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venerdì 16 settembre 2016

Sacerdoti, sesso, donne e amanti La mappa degli scandali in Italia

Preti, sesso, donne e amanti. La mappa degli scandali in Italia


di Cristiana Lodi



Fare la conta esatta degli spretati in Italia e nel mondo è difficile. Le associazioni «di categoria» infatti forniscono dati, ma il Vaticano li corregge e ne indica altri. Palesemente più contenuti e circoscritti. Quasi che il pastore che abbandona il gregge per amore verso una donna, si macchi di un peccato così poco veniale da dover essere lavato in casa (anzi in Chiesa) e non in pubblico. Di fatto, però, sono sempre di più i sacerdoti che a un certo punto del loro ministero, lacerati dal conflitto affettivo e dalla solitudine, gettano tonaca e aspersorio alle ortiche. Per poi riapprodare nella laica e più terrena società a braccetto con una signora. La Chiesa cattolica fa di tutto per «recuperarli» o trattenerli (talvolta anche chiudendo un occhio scegliendo la formula more uxorio), e quando non ci riesce li condanna.

I preti che si sposano o che nell' attesa della dispensa papale, vanno a vivere con una donna nel segno dell' amore, in genere hanno tutti contro. Dal vescovo al sacrestano. Fa eccezione qualche rara perpetua, a patto che dopo l' avvicendamento nessun altro le soffi il posto in canonica. Ma a dispetto delle sofferenze e delle difficoltà, i religiosi in paramento che vivono una relazione sentimentale, sono una realtà. Sempre più importante. Inutile parlare con monsignore o con lo psicologo. E non può servire nemmeno l' anno di discernimento in monastero, in convento, in missione ai confini del mondo o a fare l' eremita: il sentimento e il desiderio a esso connesso non svaniscono. Vero: il pastore si è consacrato al servizio divino, ha fatto voto di castità e di obbedienza, ma a un certo punto la solitudine prende il sopravvento. E lasciare il gregge in nome della donna e della famiglia, è la sola chiave per annientare il male.

Secondo il canonista Vincenzo Mosca, nel mondo, le «defezioni» sacerdotali (diocesane e religiose) sarebbero oltre mille l' anno. Ancora oggi, per ogni dieci nuovi preti, almeno due abbandonano il ministero. I sacerdoti «laicizzati» viventi nel mondo, dunque, secondo Mosca, sarebbero più di 50 mila. 

Non sono d' accordo la maggior parte delle associazione di presbiteri con famiglia, secondo le quali la cifra andrebbe addirittura raddoppiata. Soltanto in Italia - in base alla media dei dati disponibili - i sacerdoti coniugati sarebbero da 8 a 10 mila. E 120 mila in tutto il mondo.

I picchi di richiesta di dispensa dall' esercizio del ministero si sarebbero inoltre avuti a metà anni Settanta, quando «di licenze» ne sono state chieste da 2500 a 3 mila. Attualmente se ne concedono da 500 a 700 l' anno. Ma se anche i preti come si è visto sono uomini, stessa cosa vale per gli spretati (che si siano poi sposati oppure no): sta di fatto che fra loro esiste un discreto gruppo che, dopo avere abbandonato il ministero, a un certo punto sente nostalgia del Tabernacolo. E chiede di ritornare a celebrare Messa.

Così comincia la spola dal vescovo, sempre benevolo, per essere riammessi al sacerdozio. Alcuni vorrebbero rientrarci senza però abbandonare la vita di preti sposati, cosa che la Chiesa non può concedere senza modificare la legge sul celibato. Nell' attesa, succede che qualcuno, si dedichi a un ministero sacerdotale «parallelo» da esercitare nelle confessioni protestanti o nelle sette. Come si può vedere lo scenario è articolato e per molti versi inevitabilmente confuso.

