affannoso andirivieni del ministro degli Esteri al Quirinale, ma proiettato verso Palazzo Chigi. Pregevole sintesi di un premier annunciato.

Ora, dovendo tranquillizzare l'Europa, chetare gli avversari più incazzosi e narcotizzare la legislatura, la probabile scelta di Paolo Gentiloni, l'uomo Lexotan, come prossimo Presidente del Consiglio potrebbe avere, per Sergio Mattarella (un altro, per intenderci il cui sguardo non è attraversato da saette) una sua ragione tattica. C'è, magari incomprensibile, ma c'è.

Svanito lo spettro di un complotto franceschiniano o di un golpe alla Piero Grasso, Renzi ora potrebbe dare l'ok ad un esecutivo che abbia lo scopo essenziale di fare la nuova legge elettorale, concludere la trattativa con l'Ue sulla manovra e presiedere i due grandi appuntamenti internazionali di marzo, i 60 anni dai Trattati Ue a Roma in marzo e il G7 di Taormina in maggio. Dopodiché, la prospettiva è di andare al voto ad aprile prossimo, forse giugno, forse inizio luglio, al massimo ottobre quando i governi stanno come d' autunno sugli alberi le foglie. Ed ecco che, d' istinto, all' idea dell' autunno, del grigiore, della sensazione livida del transeunte; ecco che, in un comprensibile passaggio psicanalitico, il primo nome che affiora è quello del conte Paolo Gentiloni Silverj, 62 anni, il ministro che pare sempre passato di là per caso.

Di Gentiloni, il «Metternich» estenuato del cattocomunismo , il «renziano prima ancora di Renzi» (copyright Fabio Martini), «un paravento che farà carriera» (Rutelli), si sa praticamente tutto. Dunque non mi soffermerò, qui, sulla sua biografia frastagliata. Sulla faccenda del cadetto di nobile famiglia romana; sul «Patto Gentiloni» che nel 1913 riportò i cattolici nella politica italiana impresso nel destino; sulle militanza giovanile con l'eskimo al Tasso liceo della sinistra romana; sui trascorsi con Mario Capanna, col Movimento Lavoratori per il socialismo, o al Manifesto. Una sorta di lento percorso di Santiago politico che, poi, via via ha portato il nostro a stingersi nel radicale di Rutelli (di cui fu il demiurgo elettorale nelle elezioni vittoriose della Capitale), nel prodismo tiepido e nel renzismo pugnace.

Moti dell' anima e della poltrona, codesti, che l'hanno spinto più volte alla trombatura politica (l'ultima a Roma contro Ignazio Marino) trasformata sempre e opportunamente nella reincarnazione in una poltrona superiore. Da portavoce a deputato, da ministro a (forse) premier. Né parlerò delle sue leggendarie partite a poker o a tennis con Ermete Realacci, Chicco Testa o Cacciari («che s' incazzava e spaccava le racchette come Mc Enroe») l'unico momento in cui il suo sorriso triste si trasforma in timido entusiasmo. No.

Se uno digita su Google il nome di Gentiloni emergono almeno mezzo milione di citazioni. Gentiloni è in Parlamento dal 2001, non lo noti perché tende a confondersi con le mura. Se diventasse premier transitorio, tra l' altro, sarebbe il suo canto del cigno, perché lo statuto del Pd gl'impedirebbe, in teoria, di candidarsi dopo il 15° anno sugli scranni. Ma questo è un dettaglio. Gentiloni ha successo perché, di solito, nel braccio di ferro dei partiti ha il privilegio di essere l'uomo di sintesi, o -seconda l' ottica- la terza scelta (stavolta dopo Padoan e Franceschini). Il ministro è un tipo corretto e gentile, anche se i simpatici sono diversi. Ha una laurea in Scienze Politiche e una moglie, parla cinque lingue, tra cui il democristiano antico. L'ho incontrato spesso quand'era a capo del dicastero della Comunicazione e il suo disegno di legge per smontare il sistema radiotelevisivo e Rete4 sembrava il piano Marshall delle tv. Una volta lo intervistai con Corradino Mineo: parlò per un' ora di seguito, a ritmo di fado portoghese, di riforma Rai senza mai citare la Rai o dare una notizia. Io stavo impazzendo, Mineo, ammirato, invece si candidò col Pd. Però, se Gentiloni si arrampica su Palazzo Chigi, occorre sfogliarne i successi in curriculum. Che, diciamo, non abbondano.

