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venerdì 16 settembre 2016

È morto Carlo Azeglio Ciampi Addio al presidente banchiere

E' morto Carlo Azeglio Ciampi, addio al presidente banchiere



È morto Carlo Azeglio Ciampi. L'ex presidente della Repubblica si è spento all'età di 95 anni dopo una lunga malattia in un ospedale della Capitale. Da poco era stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico.

Presidente della Repubblica dal 1999 al 2006, governatore della Banca d'Italia dal 1979 al 1993, poi presidente del Consiglio tra il '93 e il 94, quindi ministro del Tesoro dal 1996 fino all'elezione al Quirinale, Ciampi amava definirsi, un "italiano normale".

Disastro Inter, travolta dagli israeliani. Sassuolo sempre più fenomenale

Disastro Inter, travolta dagli israeliani. Sassuolo sempre più fenomenale Roma e Fiorentina solo un pari



Comincia nel peggiore dei modi l’avventura dell’Inter in Europa League. Una sconfitta a San Siro con gli israeliani dell’Hapoel Be’er Sheva, un secco due a zero, inevitabile per i nerazzurri che in campo hanno fatto vedere poco. De Boer ha fatto un po’ di turn over mettendo in attacco Eder e Palacio e lasciando in panchina Icardi. Nel secondo tempo il micidiale uno-due di Miguel Vitor e Buzaglo e gli ingressi di Icardi e Candreva non sono serviti a cambiare il risultato.

Grande partita, invece, per il Sassuolo che ha rifilato tre gol all’Athletic Bilbao. Tutti nel secondo tempo, grazie a Lirola, Defrel e Politano. La Roma ha pareggiato fuori casa con il Viktoria Plzen: uno a uno, grazie a un rigore di Perotti. Anche la Fiorentina torna dalla trasferta con un punto: pari senza reti a Salonicco, in casa del Paok.

Paralimpiadi, Beatrice Vio vince l'oro nella scherma: ecco la sua storia

Paralimpiadi, Beatrice Vio vince l'oro nella scherma



Altra medaglia d'oro per l'Italia alle Paralimpiadi di Rio. Dopo le vittorie di Zanaradi, Legnante, Podestà e Mazzon arriva anche Beatrice Vio a completare una giornata a dir poco indimenticabile. Nel fioretto di categoria B, la campionessa mondiale in carica conquista il podio più alto battendo in finale la cinese Zhou per 15 a 7. 

Da tutti chiamata "Bebe", è una delle atlete paralimpiche più forte e note: dal 2011 ha vinto tutti i più importanti tornei della scherma, dai campionati nazionali passando per gli Europei e i Mondiali. Le sue vittorie sono particolarmente seguite perché nel 2008, quando aveva undici anni, Vio venne colpita da una grave meningite, che costrinse i medici ad amputarle gambe e braccia pur di tenerla in vita. Frequentava le scuole medie di Mogliano Veneto, in provincia di Treviso, e verso la fine di novembre fu ricoverata in ospedale a causa di una forte febbre che non voleva scendere. I medici, dopo aver sospettato un caso di sepsi da meningite, la fecero ricoverare già in gravi condizioni nel reparto di terapia intensiva. La crisi settica le provocarono delle emorragie interne che costrinsero i medici ad amputarle gambe e braccia. Nonostante questo trauma "Bebe" non si è fatta prendere dallo sconforto e ha voluto continuare con la sua grande passione: la scherma. Divenne la prima schermitrice disabile a gareggiare con tutti e quattro gli arti artificiali. 

"Politics" fa flop, Semprini già trema Pazzesco: chi ha chiesto la sua testa

Politics, flop clamoroso. Chi ha chiesto la testa di Semprini



Politics, il nuovo talk show condotto da Gianluca Semprini, deve chiudere. Riporta il Fatto quotidiano che secondo il sindacato dei giornalisti Rai (Usigrai) il flop delle prime due puntate bastano per archiviare e dimenticare il programma che ha fatto la settimana scorsa 1 milione e 306mila spettatori (5,56% di share) e nell'ultima puntata 835mila (3,45%). Quasi la metà di DiMartedì (6,1%), condotto da Giovanni Floris su La7.