Certo è che sono ormai migliaia gli appartenenti al clero cattolico che, pur conservando la fede e volendo continuare a testimoniarla, vivono una storia d' amore talvolta clandestina e talvolta tollerata nel segreto di un confessionale. Uomini e donne perseguitati e lacerati dal senso del peccato. Perché gli spretati o i preti accompagnati che vengono tollerati, sono ben consapevoli di essere di fatto «fuori» dalla Chiesa. In tanti si domandano per quale ragione, in una società laica dove tutto è permesso, la vita sessuale dei religiosi debba essere il tabù che sopravvive nei secoli. Una Chiesa che predica l' amore può impedire ai suoi ministri di amare? Può costringerli a vivere la sessualità nella clandestinità e nell' ipocrisia? Tanti, troppi sacerdoti sono protagonisti di storie drammatiche, costretti a un bivio diviso fra due opposte strade: la passione umana e l' intensità di una vocazione.

E non è facile andare avanti nemmeno per i preti «pentiti» che hanno imboccata la prima via, quella della passione terrena, abbandonando i paramenti in sacrestia senza pentimento. Per loro comincia una nuova vita, in una nuova società nella quale bisogna ricominciare tutto daccapo. Il lavoro senza mai avere compilato un curriculum. La casa senza nemmeno sapere cosa sia l' affitto. Un' armata di orfani dell' abbraccio della Chiesa e della prospettiva di una pensione elargita dalla Cei. Allora eccoli che vanno a fare gli assistenti sociali o gli insegnanti di religione. Qualcuno va a lavorare in fabbrica, c' è chi si reinventata imprenditore o agente di commercio. Chi vaga alla ricerca di un lavoro. Senza però mai dire di avere perso la fede.

giovedì 15 settembre 2016

Il video che incastra Amanda Knox: anche gli americani la vogliono in galera

Il video che incastra Amanda Knox: anche gli americani la vogliono in galera



Amanda Knox torna sui piccoli schermi a raccontare la sua storia e il processo che ha tenuto col fiato sospeso l'Italia e gli Stati Uniti. I fatti di quel lontano 2007 perugino in cui venne assassinata Meredith Kercher sono trasposti su pellicola dal docufilm presentato al Festival di Toronto e che farà tornare a discutere sull'innocenza della bella di Seattle e del suo storico fidanzato, Raffaele Sollecito.

Stando a Il Messaggero, il documentario, prodotto da Netflix, arriverà su tutte le piattaforme che supportano il canale streaming il 30 settembre. Questa è la terza volta che la storia di Amanda finisce in tv, dopo il primo film innocentista girato a processo aperto e il secondo che sosteneva, invece, la famiglia Kercher, e si mantiene neutrale, provando a raccontare i fatti e le indagini, con interviste esclusive (Amanda, Sollecito, il pm Giuliano Mignini), ma difficilmente si riuscirà ad evitare l'effetto protagonismo della "faccia d'angelo" Amanda, che catalizzò già nove anni fa l'attenzione dei media più per la sua avvenenza e il suo appetito sessuale che per il suo coinvolgimento nella morte di Meredith.

E' la spettacolarizzazione del dramma, che tiene con gli occhi incollati al televisore ancor di più se ad essere protagonista è una giovane donna, bella e spietata, che dopo il processo e la sua assoluzione ha guadagnato 4 milioni di dollari con libri e partecipazioni tv. Rudy Guede, l'ivoriano condannato, non è personaggio di nessun film o documentario. Amanda è una star.

Ventimiglia, umiliazione per i poliziotti: costretti a vivere con gli immigrati così

Ventimiglia, umiliazione per i poliziotti. Costretti a vivere con gli immigrati così



Bagni rotti, sporchi, sale d'attesa trasformate in dormitori. Ecco come sono costretti a lavorare i 55 poliziotti del commissariato della polizia di Stato di Ventimiglia. A denunciare la grave situazione di disagio e degrado al Giornale è il vicesegretario nazionale Mauro Armelao. Il commissariato è impegnato da oltre un anno nella gestione dell'emergenza migranti al confine con la Francia. "Lì vengono accompagnati ogni giorno i migranti, con ondate di 15 persone. Dormono all'interno della struttura, la sera si fanno i controlli, si prendono le impronte e si fanno le fotosegnalazioni. Solo il mattino seguente si fanno gli accertamenti sanitari, con il rischio che i poliziotti a contatto si ammalino. Basta anche una semplice faringite. Poi il giorno dopo i migranti vengono trasferiti a Taranto".