Nel 2006 non risolve il problema della posizione dominante nella raccolta pubblicitaria. Nel 2007 vede fallire la sua riforma del servizio pubblico,ed è massacrato per aver proposto l'obbligo di registrazione e d'adempimenti amministrativi a ai siti web, in stile governo cinese; evita il linciaggio scusandosi. Da ministro degli Esteri, nel 2015, Gentiloni annuncia, come primo atto, di «riportare i marò subito a casa», e poi s'è visto. In merito alla crisi legata all' Isis -che lui s'ostina a chiamare Daesh come Hollande, Cameron e Kery, e non porta bene- dichiara: «se necessario, l'Italia sarà pronta a combattere in Libia contro lo Stato islamico, perché il governo italiano non può accettare che ci sia una minaccia terroristica attiva alcune ore di barca dall'Italia», ma il suo decisionismo si perde a Bruxelles. Nello stesso anno, ci avverte dei rischi di infiltrazione terroristica tra i migranti, suscitando un' ondata di panico, Renzi se lo mangia.

Poi si scusa. Si ripete pochi mesi fa, quando, per giustificare l' astensione dell'Italia sulla risoluzione dell' Unesco che nega i luoghi sacri di Israele afferma: «Facciamo così da anni, è l'undicesima volta che l'Italia si astiene», aggiungendo al Corriere della sera «il voto all' Unesco? Un nostro successo». Le comunità ebraiche gli tolgono il saluto, s' incazzano perfino gli americani a cui, da sempre, il conte Gentiloni è vicino. Sbaglia spesso, ma facendolo con rispetto e sottovoce, la gaffe viene scambiata per strategia. Risultata ora -parrebbe- vincente. Prepariamoci al Lexotan...

"Quel presepe offende troppo gli islamici" Prete impazzito, la sua clamorosa scelta

Cremona, polemica sul presepe: "Offende gli islamici, gli indù e pure gli atei"



Come tutti gli anni, quando si avvicina il Natale, cominciano anche le prime polemiche religiose. Questa volta tocca a Cremona, l'oggetto della disputa? Il presepe di Natale al cimitero. Secondo il cappellano del cimitero comunale, don Sante Bergè, il presepe sarebbe da abolire perché troppo offensivo per le diverse personalità musulmane, indiane e atee che regolarmente si recano al cimitero per salutare i propri cari: "Un presepe collocato in bella vista come i precedenti potrebbe essere una mancanza di rispetto per i fedeli di altre religioni [...] sarebbe un pasticcio". Insomma niente statuine, nessun bue e asinello, nessun Gesù bambino, simbolo della Resurrezione, icone festose che rappresentano da sempre il credo di milioni di cittadini italiani che, soprattutto recandosi al cimitero, possono trovare conforto in essi. Ma il parroco cinquantasettenne non era mai stato convinto di quella sacra rappresentazione allestita in un luogo così inusuale, a maggior ragione se questo può urtare la sensibilità di qualcuno, in special modo della comunità islamica.

Non è dello stesso avviso don Oreste Mori, che nel 2010 aveva inaugurato orgoglioso questa tradizione e, ora, come riporta il Giornale, giustamente protesta: "Il presepio piaceva ai cremonesi, cattolici e non cattolici. Siamo in Italia e non in Arabia Saudita, almeno per ora". Dalla sua parte anche l'assessore alle Culture, identità e autonomie della Regione Lombardia, Cristina Cappellini: "Mi auguro che Don Sante ci ripensi e che si scusi con la comunità. Ritengo gravissimo l'atteggiamento del parroco che, prima di tutti, dovrebbe preservare, omaggiare e valorizzare i simboli della nostra cultura, della nostra identità cristiana. Dopo la bufera scatenata, Don Sante sembra rientrare nei ranghi e rimangiarsi parte delle sue controverse affermazioni: " Le mie parole sono state strumentalizzate, il presepe lo allestirà l'ex assessore Demicheli, come in passato. Per me il materiale è troppo pesante". Tutto è bene quel che finisce bene: Cremona avrà ancora il suo bel presepe, la tradizione, per ora, è salva.

La cupa frase rubata a Papa Francesco: "Durerò poco tempo, perché...", cosa ha

Papa Francesco: "Ho un presentimento, il mio pontificato durerà poco"



Papa Francesco ha dei presentimenti: teme in buona (e triste) sostanza che non ce la farà ancora a lungo e che dunque il suo pontificato stia per finire. "Io ho la sensazione che il mio pontificato sarà breve, 4, 5 anni. E' come una sensazione un po' vaga... Magari non è così? Ma ho come la sensazione che il signore mi ha messo qui per poco tempo. Però è una sensazione, per questo lascio sempre le possibilità aperte".

Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, ha raccolto alcune confidenze del Santo Padre e in occasione degli 80 anni di Bergoglio queste confidenze sono state montate in un video che verrà trasmesso domenica 11 dicembre da Sky, ovviamente con il permesso dello Pontefice. "A me succede - racconta ancora Francesco parlando di se stesso in privato - che quando provo delle emozioni mi chiudo e la cosa si cucina a fuoco lento, no? E poi appare. Io mi difendo molto dalle emozioni perché... non so...per pudore, pudore machista...non so...".

