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venerdì 11 novembre 2016

Dramma Garozzo, l'olimpionico italiano: va a vedere la Juve, gli rubano l'oro

Il dramma di Garozzo, l'olimpionico italiano: va a vedere la Juve, gli rubano l'oro



Daniele Garozzo è stato derubato della medaglia d'oro olimpica nel fioretto individuale vinta lo scorso 7 agosto a Rio, il furto nei giorni scorsi mentre lo schermidore siciliano si recava in treno a Torino, dove allo Juventus Stadium sarebbe stato ospite della società bianconera per assistere al match contro il Napoli, e in quella occasione ha donato al Museo dello stadio bianconero il giubbotto con cui ha vinto l'Olimpiade. Un grande dispiacere per l'atleta del Gruppo Sportivo delle Fiamme Gialle, che però prende con filosofia quanto accaduto, mostrando ancora una volta la positività che lo ha sempre contraddistinto: 

"Non è stato un bel risveglio su quel treno - le sue parole - e, certo, la delusione è stata fortissima. La medaglia era custodita in uno scrigno e chi l'ha presa ha creduto di mettere le mani su qualcosa di materialmente prezioso. Per me lo era perché la medaglia aveva il sapore di un percorso portato a termine, un ricordo da condividere negli anni. Ma io sono un ansioso ottimista e quindi guardo al futuro e alle altre medaglie che spero di poter conquistare e quindi non è successo niente di grave, se non il furto in se stesso. Se poi me la volessero restituire, la rimetterei nel posto dov'è giusto che stia, sul comodino vicino al mio letto".

L'ultima mossa elettorale di Renzi. La clamorosa lettera: cos'ha scritto

L'ultima mossa elettorale di Renzi. La clamorosa lettera: cos'ha scritto



"Non so se sia già arrivata la lettera del presidente del Consiglio agli italiani all’estero", anticipa Maria Elena Boschi, "probabilmente verrà nelle prossime settimane". Arriverà "contemporaneamente alla scheda elettorale. Non insieme fisicamente, che poi scatta la polemica", ironizza.

Già. Perché l'ultima mossa elettorale di Matteo Renzi sarebbe proprio una lettera per i nostri connazionali che vivono fuori dall'Italia. "Siamo a un bivio, possiamo scegliere tra il non cambiare nulla o riformare il nostro Paese" è uno dei passaggi della missiva che sarà inviata nelle prossime settimane. E "dipende da voi", conclude.

La lettera innanzitutto indica le istruzioni sulle modalità di voto per posta e invita i nostri concittadini a esprimersi sul referendum costituzionale. Nella lettera si spiega come l'Italia goda di un grande rispetto internazionale anche per la stabilità che ha raggiunto. Tra gli altri passaggi della lettera, secondo quanto si apprende, le ragioni per cui votare Sì, a partire dalla fine del bicameralismo paritario e la riduzione del numero dei parlamentari.

Gli ignoranti non devono votare: Napolitano, il pensiero-vergogna

Gli ignoranti non devono votare: la frase bestiale di Napolitano



La vittoria di Donald Trump "è intrisa di molta demagogia, irragionevolezza, carica distruttiva e disgregativa", e "nasce come reazione di tutti i colpiti e gli insoddisfatti dal processo di globalizzazione e dal ruolo, semplicisticamente demonizzato, di ogni tipo di establishment e di ogni assetto di potere". Il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un intervento pubblicato sulla Stampa commenta amareggiato il risultato delle elezioni americane: "L'impensabile è accaduto, e occorre ora farsene una ragione e guardare a quel che può seguire, ai rischi che si possono concretizzare non solo per l’America ma per l’Europa e per il mondo, e prepararsi a cogliere contraddizioni e opportunità che possono già intravedersi". E farsene una ragione significa "ragionare su un'ondata di rigetto, che stiamo già vivendo in Europa, da parte di larghi strati sociali e di opinione, di istituzioni e di regole volte tradizionalmente a regolare la vita delle nostre società e dei nostri Stati, la gestione delle relazioni internazionali e lo sviluppo mondiale", scrive Napolitano.

"Dinanzi alle crisi finanziarie ed economiche", analizza l'ex capo dello Stato, "non sono valse le politiche di austerità perseguite in Europa ma nemmeno ha persuaso negli Stati Uniti l'opposta politica, in chiave espansiva e interventista, portata avanti dall'amministrazione Obama e magari frettolosamente idoleggiata qua e là in Europa". Per questo "esce dal voto dell'8 novembre più che mai aperto e da riconsiderare a fondo il capitolo di un rinnovamento e di un rilancio delle politiche di crescita e benessere e in particolare di superamento di disuguaglianze crescenti".

giovedì 10 novembre 2016

Annunziata, lezione alla sinistra: l'analisi (lucida) sulla vittoria del "mostro" Trump

Annunziata, l'analisi sulla vittoria di Trump: una lezione alla sinistra berciante



In una sinistra che bercia e accusa, che parla di fine del mondo e di cataclismi, spicca l'analisi di Lucia Annunziata sull'HuffingtonPost. E spicca non per il berciare, ma per la lucidità. Senza pregiudizi, la direttrice analizza cosa ha spinto Donald Trump alla Casa Bianca, partendo da alcuni "dati fondamentali della economia Usa". Dunque parla della ripresa che stenta e della diseguaglianza sociale in perenne crescita. Dunque Annunziata scrive: "Che questi numeri abbiano alimentato sfiducia nella competenza e nell'onestà della classe dirigente, rabbia nei confronti delle banche, disprezzo per l'incestuoso rapporto fra politici, intellettuali, e corporation, non provoca nessuna meraviglia".

