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martedì 13 dicembre 2016

Boschi, da ministro a sottosegretario Il trionfo, la prova: Renzi è il premier

Maria Elena Boschi resta senza ministero, cosa farà adesso



Maria Elena Boschi non ha un ministero nel nuovo governo di Paolo Gentiloni. L'ex responsabile delle Riforme, considerata la madre di quella, bocciata al referendum, sul cambiamento della Costituzione, non è nella lista appena letta dal neo premier ma ha un ruolo comunque istituzionalmente importante, quello del sottosegretario alla presidenza del consiglio. Una signora promozione, quindi. E un evidente segno di continuità tra questo e il governo di Matteo Renzi

Gentiloni, un Vietnam in Parlamento I numeri: premier già condannato?

Gentiloni, un Vietnam in Parlamento. I numeri: premier già condannato?



Al neonato governo Gentiloni restano ancora poche ore da dedicare a brindisi e festeggiamenti per le nuove nomine e le relative conferme. Già martedì 13 dicembre l'esecutivo si dovrà presentare davanti alla Camera e al Senato per ricevere la fiducia da parte del Parlamento, due partite diverse ognuna con le sue criticità.

A Montecitorio, il Partito Democratico ha poco di cui preoccuparsi, potendo contare su un gruppo di 309 deputati, giusto sette in meno della soglia per la maggioranza. A questi vanno aggiunti i voti certi di Ncd, che può contare su una trentina di parlamentari e altri accasati nel gruppo misto.

Sarà a Palazzo Madama che la partita per Gentiloni potrà farsi più complessa. L'avvertimento rimasto inascoltato da parte di Denis Verdini ed Enrico Zanetti porterà a un riconteggio dei numeri della maggioranza al Senato tutt'altro che indolore per il Pd. Salvo sorprese, il nuovo governo può contare su una maggioranza di quasi 170 senatori, poche unità sopra la soglia di maggioranza di 161. Gentiloni non potrà contare sui 18 senatori che fanno riferimento al gruppo Ala - Scelta Civica, rimasti finora esclusi dalle nomine dell'esecutivo, rendendo così la maggioranza meno solida.

A tenere il pallino decisivo della partita a palazzo Madama sarà quindi Pierluigi Bersani, con i suoi 30 senatori della minoranza Dem. Sul primo voto di fiducia, Gentiloni dovrebbe passare indenne, ma Bersani pone una condizione: "Non mettiamo in dubbio la fiducia e il nostro via libera - ha detto - ma valuteremo volta per volta ciò che il governo farà, ci devono convincere".

D'Alema feroce, scava la fossa al governo La frase con cui ammazza il Pd (e Renzi)

D'Alema ferocissimo, scava la fossa al governo: la frase mortale su Renzi



Sull'esito delle prossime elezioni politiche per il Partito democratico ci sono nubi cupissime. Almeno stando a sentire Massimo D'Alema che, davanti all'elenco dei nuovi mininistri nominati da Paolo Gentiloni, non ha risparmiato il suo commento caustico: "Se la risposta all'esito del referendum, e al voto contrario dei giovani, è quella di spostare Alfano agli esteri per far posto a Minniti, allora abbiamo già perso 4 o 5 punti percentuali, e alle prossime elezioni sarà un'ondata". Una bordata la conserva direttamente per Matteo Renzi che ha rinfacciato alla minoranza Dem il risultato "politico" dell'ultimo referendum: "Dicono di aver preso il 40% dei voti, come mai nessuno prima - ha aggiunto D'Alema - allora devono rileggersi la storia: nel referendum sulla scala mobile, il Pci prese il 45% circa e poi alle elezioni ebbe il 27%. Fare il calcolo oggi è semplice".

Fuori Verdini, la furia di Mattarella: cosa c'è dietro la scelta di...Renzi

Fuori Verdini: una mossa di Renzi per decidere la data del voto



Nasce una sorta di Renzi-bis, pochi dubbi al riguardo: il governo di Paolo Gentiloni questo è. Tra le sorprese, una in particolare: non ha dato nulla di quanto chiesto a Denis Verdini. Il leader di Ala voleva uno o due ministeri per l'appoggio incondizionato al governo precedente e a quello nascituro, e Gentiloni (o meglio, Renzi) non gli ha concesso nulla. Verdini, infatti, non voterà la fiducia all'esecutivo. Con Gentiloni ha trovato spazio Maria Elena Boschi e tutta la vecchia guardia, nessuno pertugio per Denis. Una scelta che, in primis, ha scontentato Sergio Mattarella: aveva chiesto un governo nella "pienezza dei poteri" e così non è stato.

