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venerdì 25 settembre 2015

Scacco a Bernie di Marchionne: è caos La Red Bull dice addio alla Formula Uno?

Formula 1, Red Bull pronta a lasciare il mondiale senza i motori Ferrari: lo scacco matto di Sergio Marchionne a Bernie Ecclestone




Il futuro della Red Bull in Formula 1? Potrebbe deciderlo il presidente della Ferrari, Sergio Marchionne, sempre più influente e sempre più a suo agio nel fatato mondo del circus. Mentre la Ferrari crede nell'impresa impossibile, ossia strappare un mondiale che pare già assegnato alla Mercedes di Lewis Hamilton, su altri tavoli si decide quel che sarà della prossima stagione. Qualche giorno fa vi avevamo dato conto della possibilità che Maranello fornisca i motori alla Red Bull, possibilità confermata da Marchionne in persona. La scuderia "con le ali" si attendeva la fornitura dalla Mercedes, che però si è tirata indietro all'ultimo. A quel punto è entrata in gioco la Ferrari, pronta a fornire la sua power unit per due ragioni: la prima, una Red Bull motorizzata Mercedes potrebbe diventare irraggiungibile (meglio non rischiare, dunque); la seconda; difficilmente il motore progettato per un'auto riesce a rendere al meglio su una monoposto, la Red Bull appunto, che al contrario non è stata confezionata su misura.

Bernie all'angolo - Eppure, ora, secondo indiscrezioni di stampa, Marchionne avrebbe (leggermente) frenato sull'ipotesi di fornire la power unit alla scuderia di Milton Keynes. E messa alle strette, la Red Bull, sarebbe pronta al gesto clamoroso: senza motori Ferrari o Mercedes lascerà la Formula 1. Uno scenario che, per inciso, preoccupa il patron del circus, Bernie Ecclestone, che perderebbe una delle scuderie più forti del mondiale. Così Bernie spinge affinché si trovi un'intesa: "Marchionne è favorevole, ma spaventato che il suo team possa innervosirsi e soprattutto possa ritrovarsi indebolito". Ecclestone, insomma, caldeggia l'intesa, al solito "intromettendosi" in affari che tecnicamente dovrebbero riguardarlo ben poco. E, certo, è lo stesso Ecclestone che ha messo in dubbio la sopravvivenza del gp di Monza, e del quale, l'astuto Marchionne, potrebbe vendicarsi "spingendo" la Red Bull fuori dal mondiale. Uno scenario certo contorto, e per ora soltanto ipotetico. Di sicuro, c'è che nella trattativa con la Ferrari, la Red Bull spinge per ottenere tutti gli sviluppi del propulsore in tempo reale. Un rifiuto di Marchionne in tal senso potrebbe avere effetti devastanti: per la Red Bull, certo. Ma anche per Ecclestone.

Juve, corna e amori: bomba su Agnelli quella voce di Dago su John Elkann

Dagospia, l'indiscrezione: John Elkann, la rabbia contro Andrea Agnelli dopo la separazione con Emma Winter




È il gossip del mese, forse dell'anno, quello che riguarda Andrea Agnelli, la sua separazione da Emma Winter e la passione per la moglie turca dell'ormai ex amico, Francesco Calvo, che non a caso ha abbandonato la Juventus. La donna che avrebbe scatenato la passione del presidente bianconero è la turca Deniz Akalin. Un affare intricato, che ora, Andrea, starebbe pagando caro. Per prime le indiscrezioni di Chi, che lo descrive in "solitudine", e alle prese con un trasloco: ha lasciato la casa in cui viveva per trasferirsi in un nuovo appartamento. Ma non è tutto. A voce si aggiunge voce. E l'ultima indiscrezione è quella rilanciata da Dagospia, informatissimo sul caso. Tempo fa, Dago, aveva ipotizzato che lo scandalo avrebbe permesso a John Elkann di togliere Andrea Agnelli dalla Juventus. Una voce che, ad oggi, non ha trovato alcuna conferma. Eppure, ora, sempre su Dagospia, appare un emblematico flash: "John Elkann asfalta il cugino Andrea Agnelli. Lo scippo della moglie di un proprio dipendente, con conseguente rottura matrimoniale (la consorte del presidente dalla Juve gode della comunione dei beni!), non appartiene allo stile della nostra famiglia...". Un messaggio obliquo, trasversale, allusivo. Cosa succede in casa Juve?