L'ex giornalista di Sky è il personaggio di punta della nuova direttrice di Rai3, Daria Bignardi che lo ha addirittura definito "il nuovo Vespa". Michele Anzaldi, deputato Pd di fede renziana e segretario della commissione di Vigilanza Rai, attacca: "Il flop di Politics rappresenta il coronamento di una strategia tafazziana e suicida della Rai".

E anche il Codacons chiede la chiusura del programma di Semprini: "Ha un costo non indifferente per la rete e per la collettività" e "i dati di ascolto dimostrano il mancato gradimento da parte del pubblico". 

Biaggi, è un disastro Evasione fiscale, Max a processo: quando vuole lo Stato

Max Biaggi, via al processo: lo Stato italiano gli chiede 17 milioni per evasione fiscale



Problemi con il fisco per Max Biaggi. Lo Stato ha chiesto, davanti al giudice monocratico di Roma, 17 milioni di euro al quattro volte campione del mondo di motociclismo. Secondo l’accusa, fino al 2012 il campione romano "al fine di sottrarsi al pagamento delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto e degli interessi e sanzioni amministrative relativi a dette imposte di ammontare complessivo di 17 milioni euro - è detto nel capo di imputazione - compiva atti fraudolenti consistiti nel trasferimento della propria residenza nel Principato di Monaco e nell’affidare lo sfruttamento dei suoi diritti di immagine, derivanti dai contratti di sponsorizzazione con la società Dainese Spa, a società di capitale con sedi a Londra, Montecarlo e Madrid, idonei a rendere del tutto inefficace il recupero delle somme dovute al fisco". Le società, secondo l’accusa formulata dal pm Giancarlo Cirielli, sarebbero: la Media & Sporting ltd con sede a Londra fino al 2007 e poi alla Max Biaggi racing s.a.r.l. costituita appositamente nel principato di Monaco e infine, a partire dal 2013, alla Vuzela s.l.u. con sede a Madrid.

L'avvocato Pisana, che segue i principali casi di evasione fiscale nella capitale, ha dichiarato: " Spesso si parla dei problemi finanziari di personaggi dello spettacolo o dello sport solamente come gossip, ma così si rischia di far credere che questo tipo di reato sia veniale, una specie di inevitabile conseguenza della notorietà".  

Facci, quella triste verità su Tiziana ecco le due cose che l'hanno uccisa

Filippo Facci: valanga virtuale e cattiveria umana hanno travolto la vita di Tiziana Cantone


di Filippo Facci



Tiziana Cantone, allora 29enne, nel tardo aprile 2015 vive a Casalnuovo di Napoli, nell'hinterland napoletano. È di buona famiglia - l'espressione ha ancora un senso, lì - e ha la postura "aggressive" di moltissime ragazze come lei: alta, magra ma non troppo, occhi intensi e cerchiati di trucco, sopracciglia ridisegnate, nasino forse rimodellato, labbra fillerate, rossetti lucidi, look scuro o zebrato o maculato, un po' pantera ma non volgare, una donna che vuole piacere agli uomini e non ha problemi a riuscirci.  Ha una specie di fidanzato, ma - non è chiaro se sia per qualche ripicca - sta di fatto che decide di fare sesso con altri, anche con due alla volta; e non si oppone a che il fidanzato, nel mentre, venga sfottuto con tanto di corna immortalate in sei diversi video. È lei a definirlo per prima «cornuto» e a dire «stai facendo un video? Bravo», cioè la frase tormentone che la ucciderà. Poi non è chiaro entro quali limiti lei abbia agito «volontariamente e in piena coscienza» (l'espressione è dei giudici) anche nella diffusione dei video, uno dei quali, peraltro, è ambientato per strada. Ma pare che a diffonderli sia stata anche lei, benché a non più di cinque persone. A riceverli sono dapprima due fratelli che vivono in Romagna, poi un utente di Facebook di cui è noto solo il "nickname" e, ancora, un terzo soggetto maschile.