Al Senato, ora, i numeri sono davvero ballerini. Nasce insomma un governo debole, zoppo, e lo ha dimostrato il fatto che la prima badilata sia arrivata proprio da parte di Verdini mentre Gentiloni discuteva la lista dei ministri con Mattarella. Ma perché Renzi - perché dietro c'è Renzi - si è mosso in questo modo? La mossa è da interpretare nell'ambito della sua battaglia con la minoranza Pd, che in modo neppure troppo velato ha lasciato intendere di voler arrivare al 2018, al termine naturale della legislatura. Ora, con un governo debole, una crisi al momento giusto è più semplice da pilotare. Così come è più semplice muoversi per determinare la data dal voto.

lunedì 12 dicembre 2016

Esclusiva il Notiziario sul web / Intervista al Prof. Dott. Marco Plutino

Esclusiva il Notiziario sul web / Intervista al Prof. Dott. Marco Plutino, Docente in Diritto Costituzionale, tra i principali fautori del si



Intervista a cura di Gaetano Daniele



Prof. Dott. Marco Plutino
Docente in Diritto Costituzionale Università di Cassino


Prof. Plutino, al Referendum Costituzionale vince il No. Un dato storico, (59,11% i no contro il 40,11% dei si), un distacco di circa 20 punti percentuali, come spiega questo risultato?

La spiegazione di questa severissima bocciatura risiede certamente nella politicizzazione della consultazione referendaria che e' stata operata da varie parti. Parlare di merito si è rivelato un compito improbo, la lettura politica è risultata nettamente prevalente anche perché l'elettorato e' stato confuso da un dibattito caotico e giocato spesso sul filo della scorrettezza. Purtroppo però restano le ricadute anche di ordine strettamente costituzionale. Sarà tutt'altro che semplice riprendere il discorso delle riforme costituzionali, anche perché la classe politica ha dimostrato di non avere la maturità per affrontarlo con la necessaria coerenza.

Prof. Plutino, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, come promesso si è dimesso, ed è proprio notizia di queste ultime ore che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha nominato l'ex Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, nuovo premier. Cosa cambia?

Le dimissioni del governo Renzi cambiano molto lo scenario politico. Dal punto di vista politico la formula non cambia in modo drastico. Però cambia e in un modo non facilmente prevedibile il quadro politico-istituzionale. In teoria l'unico adempimento politicamente qualificante del governo da parte la questione Monte Paschi di Siena dovrebbe essere il completamento della legislazione elettorale, ma il governo non nasce come governo di scopo o con un orizzonte di breve periodo. Inoltre incombe la questione dei tempi del Congresso del Partito Democratico. Al di fuori del Pd esiste la questione della leadership e soprattutto dell'assetto dell'offerta politica del centro-destra, mentre il Movimento 5 Stelle sembra più pronto per la scadenza elettorale. Intanto la legislatura e' perduta per le riforme costituzionali, e da questo punto di vista è stata sicuramente fallimentare. Il paese complessivamente più fragile, anche se la soluzione che è stata offerta e' una soluzione di continuità e affidabilità.

Prof. Plutino, da indiscrezioni, pare che Cuperlo abbia rifiutato la nomina all'Istruzione, c'è ancora maretta all'interno del Pd?

Ho letto dalle ricostruzioni giornalistiche, come riportava anche il suo blog il Notiziario sul web, dell'offerta declinata da Cuperlo riguardo il Ministero dell'Istruzione. Si tratta di un dicastero sicuramente molto importante ma in questo momento altrettanto impopolare. Insegnanti sono state la categoria certamente più compatta nel manifestare una posizione di contrarietà se non di aperta ostilità alla revisione costituzionale. Pertanto non è possibile dire se la ragione è il fatto che la poltrona "scotta" o se vi sono ragioni rimontanti alla dialettica interna del Partito Democratico. In questo momento mi preme sottolineare la correttezza di Cuperlo che a differenza di altri dirigenti del Pd ha sostenuto in modo leale, dopo le scelte parlamentari, anche la campagna a favore della revisione. In questo modo Cuperlo si è rivelato una risorsa importante per la ricostruzione del partito democratico del futuro indipendentemente da una sua eventuale candidatura alla segreteria. Naturalmente il Partito Democratico ha gravi problemi, ma anche l'unico partito degno di questo nome e capace di praticare una qualche forma di metodo democratico, nonché un partito fondato su una vasta comunità di militanti e con migliaia di amministratori locali. La presenza su interno di molte figure di riserva che possono tornare utile anche per importanti incarichi, come Gentiloni, esattamente una dimostrazione di forza e di vitalità da cui ripartire. Allo stato non prevedo scissioni significative all'orizzonte.

Prof. Plutino, cosa ci dobbiamo aspettare in quest'ultimo anno di governo, l'economia terrà?

Non è facile formulare previsioni. La presidenza Trump avrà sicuramente ripercussioni internazionali, alle quali l'Italia ha offerto una risposta rassicurante sul piano del governo, ma molto meno sul piano della capacità riformatrice. Il sistema bancario secondo gli analisti presenta ancora delle fragilità. Siamo un grande paese ma la bocciatura referendaria certamente non ci ha agevolato. Vedremo.

