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giovedì 14 aprile 2016

Caivano (Na): Il Sindaco, le libertà violate e i soldi dei cittadini

Caivano (Na): Il Sindaco, le libertà violate e i soldi dei cittadini



di Domenico Acerra


Mi è giunta notizia che il comune di Caivano ha perso una causa promossa da una organizzazione sindacale perché ha leso il diritto alla libertà sindacale e ha violato le regole sulla concertazione coi sindacati stessi.

In sostanza la vicenda riguarda l'accorpamento dei settori operato dalla amministrazione comunale e la conseguente nomina dei funzionari competenti. In relazione a questa vicenda l'autorità giudiziaria adita ha ravvisato un comportamento antisindacale da parte del sindaco.

Voglio dire: un sindaco che viene eletto senza avere alcuna esperienza amministrativa valida alle spalle e che dopo pochi mesi dal suo insediamento scompone l'architettura degli uffici, promuove o rimuove i funzionari e, per giunta,  in questa attività non si consulta con le organizzazioni sindacali, non conmette orrori da matitone blu?

Due sono gli elementi che rilevano in questa vicenda. Primo una evidente incapacità amministrativa del sindaco che ha dimostrato di ignorare le norme sul procedimento amministrativo. Secondo il sindaco non conosce le regole della democrazia la più elementare delle quali è che quando si sta in una comunità le scelte si condividono con gli altri e non si impone niente a nessuno. Insomma, un sano bagno di democrazia non farebbe male a questo sindaco.

In ultimo, da cittadino, mi chiedo chi risarcira' il comune dei soldi che questo ha sostenuto per affrontare le spese della causa che poi ha perso. Ma si sa, gli amministratori conoscono una sola regola: le perdite si socializzano sempre.

domenica 10 aprile 2016

Baudo, l'umiliazione più grande: "Quando stavo con Katia..."

Pippo Baudo e l'umiliazione più grande: "Quando stavo con Katia...." , il ricordo doloroso



Pippo Baudo in'intervista a Il Giorno parla dell'apertura di Papa Bergoglio sulla comunione ai divorziati risposati. Ricorda quando nel 1987, lui  e Katia Ricciarelli fu clamorosamente cacciato dalla chiesa dove avrebbero dovuto partecipare come padrini a un battesimo. "Allora ero al culmine della popolarità. Il monsignore avrebbe potuto chiamarmi da parte e parlarmi in privato, invece mi affrontò sul sagrato davanti a duemila persone. 'Lei è indegno di entrare in chiesa!', tuonò davanti a tutti. Io gli replicai: 'C' è modo e modo di affrontare ogni questione. Lei è un prete e ha diritto di rispettare la dottrina, ma farlo davanti a tutti significa cercare di umiliarmi.Come monsignore la rispetto, ma come uomo si è comportato male'. Oggi, dopo le parole del Papa, una cosa del genere non sarebbe più possibile. Ci furono anche risvolti comici: la mamma si mise a cercare reneticamente un nuovo padrino, noi andammo ad aspettarli al ristorante. Ma invece di un'ora ne passarono parecchie e il pranzo fu un disastro: era tutto freddo, il cibo immangiabile".. 

Vespa sbatte la porta, una lettera feroce La difesa: "Ricordate quando Biagi...?"

Vespa scrive la sua difesa: e ricorda Enzo Biagi



Parla Bruno Vespa. Dopo i tanti commenti, le critiche di cui è stato vittima dopo l'intervista al figlio di Totò Riina, il giornalista scrive una lettera al Corriere della Sera e si difende. "Se Adolf Hitler risalisse per un giorno dall'inferno e mi offrisse di intervistarlo, temo che dovrei rifiutare". Spiega che la "Storia è stata scritta dai cattivi" e che "compito dei cronisti è intervistarli per approfondire e mostrare l' immagine della Cattiveria. Aveva ragione nel gennaio del '91 il governo Andreotti a voler bloccare (senza riuscirci) la mia intervista a Saddam Hussein alla immediata vigilia della prima Guerra del Golfo perché il dittatore iracheno era un nostro nemico?" Vespa spiega che quando gli si è prospettata la possibilità di intervistare il mafioso, ne ha parlato con il nuovo direttore di Raiuno e ha realizzato un'intervista un cui - spiega - " credo di aver mosso al giovane Riina le obiezioni di una persona di buonsenso mostrandogli anche le immagini delle stragi di Capaci e di via D' Amelio e dell'arresto di suo padre. Ho riportato dall'incontro l'impressione che avevo riportato dal libro: un mafioso con l'orgoglio di esserlo. Era utile che il pubblico conoscesse il volto della nuova mafia? A mio giudizio sì, perché solo conoscendo la mafia la gente acquisisce la consapevolezza di doverla combattere".

