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domenica 19 aprile 2015

Banche italiane, mappa del terrore: se falliscono ti prosciugano il conto

Crac bancari, il "bail in": anche in Italia se un istituto fallisce potrebbero pagare i correntisti





Tutto iniziò in Austria. Anzi, tutto inizierà: a luglio entrerà in vigore il regime del cosiddetto bail in. Il principio è tanto semplice quanto preoccupante: una banca fallisce? Non paga più lo Stato, ma le perdite se le dovranno accollare i creditori, alias i correntisti. Una decisione che nei fatti, sempre in Austria, era stata anticipata quando si scoprì il maxi-buco nell'istituto Hypo Alpe Adria, una bad bank immediatamente soprannominata la "Lehman d'Europa". In quella circostanza il ministro delle Finanze austriaco ricordò che, in base alla nuova normativa, i creditori e i correntisti possono essere chiamati a contribuire alle perdite, pur di evitare al contribuente di accollarsi il peso del crac. Un principio, come detto, preoccupante: un ignaro correntista che ha depositato i suoi risparmi nell'istituto bancario, come ricorda in un'analisi wallstreetitalia.com, potrebbe veder evaporare il suo "tesoretto" in un batter di ciglio. Lo Stato, infatti, non garantisce più.

La svolta della Ue - L'Austria, dunque, non garantirà più i depositi bancari, una decisione presa dopo il via libera dell'Unione europea. Fu infatti la stessa Ue, due anni fa, ad approvare la nuova legislazione sul bail in. La prima a far sua la nuova legislazione è stata l'Austria, ma il rischio che il principio si espanda in tutti i Paesi di eurolandia, Italia compresa, è più concreto che mai. Il sito Goldcore, infatti, ha presentato un grafico (nella foto) nel quale vengono elencati i Paesi che rischiano di vedere introdotto il regime del bail in in caso di crac bancari. Una classifica sinistra: al primo posto c'è la disastrata Grecia, quindi Portogallo e Spagna. Ma già al quarto posto ecco l'Italia, seguita da Francia, Irlanda, Regno Unito, Stati Uniti e Giappone. Nella tabella vengono elencate anche le zone più sicure: prima la Svizzera, poi Germania, Singapore, Canada, Australia, Norveglia, Olanda e quindi Hong Kong.

L'esempio austriaco - Ma per capire come potrebbe funzionare il bail in si deve ancora tornare all'Austria. Le banche, per far fronte ad eventuali buchi di bilancio, dovranno creare un fondo speciale di assicurazione per i depositi bancari, che sarà poi rimpinguato gradualmente nel corso dei successivi di dieci anni (per arrivare a 1,5 miliardi di euro). Una cifra, 1,5 miliardi, assolutamente irrisoria: rappresenta lo 0,8% dei depositi totali in Austria, e dunque non potrebbe garantire in alcun modo i risparmi dei correntisti. I nostri soldi, dunque, rischiano di non essere al sicuro neppure in banca. Ed in questo contesto tornano alla mente le parole del ministro delle Finanze irlandese, Michael Noonan, che il 27 giugno 2013 affermò: "Il bail in è ora la regola". Noonan, inoltre, definì "rivoluzionaria" la decisione di non considerare più sacrosanti i depositi. D'ora in avanti i correntisti, anche italiani, dovranno fare molta attenzione alla scelta dell'istituto in cui depositeranno i loro risparmi.

Figuraccia spaziale di Renzi da Obama: che cosa è riuscito a combinare sul libro degli ospiti

Vertice Italia-Usa, Matteo Renzi firma con un errore il libro degli ospiti della Casa Bianca





In ogni sua uscita internazionale, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ricorda al mondo intero che non sa parlare inglese. Ha provato anche a scherzarci su, ha promesso - tra le tante altre cose - di studiare e migliorare con lezioni private, ma gli effetti di tutto questo impegno si fatica a vederli. Le figuracce collezionate finora sono innumerevoli, con le delegazioni straniere spesso disorientate dalla pronuncia tutta personale dell'ex sindaco di Firenze. Renzi è stato a Washington appena 36 ore. Quanto basta per inanellare un'altra figuraccia mondiale. Sul guestbook della Casa Bianca, il libro degli ospiti del Presidente degli Stati Uniti, il premier è riuscito a scrivere "goverment" anziché "government". La faccenda poteva rimanere là, tra lo staff di Renzi e quello di Obama. E inveve il libro è stato fotografato e pubblicato sull'account Twitter di Palazzo Chigi, in una sorta di autolesionismo latente.

