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domenica 4 ottobre 2015

Il piano (segreto) con ricatto di Renzi Cosa farà per mettere le mani sulla Rai

Rai, il piano di Matteo Renzi: l'arma per ricattare Viale Mazzini


di Franco Bechis



La data è scritta nero su bianco nell’articolo 49 del testo unico della televisione approvato nel 2005: «La concessione del servizio pubblico generale radiotelevisivo è affidata, fino al 6 maggio 2016, alla Rai-Radiotelevisione italiana spa». Mancano 7 mesi e al momento non è stato istituito nemmeno un tavolo di discussione al ministero dello Sviluppo Economico retto da Federica Guidi. Del rinnovo di quella concessione, l’atto fondamentale per cui fin da quando si chiamava Eiar, la Rai è l’unica azienda italiana che può incassare dall’erario il canone pagato ogni anno dai cittadini, non si fa cenno nemmeno nella legge di riforma della televisione pubblica che in questo momento è alla Camera davanti alle commissioni riunite Cultura e Trasporti. Lo stesso servizio studi di Montecitorio, ha suggerito almeno di stabilire nella legge che quella concessione, che secondo la legge attuale dovrebbe essere di durata ventennale, sia ridotta e adeguata temporalmente al contratto di servizio periodico che dovrebbe stabilire gli obblighi di trasmissione della Rai in cambio di quel canone. 

La nuova legge fortemente voluta da Matteo Renzi cambia quel contratto di servizio, portandone la durata da 3 a 5 anni, e il servizio studi lo stesso suggerisce di fare per la concessione. Ma nessun emendamento di maggioranza se ne occupa. Per un motivo molto semplice: il capo del governo vuole la nuova legge così come è stata approvata dal Senato entro il prossimo 19 ottobre. Quindi senza modifica alcuna, altrimenti si deve tornare nell’altro ramo del Parlamento e perdere altro tempo. Invece Renzi vuole dare entro questo mese al direttore generale della Rai, Antonio Campo Dall’Orto i poteri da amministratore delegato. In viale Mazzini lo sanno tutti, e anche per questo non si sono attribuite deleghe ai vari consiglieri di amministrazione. Senza deleghe nessuno quindi si è fatto avanti con il governo per discutere di rinnovo e contenuti della concessione. E i rischi sono altissimi. Il governo precedente, per bocca dell’allora viceministro Antonio Catricalà, aveva ipotizzato che quella concessione fosse assai aperta e non scontato il rinnovo automatico. Quello attuale non ha mai parlato di possibilità di spezzatino o di messa all’asta con altri soggetti del canone tv, però non ha fatto un solo passo sulla strada del rinnovo. Si tiene così in mano una pistola puntata sull’azienda pubblica che pesa assai di più di qualche intemperanza di Michele Anzaldi su Rai Tre e i suoi direttori, accusati di avere dato eccessivo spazio alla minoranza del Pd. Quella pistola è puntata ad accompagnare le nomine che il nuovo amministratore delegato potrà fare senza troppe trattative con il suo consiglio di amministrazione e aiuterà non poco ad annullare qualsiasi resistenza su eventuali piani di riassetto dell’azienda, dei suoi canali e delle sue reti. Tanto tutti sanno che senza canone possono tranquillamente chiudere i battenti.

«Sì, è vero», conferma il consigliere di amministrazione Arturo Diaconale davanti al Senato, «che finora di rinnovo della concessione non si è parlato. La trattativa inizierà nei prossimi mesi, di sicuro. Una pistola puntata? L’antipasto è stato l’attacco a RaiTre? Ma no, quello è stato un episodio del lungo congresso Pd. Poi certo, l’azienda oggi vive su un assetto politico che si basa su una storia che non c’è più... anche la tripartizione delle reti non ha senso come è stata vissuta fin qui». Secondo il componente della vigilanza Augusto Minzolini «è evidente che il governo così sta tenenendo sotto scacco la Rai. Ma deve mettersi d’accordo con se stesso. È un’azienda pubblica, dove pesa la politica? Vero che la tripartizione antica dei canali per influenza non ha più senso: bisognerebbe che una rete rifletta il Movimento 5 stelle, non rappresentato, ma protagonista del nuovo sistema politico tripolare. Si vuole tagliare i cordoni con la politica? Allora si faccia davvero la Bbc, con due reti finanziate solo dal canone, la pubblicità rimessa sul mercato per favorire davvero il pluralismo delle idee, e le altre 10 reti esistenti vendute ai privati. Invece il governo non vuole fare né una scelta né l’altra».

