Visualizzazioni totali

mercoledì 31 maggio 2017

Il Miglior Caffè di Caserta è al Bar il Bacio

Il Miglior Caffè di Caserta è al Bar il Bacio (Premiato dai clienti)


di Giuseppe Topa



Se vieni a Caserta, devi assolutamente provare l'esperienza di sorseggiare il vero caffè napoletano e dopo noterai la differenza. Per me la giornata senza caffè non può iniziare. E’ come privare Braccio di ferro dei suoi preziosi spinaci, Eta Beta della sua naftalina, Cip e Ciop delle noccioline. Sarà che da buon napoletano sono abituato bene a partire da una buona colazione con gli amici, per me il momento del caffè è un vero e proprio culto. Tanti sono i modi per prepararlo e ogni momento della giornata è sempre quello buono per gustarlo. E restando in tema qualità, al Bar il Bacio, la qualità del caffè è molto alta. Si tratta di uno dei caffè più prestigiosi e rinomati di Caseta, per il  Caffè il Bacio, nel cuore di Via Roma, non hanno resistito i più noti bevitori di caffè. Consiglio vivamente di consumare un caffè ristretto in tazza rigorosamente bollente al bancone o, soprattutto di questo periodo, sorseggiarlo sugli eleganti tavolini che danno sull’adiacente Via Roma.

La Cornetteria "Il Bacio" la trovi in Piazza Gianturco, 59 - Afragola (Na). La Grafferia "Il Bacio" in Piazza Vanvitelli (Ce), e la Caffetteria "Il Bacio" in Via Roma (Ce). 

LE PLUS GRAND CHOIX D’ANNONCES IMMOBILIÈRES

Trouvez votre bien immobilier parmi 1,4 millions d’annonces 

MEMORIE 'Un amico mi disse servizi segreti' Inquietante Sallusti: Fini, Porro, i carabinieri... quella visita a casa

MEMORIE Sallusti, parole inquietanti: Fini, Porro, i carabinieri all'alba, i servizi segreti e quella "visitina a casa"



Attacchi, intimidazioni, perfino l'odore dei servizi segreti. Nel suo editoriale sul Giornale Alessandro Sallusti ricorda i "mesi non facili" del caso Montecarlo. Libero e Il Giornale indagavano su Gianfranco Fini, tutti gli altri parlavano di "macchina del fango". E per screditare e fermare quell'inchiesta giornalistica, scrive il direttore, ne successero di ogni colore. Le querele a raffica addirittura per stalking e richieste di risarcimento milionarie, certo, ma si andò oltre. "Arruolarono, penso a sua insaputa, persino la presidentessa di Confindustria, Emma Marcegaglia". È il caso del "dossier" di cui parlava al telefono, scherzando Nicola Porro. Ne venne fuori un caso. "Una mattina all'alba io e il vicedirettore Porro ci ritrovammo in casa i carabinieri mandati dall'immancabile pm Woodcock: se non ci hanno arrestati c'è mancato un pelo". In quel clima di isteria finiana successe anche qualcosa di più inquietante, secondo Sallusti: "Sarà un caso, ma in quei giorni subii due intrusioni in casa da parte di ladri che non rubarono nulla. Servizi segreti, mi suggerì un amico esperto del settore". Da mediatica e giornalistica, la patata bollente diventò subito politica: "Ricordo - conclude il direttore - che in quelle settimane Silvio Berlusconi mi disse, scherzando ma non troppo: state facendo un gran casino, il mio governo rischia di cadere più per colpa vostra che per mano di Fini".

LA “CITTADELLA DELLA PACE”

A La Spezia, seguendo le parole di Papa Francesco, è nato un rifugio per chi fugge dalla guerra.

LA RELAZIONE DI VISCO Bankitalia, il siluro alla politica "Sono stati gli anni peggiori...": la frase-bomba sulle elezioni

LA RELAZIONE FINALE DI BANKITALIA: "Basta campagna elettorale, serve..."



La vera priorità per l'Italia in questo momento non è tanto quando si andrà a votare, ma cosa si ha intenzione di fare una volta eletti. Il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, nelle Considerazioni finali, forse le sue ultime, del suo mandato ha invocato una "veduta lunga" alla politica italiana. Evita quindi di prendere posizione nel dibattito tra voto anticipato o fine naturale della legislatura, lanciando un monito al mondo politico: "Il consenso va ricercato con la definizione e la comunicazione di programmi chiari, ambiziosi, saldamente fondati sulla realtà".

