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mercoledì 2 novembre 2016

Una prostituta ogni duecento abitanti Bordelli, club: lì è il paradiso del sesso

Sesso, in Germania 3mila bordelli e 400mila prostitute



Un Paese a luci rosse. No, non l'Olanda. Ma la Germania, dove secondo una inchiesta illustrata oggi su Il Fatto Quotidiano, il giro d'affari della prostituzione è stimato in circa 14,5 miliardi di euro l'anno. Con entrate per il fisco tedesco che ammontano a circa due miliardi di euro l'anno. Una industria del sesso che beneficia della norma varata nel 2002 dal socialdemocratico cancelliere Gerhard Schroederer, che di fatto ha determinato l'uscita dal "nero" di migliaia di attività legate al sesso. Tra bordelli e club, in tutto il Paese ci sono circa 3.000 "esercizi commerciali" che pagano regolarmente le tasse allo Stato federale. Più incerto il numero delle "lavoranti" coinvolte, che è stimato intorno alle 400.000 ragazze, che fornirebbero ogni giorno in tutta la Germania circa 1,2 milioni di "prestazioni".

Soffiata di Mora in tv: "È tutto pronto" Cosa farà da uomo libero (senza pudore)

Lele Mora: "Voglio fondare un movimento politico, ho già pronto tutto"



La sua parabola è una delle più raccontate sui giornali e sui rotocalchi di gossip degli ultimi anni: dai fasti, il successo, il potere e i soldi di quando era un potentissimo agente televisivo all'arresto e poi all'affidamento in prova ai servizi sociali. Fino alle ultime pagine della sua vita, le giornate passate al mercato ortofrutticolo per recuperare col furgoncino di don Mazzi frutta e verdura da distribuire poi alle mense dei poveri. Questa sera in prima serata su Italia 1, nel nuovo appuntamento con «Le Iene Show» Mora verrà intervistato da Giulio Golia, al quale svela un ancora inedito progetto per i suoi prossimi anni di vita, dopo la fine dell'affidamento in prova: "Io non ho mai fatto politica, forse un giorno la farò. Preparare un movimento politico che farò quando ho finito il mio affidamento. Io ho già pronto tutto".

Mosul, battaglia finale contro l'Isis l'esercito iracheno è entrato in città

Iraq, l'esercito entra a Mosul: Isis vicino alla sconfitta



di Francesco Pellegrino



L'esercito iracheno ha annunciato il suo ingresso a Mosul, per la prima volta dal luglio 2014, quando la seconda città irachena fu conquistata dall'Isis. Le truppe sono entrate nelle aree "sulla riva sinistra" del fiume Tigri, che divide in due la città, ha annunciato il Comando delle operazioni congiunte. Per riva sinistra intende il lato orientale della città. Nello specifico, i soldati iracheni sono entrati a Judaidat Al-Mufti, area sud-orientale di Mosul. Poco prima l'esercito iracheno aveva ripreso il controllo dell'edificio che ospita la tv ufficiale di Mosul, ai confini del quartiere di Kukyeli, porta di ingresso a est nella città.

"Basta lagne per le chiese crollate..." Facci, frase-siluro sul Papa e il sisma

Facci: "Basta lagne per le chiese crollate..." Frase-Siluro


di Filippo Facci



Conoscevo gli italiani casa e chiesa, non chiesa e casa. Ma non serve essere anticlericali per chiedersi se non stiamo esagerando (forse) con i pianti e i preventivi per danni alle chiese, per le crepe nei campanili, per i crolli delle basiliche già simboli della cristianità eccetera: anche all'italiano più artisticamente sensibile, uno che magari sia impiegato ai Beni Culturali, vorrei chiedere se avrebbe più urgenza di restaurare la Basilica di Norcia - dove non abita nessuno - o il tetto di casa sua, così da smettere di vivere in una tenda con moglie e figli.

È chiaro che a fare il giro del mondo sono le immagini devastate di un patrimonio che riporta alle nostre radici e alla nostra identità e alla nostra storia, è chiaro che i turisti vengono a visitare gli antichi borghi e non una schiera di casette di legno costruite in Alto Adige: non fatemi dire queste cose ovvie. Ma al centesimo articolo di giornale che invoca anzitutto i fondi per ripristinare i simboli del monachesimo benedettino, beh, mi chiedo se uno sfollato abbia pagato le tasse tutta la vita perché un tetto sulla testa ce l'abbia prima lui o prima Santa Maria Argentea. Ci sono più di 40mila sfollati da assistere tra Marche, Lazio, Abruzzo e Umbria, di cui solo 3mila nella Norcia della famosa basilica: prima loro, grazie. Prima i simboli del presente, poi quelli del passato. Quanto al Vaticano, ora sa che farsene dell' 8 per mille.

Referendum tra 1 mese? Fermi tutti Può saltare, cosa succederà dopo

Referendum, cosa succede se viene accolto il ricorso di Valerio Onida



Un mese al referendum? Forse. Perchè il Tribunale civile di Milano sta valutando in queste ore il ricorso contro la consultazione popolare presentato dal costituzionalista Valerio Onida. L'eventuale accoglimento del ricorso potrebbe portare a una ordinanza con la quale il tribunale rimanda alla Consulta la decisione sul possibile "spacchettamento" del quesito referendario. E la Corte costituzionale, salvo una irrituale e frettolosa auto-convocazione immediata, finirebbe per pronunciarsi in primavera.