Colpito da due infarti mentre è sul palco Disgrazia per Al Bano: ore di terrore

Al Bano colpito da un doppio attacco cardiaco: "Ora sto bene"



Ore di terrore puro per Al Bano Carrisi, operato la scorsa notte in seguito a un doppio infarto: un intervento di tre ore, perfettamente riuscito, ha scacciato la paura. Il cantante è stato infatti colpito da due attacchi cardiaci nel tardo pomeriggio di venerdì 9 dicembre. "Ora sto bene", ha detto ad Oggi all'alba di sabato. "Nella notte mi hanno operato. Tre ore di intervento, in semi sedazione. Sentivo tutto quello che dicevano e mi sono morso la lingua: mi veniva da fare battute ma poi ho pensato fosse meglio non distrarli”, scherza. Al Bano aggiunge che "se va bene, in un paio di giorni sono fuori. Anche perché ho tante di quelle cose da fare”. Dunque un'altra battuta: "Lassù non mi vogliono. Resto quaggiù". Il doppio attacco cardiaco ha colpito Al Bano mentre era sul palco dell'Auditorium di via della Conciliazione, a Roma, nei pressi di San Pietro. "Il primo è stato alle 18, poi un altro. Alle 20 ho ceduto e mi sono fatto portare in ospedale".

Lapo Elkann, Libero intervista il trans: "Devo dirvi una cosa sugli Agnelli..."

Lapo Elkann, Libero intervista il trans: "Devo dirvi una cosa sugli Agnelli..."


a cura di Azzurra N. Barbuto



Per alcuni sono «gay non dichiarati», per altri «pervertiti», per altri ancora «semplici curiosi». Per molti sono «bisessuali» che amano il sesso opposto ma, di tanto in tanto, non disdegnano neanche il loro stesso sesso. Ognuno può sviluppare una sua propria idea riguardo ai motivi che portano tanti uomini, di tutte le età, a scegliere di andare a letto con i transessuali, ma è un dato di fatto oggettivo che nel mercato del sesso, negli ultimi anni, è esplosa la domanda di prestazioni sessuali a pagamento ad opera di trans.

Non sono uomini. Ma non sono neanche donne. Eppure riescono ad essere entrambi i sessi e persino qualcosa in più. Sono belle donne, curate, iperfemminili ma non fastidiosamente effeminate come gli omosessuali, prosperose e snelle, con una sorpresina tra le gambe che alletta tanto gli uomini. Quelli eterosessuali.

Mentre le donne diventano sempre più mascolinizzate, i trans diventano sempre più femminilizzati, per una sorta di legge del compenso. Accolgono, ascoltano, coccolano, sanno amare e, soprattutto, avendo una testa ed un pensiero maschili, fanno una cosa molto gradita agli uomini di tutto il globo: non rompono le palle. Chi può sapere meglio di un uomo cosa vogliono gli uomini sia a letto che fuori?

I trans possono fare scuola su questo. Però non si può negare che buona parte del loro successo derivi dai loro attributi sessuali, tanto che non sentono affatto il bisogno di separarsi dai loro gioielli di famiglia, diventando a tutti gli effetti «donne». Chi lo ha fatto ha dovuto poi smettere di lavorare per mancanza di richieste. Per capire più a fondo questa nuova tendenza sociale siamo andati nella patria delle trans di alta classe: la Svizzera, dove la prostituzione è legale.

È questa, infatti, la nuova terra della trasgressione, dove si recano in massa calciatori, politici, imprenditori, uomini dello spettacolo, che desiderano incontrare le trans senza il rischio di suscitare scandalo nonché in piena sicurezza.

Rossana (nome di fantasia) ha 47 anni, è una trans italo-brasiliana di alta classe, come lei stessa specifica, laureata in psicologia, si prostituisce da decenni. Attualmente lavora in Svizzera, ma è spesso in giro per il mondo per lavoro. Tra i suoi clienti più accreditati non solo uomini della finanza internazionale, ma anche tanti calciatori italiani di serie A e persino il rampollo di una nota dinastia industriale.

Rossana, ha molti clienti italiani?

«La maggior parte dei miei clienti viene dall'Italia. Molti mi dicono che a Milano il livello delle trans è molto basso. In Svizzera c'è più offerta e di qualità superiore ed è anche più facile superare certi tabù perché, lontani dalla famiglia, ci si sente più liberi di essere se stessi. Questo non è più un paradiso fiscale, ma un paradiso dei sensi».

Chi sono i tuoi clienti?