Gli ultimi anni per l'Italia, secondo Visco, sono stati "i peggiori della sua storia in tempo di pace", con le conseguenze della doppia recessione "più gravi di quelle della crisi degli anni '30". Senza dimenticare i fardelli che l'Italia porta con sé, come il crescente debito pubblico e l'annosa questione dei debiti deteriorati nella banche.

LA PROSPETTIVA SVIZZERA SULLE OBBLIGAZIONI.

Obbligazione Tasso Fisso in Pesos Messicani. Disponibile su Borsa Italiana 



Davanti a tutto questo, Visco insiste che la data delle elezioni diventa un falso problema. La politica invece dovrebbe distaccarsi da una campagna elettorale perenne, che costringe a politiche di corto raggio. Di fondo però Visco rimane fiducioso sul futuro, perché si ottengano: "risultati che servono l'interesse generale, tenendo conto di chi resta indietro e di chi arretra, liberando l'economia da inutili vincoli, rendite di posizione, antichi e nuovi ritardi".

All'ottimismo per i prossimi anni, Visco aggiunge la fermezza sulla posizione europeista di Bankitalia: "è un'illusione pensare che la soluzione dei problemi economici nazionali possa essere più facile fuori dall'Unione economica e monetaria".

LA MAGIA Fini, il conto dei miracoli: toh, cos'hanno scoperto sui soldi di Gianfranco

I dubbi dei pm sull'anomalia nei conti di Fini: diverse entrate, pochissime spese



Più che le redini del ministero degli Esteri, a Gianfranco Fini avrebbero dovuto dare la poltrona di ministro dell'Economia e delle Finanze, perché se avesse gestito i conti dello Stato come ha fatto finora con i suoi, probabilmente il Paese avrebbe scoperto prima questo talento dell'illusionismo contabile. La Procura di Roma ha notato alcune anomalie nei conti correnti dell'ex presidente della Camera, come riporta il Fatto quotidiano. Una stranezza di fondo emersa dopo il sequestro delle due polizze assicurative da un milione l'una, visto che Fini è accusato di aver concorso, con la sua compagnia Elisabetta Tulliani e il cognato Giancarlo, al riciclaggio e autoriciclaggio in relazione alla compravendita della casa di Montecarlo, proprio quella svenduta da An.

COMMENT APPRENDRE UNE LANGUE EN 3 SEMAINES

Vous allez tomber amoureux de cette appli pour apprendre une langue étrangère 



Analizzando i conti di Fini, agli inquirenti è venuta in mente una solo e semplice domanda: ma se non spende mai niente, come fa a vivere? La magia è tutta qui, ci sono conti con pochissimi prelievi e costanti entrate, non risultano proprietà a lui intestate, per esempio una casa. Va bene, Fini è ospite della compagna, oppure è in affitto, quindi dovrebbe prelevare più o meno una volta al mese, magari con un bancomat. Nulla, per di più lo storico segretario Francesco Proietti Cosimi, in una dichiarazione ai magistrati, l'ha detto chiaro e tondo che Fini un bancomat non lo ha mai avuto.

Fino a oggi Fini è riuscito a mettere da parte tanto e bene. Un'abitudine che comincia 34 anni fa, quando ha aperto un conto al Banco di Napoli una volta entrato in Parlamento con l'Msi. Chiusa l'esperienza da presidente della Camera e quella parlamentare in generale, da quel conto è partito un bonifico da un milione verso un altro suo conto aperto presso il Monte paschi di Siena. Non ci sono particolari quantità di movimenti da quel conto al Banco di Napoli, se non in entrata: è lì che Fini si è fatto sempre versare lo stipendio da parlamentare, denaro poi congelato con le ormai note polizze vita. Per il suo vitalizio dalla Camera, invece, Fini ha scelto un conto alla Popolare di Milano ed è da lì che vengono accreditati gli addebiti mensili per l'ex moglie, Daniela Di Sotto.

Come possa fare a vivere, insomma, un po' lo chiarisce l'ex segretario Proeitti Cosimi, al quale una volta i Pm hanno chiesto spiegazioni su un assegno a lui intestato fatto da Fini. Il meccanismo era semplicissimo: Fini non andava mai in banca, né aveva un bancomat, solo una carta di credito, così chiedeva al segretario di cambiare l'assegno a lui intestato e tornare con il denaro contante. 

ASSASSINO IMPRENDIBILE Igor, siamo alla farsa: "Cosa fare se lo incontrate" Guida della polizia per gli abitanti, l'importante è...