Dunque sottolinea che "il consenso di Donald Trump è stato ottenuto soprattutto negli stati industriali, e la sua vittoria va riconosciuta come fortemente radicata in questo scontento del mondo del lavoro, del declino della classe media". Inoltre si mette in luce come la lista degli stati dove Trump ha vinto si sovrappone perfettamente "con quella identificata dall'economista del Mit David Autor come la mappa degli stati dove maggiore è stato l'impatto delle importazioni cinesi - impatto stimato nella perdita di 2 milioni di lavoro tra il 1999 e il 2011".

Insomma, sottolinea l'Annunziata, "la vittoria di questo imprevisto e imprevedibile candidato fuori dalle righe, e fuori dalla tradizione, va considerata la prima piattaforma politica che nasce in risposta alla crisi che dal 2007 ha cambiato il volto degli Stati Uniti e del resto del mondo". Per la direttrice, insomma, "il successo del Tycoon costituisce l'esplosione del sistema dei partiti americani". E ancora, aggiunge, "è significativo che il nuovo presidente arrivi a Washington spinto da un voto che pone al suo centro proprio quel mondo del lavoro che in questi anni dai partiti tradizionali è stato sottovalutato, messo da parte, se non addirittura abbandonato". Un'analisi lucida, condivisibile o meno ma per certo ficcante. Una lezione all'intellighenzia di sinistra, a cui la Annunziata appartiene, ma da cui prende le distanze con un commento che non lascia spazio a pregiudizi.

Italia tra i venti paesi più pericolosi Clima impazzito: cosa ci succederà

"Clima impazzito, Mediterraneo a rischio": il dossier che terrorizza l'Italia



C'è l'Italia nella classifica delle nazioni più colpite da eventi naturali "estremi" come alluvioni e siccità. A lanciare l'allarme inatteso, da Marrakech dove si sta svolgendo la Conferenza Onu sul clima Cop22, è il think tank tedesco Germanwatch, "censendo" ondate di calore, piogge violente, frane, uragani, trombe d'aria. Negli ultimi 20 anni, ricorda il Corriere della Sera, sciagure come queste sono costate nel mondo 3.300 miliardi di dollari di danni negli ultimi 20 anni, 11.000 eventi meteorologici estremi che hanno provocato la morte di 530mila persone, senza contare chi ha peso la vita per le conseguenze sul lungo termine (per esempio carestie in seguito ai periodi di siccità). Tra 1996 e 2015 i Paesi più colpiti sono stati Honduras, Myanmar e Haiti ma nel 2015 è stata l'Africa a guidare la classifica con Mozambico (primo) davanti a Malawi, Ghana e Madagascar. Come detto, anche l'Italia ha pagato caro l'imprevedibilità crescente degli eventi climatici: 19esima in classifica, 174 morti (0,29 ogni 100.000 abitanti) e danni per 2 miliardi di dollari (lo 0,09 del Pil). Negli ultimi 20 anni siamo al 25° posto. Non è ancora chiaro il legame, eventuale, tra aumento della temperatura globale, cambiamento climatico e fenomeni estremi ma, assicura Maria Grazia Mudulla del Wwf, "tutti gli studi confermano che il Mediterraneo in particolare è una delle aree più a rischio. Anche per questo ci aspettiamo che l'Italia sia fra i Paesi che più spingeranno per azioni rapide verso la decarbonizzazione".

LA TRUFFA SULL'ISLAM Trump, la mossa suicida: cosa sparisce dal suo sito

Donald Trump cancella dal suo sito il divieto per i musulmani di entrare negli Usa



I toni sono cambiati, dalla campagna elettorale al posto voto. Se ne sono accorti tutti, ed era anche normale e da attendersi che fosse così. C'è poi chi dice che da presidente Donald Trump in realtà farà ben poco di quello che ha sbandierato ai suoi fans prima del voto, un po' per l'effettiva impossibilità di mettere in atto certe misure (come cacciare dal Paese 11 milioni di immigrati clandestini), un po' perché i suoi stessi consiglieri lo dissuaderanno da determinate prese di posizione per non spaccare in due il Paese. Pare, tuttavia, che questa "revisione" del programma elettorale sia già iniziata. Il quotidiano inglese Telegraph riferisce infatti che nel corso della notte dal sito di Trump è stato rimosso il proposito di vietare l’ingresso negli Stati Uniti ai musulmani.

Kim e Trump, subito apocalisse atomica "Adesso facci usare i missili nucleari"

Nord Corea, Kim Jong Un scrive a Trump: "Ci riconosca come potenza nucleare"



La Corea del Nord ha ribadito di voler esser riconosciuta come Stato in possesso di armi nucleari e ha esortato gli Stati uniti ad abbandonare le politiche fallimentarì di Barack Obama. In un editoriale pubblicato dall’agenzia statale Kcna, il regime di Kim Jong-un, fa sapere che «gli Stati Uniti devono riconoscere ufficialmente la Corea del Nord come potenza nucleare e applicare al paese le medesime politiche che attua per altri Stati con armi atomiche».

Secondo Pyongyang si è dimostrato che «le sanzioni imposte dall’amministrazione Obama contro la Corea del Nord non si sono tradotte in pratiche ed è impossibile forzare il paese a smantellare il suo arsenale nucleare». Nè nell’editoriale, né in altri articoli dei media statali si fa riferimento alla vittoria di Donald Trump alla presidenza americana, nella speranza di cambiamenti di politiche di Washington verso Pyongyang. Trump aveva infatti annunciato in campagna di voler invitare alla Casa Bianca Kim Jong-un, in contrasto con la linea dura adottata dall’amministrazione Obama che ha sempre richiesto un passo deciso verso la denuclearizzazione prima di iniziare qualsiasi contatto.