Così gli immigrati devono trascorrere la notte in caserma dormendo per terra o nel cortile interno: "Non ci sono i condizionatori - dice Armelao - quella struttura non va bene, va ristrutturata completamente e ha servizi igienici indecenti. I poliziotti lavorano 24 ore su 24 per fronteggiare l'emergenza profughi con caldo e puzza a non finire". Non ha senso poi "far dormire i funzionari aggregati con gli autisti negli alberghi a Imperia, a quasi 50 km da Ventimiglia". Spreco di tempo e di denaro.

Loris, l'appello disperato del papà "Vi prego, ho perso tutto...": rovinato

Loris, l'appello disperato del papà. La richiesta: "Vi prego, ho perso tutto..."



"Ho perso un figlio, la moglie e il lavoro. Aiutatemi". E' l'appello disperato di Davide Stival, il padre del piccolo Loris, ucciso due anni fa a Santa Croce Camerina, a soli 8 anni. "Devo crescere il mio bimbo più piccolo e non ho più niente" continua Stival, intervistato dal settimanale Giallo.

Stival lavorava come autista per il Comune di Vittoria ma il nuovo sindaco non gli ha rinnovato il contratto con l'intenzione di non fare favoritismi rispetto ad altre persone in difficoltà. Ora il padre di Loris chiede aiuto agli imprenditori della zona per trovare una occupazione. 

Davide ha poi risposto alle accuse della moglie, che in una lettera dal carcere lo attaccava: "Non sei un buon papà: sono andata in cimitero a trovare Loris. Il dolore mi ha assalita. Il mio più grande amore riposa in un luogo trascurato, nessuno gli lascia un fiore o gli fa visita in cimitero". Ma Davide respinge le accuse, sulla tomba del piccolo ci sono sempre fiori freschi.

Contratti illegali, tremano 11 big: i nomi di chi rischia il posto in Rai

Rai, la mannaia di Cantone: contratti illegali, tremano 11 big



La mannaia di Raffaele Cantone colpisce anche la Rai: secondo l'Anac, l'Autorità nazionale anti-corruzione, a viale Mazzini almeno 11 su 21 dirigenti scelti dall'ad Antonio Campo Dall'Orto avrebbero contratti irregolari e illegittimi. La loro nomina, secondo quanto riporta il Fatto quotidiano, sarebbe infatti arrivata dopo la norma che dal 26 gennaio 2016 impone procedure molto più rigide per le assunzioni. Norme non rispettate: nomina diretta, senza annuncio della posizione vacante per sollecitare candidature né confronto tra più profili. Il Fatto fa i nomi dei manager a rischio: il direttore finanziario Raffaele Agrusti, i direttori di rete "esterni" Daria Bignardi (Rai3), Ilaria Dallatana (Rai2), Gabriele Romagnoli (RaiSport) e Diego Antonelli (vice dell'informazione), oltre al consulente con contratto pluriennale Francesco Merlo. Nel mirino anche gli incarichi fiduciari trasformati in contratti a tempo indeterminato per aggirare il limite del 5% di dirigenti esterni sul totale di 252, contestato dall'Usigrai: così, per esempio, è stato assunto il conduttore di Politics Gianluca Semprini, già tempo indeterminato a Sky. Dall'Anac la palla passerà alla Rai, che dovrà scegliere cosa fare come successo in queste settimane al sindaco di Roma Virginia Raggi sulla sua capo gabinetto Carla Raineri. E intanto gli avvocati si scaldano.