Quel consiglio di Luttwak all'Italia: Contro gli sbarchi, servono bombe

Edward Luttwak: "Bombardate gli scafisti, l'Italia deve reagire"





Usa parole forti, senza metafore e senza giri di parole Edward Luttwak sulla questione degli sbarchi in Italia. Il politologo americano in un'intervista a Il Giorno dice che l'Italia deve reagire non può accettare più passivamente l'invasione "dei disperati e fare affidamento sulle peraltro inefficaci organizzazioni internazionali". Dà anche un suggerimento molto chiaro: "Per arginare questa spaventosa invasione non basta cambiare il nome all' operazione condotta dalla marina italiana. Non basta ribattezzare Mare Sicuro la vecchia Mare Nostru. La prima cosa da fare è spedire i droni sulle coste libiche e distruggere i barconi che servono ai trafficanti di essere umani".

P - Luttwak, poi mette in guardia dal buonismo: "Avete il Papa in casa. E anche i buonisti incalliti soprattutto a sinistra. Ma con la carità cristiana e il buonismo non si risolve la situazione". Il politologo sottolinea come Malta già pratica il blocco delle coste e che questa è una prerogativa di tutti gli Stati che vogliano proteggere le loro coste. "Mma in Italia il condizionamento del Vaticano è troppo forte. Quella italiana è una sovranità dimezzata. E poi, come dicevo prima, un blocco navale rallenterebbe ma non impedirebbe la navigazione. Meglio, molto meglio distruggere i barconi quando sono ancora in Libia".

sabato 18 aprile 2015

Caivano (Na): Esclusiva il Notiziario - Intervista Video all'ex Segretario PD, Iuri Bervicato




Caivano (Na): Esclusiva il Notiziario - Intervista Video all'ex Segretario PD, Iuri Bervicato 



di Gaetano Daniele 


Ing. Iuri Bervicato
ex Segretario PD 

Intervento dell'ex. Segretario del Partito Democratico nonchè candidato al consiglio comunale appunto, con il Pd, Iuri Bervicato. Si parla di problemi legati al territorio. Bervicato: "Fate attenzione a questa campagna elettorale, anche perchè può determinare le sorti di ognuno di noi, ad ogni singolo cittadino, in termini di vivibilità. Vedi Video


Caivano (Na): Esclusiva il Notiziario Intervento Video del dott. Giuseppe Papaccioli

Caivano (Na): Esclusiva il Notiziario Intervento Video del dott. Giuseppe Papaccioli 


di Gaetano Daniele 



Dott. Giuseppe Papaccioli
Dirigente Asl Regione Campania 

In compagnia dell'ex. Sindaco di Caivano, dott. Giuseppe Papaccioli, si parla dei costi della politica. Si parla di giovani. Papaccioli: "Al sud abbiamo la forza e le intelligenze per fare bene il nostro lavoro, anche se bisogna dire che, governare un Paese come Caivano non è facile. Bisogna - conclude Papaccioli - confrontarsi anche con parte politica che interpreta la gestione della cosa pubblica in maniera differente e particolare, parte di questa classe politica, oggi è candidata. Auspico come allora, in un forte senso di responsabilità da parte dei cittadini di Caivano. 



Caivano (Na): Esclusiva il Notiziario Intervista Video all'Avv. Domenico Acerra

Caivano (Na): Esclusiva il Notiziario Intervista Video all'Avv. Domenico Acerra 


di Gaetano Daniele 


Avv. Domenico Acerra
Candidato al Consiglio comunale
con la Lista Civica "Noi con Monopoli"


Il blog, il Notiziario, incontra l'avv. Domenico Acerra. Si parla di rilancio. L'avv. Acerra: "Dobbiamo avere fiducia nel futuro e trovare in noi stessi la forza per poter cambiare questo stato di cose che allo stato attuale è veramente pietoso". Non mancano le stoccate alla parte politica avversa che, secondo l'avv. Acerra, in questi ultimi 15 anni hanno rovinato il Paese. 



