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lunedì 14 aprile 2014

Bonaiuti lascia Forza Italia? Carfagna e Biancofiore dalla parte di Bonaiuti: "Non doveva essere trattato così"

Bonaiuti lascia Forza Italia? Carfagna e Biancofiore dalla parte di Bonaiuti: "Non doveva essere trattato così"



La difesa che non ti aspetti arrivi da due berlusconiane di ferro. Eppure Mara Carfagna e Michaela Biancofiore nelle polemiche scatenate dall'addio di Paolo Bonaiuti da Forza Italia capiscono i motivi che hanno portato il dissidente ad andarsene e ad aderire al Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano. "Non possiamo permettere", dice la portavoce azzurra alla Camera a Tommaso Labate, "che Forza Italia si svuoti come un serbatoio rotto privandosi delle migliori energie per inconcludenti dispute di potere".

Da parte sua la responsabile delle risorse umane di Fi, specificando a Repubblica che "non è un addio politico", sostiene che "con più dialogo e maggiore attenzione umana nel partito ci sarebbero più comprensione e meno addii dolorosi". La Biancofiore ammette che in Forza Italia "qualcuno indubbiamente manca di tatto all’interno di Fi, e non è certo Silvio Berlusconi", ma avverte Bonaiuti: "Nell’Ncd troverà le stesse persone che hanno usufruito dei benefici concessi dal presidente e che hanno condiviso la linea di quelli che oggi criticano. Parliamo di livori, bassezze e maleducazione che esponenti dell’Ncd in questi giorni hanno riservato a Berlusconi e Dell’Utri. Paolo in quel coacervo non c’entra niente".

Alla domanda di Alberto D'Argenio se le responsabilità di questo addio siano riconducibili al cosidetto "cerchio magico" la Biancofiore risponde: "Tenderei ad escluderlo, non credo che qualcuno con mansioni di segreteria, seppur alta, possa prendere decisioni di questo genere, credo che sia qualcuno che abbia molto più potere all’interno del partito che abbia agito in questo senso. E se fosse qualcuno del cosiddetto cerchio magico, al quale mi lega una profonda amicizia, non avrei timore a dire che ha fatto un errore ad allontanare dal presidente persone che come Paolo gli vogliono veramente bene".

Sul web il reddito dei parlamentari

Sul web il reddito dei parlamentari


Consultabili da stamane i redditi dei parlamentari e politici per il 2012. Silvio Berlusconi ha dichiarato un imponibile di 4,5 milioni di euro, nel 2011 era 35,4 milioni di euro, mentre l'attuale presidente del Senato Grasso ha dichiarato 176.499 euro, di poco inferiore a quello di Brunetta, indicato in 178.756 euro. Solo 6.314 il reddito della presidente della Camera, Boldrini, che ha dichiarato di aver percepito come funzionaria Unchr 94.304 euro non soggette a imposizione nazionale. Tra gli attuali membri del Governo, si va da 81.871 euro del ministro Galletti a 97.492 euro del sottosegretario Delrio, 110.603 del ministro Pinotti, 102.383 di Martina e 117.472 di Stefania Giannini. 

Quante botte tra i democratici, il Pd è un partito diviso in due

Quante botte tra i democratici, il Pd è un partito diviso in due

La corsa alle Europee si apre con il premier da una parte e la minoranza dall'altra. Renzi attacca: "Basta ostacoli". E D'Alema guida la fronda per riprendersi la ditta


La sinistra che non cambia diventa destra, tuona da Torino Matteo Renzi, premier e segretario del Pd. Le norme della destra non diventano giuste se a proporle siamo noi, ribatte da Roma Gianni Cuperlo, leader della minoranza interna. Ecco il Pd che ha aperto ieri la campagna elettorale per europee e amministrative: un partito diviso anche nei comizi, in disaccordo sulle cose da fare, litigioso, che si lancia accuse incrociate di chi sta più a destra.
In un Palaolimpico con parecchi vuoti Renzi si tuffa in campagna elettorale mentre Massimo D'Alema dal teatro Ghione gli rinfaccia: «Noi dobbiamo essere il Pd, una minoranza deve aspirare a diventare una maggioranza» perché «non possiamo accettare che il Pd si spenga». Renzi proietta filmati propagandistici con l'elenco delle (poche) cose fatte e l'indice del libro dei sogni; Cuperlo spegne subito ogni velleità: «Quando arriveremo alla verità non sarò disponibile a sacrificare la bibbia della Costituzione sull'altare di un accordo politico». Quello con Silvio Berlusconi.

