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giovedì 19 marzo 2015

Tunisi, l'ipotesi di Toni Capuozzo: "Gli italiani obiettivo principale dell'attacco terroristico al museo del Bardo"

Tunisi, l'ipotesi di Toni Capuozzo: "Gli italiani obiettivo principale dell'attacco terroristico al museo del Bardo"





L'obiettivo principale dei terroristi dell'attacco a Tunisi erano i turisti italiani. A sollevare il sospetto è l'inviato speciale di Mediaset Toni Capuozzo che su Facebook traccia uno scenario preoccupante. Secondo Capuozzo, infatti, i terroristi sapevano dell'arrivo della nave da crociera italiana, quindi la scelta del giorno non è casuale. E poi c'è un altro dettaglio che va a incastrarsi: uno degli attentatori parlava italiano, per lui sarebbe stato più semplice identificare i turisti nel museo. E infine c'è l'ipotesi di Capuozzo sul motivo che avrebbe spinto i terroristi a colpire proprio gli italiani: il possibile impegno dell'Italia in Libia.

mercoledì 18 marzo 2015

STRAGE DI TUNISI, SALGONO LE VITTIME: "Quattro gli italiani morti", 22 le vittime

STRAGE DI TUNISI, SALGONO LE VITTIME: "Quattro gli italiani morti", 22 le vittime





L'incubo del terrorismo islamico piomba sulla Tunisia: l'Isis avrebbe già rivendicato l'ultima strage. Il bilancio si aggrava di minuto in minuto: le ultime notizie riferite dai media locali parlando di 22 morti (di cui 20 stranieri) e oltre 50 feriti. In particolare si farebbe drammatico il bilancio delle vittime italiane, che secondo fonti locali (poi confermate dalla farnesina) sarebbero quattro: una vittima è stata confermata, mentre delle altre danno conto Al Jazeera e i media tunisini. Inizialmente i media locali parlavano di otto-nove vittime complessive, un bilancio che si è aggravato in maniera drammatica. Le cifre sono ancora provvisorie. Ai ventidue morti, si aggiunge poi un agente di polizia ucciso nel corso del blitz contro i terroristi, due dei quali sarebbero stati a loro uccisi. Nel mirino il Parlamento e il Museo del Bardo, dove diversi italiani sono stati tenuti in ostaggio. 

"Strage di turisti: 19 morti, 2 italiani" L'Isis rivendica la mattanza a Tunisi

Tunisi, attacco terroristico al museo Bardo e al Parlamento: "Diciannove morti, due italiani. Molti feriti"





L'incubo del terrorismo islamico piomba sulla Tunisia: l'Isis avrebbe già rivendicato l'ultima strage. Il bilancio si aggrava di minuto in minuto: le ultime notizie riferite dai media locali parlando di 19 morti (di cui 17 stranieri) e 21 feriti. Tra le vittime ci sarebbero anche due italiani: uno sarebbe stato confermato, mentre la notizia del secondo connazionale morto è stata riferita dall'emittente Al Jazeera. Per ora la Farnesina non conferma le notizie e riferisce soltanto di due connazionali feriti (contro gli otto di cui parlano i media locali) e di altri 100 tratti in salvo. Inizialmente i media locali parlavano di otto-nove vittime, un bilancio che si è aggravato in maniera drammatica. Le cifre sono ancora provvisorie. Ai diciannove morti, si aggiunge poi un agente di polizia ucciso nel corso del blitz contro i terroristi, due dei quali sarebbero stati a loro uccisi. Nel mirino il Parlamento e il Museo del Bardo, dove diversi italiani sono stati tenuti in ostaggio. 

Il blitz - Dopo l'attacco del commando composto da tre persone, le forze di sicurezza locali hanno eseguito un blitz anti-terrorismo. Stando alle notizie filtrate uno dei presunti responsabili dell'attacco al Bardo è stato arrestato. Successivamente gli altri due complici, circondati in edifici che appartengono al Parlamento, sono stati uccisi dalle teste di cuoio. Nel blitz, come detto, è morto anche un agente. Le notizie sono riferite a Efe da fonti della sicurezza, che precisano che l'arrestato è uno studente di 22 anni. Secondo i media tunisini l'attacco rivendicato dall'Isis (anche se sulla rivendicazione manca ancora una conferma) sarebbe una risposta a un'operazione di polizia contro i terroristi avvenuta pochi giorni prima. Al termine del blitz, il direttore del museo ha dichiarato: "La situazione sul posto è sotto controllo".