ASSASSINO IMPRENDIBILE Killer di Budrio, siamo alla farsa: "Cosa dovete fare se incontrate Igor", la guida della polizia per gli abitanti



"L'obiettivo primario è rimanere in vita" hanno dichiarato le forze dell'ordine a Molinella, nella sala del consigli comunale, durante un'assemblea dedicata ai possibili avvistamenti del killer di Budrio, Igor Vaclavic. Potrebbero essere quattro le possibilità di imbattersi in Igor. Gli agenti hanno stilato un prospetto delle cose da fare nel caso ci si imbattesse nel killer. 

La prima: trovare tracce di passaggio in casa, che possono essere mancanza di medicine, cibo o beni di prima necessità. In questo caso è bene non toccare nulla, in modo da non intaccare le prove e chiamare la polizia. 

LE PLUS GRAND CHOIX D’ANNONCES IMMOBILIÈRES

Trouvez votre bien immobilier parmi 1,4 millions d’annonces 



La seconda: vederlo, o comunque, riconoscerlo per strada. In tale occasione è necessario allertare subito il 112, memorizzare più dettagli possibili e, senza rischiare, provare anche a filmarlo o fotografarlo, se il mezzo lo consente.

La terza: trovarselo davanti. È sempre bene mantenere la calma, assecondarlo e non fare movimenti improvvisi. Se si è in presenza di bambini è meglio chiedergli di poterli portare altrove.

La quarta ipotesi, la più pericolosa: rientrare a casa e trovarlo fra le mura domestiche. Bisogna, in primis, cercare di farlo ragionare. Se ci sono dei bambini è meglio cercare di portarli in una stanza diversa e, appena possibile, o chiedere aiuto o lasciare che se ne vada e chiamare subito il 112.

Insomma, il vademecum della polizia non sembra niente che una persona dotata di buon senso non possa fare in perfetta autonomia.

GIALLO RISOLTO Neonato gettato dalla finestra, confessa la mamma a Torino Perché l'ha ucciso: straziante

GIALLO RISOLTO Torino, neonato lanciato dalla finestra dopo il parto. La mamma confessa: perché l'ha ucciso




Ha confessato dopo una notte di interrogatori. Valentina Ventura, 34 anni ha ammesso di aver partorito da sola a casa sua e il 30 maggio, dopo poche ore, ha ucciso suo figlio neonato a Settimo Torinese. Non aveva detto a nessuno di essere incinta, non lo sapeva nemmeno suo padre. "È solo gonfiore di pancia", ripeteva secondo quanto riporta Repubblica.

Nuovo SUV 7 posti Peugeot 5008

Entrate in una nuova dimensione. Con Nuovo Peugeot i-Cockpit®, Advanced Grip Control®, Extended Modularity.  



La donna non ha retto alla tensione e ha gettato il bambino fuori dalla finestra con ancora il cordone ombelicale. Ha poi giustificato l'azione alle forze dell'ordine sostenendo di aver paura che il bambino fosse affetto da un morbo neurodegenerativo di cui sono affetti sia il marito sia la primogenita. Il neonato è stato trovato sul selciato davanti a casa da un netturbino che ha subito allertato i soccorsi, ma per il piccolo non c'è stato nulla da fare. La Ventura è sotto inchiesta per omicidio aggravato. Le indagini sono coordinate dal pm Lea Lamonaca. 

LA MANO DI BERLINO Merkel, golpe anti-Draghi Il piano: vuole massacrarci, lo farà quest'uomo / Foto

LA MANO DI BERLINO Bce, il golpe della Merkel: fuori Draghi e dentro Weidmann, l'uomo con cui vuole massacrarci


di Fausto Carioti



Scordiamoci Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella. Mettiamo Mario Monti e i suoi successori a palazzo Chigi nella categoria cui appartengono: quella degli irrilevanti. L'unico santo protettore che ha avuto l'Italia negli ultimi cinque anni e mezzo è Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea dal novembre del 2011. Se oggi non siamo in ginocchio come la Grecia, il merito non è dei governicchi che si sono succeduti a Roma, ma dell'intelligenza con cui il banchiere de noantri, dal grattacielo di Francoforte, è riuscito a proteggere il nostro paese e gli altri grandi indebitati di Eurolandia.

Ecco il gelato del futuro!

Un gruppo di bambini ha scoperto il gelato del futuro. Il risultato è sconvolgente! 