Il passato - Ricorda l'intervista di Biagi a Michele Sindona. "Prima di entrare nel merito ci fu una piacevole introduzione sui pasti del detenuto e sulla qualità delle sue letture. L'avvocato Ambrosoli era stato ucciso tre anni prima. La Commissione antimafia - che già esisteva - non batté ciglio. Lo stesso Biagi intervistò liberamente Luciano Liggio, il maestro di Totò Riina, il capo dei capi dei primi anni Sessanta. E Tommaso Buscetta, che spiegò come funzionava la Cupola, ma non pianse certo pentito sulla spalla del grande giornalista. Altra intervista famosa fu quella di Biagi al terrorista nero Stefano Delle Chiaie. Non ricordo che siano stati parallelamente ascoltati i parenti delle vittime". Ci fu chi come Jo Marrazzo, intervistò il capo della 'ndrangheta Giuseppe Piromalli e il capo della camorra Raffaele Cutolo. "Ricevette meritati complimenti. Come li ricevette Sergio Zavoli per aver intervistato tutti i terroristi (non pentiti) disposti a rispondere alle sue domande". E poi ancora Vespa ricorda Massimo Cinacimino, figlio di Vito, ospite d'onore di Santoro. 

Immigrato stupra una 17enne disabile: la decisione sconcertante dei giudici

Immigrato stupra 17enne disabile: la sconcertante decisione dei giudici



Un violentatore di nazionalità bengalese, nel maggio di due anni fa, aveva stuprato una ragazzina disabile. L'orrore è avvenuto a Padova: il protagonista dell'orrore si chiama Zahirul Zahirul, 42 anni, originario del Bangladesh. Aveva adescato la ragazzina, all'epoca di 17 anni, che in quei giorni era ospite dai nonni in città: lei era in giro col cane, lui la ha avvicinata e la ha convinta ad entrare nel suo garage. Là dentro si consuma la violenza: l'aguzzino, alla fine, le fa anche due regali, a ricordarle l'orrore subito (una lattina di Coca Cola e un mazzo di fiori).

Quando la ragazzina torna a casa, i nonni subito capiscono che ci sia qualcosa che non va. Si insospettiscono e chiamano la polizia. La storia emerge in tutto il suo orrore, e il bengalese viene arrestato il 23 maggio 2014. La ragazzina - afflitta da un ritardo mentale di media entità - aveva raccontato tutto ciò che aveva subito (inoltre, nel corso delle indagini, sui pantaloni della minorenne è stato ritrovato il Dna dell'uomo).

Ma un fatto ancor più sconcertante deve ancora avvenire. E avviene - due volte - in tribunale. Il primo fatto, in primo grado: il giudice dell'udienza preliminare gli dà quattro anni di carcere con lo sconto previsto dal rito abbreviato. Quattro anni per una violenza sessuale su una minore disabile. Il secondo fatto, ancor più sconcertante: la Corte d'Appello di Venezia ha dimezzato la pena al bengalese, portandola a due anni e quattro mesi. I giudici infatti hanno ricalcolato la pena partendo dal minimo edittale di cinque anni e gli hanno riconosciuto le attenuanti che non aveva ottenuto in primo grado. Come se non bastasse, sono state revocate anche le misure di sicurezza.

Dunque, in sintesi, il bengalese si è fatto soltanto otto mesi di carcere dei quattro anni previsti: ora è ai domiciliari, e in virtù dell'ultimo verdetto, come spiega Il Giornale, potrà presto tornare in libertà. Probabilmente, prima dell'estate potrà ottenere la definitiva scarcerazione.

