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domenica 21 maggio 2017

PATTO PER L'EMPOWERMENT 'Shared decisions, one policy' più potere ai pazienti oncologici

"Shared decisions, one policy" più potere ai pazienti oncologici


di Matilde Scuderi



Si è svolto nei giorni scorsi a Milano il primo Forum Internazionale sull’empowerment del paziente oncologico, promosso dall’Università degli Studi di Milano in collaborazione con Fondazione Umberto Veronesi, nato dalla considerazione che, sebbene siano stati passi da gigante nella ricerca oncologica negli ultimi anni, è ancora difficile che i pazienti abbiano la completa padronanza delle informazioni riguardanti la loro patologia e il percorso terapeutico: solo il 4 per cento dei pazienti oncologici riferisce di aver scoperto la malattia durante una visita di controllo, segno che c’è ancora molto da fare in termini di campagne di informazione e screening e che, in ottica di patient empowerment, in questa fase preventiva il paziente tende ad avere un approccio poco proattivo. Anche una volta ricevuta la diagnosi sono molte le carenze che il malato deve affrontare: quasi la metà dei pazienti vorrebbe di più da medici curanti e dalle strutture sanitarie e solo il 7 per cento viene accompagnato nel percorso da uno psicologo, presenza invece richiesta a gran voce, almeno nei momenti iniziali, dal 79 per cento degli italiani colpiti. Questi alcuni dei dati emersi dal primo sondaggio internazionale sul tema, svolto da Swg e presentato in occasione del Forum. Si tratta di patologie con un grande impatto sulla società, la cui gestione sta subendo una rivoluzione, sia dal punto di vista terapeutico, basti pensare alla medicina personalizzata, sia da quello di relazione con il malato.

La buona notizia è che nel nostro paese la mortalità è diminuita del 23 per cento tra il 1995 e il 2012 grazie agli avanzamenti e progressi scientifici citati e nel complesso il tasso di sopravvivenza a 5 anni è superiore alla media dell'Unione europea. Tuttavia in Italia l’incidenza del cancro è cresciuta del 15 per cento in circa un ventennio raggiungendo quasi 600 malati ogni 100 mila, e il nostro paese occupa il terzo posto del triste podio dei livelli più elevati d’Europa. Ovunque la diffusione è tale che l’impatto delle patologie oncologiche ha superato quello delle malattie cardiovascolari. "Si tratta di malattie che nel 75 per cento dei casi generano paura, nel 52 per cento tristezza, e in 3 su 10 solitudine e rabbia - illustra Guja Tacchi dell'Istituto ricerche Swg, commentando i risultati che emergono dal sondaggio condotto su uomini e donne, over 45, residenti in Italia, Regno Unito, Spagna, Francia e Germania, che sono entrati in contatto con una patologia oncologica personalmente o assistendo un familiare - alla comparsa dei sintomi 8 su 10 si rivolgono al medico, nel 60 per cento la prima figura di riferimento è il curante, nel 47 per cento dei casi l’oncologo è reputato il professionista più adatto a comunicare la diagnosi.  La partecipazione attiva alle proprie cure viene percepita come molto importante da 7 pazienti su 10. Tuttavia meno della metà (47 per cento) degli intervistati dichiara di essere pienamente consapevole del proprio percorso terapeutico, mentre ben un quarto del campione dichiara di essere poco o per nulla consapevole. A guidare il trend dell’empowerment con pazienti evoluti, che riconoscono un elevato valore alla partecipazione sono Regno unito e Germania - rispettivamente 75 e 72 per cento - rispetto alla media del 68 per cento. L’Italia si attesta al penultimo posto della classifica, con il 66 per cento, peggio del nostro paese solo la Spagna con il 58 per cento, mentre la Francia si colloca a metà con un 67 per cento di pazienti consapevoli".