La dinamica - Il commando di tre terroristi armati di kalashnikov (travestiti da soldati locali) ha prima tentato l'assalto al Parlamento: nell'edificio che lo ospita, a Tunisi, sono stati esplosi diversi colpi d'arma da fuoco. Poco dopo i terroristi hanno fatto irruzione al vicino museo Bardo, che si trova a pochi centinaia di metri. Il commando ha esploso diversi colpi, uccidendo almeno 17 turisti di nazionalità differenti (lo comunica il governo tunisino; le altre due vittime civili sono tunisine, una delle quali era un impiegato del Bardo). I terroristi hanno preso in ostaggio diversi turisti (nella foto). Secondo alcune indiscrezioni i prigionieri sarebbero degli italiani sbarcati in mattinata dalla nave Costa Fascinosa, in attesa di ripartire per Palma di Maiorca. Al momento del blitz nel museo erano presenti almeno 200 turisti. 

La Farnesina - Il ministero degli Esteri ha reso noto di essere al lavoro per accertare il coinvolgimento di connazionali. Le prime informazioni diffuse dal ministero degli Esteri riferiscono di "due italiani feriti" mentre, come detto, altri 100 sono stati messi al sicuro. Tra gli ostaggi italiani all'interno del museo ci sarebbero stati anche quattro dipendenti del comune di Torino. I quattro farebbero parte di un gruppo di colleghi di Palazzo Civico, partiti per una vacanza organizzata dal dopolavoro del Comune. I quattro dipendenti sono Carolina Bottari, Antonella Sesino, Antonietta Santoro e Anna Abbagnale.

"Un paese sicuro" - Solo il giorno prima dell'attacco, il ministro del Turismo tunisino, Selma Ellouni Rekik, aveva rivolto un appello ai visitatori stranieri: "La Tunisia è un Paese sicuro che può essere visitato tranquillamente. Certamente la situazione in Libia - spiegava in un'intervista all'Ansa - non ci aiuta, come avviene sempre quando ci sono problemi in paesi vicini, ma le nostre frontiere sono assolutamente impermeabili a qualunque tentativo di infiltrazione. Non c'è nessun problema di sicurezza in Tunisia, è tutto sotto controllo".

Maurizio Lupi, il figlio e gli amici del figlio: le intercettazioni che imbarazzano il ministro

Grandi Opere, così Maurizio Lupi ha chiesto un lavoro per il figlio e gli amici del figlio





Una decina di intercettazioni, allegate agli atti dell'inchiesta Grandi Opere, dimostrerebbero come Maurizio Lupi abbia chiesto esplicitamente al potente funzionario Ettore Incalza di trovare un lavoro al figlio Luca, da poco laureato in Ingegneria. Tutto inizia, secondo le conversazioni registrate dai Ros e pubblicate da Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, i primi giorni di gennaio 2014. Alla fine del mese, tutto era già risolto con un incarico per il giovane Lupi in un cantiere dell'Eni dove l'imprenditore Stefano Perotti (anche lui finito in manette) aveva ottenuto la direzione dei lavori. Evidentemente però non era stato sufficiente. Scrive il giudice nell' ordinanza di cattura: "L'aiuto fornito da Stefano Perotti a Luca Lupi non è limitato al conferimento dell' incarico sopra descritto. Il 4 febbraio 2015 Perotti chiede all'amico Tommaso Boralevi che lavora negli Stati Uniti, di dare assistenza ad un loro ingegnere che al momento lavora presso lo studio Mor e verrà impiegato a New York. E dice: "Lavorerà in una prima fase per lo studio Mor come commerciale per cercargli delle opportunità eccetera. Gli abbiamo dato anche noi un incarico collegato per le nostre attività di direzione lavori, management, te lo volevo mettere in contatto che sicuramente tu che sei una specie di motore acceso qualche dritta gliela puoi dare no?".

Gli amici di Luca - Il "sistema", scrive la Sarzanini, viene utilizzato da Luca Lupi anche per aiutare i suoi amici. Intercettando l'account di Franco Cavallo, definito nelle conversazioni "l'uomo di Lupi", ma collaboratore stretto anche di Perotti e molto legato ai proprietari della cooperativa "La Cascina", gli investigatori scoprono che il 10 novembre 2013 ricevette una mail con la seguente nota: "Ciao Franco, sono Paolo, l' amico di Luca Lupi, in allegato il mio CV. domani ti scrivo, grazie mille ciao. Paolo Androni". Tre giorni dopo lui la girò a un amico imprenditore Rizzani de Eccher: "Claudio ti inoltro il CV di un amico del figlio di Mauri interessato a lavorare in Russia/Ucraina. È un bravo ragazzo. Se puoi valutarlo te ne sarei grato. Nel frattempo lo farò conoscere a Giovanni. Come sempre grazie Frank". E dopo altri quattro giorni lo stesso testo fu mandato a Giovanni Li Calzi, anche lui indagato con l' accusa di far parte dell'entourage di Incalza e Perotti.