Pochi giorni dopo c'è il salto di qualità: è il 25 aprile 2015 quando un primo video finisce su un portale hard, in attesa degli altri. Il 30 aprile il video è già popolarissimo soprattutto nel napoletano, ma è solo l'inizio.

La diffusione diventa capillare, dapprima, tramite whatsapp (altri social network non consentono la diffusione di roba porno) e a contribuire al successo c'è che lei è riconoscibile con nome e cognome, spesso compare nel titolo, si vede bene in volto: ma a spopolare è in particolare quello che in gergo si chiama "meme", ossia la frase di lei «stai facendo un video? Bravo». Che sta succedendo?

Qualcuno parla di "revenge porn", categoria dei video hard messi in rete come vendetta contro un ex partner; altri, vista l'apparente disinvoltura e lo straordinario successo di tutta l'operazione, ipotizzano l'efficace piano di marketing di una futura pornostar. In realtà, per capire che sta succedendo, più che un processo alla rete servirebbe un processo alla natura umana, alle dinamiche di massa, alla mostrificazione di cui milioni di internauti si rendono capaci soprattutto quando scagliare il sasso è facilissimo e la mano è ben nascosta dietro una tastiera. Niente di molto diverso, forse, dal sangue invocato nelle arene, dalle pietre scagliate durante una lapidazione, da un compiaciuto linciaggio del Far West: un meccanismo che peraltro è anche ipocrita descrivere o denunciare, ora, perché neutralizzarlo a dovere implicherebbe non scrivere questo articolo, non fare nomi, non dettagliare le vicende, dunque non entrare - come questo scritto farà, nel suo piccolo - nel centrifugatore di Google o di Facebook, nell'automatismo per cui anche i più seriosi quotidiani scaraventano in rete video voyeuristici sulla base dei "click" che probabilmente faranno. Tiziana Cantone, per una dolosa ingenuità d'origine, entrò così in un inferno senza ritorno e che neppure la morte in queste ore potrà fermare. Nel maggio successivo, sempre 2015, la sua vita pubblica e privata diventa un videogioco al pari delle sue amicizie, del suo passato, dei dettagli più intimi, cose vere o false, non importa. Diventa l'icona di pagine Facebook, vignette, parodie, canzoni, fotomontaggi, addirittura vendita di magliette, tazze, gadget: qualche cronista si scatena alla ricerca del fidanzato cornuto, il "meme" tra Tiziana e il suo amante compare nel video della canzoncina "Fuori c'è il sole" di Lorenzo Fragola (20 milioni di visualizzazioni) e la presenza dei video di Tiziana non è neppure più necessaria. In ogni caso i video puoi trovarli direttamente su qualche sito porno. Anche i quotidiani online danno conto del fenomeno esploso intorno al suo nome. Che sta succedendo?

Niente, tutto: è qui che il confine tra fenomeno di costume e cronaca giudiziaria si fa impalpabile, è qui che, per ritrovarlo, serve al minimo un'impiccagione, un suicidio. I tempi precisi di tutta la storia, da quel maggio in poi, hanno scarsa importanza. Il punto è che Tiziana non può letteralmente più uscire di casa, e, quando lo farà, sarà per scappare. Non può lavorare neppure nel locale di cui i genitori sono titolari. Lascia il napoletano e passa qualche mese in Toscana lontano perlomeno da conoscenti e amici, gente in grado di associarla immediatamente a quel video. Va in depressione e dintorni, ovvio.

Qualche crisi di panico. Ottiene di poter cambiare il cognome. La prima denuncia dei suoi legali parla anche di un primo tentativo di suicidio: non è chiaro se prima o dopo la decisione di tornare a vivere nel napoletano in un' altra cittadina, Mugnano, da una zia, neanche lontano da dove stava prima.  Va detto che, dal punto di vista giudiziario, ha fatto quello che ha potuto. Ormai devastata, si mette nelle mani della civilista Roberta Foglia Manzillo e chiede una serie di provvedimenti "d'urgenza", i quali, ovviamente, cozzano contro i tempi della giustizia italiana. 