La bomba, governo Monti indagato Ufficiale: "Così favoriva le banche"

Mario Monti, la bomba dei giudici: governo indagato, "così favoriva le banche"



Il governo di Mario Monti e due ex ministri dell'Economia sono sotto inchiesta. L'operazione derivati tra Morgan Stanley e il Tesoro chiusa tra il 2011 e il 2012 avrebbe provocato danni erariali per circa 4 miliardi di euro. La procura regionale del Lazio della Corte dei conti, dopo aver terminato la fase istruttoria, ha presentato alla banca Usa e ad alcuni ex dirigenti del Tesoro quello che in gergo si chiama l'invito a dedurre. Tra i nomi interessati dalla procedura ci sono Maria Cannata, attuale direttore del Debito, il suo predecessore Vincenzo La Via, Domenico Siniscalco, direttore generale del Tesoro poi passato proprio a Morgan Stanley e Vittorio Grilli, anche lui ex direttore generale del Tesoro. Siniscalco e Grilli sono poi diventati ministri dell'Economia.

In piena tempesta spread - L'istruttoria è stata avvita dalla Corte dei conti all'inizio del 2016. A far scattare la macchina della magistratura è stata la procedura che ha consentito a Morgan Stanley di chiudere anticipatamente, dall'oggi al domani, contratti stipulati con lo Stato italiano per un valore di 3,1 miliardi. L'operazione è stata resa possibile da una clausola, che permetteva appunto alla banca di recedere dai contratti stipulati nei primi anni del 2000, nel caso in cui si fossero verificate particolari situazioni. Clausola che l'istituto di credito ha deciso di utilizzare nel pieno della crisi del 2011, che ha portato lo spread italiano ha raggiungere numeri da capogiro, ottenendo 3,1 miliardi di euro. A questa cifra si dovrebbero poi aggiungere gli interessi, legati al costo del finanziamento che è stato aperto per coprire il buco creato, che porterebbero il totale a 4 miliardi di euro.

"Il governo favoriva le banche" - Nella relazione dei giudici si leggono accuse pesanti: i comportamenti del ministero a volte sembravano volti "unicamente e senza un valido motivo, a favorire" le banche. Si nota poi "l'anomalo collegamento tra i giudizi di rating e la formazione dei contratti di derivati, cui a volte consegue l'emersione di una situazione di conflitto d'interessi tra le società di rating e gli istituti bancari". Sullo sfondo, il caos politico che portò alla caduta di Silvio Berlusconi e all'arrivo del governo tecnico targato Monti, con l'occhio benevolo di Ue, Bce e Fmi.

Pazzesca rivolta dei sindaci grillini: questa foto lancia la rottura finale

La pazzesca rivolta dei sindaci grillini: questa foto lancia la rottura finale



L'incontro tra Virginia Raggi e Chiara Appendino pare avere avuto due effetti, uno d'immagine e l'altro programmatico. Il primo: far apparire la sindaca di Roma come subalterna alla più lanciata collega di Torino. Il secondo: saldare le fila tra le amministrazioni comunali grilline più importanti d'Italia (Nogarin a Livorno non è paragonabile e Pizzarotti a Parma è praticamente un separato in casa) in una clamorosa rivolta. Non contro Beppe Grillo, ovviamente, né contro il direttorio ma contro l'Anci, l'associazione dei Comuni che tra un mese dovrà indicare il nuovo presidente (quello uscente è Piero Fassino, sconfitto proprio dalla Appendino alle elezioni). Secondo il Corriere della Sera tra i grillini si sta facendo strada l'idea dello strappo istituzionale: i Comuni guidati dai 5 Stelle, insomma, potrebbero associarsi da loro per non dover sottostare a una struttura di fatto targata Pd. Per ora, il più restio alla mossa sarebbe Pizzarotti. Motivo in più per considerarlo di fatto fuori dal perimetro M5S.