Il partito è lacerato e smarrito, forse sull'orlo della scissione. Renzi lo sa, e dedica gran parte del comizio torinese proprio alla minoranza interna, che cerca addirittura di trasformare in risorsa quando invita i candidati sindaci del Pd a circondarsi «di gente che sa dirvi di no». Ma nella sostanza il premier non recede di un passo. Propone come esempi i parlamentari che si candidano a sindaci di importanti città (Firenze, Bari, Prato) lasciando il «comodo scranno» romano. Difende la riforma sul lavoro del ministro Poletti dopo le devastazioni compiute dai governi Monti e Letta (ad alto tasso di presenza Pd): «Nel 2011 noi e la Gran Bretagna avevamo una disoccupazione all'8 per cento, ora gli inglesi sono al 7,1 e noi al 13 dopo anni di sacrifici durissimi. Le regole che raddoppiano la disoccupazione non funzionano, è inutile essere il partito del lavoro se non sappiamo creare occupazione».

Il premier non indietreggia nemmeno sulle riforme costituzionali: «La fine del bicameralismo perfetto è sempre stata una bandiera della sinistra italiana». Insiste sui tagli agli stipendi dei manager pubblici («Non sono una punizione ma un riavvicinamento alla gente») e ripete che il Pd non deve «stare soltanto nei palazzi del potere per difendere i finanziamenti a pioggia: i soldi dell'Europa devono andare all'Italia non all'Italietta». E poi: «Caro Pd, non lasciamo agli altri il tema dell'energia. Nei prossimi mesi non perdiamo tempo a litigare tra noi, c'è tanto da fare». Infine l'ultima promessa a effetto: «Nel 2015 interverremo sulle pensioni sotto i mille euro». Da Roma però Cuperlo insiste: c'è il «pericolo di abbassare la soglia dei diritti per fare del bene. Se tante persone passano con il rosso il problema non si risolve togliendo il semaforo». D'Alema lancia l'accusa più feroce: il Pd vive un «processo di impoverimento che può prendere una piega drammatica» verso «un'idea di partito-comitato elettorale del leader. Questo partito noi non lo possiamo lasciare morire». Il partito contro cui si scaglia D'Alema è andato in scena ieri a Torino. Un grande talk-show televisivo, con due neodeputati trentenni (la veronese Alessia Rotta e il romagnolo Marco Di Maio) catapultati dalle tv private e trasformati in conduttori della convention; le slide proiettate per dimostrare quant'è bravo il governo; un video autocelebrativo che mescola San Francesco e Maradona, Fantozzi e Forrest Gump. Un appuntamento che ha riunito soltanto i fedelissimi, culminato nella calca degli aspiranti sindaci a caccia di foto con Renzi da usare sui poster elettorali.

La convention di Torino è stata il festival dei selfie, il trionfo degli autoscatti con Renzi, Chiamparino, l'imbarazzato Fassino, Cofferati con pullover alla Marchionne, la Boschi, le amazzoni europee incapaci di accendere i cuori dei militanti. Perché il primo vero, scrosciante applauso è scoppiato quando il «vecchio» Sergio Chiamparino ha preso il microfono salutando così: «Cari compagni e compagne... Sapete, io sono un po' d'antan».

Governo, oggi alla prova del nove: si scelgono vertici gruppi di Stato

Governo, oggi alla prova del nove: si scelgono vertici gruppi di Stato


Attese oggi le prime nomine ai vertici dei 5 grandi gruppi controllati dallo Stato: Eni, Enel, Finmeccanica, Terna e Poste Italiane. I nomi dei possibili amministratori sono stati vagliati dai "cacciatori di teste" di due società specializzate, incaricate dall'ex premier Letta, e poi da una struttura interna voluta da Renzi. Le nomine potrebbero essere subordinate a quella che per ora è solo un indicazione giunta dal Senato: 3 mandati come durata massima e stop a chi ha avuto condanne o patteggiato per tangenti. Si comincia con la petroliera Eni, guardando alla crisi Ucraina. Attesa anche per le quote rosa. 

domenica 13 aprile 2014

Pasqua 2014, risparmi sugli alimentari

Pasqua 2014, risparmi sugli alimentari


Pasqua casalinga per 8 italiani su 10, niente uovo di cioccolato per il 24%: queste le previsioni di Coldiretti per il 2014, che registra la ripresa delle uova di gallina, sode e magari anche decorate, e la loro rivincita sulle rivali di pasticceria. Anche per la Colomba industriale la tendenza è in calo, a favore del forno di casa. Sil dolce "nazionale", rileva ancora Coldiretti, riprendono piede quelli della tradizione locale, della pastiera alla pizza pasquale. E la colazione fa concorrenza al pranzo. 

