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lunedì 12 dicembre 2016

Record di trapianti all’ISMETT: ben 31 nelle ultime 6 settimane

Record di trapianti all’ISMETT: ben 31 nelle ultime 6 settimane


di Matilde Scuderi



Record di trapianti eseguiti presso l’Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione (ISMETT) di Palermo. Nelle ultime 6 settimane sono stati eseguiti 31trapianti - 18 fegato, 10 rene, 2 polmoni, 1 cuore - contro una media di circa 10 trapianti al mese. Un vero e proprio mese di super lavoro per lo staff dell’Istituto Mediterraneo con multiple equipe di professionisti impegnate contemporaneamente nelle procedure di espianto, in Sicilia ma anche in altre regioni d’Italia ed perfino in altri paesi, e negli interventi di trapianto in più sale operatorie. Le condizioni dei pazienti trapiantati sono buone, i pazienti sono tutti in ripresa ed alcuni hanno già lasciato l’ospedale. Soddisfazione e apprezzamento sono espressi dall’assessore alla Salute, Baldo Gucciardi: “Il risultato è straordinario perché avviene dopo un lungo periodo di crisi delle donazioni registrato in Sicilia. Nella maratona di trapianti registrata all’ISMETT nelle ultime settimane, infatti, oltre il 50 per cento dei prelievi è stato effettuato grazie a donazioni siciliane. Un risultato che dimostra l’efficacia delle iniziative che abbiamo promosso, in particolare la identificazione del nuovo responsabile del Centro regionale trapianti, la istituzione del comitato tecnico permanente per la donazione degli organi, il coinvolgimento dei direttori generali del SSR e del responsabile del Centro nazionale trapianti. Il livello di organizzazione ed efficienza raggiunto dal sistema trapianti nella nostra regione e la solidarietà e l’altruismo delle famiglie dei donatori nella nostra regione - continua l’assessore - rende possibile un allineamento a quelli che sono gli standard delle regioni più avanzate d’Italia nel campo dei trapianti”. 

Fumo. Le aziende studiano soluzioni per chi non riesce a smettere da solo

Fumo. Le aziende studiano soluzioni per chi non riesce a smettere da solo


di Matilde Scuderi



Negli ultimi anni le multinazionali del tabacco - anche spronate degli appelli della OMS, le cui stime parlano di circa 6 milioni di vittime causate dal fumo ogni anno, e dalle campagne di dissuasione diffuse a livello mondiale - hanno investito parte delle proprie risorse nello sviluppo di prodotti che minimizzino i danni legati al tabagismo. In prima linea nel tentativo di fornire alternative meno nocive per la salute, una delle aziende leader del settore, la British American Tobacco (BAT), sta canalizzando gran parte dei propri sforzi nell'innovazione dell'ancora controverso mercato delle sigarette elettroniche - dispositivi che producono vapore attraverso la vaporizzazione di appositi liquidi al loro interno, conosciuti anche come e-cig - che nelle intenzioni dei produttori potrebbero gradualmente sostituirsi alle sigarette tradizionali e addirittura permettere ai fumatori di superare la dipendenza da nicotina grazie alla disponibilità di liquidi contenenti diverse quantità di questa sostanza o persino nicotine free. I minori danni alla salute dovrebbero essere garantiti dal fatto che le emissioni prodotte delle sigarette elettroniche, non provenendo dalla combustione del tabacco - del tutto assente in questi dispositivi - rilasciano una quantità di sostanze chimiche sensibilmente minore rispetto alle sigarette.

Tuttavia la diffidenza dei consumatori e della comunità scientifica nei confronti delle e-cig - originata dai dati conflittuali che emergono dagli studi condotti finora e dall'impossibilità di esaminare gli effetti dell'utilizzo di questi dispositivi sul lungo periodo - non è ancora del tutto superata, tanto che il loro utilizzo è vietato in molti luoghi pubblici al pari delle sigarette tradizionali. Nel tentativo di fare chiarezza sulle sigarette elettroniche e di fugare i dubbi dei consumatori BAT investe molto nella ricerca scientifica e tecnologica, ben un miliardo di dollari negli ultimi cinque anni: esperimenti condotti nei laboratori dell'azienda su tessuti in vitro che riproducono le cellule dell'apparato respiratorio avrebbero mostrato che l'esposizione al fumo delle sigarette elettroniche non provocherebbe né stress ossidativo né alterazioni del DNA, fattori che conducono al cancro e ad altre patologie legate al consumo di tabacco. Inoltre, stando ai dati raccolti nel corso di ulteriori ricerche, le emissioni di vapore delle e-cig conterrebbero fino al 95% di agenti chimici in meno rispetto alle emissioni prodotte dalla combustione di sigarette e sembrerebbero quindi meno nocive rispetto a quest'ultime, dati che troverebbero conferma anche negli studi pubblicati nel Regno Unito da Public Health England e dal Royal College of Physicians.