La denuncia è rivolta sia ai primi diffusori materiali dei video - quelli che hanno oltrepassato un passaggio one-to-one, e che, cioè, li hanno messi sui social network - e sia, in un secondo momento, contro gli stessi social network che ospitavano i video o li avevano ospitati. I soggetti sono infiniti: tra questi Facebook Ireland, Yahoo Italia, Google, Youtube, Citynews, Appideas. Comunque il tribunale di Napoli Nord le dà ragione - un sacco di tempo dopo - e, con un provvedimento "ex articolo 700", riconosce la lesione del diritto alla privacy e contesta ai social di non aver rimosso il contenuto al momento opportuno. Ma a complicare le cose - e qui si capisce perché internet è un inferno - c'è che molti social network, per esempio Facebook, non contenevano i video: contenevano solo il loro cascame, il prodotto ormai deformato che avevano originato. A ogni modo, le pagine vengono eliminate, e così i post, i commenti, tutto. I social network pagheranno le spese legali - si legge - ma Tiziana dovrà pagare 3.645 euro a carico di quei social network che le varie pagine, intanto, le avevano già rimosse. Senza farla lunga: i dare e gli avere alla fine si sono equivalsi.

Ma non è finita. Il diritto all'oblio le è stato negato: «Presupposto fondamentale perché l'interessato possa opporsi al trattamento dei dati personali, adducendo il diritto all'oblio - si legge ancora, - è che tali dati siano relativi a vicende risalenti nel tempo». Siamo al paradosso definitivo. Abbiamo i tempi di internet, che in 24 ore possono distruggere una persona. Abbiamo i tempi della giustizia italiana, che per metterci un'inutile pezza impiegano un anno e mezzo. E abbiamo, in aggiunta, i tempi del diritto all'oblio, secondo i quali un anno e mezzo non basta per non figurare come una zoccola sul web. Perché c'è ancora l'attualità della "notizia". Non è finita ancora. Mentre i più seriosi quotidiani non hanno riportato la sentenza - neanche quelli che contribuirono allo sputtanamento - il paradosso è che in rete qualcosa è ricircolato, e la storia ha ripreso vigore. Non sapremo mai se il suicidio, di poco successivo, sia collegato a questo. Ma, a proposito di tempi, è dopo di questo che Tiziana è scesa nello scantinato e si è impiccata con un foulard. Ci consoleremo con un fondamentale fascicolo della Procura di Napoli per istigazione al suicidio: imputata, presumiamo, tutta la cattiveria umana.

"Basta, Virginia non si tocca" Beppe in campo per la Raggi"

"Basta, Virginia non si tocca", Beppe si schiera per Raggi



"Virginia Raggi è il sindaco di Roma votata da 770.564 cittadini per realizzare il programma del  MoVimento 5 Stelle e ha tutta la mia fiducia. Tutto il MoVimento 5 Stelle la sostiene affinchè vada avanti e porti a compimento il programma per cui è stata votata dai romani. Punto". Lo scrive Beppe Grillo in un post pubblicato sul suo blog dal titolo Virginia non si tocca.

"Il MoVimento porta avanti e sostiene delle idee, non delle opinioni. La battaglia per rimettere il volere dei romani al centro delle scelte dell’amministrazione cittadina è durissima, gli interessi che andiamo a toccare sono enormi ma continueremo a farlo, consci dei rischi che corriamo, nel nome del bene comune. Per vincerla ci vorranno anni e l’impegno e la solidarietà di tutti i portavoce, gli iscritti, gli attivisti, i simpatizzanti e di tutti i cittadini di buona volontà. Uniti, con Virginia sindaco e i nostri principi come guida, faremo di Roma la più bella capitale del mondo. È un sogno, che come gli altri che ci hanno portato fino a qui, si realizzerà. Uniti, umili e al servizio dei cittadini" conclude Grillo sempre sul suo blog.