Totoministri, ecco tutti i nomi: horror Finocchiaro (sì c'è anche lei)

Totoministri, ecco tutti i nomi: horror Finocchiaro (sì c'è anche lei)


di Salvatore Dama



Non sarà un governo in fotocopia, spiegano fonti del Pd, perché Paolo Gentiloni ha la necessità di "consolidare" la base parlamentare, coinvolgendo tutti i gruppi che sostengono l'esecutivo. Specie al Senato, dove i numeri sono cronicamente instabili e ballerini. Questo porterà anche a un aumento delle poltrone, se necessario. Prima di ogni cosa, Gentiloni deve fare attenzione agli equilibrio politici interni al Pd, facendo in modo da non scontentare alcuna corrente.

Per la Farnesina è circolato il nome di Piero Fassino, ex sindaco di Torino e presidente Anci. Ma in ambienti democratici si dà per molto quotato anche l'attuale titolare dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Il vantaggio di quest'ultimo è che, traslocando alla Farnesina, libererebbe un altro "portafoglio" pesante. Da assegnare, per esempio, a Enrico Zanetti.

La promozione dell'attuale vice ministro sarebbe un buon viatico per certificare l'ingresso ufficiale di Ala nella maggioranza governativa. Ma Verdini potrebbe puntare anche su Marcello Pera e Giuliano Urbani.

L'altra ipotesi è che agli Esteri finisca Angelino Alfano, come pure circola in queste ore. A quel punto l'Interno toccherebbe a Marco Minniti. Un'altra voce ancora dà in corsa Pier Ferdinando Casini, sempre per il ruolo di capo della diplomazia. Tra i renziani potrebbero essere confermati sia Luca Lotti, come sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che Maria Elena Boschi. Si parla di un ridimensionamento del suo ruolo. O di un passaggio alla guida del Gruppo Pd alla Camera. In alternativa potrebbe tenere la delega alle Pari Opportunità, mentre le Riforme andrebbero a Emanuele Fiano, mentre i Rapporti con il Parlamento toccherebbero ad Anna Finocchiaro. O, in alternativa, a Roberto Giachetti. Tra le conferme ci dovrebbero quelle di Pier Carlo Padoan all'Economia, Dario Franceschini ai Beni culturali, Andrea Orlando alla Giustizia, Graziano Delrio alle Infrastrutture, Roberta Pinotti alla Difesa, Maurizio Martina all' Agricoltura, Enrico Costa agli Affari Regionali.

In dubbio, invece, le poltrone di Stefania Giannini (Istruzione), Marianna Madia (Pubblica amministrazione) e Beatrice Lorenzin (Sanità). Su quest'ultima, tuttavia, si segnala il lavoro di resistenza del leader del Nuovo centrodestra, che non vuole perdere una casella così importante. In bilico, anche la conferma del ministro del Lavoro Giuliano Poletti, al cui posto potrebbe andare Teresa Bellanova, ex sindacalista Cgil, viceministro allo Sviluppo economico. Ma si parla anche di una new entry: Tito Boeri, attuale presidente dell'Inps. All'Istruzione potrebbe arrivare Francesca Puglisi (Pd), mentre all'Ambiente si parla di Ermete Realacci. Tra le intenzioni del presidente del Consiglio incaricato c'è quella di gratificare Gal, gruppo che conta 14 preziosissimi componenti al Senato.

"Palla al piede, ora vattene a casa" Su "Repubblica" sfregio alla Boschi

Boschi, Repubblica: "Non abbia alcun ruolo nel governo Gentiloni"



Nel giornalismo, un commento non firmato viene attribuito al direttore. E dunque ciò di cui vi stiamo per dare conto, s'ipotizza, è attribuibile a Mario Calabresi, direttore di Repubblica. E dal quotidiano romano arriva un'attacco devastante a Maria Elena Boschi, contenuto in un boxino - non firmato, appunto - a pagina tre dell'edizione di lunedì 12 dicembre. Il "commento" afferma: "C'è da sperare che la notte porti consiglio. Al premier incaricato e alla ministra uscente delle riforme. Si spera che almeno uno dei due, Gentiloni o Boschi, si renda conto che la mamma della Riforma appena bocciata dagli italiani non può continuare a stare al governo. Se Renzi ha tratto conclusioni radicali dall'esito del voto non si capisce come possa restare la ministra. Impensabile che possa essere lei a trattare la nuova legge elettorale con le opposizioni - continua il commento -, ma altrettanto impensabile una promozione o uno spostamento". Dunque, la conclusione, altrettanto tranchant: "Un passo indietro sarebbe la mossa più sensata e eviterebbe al nuovo esecutivo di partire con la palla al piede proprio nel campo dove deve giocare la sua partita più importante". Una - clamorosa - bocciatura alla Boschi, firmata Repubblica.