Verdini e i suoi denunciati: l'accusa E adesso spunta quel brutto sospetto

M5S contro Denis Verdini: "È compravendita di parlamentari, andiamo in Procura"




"Questa è compravendita". I pentastellati sono pronti ad andare in Procura per denunciare Denis Verdini per la sua "campagna acquisti per Matteo Renzi in Parlamento: "Ho appena parlato col nostro capogruppo al Senato", sbotta Alessandro Di Battista che annuncia all'Huffingtonpost: "Ci sono tutti gli estremi per denunciare la compravendita che si sta verificando. Nelle prossime ore Gianluca Castaldi andrà in Procura". "E' il più ampio processo di trasmigrazione di questa legislatura. Solo oggi alla Camera sono passati altri tre parlamentari dall'opposizione alla maggioranza, insieme a Verdini. In tutto siamo già a sette. E' un fenomeno su cui è lecito avere il sospetto che non si tratti di casi di coscienza".

Di fatto sono nove i transfughi dal centrodestra al gruppo di Verdini: dopo il senatore Francesco Amoruso, che tre giorni fa ha annunciato l'addio a Forza Italia per entrare nella verdiniana Ala, e dopo Domenico Auricchio, ieri mercoledì 23 altri sette deputati di Forza Italia e un senatore hanno deciso di abbandonare Silvio Berlusconi per entrare nella formazione guidata dal toscano. Si tratta dell'ex ministro dell'Agrigoltura, Francesco Saverio Romano, quindi Ignazio Abrignani, Luca D'Alessandro, Monica Faenzi, Giuseppe Galati, Giovanni Mottola e Massimo Parisi.

Anche un "big" molla Alfano: Ncd kaputt Ecco perché il suo partito scompare

Anche Quagliariello molla Alfano: Ncd rischia l'estinzione


di Fausto Carioti



Gaetano Quagliariello lascia la maggioranza e mette un piede e mezzo fuori dal Nuovo Centrodestra, partito del quale è tuttora il coordinatore nazionale. È questa la convinzione che ha lasciato in Senato il discorso pronunciato ieri in aula dall’ex ministro durante il dibattito sulle riforme istituzionali. Non è il solo, dentro Ncd, a meditare l’addio: l’Italicum, legge elettorale che non contempla alleanze, sta spingendo l’intera compagine governativa degli alfaniani a confluire nel partito della Nazione di Matteo Renzi, ma molti sono quelli che non intendono seguire Angelino Alfano e Beatrice Lorenzin lungo tale strada. Questa dinamica, e il rientro della diaspora in Forza Italia iniziato con Nunzia De Girolamo, sembrano destinate a segnare la fine di Ncd.

Alludendo proprio a questo, nel suo intervento Quagliariello ha detto che «sarebbe paradossale che le forze popolari italiane perdessero per legge ogni spazio di autonomia e diritto di rappresentanza». «Le riforme non sono in discussione», ha assicurato, «ma, un minuto dopo, questo dibattito sulle riforme ne genererà un altro, che investirà sia i rapporti interni a una coalizione di governo che la legge pone fuori-legge, sia la collocazione politica. È un problema che personalmente mi riguarderà», ha avvisato il senatore, convinto che riguarderà tutti quelli che come lui «hanno fin qui contribuito al cammino delle riforme, ma non intendono consentire l’estinzione della propria cultura politica». Insomma, bolle in pentola qualcosa di nuovo e alternativo a Renzi.