Insomma, posto che se si vogliono ridurre i danni derivanti dal fumo la scelta migliore è abbandonarlo del tutto, che i dati sono attualmente in fase di completamento e che mancano studi condotti sul lungo periodo, le ricerche finora sembrerebbero mostrare che rispetto alle sigarette tradizionali le e-cig hanno un impatto sostanzialmente minore sulla salute. Sempre nell'ottica della sicurezza del consumatore è riservata grande attenzione alla messa a punto di dispositivi affidabili - punto di particolare interesse dopo i casi di esplosioni di sigarette elettroniche registrati negli USA - e di liquidi contenenti estratti naturali e aromi di grado alimentare che non siano soggetti ad alterazioni potenzialmente nocive. Secondo BAT ad alimentare i dubbi sulle e-cig sarebbe la disinformazione e la mancanza di una normativa in materia che fissi degli standard di qualità e di sicurezza condivisi per i consumatori. Sarebbe inoltre auspicabile eliminare l'associazione tra le sigarette tradizionali e i nuovi dispositivi, obiettivo che l'azienda sta cercando di raggiungere anche con il lancio sul mercato di e-cig dalla forma tondeggiante che mirano a prendere le distanze, anche dal punto di vista visuale, dai prodotti a base di tabacco

Vendeva la figlia di 13 anni per le orge Madre horror a Roma: ecco il "prezzo"

Baby-squillo: vendeva figlia 13enne per sesso a quattro. Il prezzo? Un computer



Emergono dettagli inquietanti e morbosi dall'ultimo giro di baby-squillo emerso a Roma. Una madre, 36 anni e di origini cubane, vendeva la figlia di tredici anni. La donna è finita in galera a luglio perché, come scrivono i magistrati, era necessario "scongiurare in modo rigoroso ogni possibilità di reiterazioni di condotte analoghe". Il punto è che la ragazzina veniva messa in vendita anche per incontri a quattro. Il "prezzo"? Un reggiseno, un computer, un telefonino, una serata in discoteca o un tatuaggio. La donna, intercettata, diceva frasi quali: "Amore ti va di stare con mia figlia? Dai, oggi comprale un mini computer". La donna è accusata di induzione e sfruttamento della prostituzione minorile e verrà giudicata con rito abbreviato.

Una nuova Cantone. Si fa un selfie nuda: ma la foto fa il giro di mezza Italia

Si fa un selfie nuda ma la foto fa il giro del paese. Il dramma del padre


Un selfie senza veli per il fidanzatino che lui, però, non tiene per sé ma rilancia, via whatsapp, agli amici. Nel giro di poco tempo la foto rimbalza sui telefonini di tutto il paese. Tanto che il padre della ragazzina, minorenne, arriva a lanciare un appello a mezzo stampa per fermare la gogna.

Siamo in una cittadina del salernitano, in quello che la Polizia postale ha denunciato come un nuovo caso Cantone, la ragazza di Mugnano (Napoli) che si è tolta la vita lo scorso 13 settembre dopo la diffusione di alcuni suoi video hard sul web. "Dopo il caso Tiziana Cantone un altro episodio simile ha travolto in queste ore" una cittadina nella provincia di Salerno, si legge in un post della pagina Facebook Una vita da social: "Stando al racconto dei genitori, la loro figlia, ancora minorenne, si è scattata un selfie nuda in camera da letto e lo ha inviato al suo fidanzatino. Questa immagine, però, non si è fermata al cellulare del presunto innamorato della ragazzina ma tramite Whatsapp è stata rigirata su vari gruppi (...) fino a terminare sul telefono di un collega del padre della minorenne che avendola riconosciuta ha fatto presente la terribile cosa". "Affranto il genitore - si legge ancora nel post - si è rivolto alle pagine web del Giornale del Cilento dove ha lanciato un appello accorato a coloro che sono in possesso di quest’immagine di non divulgarla per non incidere ancor più negativamente su una vicenda delicata per la loro dignità di genitori e per la loro figlia consapevole della leggerezza effettuata".