«Uomini molto ricchi, famosi, ma io li tratto come se fossero persone normali, a me non interessa cosa fanno e chi sono. Tra i miei clienti tanti calciatori. L'età è variabile, dai 20 agli 80 anni. Molti sono sposati e hanno figli».

In Italia alcune vicende note che hanno visto come protagonisti un politico, Marrazzo, e anche Lapo Elkann, hanno suscitato molto scalpore nell'opinione pubblica. Qui non fa effetto che un uomo vada a letto con una trans?

«In Svizzera c'è più libertà sessuale. Andare a letto con le trans non è considerato normale, ma neanche anormale.

Cosa pensi della storia del sequestro di Lapo?

«È una bugia colossale. C'è qualcosa di strano che forse lui stesso chiarirà. Io non posso pensare che abbia finito i soldi. Lui paga con le carte di credito. Forse li ha finiti, può darsi che non avesse le carte con sè, ma non avrebbe mai messo in scena un sequestro per farsi dare con l' inganno quella cifra ridicola dalla famiglia. Insomma, lui è tutto fuorché un idiota».

Cosa ti ha stupito di più di questa storia?

«Che Lapo fosse senza soldi, ma soprattutto il comportamento della sua famiglia. Io non credo che lui abbia fatto quella chiamata, ma se l'ha fatta, avrà fatto presente ai suoi che aveva un debito con una persona che lo avrebbe trattenuto finché lui non avesse restituito quei 10 mila dollari. È cosa ben diversa dall' affermare di essere stato sequestrato ed essere in ostaggio, quindi in pericolo».

Ma cosa avrebbe dovuto fare la famiglia?

«Mandare un uomo di fiducia con i soldi, qualche guardia privata, recuperare Lapo e chiuderla così. Coinvolgere la polizia è stato un atto grave e sproporzionato. Chi lo ha fatto avrebbe dovuto capire che avrebbe arrecato a Lapo gravissimi problemi legali».

Cosa pensi di questo ragazzo?

«Penso che sia un ragazzo con tante fragilità».

Gli uomini che vengono a letto con te sono omosessuali?

«Tanti sono curiosi. Vengono una volta e mai più. Altri vogliono trasgredire e sono per questo attratti dall'organo maschile. Hanno fatto tutto e vogliono spingersi oltre, superare un tabù. Sono attratti dalla nostra femminilità, ma sanno che troveranno anche la trasgressione. Questi uomini non sono omosessuali. Un uomo gay è attratto dai caratteri tipici della mascolinità, una trans non ce li ha, le è rimasto solo il suo organo sessuale. E non sono neanche bisessuali, perché al bisessuale piacciono sia gli uomini che le donne. I miei clienti non vanno mai a letto con gli uomini, vanno a letto con le donne e spesso preferiscono le trans».

Secondo te, perché le preferiscono?

«Molti dei miei clienti si sentono fregati dalle donne. Hanno sposato donne che erano interessate solo ai loro soldi e non li fanno sentire amati, ma soltanto usati. Io so cosa cercano i miei clienti: dolcezza, una donna capace di ascoltarli, di capirli, con la quale parlare della vita e soprattutto davanti alla quale essere se stessi».

I soldi danno solitudine?

«Sì, fanno sentire tanto soli. Chi ti sposa o ti sta vicino per i tuoi soldi non potrà mai amarti più di quanto non ami già il tuo denaro».

Quanto ti è utile la tua laurea in psicologia nel tuo lavoro?

«Tanto. Mi è utile essere colta più che la laurea in psicologia in sé. Le donne non devono credere che sia sufficiente essere belle per essere amate o avere successo con gli uomini. Gli uomini hanno bisogno di sentirsi amati e compresi. E in questo una bella testa è più utile di un bel paio di tette».

Ci sembra adesso di capire perché gli uomini, che un tempo preferivano le bionde, ora preferiscano le trans. Non è per i loro colori sgargianti, per la loro bellezza statuaria, neanche soltanto per i loro strumenti del mestiere. Il rapporto sessuale con una trans diventa espressione massima della libertà: tra quelle lenzuola, in quel momento, si è finalmente in rapporto paritario, scevri quindi da ogni giudizio.

Coppa del mondo, Sofia Goggia seconda dietro la Worley

Coppa del mondo, Sofia Goggia seconda dietro la Worley



Tessa Worley ha vinto lo slalom gigante del Sestriere valido per la Coppa del Mondo di sci alpino. La francese si è imposta con il tempo di 2’17''37 precedendo l’azzurra Sofia Goggia (2’17''52) e la svizzera Lara Gut (2’17''66). Quarto posto per la sciatrice del Liechtenstein Tina Weirather (2’18''37) che si è lasciata alle spalle l’altra azzurra Marta Bassino (2’18''38) e la statunitense Mikaela Shiffrin (2’18''41) che aveva chiuso al comando la prima manche.