Un discorso a tratti anche ruvido, che però non può aver sorpreso Alfano. Diverse volte, nelle ultime settimane, Quagliariello aveva manifestato al ministro dell’Interno preoccupazione per un quadro politico destinato a togliere ogni spazio di autonomia all’area moderata. Problema che Quagliariello intendeva porre con chiarezza agli alleati di governo. Lui e Alfano si erano confrontati prima dell’intervento alla festa nazionale dell’Udc di due domeniche fa, e un ultimo colloquio tra i due si è svolto alla vigilia dell’intervento in aula di Quagliariello. Senza però trovare un’intesa.

Dinanzi ai rifiuti di Renzi a tenere in considerazione un alleato piccolo, ma sempre leale come Ncd, Quagliariello aveva proposto all’ala “governativa” del partito il ritiro dall’esecutivo: di fatto, il passaggio a un appoggio esterno. Proposta respinta. A quel punto Quagliariello ha alzato il tiro su una battaglia sgradita al premier che comunque Ncd portava avanti (invano) da mesi: la riforma dell’Italicum, introducendo il premio di maggioranza alla coalizione, in modo da garantire dignità e sopravvivenza a chi non vuole stare né con Renzi né con Salvini.

La posizione assunta, per i toni e per i contenuti, è senza ritorno. E in aula Quagliariello ha fatto intendere che lo stesso malessere riguarda altri di Ncd, che non si faranno annettere dal Pd né oggi né mai. I parlamentari vicini a lui assicurano che nessuno pensa a un ritorno nell’ovile berlusconiano, ma la convivenza nella maggioranza si è fatta difficile, se non impossibile. È presto per fare conte e non ci sarebbe ancora stato alcun reclutamento ufficiale, ma dentro Ncd raccontano che, in calce al disegno di legge presentato da Quagliariello per cambiare l’Italicum, ci sono già diciassette firme di senatori di Area Popolare.

giovedì 24 settembre 2015

Occhio alla "mattanza" degli Intercity Gli 80 treni che rischiano di saltare

Treni, gli Intercity di Genova e Torino a rischio: 80 convogli rischiano di sparire




Cambia il ministro, cambiano gli accordi. Così, con l'addio di Maurizio Lupi al ministero dei Trasporti, ecco che Genova e Torino rischiano di trovarsi, da un giorno all'altro, senza ben 84 treni Intercity, i più utili per i pendolari. Come spiega Francesco Balocco, assessore regionale ai Trasporti, Piemonte e Liguria, avevano avviato un piano con l'ex ministro "per dimezzare le 4 coppie di Intercity tra Torino e Genova e per usare i soldi così risparmiati, circa 3,5 milioni, per potenziare i regionali Torino-Savona e Cuneo-Ventimiglia". Ma ora che i vertici sono cambiati, come  scrivono su La Stampa, se non ci sarà un "contratto ponte" e un rinnovo del piano di sostituzione dei treni, si dovrà dire addio alla maggior parte degli Intercity presenti sui territori interessati.

Le prospettive - Se dovesse verificarsi questo scenario, il disagio sarebbe palpabile. Torino perderebbe gli unici collegamenti possibili con Roma e Napoli. Ancora peggio lo scenario che si prospetta per la Liguria, con 36 treni a rischio, 22 dei quali percorrono le tratte Genova-Milano. Ma c'è un altro problema. Finora il governo non ha ancora pagato a Trenitalia i 200 milioni di euro che deve alla compagnia per i servizi erogati a regime di proroga. E, a poche settimane dall'entrata in vigore dell'orario invernale, non si hanno notizie sulle intenzioni future del governo. I viaggiatori, soprattutto i pendolari, rimangono così nell'incertezza. Sono infatti 15 mila gli italiani che ogni giorno usano gli Intercity per recarsi al lavoro e che non sanno se fra qualche settimana il treno ci sarà o meno. Per questo Assoutenti ha chiesto aiuto ai parlamentari e ha scritto una lettera a ognuno di loro per avvisarli del problema. Ma da Roma garantiscono: "Abbiamo in programma riunioni tecniche per trovare una soluzione e per vedere se sia possibile concedere una nuova proroga".