Nasce la più grande coop rossa d'Italia Che ha un patrimonio da capogiro...

Nasce il colosso Alleanza 3.0, la più grande coop rossa d'Italia




Nasce il colosso coop: tre dei nove giganti della grande distribuzione "rossa" (Adriatica, Estense e del Nord Est) si uniscono e danno vita a Coop Alleanza 3.0, una super cooperativa da quasi 5 miliardi di fatturato, 22mila dipendenti, 2,7 milioni di soci e 419 punti vendita sparsi in 12 regioni, dal Friuli alla Sicilia. Riporta La Stampa che si tratterà della più grande cooperativa a livello italiano ed europeo e spazierà dalla grande distribuzione agli investimenti immobiliari di Igd, alle agenzie di viaggi, dalle farmacie e librerie a marchio Coop alla distribuzione di carburanti, gas e luce, dalle polizze sanitarie ai servizi assicurativi e finanziari. La superCoop controlla poi il 13,3% di Eataly ma soprattutto è il primo azionista singolo del Gruppo Unipol con una quota vicina al 20% . 

L'obiettivo dei tre presidenti (il bolognese Adriano Turrini, che sarà anche il nuovo superpresidente, il modenese Mario Zucchelli e il reggiano Paolo Cattabiani) è "sostenere e rilanciare la presenza della cooperazione di consumo, creare un'organizzazione capace di trovare tutte le efficienze utili a dare nuovo impulso all'impresa per affrontare le sfide future". La fusione non comporterà la chiusura di punti vendita ma si cercherà di migliorare il modello Ipercoop che più di altri ha patito la crisi e sfidare così la concorrenza, di Esselunga in primis. 

Basta Viagra, sesso anche in tarda età Tutto grazie al laser dei miracoli: come

Sessualità maschile, arriva il laser che mantiene attivi sessualmente i malati di prostata




Ogni anno 40mila italiani vengono operati alla prostata per un ingrossamento benigno di questa ghiandola. Nulla di grave, ma comunque un fastidio per tutti i pazienti che vedono messa a rischio la loro capacità di eiaculazione e delle loro funzioni sessuali. Dal 3 ottobre però, questi crucci potranno cadere nel dimenticatoio perché c'è una tecnologia che permette, grazie a un laser al tullio, di migliorare molto le condizioni post operatorie dei pazienti.

Come funziona - Il laser è stato creato da Quanta System, azienda italiana leader nel settore, in collaborazione con l'equipe medica del Prof. Luca Carmignani, primario di Urologia al Policlinico di San Donato. Il nuovo metodo assicura il normale mantenimento di una vita sessuale nonché un ricovero molto più breve, un paio di giorni, in ospedale rispetto a quello della chirurgia tradizionale. Il metodo dunque farà risparmiare soldi e tempo al sistema sanitario nazionale. I primi studi condotti sull'operazione con il laser hanno dato risultati ottimi: 110 pazienti sottoposti al trattamento, dopo 3-6 mesi dall'operazione, non solo hanno migliorato le loro condizioni urinarie ma hanno anche mantenuto una buona funzione rettile. Rispetto alla chirurgia convenzionale, i pazienti che hanno mantenuto l'eiaculazione sono aumentati, e di molto, perché si parla di un +52% di uomini che hanno ancora questa funzione.

L'aspetto psicologico - "Grazie a questa tecnica è possibile regalare benessere ad una ampia fascia della popolazione maschile, che ora potrà vivere una rassicurante continuità della propria attività sessuale", ha affermato il professor Carmignani. Un traguardo importante, soprattutto se si considera il gran numero di persone che interesserà. La patologia in questione infatti colpisce uomo su 2 intorno ai 50 anni, e addirittura il 75% negli over 80. I pensieri negativi sulla potenza sessuale o l'angoscia per un invecchiamento sessuale precoce saranno dunque, nei prossimi anni, solo un brutto ricordo. E dover essere operati di prostata comporterà molta meno ansia e paura. 

