Visualizzazioni totali

martedì 13 dicembre 2016

Champions Napoli, un disastro ai sorteggi: il Real agli ottavi. La Juve se la cava: trova il Porto

Napoli, un disastro ai sorteggi: il Real agli ottavi. La Juve se la cava: Porto



Urne amarissime per il Napoli: agli ottavi di Champions League la squadra di Maurizio Sarri incontrerà il Real Madrid. Lo spauracchio-Blancos ora è realtà. Il sorteggio, effettuato a Nyon, ha accoppiato il Napoli, che nel girone è arrivato primo, con la squadra di Zidane che invece aveva chiuso al secondo posto. Un sospiro di sollievo per la Juventus, che allo stesso modo rischiava di trovare i campioni in carica: i ragazzi di Massimiliano Allegri si incroceranno con il Porto, un sorteggio decisamente meno problematico.

Cristiano Ronaldo re del mondo: per la quarta volta Pallone d'oro

Cristiano Ronaldo re del mondo: per la quarta volta Pallone d'oro



Per la quarta volta Cristiano Ronaldo mette le mani sul Pallone d'Oro. Il titolo, che torna assegnato solo da France Football dopo la scissione con la Fifa, fa salire il portoghese del Real Madrid al secondo posto tra i pluripremiati staccando Platini, Cruyff e Van Basten - a tre - e portandosi a una sola lunghezza da Messi, a quota cinque. 

Gentiloni sfotte gli italiani in aula: "Quando me ne andrò a casa...?"

Paolo Gentiloni: "Il mio governo dura fino a che ha la fiducia"




Nel suo primo discorso da premier alla Camera, Paolo Gentiloni confessa: ce lo terremo a lungo, anzi a lunghissimo. "Lascio alla polemica politica il dibattito sulla durata del governo: il governo dura fin quando ha la fiducia del Parlamento, come dice la Costituzione". Chi spera che si torni presto alle urne può anche lasciarsi alle spalle ogni speranza. Le prospettive di questo governo non sono di breve né brevissimo periodo. Dunque, sulle dimissioni di Renzi, Gentiloni afferma: "Questa scelta non era obbligata ma era stata ampiamente annunciata da Renzi, ed averla compiuta è stata un atto di coerenza cui non solo noi della maggioranza ma tutti gli italiani che hanno a cuore la dignità della politica dovrebbero salutare con rispetto".

Secondo il premier, quello appena insediato è "un governo di responsabilità, garante della stabilità delle nostre istituzioni". Dunque Gentiloni ha spiegato che "il governo è pronto a intervenire per garantire la stabilità degli istituti e i risparmi dei cittadini". Dunque Gentiloni afferma che "l’Italia avrà una posizione molto netta su quelle che sono le nostre ragioni" sulla questione migranti. "Non è accettabile che passi di fatto il principio di un’Europa troppo severa su alcuni aspetti di politiche austerity e troppo tollerante nei confronti di Paesi che non accettano di condividere responsabilità comuni" sull’immigrazione.

Nel fiume di belle parole, Gentiloni aggiunge anche che "è nostra intenzione accompagnare e rafforzare la ripresa economica che finalmente e gradualmente, a nostro avviso molto lentamente, si sta manifestando anche nel nostro Paese". Sulla legge elettorale, il provvedimento più atteso, sottolinea che "il governo non sarà l’attore protagonista. Spetta a voi la responsabilità di trovare intese efficaci. Certo, il governo non starà alla finestra e cercherà di accompagnare e sollecitare il confronto". In attesa, forse un giorno, di poter finalmente tornare alle elezioni.

Boschi, da ministro a sottosegretario Il trionfo, la prova: Renzi è il premier

Maria Elena Boschi resta senza ministero, cosa farà adesso



Maria Elena Boschi non ha un ministero nel nuovo governo di Paolo Gentiloni. L'ex responsabile delle Riforme, considerata la madre di quella, bocciata al referendum, sul cambiamento della Costituzione, non è nella lista appena letta dal neo premier ma ha un ruolo comunque istituzionalmente importante, quello del sottosegretario alla presidenza del consiglio. Una signora promozione, quindi. E un evidente segno di continuità tra questo e il governo di Matteo Renzi

Gentiloni, un Vietnam in Parlamento I numeri: premier già condannato?

Gentiloni, un Vietnam in Parlamento. I numeri: premier già condannato?