Meloni: "Vi dico io chi è Gentiloni" Massacrato con quattro parole

Meloni: "Vi dico io chi è Gentiloni" Massacrato con quattro parole



"Tutto cambia perché nulla cambi. Siamo passati dal Governo del burattino delle lobby al Governo del burattino del burattino delle lobby". Giorgia Meloni commenta su Facebook l’annuncio dell'incarico di Paolo Gentiloni: "Se il Pd pensa di trascinarci a fine legislatura con il quarto esecutivo non scelto dagli elettori, sappia che il 22 gennaio ci troverà in piazza con tutti gli italiani che ancora credono che la sovranità appartiene al popolo e rivendicano il loro diritto a votare e decidere", scrive sul social network la leader di Fratelli d’Italia.

"Gentiloni? Uno sfigato: lo cacceremo" Salvini lo umilia: il suo "due di picche"

Matteo Salvini diserta le consultazioni con Paolo Gentiloni: "Alla Lega Nord interessa solo fissare la data del voto"



Un Matteo Salvini letteralmente scatenato. Nel mirino della Lega Nord c'è il premier incaricato, Paolo Gentiloni. Il primo attacco piove su Facebook, poco dopo l'ufficializzazione della scelta di Sergio Mattarella: "Oggi il Pd, Mattarella e Napolitano si inventano il quarto premier non eletto da nessuno, la fotocopia sfigata e inutile di Renzi. Questi ci prendono per il c...o!". E ancora, annunciava: "Noi non ci arrendiamo, daremo battaglia a questa cricca". Dunque, Salvini ha ripetuto il suo mantra: "Voto subito".

In serata, il leader del Carroccio ha raddoppiato. Chiamato a Montecitorio per le consultazioni, risponde con un roboante due di picche: "Non riconosciamo alcuna legittimità a Gentiloni e al suo governo. Non abbiamo tempo da perdere in inutili consultazioni. L'unica risposta che vogliamo ascoltare - ha ribadito - è la fissazione della data per le elezioni politiche". Una risposta nettissima al premier incaricato: a trattare con lui, Salvini, non ci pensa neppure. Proprio come il M5s, che esattamente come la Lega Nord ha annunciato che diserterà le consultazioni con Gentiloni.

DURA FINO A SETTEMBRE? Il retroscena da incubo: c'entrano 20 mln di euro

Se le Camere si sciolgono prima del 15 settembre le indennità in fumo



Segnatevi questa data: il 15 settembre. Se le Camere venissero sciolte prima del 15 settembre 2017, infatti, un tesoretto di circa 20 milioni di euro finirebbe nelle casse del Parlamento. Si tratta dei fondi accantonati dai parlamentari al primo mandato, che potrebbero ritrovarsi senza poltrona e senza i contributi versati. Un caso di cui dà conto Il Tempo, che ricorda come gli ex parlamentari ottengono la pensione a 65 anni e dopo aver ricoperto un mandato di almeno 4 anni, 6 mesi e un giorno. Ogni mese deputati e senatori versano un contributo pari all'8,80% dell'indennità parlamentare lorda, circa 750 euro, soldi che vengono messi dal Parlamento in un fondo.

Ma se l'onorevole di turno non dovesse arrivare ai fatidici 54 mesi e un giorno di mandato, non avrebbe diritto a prendere un euro. Certo, non sarebbe un dramma, soprattutto se si pensa che i "comuni mortali" per avere indietro qualcosa devono lavorare almeno vent'anni, mica 54 mesi. E Il Tempo, come detto, facendo il conteggio di quanti sono i parlamentari che prederebbero diritto all'indennità arriva a quantificare il risparmio in 19.946.250 euro. Un buon motivo per il quale chi sospetta che difficilmente si vada a votare subito, forse, non ha affatto torto. E, anzi, questo "fatidico" 15 settembre va ben più in là anche delle previsioni più pessimistiche. Vuoi vedere che il governo Gentiloni è destinato a durare?