E' guerra Juve-Federcalcio Il retroscena: Una "lite" milionaria

Calciopoli, il retroscena della Gazzetta dello Sport: Tavecchio farà causa ad Agnelli per il ricorso al Tar




La guerra a carte bollate tra la Federcalcio e la Juventus potrebbe presto conoscere una nuova battaglia. Il presidente federale Carlo Tavecchio, secondo quanto anticipa la Gazzetta delo Sport, sta per portare in tribunale il club bianconero con un'importante richiesta di risarcimento danni. Sul tappeto è ancora la questione "Calciopoli" ad agitare gli animi, dopo che nel novembre 2011 la Juve di Andrea Agnelli aveva presentato al Tar una richiesta di risarcimento danni valutati in 443 milioni di euro contro la Federcalcio per le questioni del 2006. Quella decisione era stata già bollata da Tavecchio come inopportuna, anzi la classificò come "lite temeraria". Dopo la sentenza della Cassazione del marzo 2015 e le successive motivazioni, arrivate in estate, la responsabilità dei dirigenti juventini dell'epoca è stata confermata, con relative condanne e sopraggiunte prescrizioni.

I tentativi - Nel corso dei mesi sia Tavecchio che Agnelli hanno avuto più di un'occasione per ricucire, per chiarire e magari per sotterrare l'ascia di guerra. Il momento più propizio è sembrata la finale di Coppa Italia, vinta dalla Juve contro la Lazio. Ma le posizioni non si sono mai avvicinate sul serio.

La lettera - Nei giorni scorsi poi, aggiunge il quotidiano sportivo, è spuntata la lettera che Agnelli ha scritto agli azionisti bianconeri prima dell'assemblea del prossimo 23 ottobre, nella quale si parlava di: "realtà che hanno saputo con scaltrezza generare il consenso di un sistema autoreferenziale", e l'auspicio che si arrivi alla fine del prossimo anno; "a un'accelerazione della spinta riformatrice nelle componenti costitutive del calcio italiano favorendo il naturale ricambio degli uomini". Tutto per: "non passare altri cinque anni a elencare quello che si dovrebbe fare, ma nessuno fa".

La reazione - Sarà stato anche quell'ultimo passaggio della lettera di Agnelli a far saltare la mosca al naso di Tavecchio. In via Allegri, sede della Figc, si parlerebbe di: "Fastidio" del presidente che ha dato mandato all'avvocato Medugno di studiare, scrive la Gazza: "come e con che formula difendere presso la Juventus gli interessi della Federcalcio".

sabato 3 ottobre 2015

Caivano (Na): Intervista al Consigliere comunale del PD, Antonio Angelino

Caivano (Na): Il Consigliere Angelino interviene sul nostro blog il Notiziario sul web



di Gaetano Daniele




Dott. Antonio Angelino
Consigliere comunale PD

Dott. Angelino, dopo le dimissioni del consigliere comunale Raffaele Celiento, anche lei entra a far parte delle opposizioni in consiglio comunale. Che opposizione sarà la sua?

Un opposizione chiaramente in linea con quella che è stata la nostra campagna elettorale, intransigente decisa attenta e vigile. Non abbiamo nulla in comune con questa amministrazione, pertanto svolgeremo la nostra azione di denuncia e di controllo sugli atti e sugli indirizzi, tenendo come riferimento unico il bene e la crescita del paese.

Ha già in mente qualche interrogazione?

Devo dire che abbiamo formato un ottimo gruppo di opposizione, dove di certo non manca la volontà d'azione e lo dimostrano le tante interrogazioni e interpellanze già poste in essere nell'adunanza di CC del 28/9, per quanto mi riguarda sono un ragazzo molto curioso e devo dire che la mia attenzione è stata attirata da un bel po' di determine, ma sicuramente vorrei presto approfondire la questione relativa agli affidamenti degli impianti sportivi presenti sul nostro territorio, da anni grande problema, mai affrontato.

Quale la sua ricetta per rilanciare Caivano?

Magari potesse bastare una ricetta. Caivano negli ultimi 10 anni ha avuto un'involuzione clamorosa, il ceto medio è quasi scomparso, e di conseguenza la povertà ha raggiunto larga parte della popolazione. Al netto di una situazione simile gli interventi più significativi a mio parere sono quelli relativi alla creazione di occupazione e alla riduzione del fisco soprattutto per le aziende e le imprese presenti sul territorio, con l'esenzione totale per un periodo di tempo determinato (1/2 anni) per gli imprenditori che intendono investire sul territorio in nuove attività. Reddito di cittadinanza così come proposto da noi in CC il 28/9 e spending review chiuderebbero il cerchio garantendo un ciclo virtuoso di ripresa economica. 

Ambiente. 