Al neonato governo Gentiloni restano ancora poche ore da dedicare a brindisi e festeggiamenti per le nuove nomine e le relative conferme. Già martedì 13 dicembre l'esecutivo si dovrà presentare davanti alla Camera e al Senato per ricevere la fiducia da parte del Parlamento, due partite diverse ognuna con le sue criticità.

A Montecitorio, il Partito Democratico ha poco di cui preoccuparsi, potendo contare su un gruppo di 309 deputati, giusto sette in meno della soglia per la maggioranza. A questi vanno aggiunti i voti certi di Ncd, che può contare su una trentina di parlamentari e altri accasati nel gruppo misto.

Sarà a Palazzo Madama che la partita per Gentiloni potrà farsi più complessa. L'avvertimento rimasto inascoltato da parte di Denis Verdini ed Enrico Zanetti porterà a un riconteggio dei numeri della maggioranza al Senato tutt'altro che indolore per il Pd. Salvo sorprese, il nuovo governo può contare su una maggioranza di quasi 170 senatori, poche unità sopra la soglia di maggioranza di 161. Gentiloni non potrà contare sui 18 senatori che fanno riferimento al gruppo Ala - Scelta Civica, rimasti finora esclusi dalle nomine dell'esecutivo, rendendo così la maggioranza meno solida.

A tenere il pallino decisivo della partita a palazzo Madama sarà quindi Pierluigi Bersani, con i suoi 30 senatori della minoranza Dem. Sul primo voto di fiducia, Gentiloni dovrebbe passare indenne, ma Bersani pone una condizione: "Non mettiamo in dubbio la fiducia e il nostro via libera - ha detto - ma valuteremo volta per volta ciò che il governo farà, ci devono convincere".

D'Alema feroce, scava la fossa al governo La frase con cui ammazza il Pd (e Renzi)

D'Alema ferocissimo, scava la fossa al governo: la frase mortale su Renzi



Sull'esito delle prossime elezioni politiche per il Partito democratico ci sono nubi cupissime. Almeno stando a sentire Massimo D'Alema che, davanti all'elenco dei nuovi mininistri nominati da Paolo Gentiloni, non ha risparmiato il suo commento caustico: "Se la risposta all'esito del referendum, e al voto contrario dei giovani, è quella di spostare Alfano agli esteri per far posto a Minniti, allora abbiamo già perso 4 o 5 punti percentuali, e alle prossime elezioni sarà un'ondata". Una bordata la conserva direttamente per Matteo Renzi che ha rinfacciato alla minoranza Dem il risultato "politico" dell'ultimo referendum: "Dicono di aver preso il 40% dei voti, come mai nessuno prima - ha aggiunto D'Alema - allora devono rileggersi la storia: nel referendum sulla scala mobile, il Pci prese il 45% circa e poi alle elezioni ebbe il 27%. Fare il calcolo oggi è semplice".

Fuori Verdini, la furia di Mattarella: cosa c'è dietro la scelta di...Renzi

Fuori Verdini: una mossa di Renzi per decidere la data del voto



Nasce una sorta di Renzi-bis, pochi dubbi al riguardo: il governo di Paolo Gentiloni questo è. Tra le sorprese, una in particolare: non ha dato nulla di quanto chiesto a Denis Verdini. Il leader di Ala voleva uno o due ministeri per l'appoggio incondizionato al governo precedente e a quello nascituro, e Gentiloni (o meglio, Renzi) non gli ha concesso nulla. Verdini, infatti, non voterà la fiducia all'esecutivo. Con Gentiloni ha trovato spazio Maria Elena Boschi e tutta la vecchia guardia, nessuno pertugio per Denis. Una scelta che, in primis, ha scontentato Sergio Mattarella: aveva chiesto un governo nella "pienezza dei poteri" e così non è stato.

Al Senato, ora, i numeri sono davvero ballerini. Nasce insomma un governo debole, zoppo, e lo ha dimostrato il fatto che la prima badilata sia arrivata proprio da parte di Verdini mentre Gentiloni discuteva la lista dei ministri con Mattarella. Ma perché Renzi - perché dietro c'è Renzi - si è mosso in questo modo? La mossa è da interpretare nell'ambito della sua battaglia con la minoranza Pd, che in modo neppure troppo velato ha lasciato intendere di voler arrivare al 2018, al termine naturale della legislatura. Ora, con un governo debole, una crisi al momento giusto è più semplice da pilotare. Così come è più semplice muoversi per determinare la data dal voto.