Ora immaginiamo cosa succederebbe ai conti pubblici e ai depositi bancari italiani se al posto dell'attuale capo della Eurotower arrivasse uno che si comporta in maniera diametralmente opposta. Uno che non si sa dove finiscono le sue idee e iniziano quelle di Angela Merkel, perché sono le stesse. Uno convinto, al pari della cancelliera, che Draghi sia stato troppo generoso con noi e che in questi anni il nostro paese abbia «abusato» della flessibilità concessa. Un'Europa definitivamente "berlinizzata" e un'Italia kaputt: quello che avremo dal novembre del 2019, se la Merkel riuscirà a portare Jens Weidmann, suo ex consigliere e oggi numero uno della Bundesbank, sulla poltrona che adesso è occupata da Draghi. Finora la presidenza della Bce non è mai andata a un tedesco, proprio per evitare che il paese economicamente e politicamente più forte avesse in mano anche la leva della banca centrale. Una regola non scritta, che però è diventata obsoleta nel nuovo ordine europeo, dove chi comanda non intende più nascondersi.

Così a Berlino hanno rotto gli indugi e dato il via alla sfida finale, quella che stabilirà i rapporti di forza per i decenni a seguire. La cancelliera ha deciso che l'Europa dovrà essere una sorta di protettorato tedesco, pronto a occupare parte dello spazio lasciato libero dalla scelta isolazionista di Donald Trump e a svolgere un ruolo molto più importante nello scenario mondiale. Se necessario, anche opponendosi a Stati Uniti e Russia. La nomina di Weidmann è un pezzo essenziale del mosaico e le probabilità che vada in porto sono alte. Olanda, Francia e Italia, i tre paesi dell'euro con la più solida tradizione bancaria, hanno già visto un proprio uomo ai vertici dell' Eurotower, e dunque sono fuori gioco; la Spagna a questo giro pare accontentarsi della vicepresidenza e i paesi del Nord Europa fanno già blocco con la Germania.

Per l'Italia è iniziato così il conto alla rovescia. I messaggi che il presidente della Bundesbank e attuale numero due della Bce ha inviato in questi anni non lasciano spazio alle illusioni. Weidmann ha detto che le aspettative di chi aveva scommesso sul proseguimento degli sforzi di risanamento dell' Italia dopo l' entrata nell' euro sono «andate deluse», che il nostro paese ha violato il patto di stabilità più volte di quante lo abbia osservato; in aperta polemica con Draghi ha sempre sostenuto che il quantitative easing (il programma di acquisto dei titoli degli Stati di Eurolandia messi sotto pressione dai mercati) è inutile e sbagliato, e ha bocciato come «ultraespansiva» la politica monetaria della Bce, invocando la sua «normalizzazione». Sarebbe sbagliato, però, ridurlo a un semplice "falco": Weidmann è la prosecuzione della Merkel sotto altre forme.

Ha lavorato per lei, come consigliere economico, per cinque anni, e quando nel 2011 la cancelliera forzò la mano per imporlo - lui, il suo protetto - alla guida della Bundesbank, facendo carne di porco dell' autonomia della banca centrale tedesca, il settimanale Der Spiegel lo dipinse come un individuo «pragmatico e flessibile»: «Sia che stesse trattando per il governo l' acquisto di una parte della quota della Daimler nella società aeronautica Eads, sia che stesse preparando i sussidi per salvare la casa automobilistica Opel, Weidmann ha sempre dimostrato di essere un leale, efficiente e silenzioso servitore della cancelliera». Anche da banchiere, ha offerto la sua rigidità in esclusiva all' Italia e a pochi altri paesi, comportandosi in modo molto più "politico" nei confronti delle banche tedesche, che in pancia hanno derivati e altri titoli su cui il suo istituto non ha mai fatto davvero luce.

I due la pensano all'unisono su tutto, inclusa la «opportunità» rappresentata dall'arrivo in Europa di centinaia di migliaia di immigrati: per Weidmann «la Germania ha bisogno di ulteriore forza lavoro per potere garantire il mantenimento del proprio benessere», ed è la stessa cosa che sostiene la sua dante causa. L'altro suo sponsor per la poltrona di capo della Bce è Wolfgang Schäuble, il potente ministro delle Finanze. Luterano, leader della Cdu (la Democrazia cristiana tedesca) prima della Merkel, Schäuble nei giorni scorsi ha detto che «il crescente numero di immigrati musulmani non rappresenta una minaccia, ma un'opportunità di apprendimento per i cristiani e tutti coloro che vivono in Germania». È il secondo pilastro su cui a Berlino vogliono costruire l'Europa di domani: conti pubblici rigidi e confini flessibili, anzi spalancati, per la gioia delle imprese manifatturiere tedesche, sempre a caccia di manodopera a basso costo.