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Ci troviamo di fronte a un panorama europeo in cui medici, pazienti e istituzioni sono fortemente consapevoli che la salute non possa prescindere da un paziente informato e consapevole. I malati sono chiamati ad essere più coinvolti in ogni aspetto della loro salute, dal rimodellamento della sperimentazione clinica alla legislazione e in tutte le questioni che li riguardano in prima persona, compresa quella della gestione dei dati genetici, al centro dei nuovi protocolli della medicina personalizzata. Questo modo di agire porta non solo vantaggi in termini di salute, ma anche di prevenzione, diagnosi precoce e migliore compliance. In una parola: risparmio economico. Il concetto di patient empowerment, coniato e sviluppatosi negli Stati Uniti a partire dagli anni ’70, si pone oggi come riferimento imprescindibile e unificante delle politiche a livello globale: la partecipazione dei pazienti ai processi decisionali è uno dei valori fondamentali su cui si basa la pianificazione delle nuove strategie sanitarie dell’Unione europea: "il termine è utilizzato anche in Italia e sta a indicare il coinvolgimento del paziente nelle scelte che riguardano la propria salute - chiarisce Gabriella Pravettoni, direttore della divisione di psiconcologia all’Istituto europeo di oncologia e ordinario di psicologia delle decisioni all’università Statale di Milano - oggi, quando si intraprende un percorso di cura, occorre condividerlo con la persona che si ha di fronte: a prescindere dal sesso, dall’età e dalle sue conoscenze in ambito medico. Comunicare è fondamentale, anche perché sempre più spesso dal cancro si guarisce. L’essere ascoltati, seguiti e accuditi dai propri familiari favorisce l’auto-efficacia e riduce i livelli di ansia e preoccupazione collegati alla malattia".  Troppo spesso, tuttavia, il patient empowerment resta ancora relegato a una dichiarazione di intenti e raramente tradotto nella prassi medica e sanitaria quotidiana.

Per concretizzare la teoria in azioni e indicazioni condivise questo primo Forum internazionale, intitolato 'Shared decisions, one policy', è stato dedicato interamente a questo argomento. In occasione del forum verrà a questo proposito divulgato il 'Patto per l'empowerement', con la richiesta ufficiale alla comunità scientifica, medica, agli operatori sanitari, alle autorità politiche e regolatorie, alle associazioni e all’industria, di adoperarsi concretamente affinché la centralità della persona malata e della sua dignità sia alla base di ogni intervento di ricerca, di formazione e di cura dei pazienti con tumore. "Pensiamo che un'università con una forte componente dedicata alla formazione medica non possa sottrarsi alla responsabilità di indicare questa come via necessaria e che lo debba fare coinvolgendo tutti gli attori che lavorano per sconfiggere la malattia oncologica, ma prima ancora i pazienti stessi - commenta Gianluca Vago, rettore dell’università degli studi di Milano. In quest’ottica è stato creato ed opera il dipartimento di oncologia ed emato-oncologia (Dipo) "Si tratta di una rete multidisciplinare di 47 specialisti, tra docenti e ricercatori dall’elevato spessore scientifico, che rendono questa struttura della Statale di Milano il maggiore polo oncologico universitario, tra i più grandi a livello europeo, dedicato alla ricerca e cura oncologica. Si tratta di un modello di eccellenza italiano da esportare a livello internazionale" spiega Paolo Corradini, direttore del Dipo presso l'università degli Studi di Milano.  L’industria è un partner chiave per la ricerca e l’area dell’oncologia è una di quelle di punta: molti sono i successi archiviati nelle ultime decadi, e la terapia di precisione e l’empowerment del paziente rappresentano sfide aperte. "Si vive di più e meglio - conclude Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria - Oggi 2 persone su 3 con una diagnosi sopravvivono dopo 5 anni. Trent’anni fa non arrivavano a 1 su 3. Un progresso che si deve per l’83 per cento ai nuovi farmaci. E grazie proprio alle terapie innovative è stato possibile ridurre la spesa sanitaria totale in oncologia, tra le più basse a livello europeo. E il maggior numero di farmaci oggi in sviluppo è contro il cancro, sempre più con un modello di medicina personalizzata che rende le cure più efficaci. Benefici incalcolabili per la salute e per la sostenibilità del Sistema sanitario nazionale, che rimane un’eccellenza del made in Italy". 