Roma, scontri al corteo per la casa: oltre 40 i feriti, 5 i fermati

Roma, scontri al corteo per la casa: oltre 40 i feriti, 5 i fermati


Guerriglia a Roma, per la manifestazione dei gruppi per il diritto della casa cui hanno aderito anche No Tav e No Mous. Dal corteo principale, centinaia di manifestanti si sono diretti verso via Veneto, dove è la sede del ministero del Lavoro. La Polizia in tenuta antisommossa ha respinto le cariche. I dimostranti si sono poi asserragliati a Piazza Barberini. Le prime file si sono spinte ancora verso via Veneto, lanciando petardi e bombe carta. Gli agenti hanno risposto con manganelli e lacrimogeni. Feriti: oltre 40, di cui 14 tra le forze dell'ordine. 5 le persone arrestate. Il corteo è tornato a Piazzale Porta Pia, dove resta il presidio di protesta. 

sabato 12 aprile 2014

Marcello Dell'Utri arrestato a Beirut, in Libano

Confermata l'indiscrezione de "Il Notiziario", Marcello Dell'Utri arrestato a Beirut, in Libano



Finito il giallo delle fuga di Marcello Dell'Utri: l'ex Senatore del Pdl è stato fermato a Beirut, in Libano. L'annuncio è stato dato dal ministro dell'Interno, Angelino Alfano, a margine dell'assemblea di Nuovo Centrodestra: "Dell'Utri - ha spiegato - in questo momento si trova negli uffici della polizia libanese a Beirut". Così, dopo poco più di 24 ore, si chiude il mistero della sua fuga, che come avevano suggerito diverse indiscrezioni sin dal principio della vicenda si trovava in Libano. L'ipotesi era stata confermata anche da una fonte anonima all'agenzia di stampa Ansa, che spiegava di aver viaggiato su un aereo diretto a Beirut al fianco dell'ex Senatore.

"Subito l'estradizione" - "Marcello Dell'Utri - ha spiegato il titolare del Viminale - è stato rintracciato a Beirut dalla polizia libanese, in ottemperanza a un mandato internazionale, ed è stato catturato". Alfano ha poi annunciato che il governo si attiverà immediatamente per l'estradizione: "E' una cattura connessa a una procedura che diventerà estradizionale, per la quale il governo italiano, per il tramite del ministero della Giustizia, immediatamente si attiverà". Dell'Utri è stato catturato all'Intercontinental Pheonicia, un hotel a 5 Stelle della capitale libanese.

Richiesta d'arresto - La richiesta d'arresto per Dell'Utri, alla vigilia della sentenza definitiva per mafia (l'accusa è quella di concorso esterno in associazione mafiosa), era scattata l'8 aprile, ed era stata concessa il giorno successivo dalla Corte d'Appello di Palermo. Il giorno precedente, il 7 aprile, un'informativa della Dia confermava ai magistrati che Dell'Utri si trovava in Libano, poiché il 3 aprile la cella del suo telefonino era stata agganciata a Beirut. Già il 20 febbraio la procura di Roma aveva segnalato alla procura generale di Palermo l'esistenza di dialoghi intercettati nel novembre 2013 tra il fratello gemello di Dell'Utri, Alberto, e Vincenzo Mancuso. A quest'ultimo Alberto Dell'Utri spiegava il progetto del fratello, quello di "andarsene in Libano", o comunque lasciare l'Italia prima del verdetto di Cassazione.

Il nodo del passaporto - Il 4 marzo la procura generale di Palermo, in base ai contenuti delle intercettazioni, aveva chiesto il divieto di espatrio e il ritiro del passaporto: una richiesta però respinta dalla Corte di Appello, ritenendo che per i reati di mafia l'unica misura possibile è la custodia cautelare. La procura di Palermo, però, ritenendo troppo duro l'arresto preventivo, continua a chiedere un provvedimento più lieve e fa ricorso al tribunale del riesame affinché a Dell'Utri venga ritirato il passaporto. L'ex senatore viene però a conoscenza non solo della richiesta di ritiro del passaporto, ma anche dell'intercettazione del fratello di cui dispongono gli investigatori. Ne segue la breve latitanza, conclusa a Beirut