Regeni, altra vergogna dell'Egitto: "Non vi daremo mai i nostri tabulati"

Regeni, altra vergogna dell'Egitto: "Non vi daremo mai i nostri tabulati"



Un nuovo sfregio dell'Egitto a Giulio Regeni. Il procuratore generale aggiunto egiziano, Mostafa Soliman, ha affermato che non saranno consegnati i tabulati telefonici relativi al caso poiché "sarebbe contro la Costituzioni e le leggi vigenti egiziani". Soliman ha poi aggiunto che "non li consegneremo mai". Tabulati vietati, dunque. Quei tabulati che potrebbero aiutare a risolvere il caso del nostro connazionale brutalmente torturato e poi ucciso.

Il procuratore capo del Cairo ha poi confermato che la procura egiziana "non poteva fornire i tabulati delle telefonate di migliaia o, forse, di un milione di persone. Gli italiani ci hanno chiesto le telefonate di tutte le persone presenti nei posti dove è scomparso e dove è stato ritrovato Regeni. Si tratta di migliaia, forse un milione di telefonate - ha ribadito -. La parte egiziana ha rifiutato questa richiesta non per nascondere qualcosa, ma perché la Costituzione egiziana vieta di fornire informazioni di questo tipo. Abbiamo spiegato che, in base alla Costituzione, non abbiamo i poteri di fornire queste informazioni", ha rimarcato.

Abrini, il terrorista islamico confessa: "Sì, ero io l'uomo con il cappello"

Abrini, il terrorista islamico confessa: "Sì, ero io l'uomo con il cappello"



La procura Federale belga ha rivelato che Mohammed Abrini era "l’uomo con il cappello", come è stato soprannominato dai media, ovvero il terzo uomo del commando terrorista che si fece esplodere il 22 marzo all’aeroporto Zaventem di Beruxelles. Dopo le conferme della procura, quelle del diretto interessato: Abrini ha ammesso di essere "l'uomo col cappello" (lo hanno riferito i media belgi Echo e Rtbf).

Era lui, dunque, il terzo uomo del commando suicida che appare nelle registrazione video a Zaventem. Insieme ai due complici si fece saltare in aria. Abrini compariva nelle immagini delle telecamere di sicurezza dell'aeroporto in compagnia degli altri due kamikaze dello scalo, e haa spiegato di "avere buttato il suo gilet nella spazzatura e di avere poi venduto il suo cappello".

Albrini, arrestato venerdì ad Anderlecht, non portò a termine il suo piano perché il suo ordigno, nascosto in una valigia, non esplose. Abrini è una delle sei persone arrestate nelle ultime ore a Bruxelles. Era il super-ricercato dopo gli attacchi del 13 novembre a Parigi, poiché ritenuto complice di Salah Abdeslam. Con Salah era stato ripreso dalle telecamere di sicurezza due giorni prima degli attacchi nella capitale francese, cioè l'11 novembre, in una pompa di benzina a Ressons, lungo l'autostrada in direzione di Parigi.

Lo sfogo amaro della Guidi con gli amici: "Lascio casa", ecco dove si è rifugiata

Lo sfogo amaro della Guidi con gli amici: "Lascio casa", ecco dove si è rifugiata



Da giorni il governo è nell'occhio del ciclone dopo lo scandalo del petrolio in Basilicata, con la diffusione delle intercettazioni tra l'ex ministro Federica Guidi e il suo fidanzato, Gianluca Gemelli. Proprio le telefonate tra i due non hanno fatto emergere solo un possibile condizionamento dei provvedimenti del governo da parte di aziende interessate, in particolare quella di Gemelli. Quelle conversazioni hanno raccontato di un legame ormai logorato da tempo, con la Guidi sempre più furiosa verso il fidanzato, accusato di averla usata e sfruttata. Secondo quanto racconta il Corriere della sera, gli amici della Guidi dicono che i due non si vedono da giorni e lei non ha nessuna intenzione di incontrarlo, anche per questioni di opportunità. La situazione per la Guidi è delicatissima e rischia nuove accuse, considerando che Gemelli avrebbe più volte provato a tirarla in mezzo agli interessi di un gruppo di pressione su politici e imprenditori, così da confezionare leggi ad hoc.

La fuga - Con tutto il caos accaduto negli ultimi giorni, la Guidi ha deciso di "chiudere la casa di Roma" e trasferirsi nel casale in campagna a Castelnuovo Rangone, vicino Maranello. E poi ha intenzione di gettarsi di nuovo in azienda perché, ha detto agli amici, che è ora di: "ricostruire e ricostruirsi"
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