Volkswagen, ombre su Pirelli e Fiat La lettera della Procura e quell'accusa

La Procura: "La beffa sui diesel italiani che favorisce i costruttori"




Il pericolo che in Italia la situazione sia uguale a quella denunciata negli Usa è concreto. Riporta il Fatto quotidiano che "le auto diesel vendute come ecologiche inquinano in realtà più delle altre grazie a decreti legislativi scritti apposta per favorire i costruttori, applicati in modo scorretto dal ministero dei Trasporti e nel totale disinteresse di quelli della Salute e dell'Ambiente". L'8 luglio, il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti e i colleghi Graziano Delrio e Beatrice Lorenzin hanno ricevuto una lettera di Giuseppe Pignatone, capo della Procura di Roma, nella quale si rivela che le indagini dei pm di Roma "confermano" tutti i dubbi sui Filtri antiparticolato (Fap) montati sulle auto diesel per ridurre le emissioni: il Fap, scrive Pignatone, "oltre a immettere nell'aria altre sostanze nocive, determina la trasformazione del to, ossia polveri sottilissime non misurate dai dispositivi di monitoraggio in uso, ma ben più nocive per la salute umana". Insomma, i risultati non sono attendibili. Come il caso Volkswagewn.

Dal 2008 (da quando una normativa europea prevede il taglio delle emissioni), il ministero dell'Ambiente, scrive il Fatto "si è limitato a eleggere i Fap a tecnologia ufficiale per l'Italia" e "una volta preso atto che esistevano prototipi di filtro in grado, secondo i costruttori, di abbattere la massa di particolato, l'attività del ministero è consistita nel cercare di creare una procedura perché potessero essere verificati gli effetti dei suddetti filtri e potessero essere omologati", ha detto ai magistrati l'ingegner Fabio Romeo della Direzione generale per le Valutazioni Ambientali. I produttori sono fondamentalmente due, scrive la Procura: "Pirelli Eco Tecnology e Iveco Spa".

Pirelli è praticamente diventata subito monopolista di un mercato dei filtri che valeva 20 miliardi di euro. Ma, come segnalano gli inquirenti romani, che nel 2014 hanno ereditato un'indagine della Procura di Terni che coinvolge cinque dirigenti del dicastero dei Trasporti, mentre il ministero concedeva l'omologazione ai Fap di Pirelli e Iveco senza la prova di durabilità (la resistenza nel tempo), la negava al sistema 3D di Dukic Day dream, che invece aveva sviluppato un sistema in grado di resistere al tempo e all'usura. 

Ora l'inchiesta deve essere valutata dal gip dopo che il pm Giorgio Orano ha chiesto l'archiviazione perché la vicenda si sarebbe sviluppata per un grave difetto normativo e non per una cospirazione contro Dukic dei dirigenti inquisiti per falso e abuso d'ufficio. "Cospirazione" che, per il pm di Terni Elisabetta Massini, aveva invece garantito "ingiusti profitti" a Fiat, Iveco e Pirelli. La Dukic ha presentato opposizione, forte anche della lettera del procuratore Pignatone citata all'inizio.

Ecco tutti (sono 208) gli esami medici che il governo ora ci vuole far pagare

Sanità, tutte le prestazioni che Renzi vuol tagliare



di Andrea Valle


Sono 208 le prestazioni a rischio inappropriatezza, comprese nell' elenco che il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha consegnato ai sindacati medici nel corso dell' incontro di ieri pomeriggio. Sul tavolo del confronto il decreto contro le prescrizioni inutili a cui sta lavorando il ministero e che preoccupa i camici bianchi, passibili di sanzioni se non giustificano adeguatamente le prescrizioni di queste prestazioni, soprattutto esami.