L'intervista a Gian Mario Spacca - "Lascio il Pd, me ne vado in Forza Italia: la scelta controcorrente del governatore

Gian Mario Spacca: "Lascio il Pd per Forza Italia, la sinistra snobba le imprese"

Intervista a cura di Giovanni Miele 



Gian Mario Spacca, governatore uscente della Regione Marche, si prepara a concorrere per la terza volta per la conquista della Presidenza regionale. Questa volta non con il centrosinistra, ma contro il candidato del Partito democratico da cui Spacca proviene.

Presidente Spacca, ormai il dado è tratto. Vive con imbarazzo questa situazione?

«La mia esperienza politica è molto lunga: sono stato eletto in consiglio regionale per la prima volta con la Dc. L’ultima volta, come candidato presidente, non sono stato eletto direttamente dal Pd, ma dalla lista del presidente, in una coalizione in cui portavo soprattutto il mio rapporto con i ceti produttivi».

Ma come è maturata la rottura con il Pd?

«L’esito delle elezioni europee ha fatto pensare al Pd di poter essere autosufficiente nei confronti della comunità regionale. Una scelta di chiusura, particolarmente verso l’imprenditorialità. Così ho preferito fare una scelta coerente con la mia storia e l’esperienza maturata nel movimento Marche 2020».

Però il Pd contesta l'anomalia di un terzo mandato presidenziale. Lei cosa risponde? 

«Non c’è mai stata una questione personale e non esisteva il problema del terzo mandato. L’esigenza era di recuperare l’esperienza di Marche 2020 e la rappresentanza dei corpi intermedi e delle forze sociali sul territorio».

Quali erano i punti sui quali non è riuscito a trovare un'intesa con il Pd dopo tanti anni di governo insieme?

«Dal Pd ho ricevuto una totale chiusura non tanto verso di me quanto verso il lavoro svolto negli ultimi anni e il programma elaborato con gli elettori».

Ora però lo stesso Renzi cerca di ostacolare la sua candidatura tentando di invalidare la legge elettorale delle Marche. 

«In effetti sembra che il governo abbia posto la questione di un eventuale ricorso alla Consult. In realtà le Regioni hanno la facoltà di decidere sul terzo mandato: alcune lo consentono; altre, come la nostra, hanno deciso all’unanimità di adottare la regola dei due mandati ma a partire dalla prossima legislatura. Per esempio a Errani e Formigoni è stato consentito il terzo mandato e diverse sentenze delle Corti di Appello vanno in questa direzione».

A questo punto lei si presenta agli elettori in una coalizione con Forza Italia, insieme ad amministratori locali come l'ex Presidente della Provincia di Ascoli Piceno Piero Celani. Come motiva questa scelta? 

«Forza Italia ha da sempre una cultura vocata all’impresa e in questo momento abbiamo bisogno di questa sensibilità che si potrà esprimere all’interno della formula di governo. In un momento come questo, di timida ripresa, vanno rilanciati la crescita e lo sviluppo, perché sono il solo modo per creare lavoro e occupazione. Quindi sono necessarie forze politiche coerenti con questo obiettivo. Il programma di governo della coalizione avrà al centro il recupero dell’imprenditorialità in tutte le sue forme, dall’agricoltura, al turismo, al terziario».

A proposito di imprese resta aperta la questione del pagamento dei debiti della pubblica amministrazione. Sarete in grado di dare risposte concrete? 

«La questione è particolarmente sentita nel nostro territorio e stiamo facendo pressione nei confronti dello Stato perché si arrivi agli stessi risultati che abbiamo conseguito a livello regionale. Risultati particolarmente apprezzati anche dall’on. Tajani che come commissario europeo si è particolarmente impegnato in questa battaglia. Noi, dopo la Lombardia, siamo la regione con il minor tempo di attesa per i pagamenti della pubblica amministrazione».