L'effetto immediato sarebbe lo slittamento della consultazione, che potrebbe addirittura favorire Renzi e il fronte del "sì" visto che al momento i "no" sono dati decisamente in vantaggio, quando mancano appena 33 giorni alla data prevista. Tempo, quello di un eventuale rinvio, che Renzi, secondo quanto trapela dai palazzi ed è riportato dal quotidiano La Stampa, Renzi potrebbe utilizzare per mettere mano alla legge elettorale, sì da allargare il fronte che sostiene il "sì", e per mettere mano al partito con una apertura alla minoranza che potrebbe realizzarsi tramite una "reggenza" del partito affidata a due "vice": un esponente dell'area renziana e uno della minoranza interna al Pd.

martedì 1 novembre 2016

Caivano (Na): Commemorazione Defunti Navetta, non per tutti?

L'Amministrazione Monopoli dove ci vede e dove ci cieca?


di Gaetano Daniele



L'amministrazione comunale, per la commemorazione dei defunti, come si evince da un Manifesto apparso sui muri della Caivano bene, assicura il trasporto Navetta per i cittadini che necessitano di tale servizio: Anziani, Diversamente Abili, e a chi purtroppo non dispone di una auto propria. Ma non per tutti. Cosi, alcuni residenti del Parco Verde, lamentano questo disservizio che ancora una volta isola gli abitanti del Rione. Perchè? Così chiosa Antonio Annavale, uno che alle scorse elezioni ha sostenuto a spada tratta proprio l'amministrazione Monopoli: "Nel manifesto che non e` stato affisso all'interno del Rione Parco Verde, si evidenzia il percorso della navetta, forse, e sottolineo il forse, si pensa che percorrere Via Enrico De Nicola (tra l'altro percorso obbligato per il Cimitero), si e` pensato di servire l'utenza sita all'interno del Rione Parco Verde? non e` così! In quanto vi sono 3 passaggi attraverso i quali si arriva al Cimitero, e, siccome il Parco Verde è abbastanza vasto, per consentire agli stessi abitanti di usufruire della Navetta, era necessario che la stessa vi entrasse all'interno del Rione, appunto, per garantire il servizio alle tante persone, anziane e non, che non possono raggiungere il cimitero facilmente". Pronta la risposta del Consigliere comunale di Noi Insieme, Angelo Marzano:"Questa mattina mi sono subito attivato per chiarire la questione ed ho ottenuto che la stessa navetta passasse anche all'interno del parco e non solo lungo la strada limitrofa. Spero che ciò avvenga, visto che ho interpellato direttamente il responsabile della navetta". Insomma, bene dice un altro cittadino Garofalo Giuseppe: "Caro consigliere comunale, Angelo Marzano, tutto questo doveva essere una vostra prerogativa, a monte, e non aspettare lamentele prima di intervenire. E' evidente che all'interno del Parco Verde, nessuno ci considera..."

Concludendo: Navetta sì Navetta no, è necessario, prima di offrire un servizio utilissimo e nobile ai cittadini di Caivano, assicurarsi che questo sia realmente un servizio e non un disservizio, ma soprattutto che non crei dissapori tra la gente in quartieri di seria A e quartieri di serie B. Detta alla maniera nostra: "Dove ci vede e dove ci cieca". 

"Tutta la verità sulla magnitudo 7.1" Cos'è successo domenica a Norcia

Ingv, tutta la verità sul terremoto e la magnitudo 7.1



"Noi con la magnitudo 7.1 non c'entriamo". Intervistato dal Corriere della Sera, il presidente dell'Ingv Carlo Doglioni cerca di fare chiarezza dopo le polemiche che hanno coinvolto l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia nei convulsi minuti del terremoto di domenica mattina. I siti comunicano una prima magnitudo di 7.1, devastante. L'Ingv corregge al ribasso al 6.1 e infine attesta il 6.5. Per alcuni complottisti (seduti anche in Parlamento, come la grillina Blundo), sarebbe la prova di un "addomesticamento" addirittura da parte del governo, per evitare di pagare il risarcimento completo alle vittime che hanno perso la casa. Una bufala, questa, dura a morire e che spunta fuori dopo ogni sisma. 

"Il valore di 7.1 non è uscito certo dal nostro istituto - spiega Doglioni -. Quando c'è stato il terremoto il sito del nostro istituto è andato letteralmente in tilt per i troppi contatti. È probabile che qualche giornalista sia andato a cercare altrove il dato della magnitudo e sia incappato in quel numero lì", magari su un sito straniero, "americano, oppure tedesco, oppure chissà. Io non lo so e non mi importa sapere. So soltanto quello che abbiamo dato noi".

Perché quella correzione al rialzo? "Come primo dato la magnitudo calcolata in maniera automatica con una stima, come sempre. E questa volta come prima stima abbiamo dato 6.1. Si deve tenere presente che oltre i valori di 6-6.1 gli strumenti si saturano. Quindi dopo l'intervento della macchina che agisce in maniera automatica c'è l'intervento umano", che tiene conto di infinite varianti, dalla "forma d'onda dei sismografi" alla caratteristiche geo-morfologiche della zona colpita. "A volte i due valori coincidono, anche se raramente. In questo caso dopo la prima stima automatica abbiamo valutato la vera magnitudo di questo terremoto in 6.5. Era già successo per il terremoto dell'Aquila: la prima stima automatica parlava di 5.9, dopo è venuto fuori 6.3". Alcuni siti americani hanno parlato di magnitudo 6.6, perché, spiega Dogliani, "fanno un calcolo sui nostri terremoti presupponendo un modello omogeneo di terra. E questa approssimazione porta necessariamente a risultati diversi. Noi il nostro terreno italiano lo conosciamo molto meglio di loro".