Anm: "Schiaffi ai pm, coccole ai corrotti" Botte da orbi tra magistrati e Renzi

L'Anm: "Lo Stato coccola i corrotti e schiaffeggia i magistrati"




Rodolfo Sabelli Presidente Anm

“Lo stato che funziona dovrebbe prendere a schiaffi i corrotti e accarezzare chi esercita il controllo della legalità". Lo ha detto a Unomattina, il presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli riferendosi all’inchiesta sulle grandi opere di Firenze. Ma, ha sottolineato il presidente di Anm, invece "i magistrati sono stati schiaffeggiati e i corrotti accarezzati". "Dove ci sono molti soldi è chiaro che ci sia il rischio che qualcuno voglia approfittarne. Vale in Italia come in qualsiasi altra parte del mondo. È lo Stato che deve darsi da fare per evitare il rischio di corruzione. Uno Stato che si rispetti dovrebbe prendere a schiaffi, diciamo virtualmente, i corrotti e accarezzare coloro che svolgono il controllo della legalità, cioè i magistrati. Invece purtroppo in Italia è accaduto l’esatto contrario". Rodolfo Sabelli, ha poi continuato: "Ricordo quando nel 1994, in piena Tangentopoli, ci si attendeva dal governo un intervento forte di contrasto alla corruzione invece fu approvato un decreto legge che vietava la custodia cautelare in carcere per coloro che erano imputati di corruzione. Così svariati indagati e imputati per corruzione furono scarcerati e andarono agli arresti domiciliari», aggiunge Sabelli che sottolinea: «Sono seguite altre carezze di questo tipo... Nel 2002 ad esempio ci fu la depenalizzazione di fatto del falso in bilancio e nel 2005 urono ridotti i termini di prescrizione. Chi semina vento, raccoglie tempesta...".

La replica di Renzi - Immediata la replica del premier: "Dire che lo Stato dà carezze ai corrotti e schiaffi ai magistrati è un falso, un farse falsa. Sostenere questo avendo responsabilità istituzionali è triste". Lo ha detto Matteo Renzi inaugurando l’anno accademico della scuola superiore di polizia. 

Premio Grinzane, soldi in nero ai vip Ecco come è finita per il patron Soria

Premio Grinzane, ridotta la condanna a Soria





Ridotta in Appello a otto anni e tre mesi la condanna a Giuliano Soria, l'ex patron del premio Grinzane Cavour a processo per l'uso improprio di fondi pubblici e maltrattamenti su due dipendenti. Lo ha deciso la corte di Torino presieduta dal giudice Elisidoro Rizzo. Soria, a cui sono state riconosciute le attenuanti generiche, è stato assolto per alcuni episodi mentre altri erano prescritti. In primo grado Soria era stato condannato a 14 anni e mezzo di carcere. La  corte d'appello ha anche condannato il fratello Angelo, ex dirigente della Regione Piemonte, a 4 anni 3 mesi e 15 giorni di reclusione e l'ex cuoco della scuola di cucina Icif, Bruno Libralon a un anno e 7 mesi con la condizionale. Confermata l'interdizione perpetua dai pubblici uffici per i due fratelli.

Lo scandalo del premio Grinzane ha travolto il salotto radical chic. Soria infatti ha accusato politici e celebrità, "colpevoli" di aver preso regali, essersi fatti pagare viaggi e soprattutto in nero. Tra i vip tirati in ballo, la "zarina" Mercedes Bresso, ex presidente del Piemonte e ora eurodeputata Pd, eppoi Isabella Ferrari, Giancarlo Giannini, Michele Placido, Charlotte Rampling, Eleonora Giorgi, Stefania Sandrelli.

Al Senato fanno marcia indietro Salta la norma sul divorzio lampo

Salta il divorzio lampo





Salta il divorzio lampo dal testo che riduce i tempi della separazione da tre anni a dodici mesi in caso di giudiziale e addirittura a sei mesi se l’addio è consensuale. Il Senato ha detto sì, con votazione per alzata di mano, alla proposta della relatrice Rosanna Filippin (Pd) di stralciare la norma. Il divorzio lampo era contenuto nell’articolo 1 del testo del disegno di legge sulla riforma del divorzio e poteva essere chiesto, anche in assenza di un periodo di separazione, da entrambi i coniugi con ricorso congiunto all’autorità giudiziaria competente quando non ci sono figli minori, figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave o figli con meno di 26 anni economicamente non autosufficienti.  Hanno votato a favore Ncd e Pd, contrari Sel, M5S i senatori Psi, ma anche la sentrice a vita Elena Cattaneo e il senatore di Gal Lucio Barani. Forza Italia ha dato libertà di voto.