Sull'ambiente sono cauto e con molta umiltà ammetto che sto reperendo quanta più documentazione possibile per avere un quadro completo della situazione. Già troppo si è speculato e strumentalizzato su tale tematica e quindi evito di lanciarmi in affermazioni non verificate ed analizzate, so per certo che tutti noi consiglieri di opposizione terremo alta l'attenzione soprattutto per ciò che concerne la gara da 30 milioni di euro per il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani. Vista l'incompetenza e l'incapacità amministrativa dimostrata sinora dall'amministrazione non ci sentiamo minimamente al sicuro.

Televisori truccati: i modelli sospetti Un altro scandalo dopo Volkswagen

Dopo lo scandalo Volkswagen, sospetti del Guardian sulle Tv Samsung: test truccati su consumi energia




Dopo lo scandalo che ha travolto Volkswagen che truccava i test sulle emissioni di gas di scarico della automobili, è la volta del colosso coreano Samsung e di alcuni modelli di televisori. Uno studio dell'organismo indipendente ComplianTv ripreso dal quotidiano brittannico Guardian, Samsung avrebbe usato un trucco molto simile a quello di Volkswagen, utilizzando quindi un software per ridurre i consumi energetici dei propri televisori durante i test ufficiali.

Il trucco - In occasione dei test effettuati dalla Commissione elettrotecnica internazionale (Lec) sui televisori vengono trasmessi filmati con sequenze veloci. In quelle condizioni, secondo lo studio raccontato dal Guardian, i modelli Samnsung attiverebbero la funzione Motion lighting, utile a ridurre la luminosità dello schermo e quindi il consumo di energia. La funzione di riduzione della luminosità si sarebbe attivata in automatico, secondo quanto si legge nel rapporto ripreso anche da Repubblica: "I laboratori hanno osservato diversi comportamenti delle tv durante le misurazioni e questo suggerisce la possibilità che gli apparecchi riconoscano la procedura di test e adattino il consumo di energia".

La difesa - La compagnia coreana ha respinto i sospetti sollevati dallo studio britannico, sostenendo che la funzione Motion lighting sia stata progettata non per eludere i test, ma per ridurre i consumi quando il video rileva immagini in movimento. Le indagini però sono partite, come quella della Commissione Ue che ha risposto all'articolo pubblicato sul Guardian citando anche segnalazioni simili arrivate da autority di Paesi membri dell'Unione europea, come quella svedese.

Una portaerei cinese nel Mediterraneo Inquietanti alleanze a casa nostra

Guerra in Siria, la Cina porta nel Mediterraneo una portaerei, caccia e 1.000 marines




La Cina porta nel Mediterraneo una portaerei, una squadra aerea e 1.000 marines in appoggio alla Russia. Mentre Mosca continua con i suoi raid in  Medio Oriente contro le postazioni dello Stato Islamico ("Dobbiamo agire d'anticipo, prima che arrivino da noi", ha ammesso Vladimir Putin), Pechino inizia le grandi manovre al largo della Siria e, di fatto, alle porte dell'Europa, in una alleanza strategico-militare che inquieta non poco il Vecchio Continente, diviso tra interventisti e neutralisti, ancora una volta inesistente dal punto di vista politico e al traino degli Stati Uniti di Obama decisamente tremebondi. 

Mosca e Pechino mai così vicini - L'intesa tra Russia e Cina, due colossi sotto ogni punto di vista e dotati di un apparentemente insaziabile appetito di dominio, si poggia su motivazioni geopolitiche, economiche e di lotta al terrorismo, perché sebbene lontana migliaia di chilometri dalla culla dell'Isis, anche la Cina potrebbe avere nelle regioni del suo estremo occidente una bomba-terrorismo islamico pronta ad esplodere, proprio come Mosca con molte regioni dell'ex impero sovietico nel Sud-Est. 

Ue e Usa all'angolo - L'Unione europea finisce così in un momento drammatico come quello dell'emergenza immigrazione, strettamente legato alla guerra in Siria. Rinunciare a una voce in capitolo nell'area significa affidarsi con mani e piedi legati a Putin (e ai cinesi). Il Cremlino questo lo ha capito, e non a caso ha rafforzato le intese con l'Iran e l'Iraq tagliando fuori non solo gli europei, ma anche gli americani. Il guaio è che la partita, giocata con caccia al posto degli scacchi, si gioca in casa nostra e noi siamo spettatori.