A quanto si apprende i sindacati hanno 48 ore di tempo per fare le loro osservazioni tecniche, da riconsegnare al ministro. Entro la fine della settimana arriveranno altre piccole osservazioni dal Consiglio superiore di sanità, che ha già espresso parere positivo facendo alcuni rilievi recepiti dai tecnici del dicastero. Lo schema di decreto andrà poi in Conferenza Stato-Regioni. Il ministro ha annunciato ai sindacati l' intenzione di avviare un tavolo tecnico con le Regioni, a cui spetta l' applicazione del provvedimento e delle eventuali sanzioni, in modo che l' attuazione sia omogenea in tutti il territorio nazionale. La Lorenzin ha ribadito infine che nella Legge di stabilità saranno inserite le nuove norme sulla responsabilità professionale per arginare il fenomeno della medicina difensiva.

Fra le oltre 200 prestazioni di specialistica ambulatoriale oggetto del giro di vite, ce ne sono alcune di estrazione e ricostruzione dei denti, l' applicazione di apparecchi mobili o fissi; esami di radiologia diagnostica come Tac e risonanza magnetica della colonna, degli arti superiori e inferiori, densitometria ossea. E ancora, dovranno essere prescritti con precisi paletti esami di laboratorio come colesterolo totale e Hdl e Ldl, trigliceridi, solo in persone con più di 40 e con fattori di rischio cardiovascolare o familiarità, da ripetere a distanza di 5 anni; test allergologici; test per valutare la compatibilità in caso di trapianto (tipizzazione genomica); esami di dermatologia allergologica.

Il documento scatena reazioni contrapposte. «Il punto debole del decreto ministeriale della Lorenzin è che mette in moto un meccanismo, quello sanzionatorio rispetto alle prescrizioni cosidette 'inappropriate', che oltre a spaventare il medico e farlo lavorare male, creano un danno al malato che vedendosi negare la Tac o l' esame rinuncerà a curarsi del tutto o andrà nel privato. Così salta il delicato e fondamentale rapporto paziente-medico». Ad affermarlo è Domenico Iscaro, presidente nazionale dell' Anaao Assomed, che commenta l' incontro tra i sindacati di categoria e il ministro Lorenzin per valutare la bozza di decreto ministeriale sull' appropriatezza prescrittiva. «Abbiamo fatto presente al ministro che nessun medico si sogna di contestare l' appropriatezza», aggiunge Iscaro, «ma è il metodo che non accettiamo, ovvero realizzare questo passo con un atto amministrativo». Quindi secondo l' Anaao si «rischia di fare una grande confusione e trasferire sulla spalle dei pazienti più deboli il peso di alcune scelte», conclude. L' elenco delle oltre 200 prestazioni a rischio inappropriatezza «si traduce nei fatti in un altro taglio alla sanità». E' il commento di Massimo Cozza, segretario Fp Cgil medici, dopo l' incontro fra il ministro della Salute Beatrice Lorenzin e i sindacati medici sul decreto contro le iper-prescrizioni.

«Abbiamo espresso la nostra contrarietà», spiega Cozza all' Adnkronos Salute, « a questo sistema che prevede che siano i cittadini a pagare quando si ritiene che la prestazione sanitaria non rispetta le indicazioni di appropriatezza e che i medici siano sanzionati se invece la prescrivono e le loro motivazioni non vengono giudicate sufficienti. E' un sistema punitivo sbagliato. E' giusto avere linee guida e criteri contro l' inappropriatezza prescrittiva», prosegue, « ma non si può procedere con diktat e 'liste di prescrizione', che rischiano di minare il rapporto di fiducia fra il medico e il cittadino. L' anamnesi è un atto medico complesso che non si può racchiudere in una griglia di criteri». I medici radiologi esprimono un parere fortemente positivo sulla iniziativa del ministro Lorenzin. «Si tratta, pur con tutte le modifiche necessarie sulle sanzioni, di un primo passo importante che consente di mettere il tema della appropriatezza, ed in particolare di quella prescrittiva, al centro di un tavolo fatto di soluzioni pratiche e non solo di discussioni filosofiche». Lo ha detto Corrado Bibbolino Segretario Nazionale SNR all' uscita della riunione di Lungotevere Ripa. Previste sanzioni, dottori sul piede di guerra.