4-1 AL SAN PAOLO Sarri, un mister da record Il Napoli tritura la Fiorentina: l'assedio alla Roma continua

Napoli-Fiorentina 4-1, per Maurizio Sarri è record di punti



Un Napoli da record. Al San Paolo i partenopei spazzano via la Fiorentina, triturata per 4-1. Maurizio Sarri firma il record di punti in campionato della squadra e Mertens, autore di una doppietta, si trova ora a un solo gol dal capocannoniere Dzeko. Il Napoli, in attesa del match della Juve col Crotone, si trova a 2 punti dalla vetta, in piena lotta Champions League con la Roma. Una vittoria netta, convincente, con cui gli azzurri salutano il San Paolo: ultima in casa per questa stagione. Il Napoli condanna - o quasi - la Fiorentina a stare fuori dall'Euorpa. Per i partenopei, in gol anche Koulibaly e Insigne. Per la viola, l'unica rete è di Kalinic, un gol ininfluente ai termini del risultato.

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Prima soffre, poi a valanga La Roma batte il Chievo 5-3 e vola a 1 punto dalla Juve

Chievo-Roma 3-5: doppiette di Dzeko ed El Sharaawy



La Roma soffre, va sotto due volte ma rimonta il Chievo e lo batte nettamente: a Verona finisce 5-3 per i giallorossi, che così rimandano la festa scudetto della Juventus e, con un po' di ardore, possono anche sognare. Infatti, in attesa del match tra bianconeri e Crotone, sono a 1 solo punto di distanza dalla vetta della classifica (85 punti la Juve, 84 la Roma). Al Bentegodi gara ricca di emozioni. Ad aprire le danze è Castro al 15esimo del primo tempo, pari al 28esimo di El Shaarawy. Ma è ancora il Chievo a passare in vantaggio con un rete di Inglese, pareggiata negli ultimi minuti della prima frazione di gioco da Salah. Nella ripresa, la Roma dilaga: in rete ancora El Shaarawy e Salah, entrambi doppietta, e quindi Dzeko. Al 42esimo anche Inglese trova il suo secondo gol e fissa il risultato finale: 3-5. Da segnalare l'ingresso di Francesco Totti, a cui Luciano Spalletti concede i soliti cinque minutini striminziti: per il Pupone è stata l'ultima trasferta in carriera con la maglia della Roma

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Cina, il video dell'anima che lascia il corpo di una signora




Un video impressionante, che arriva da un ospedale cinese. Sul lettino è sdraiata una donna. Una donna la cui anima lascia il corpo, così come si vede nelle immagini. Un video suggestivo, ma il web si interroga: fake o realtà?



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Vicari, il siluro su un ministro L'accusa gravissima: "Il Rolex? Sapete quanti ne ha presi..."

IL REGALO DELL'ARMATORE Simona Vicari si dimette dal ministero dei Trasporti, l'accusa al Corriere: "Un ministro in carica ha accettato tre Rolex"



Il governo ha perso un altro pezzo per colpa di un Rolex e potrebbe non essere l'ultimo. La sottosegretaria Simona Vicari si è dimessa dal ministero dei Trasporti, è indagata dalla procura di Trapani nell'inchiesta Mare Mostrum accusata di aver ricevuto un orologio costosissimo dall'armatore Morace in cambio della riduzione dell'Iva per il trasporto marittimo. Lei è sicura, nessuna corruzione, anzi: "Ho letto sulle agenzia che sarei accusata di corruzione. Ma di che parliamo? - ha detto al Corriere della sera - Quel'orologio riguarda rapporti con le persone che uno ha a prescindere. Dalle intercettazioni si capisce benissimo che si tratta di un regalo di Natale. Poi sì, io ho chiamato per ringraziare. Ma se lo avessi fatto per corruzione, secondo lei avrei ringraziato?".

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L'addio della Vicari potrebbe non essere indolore per il governo. Dopo essersi difesa, l'ex sottosegretaria passa all'accusa e che accusa: "Voglio dirle un'altra cosa - ha aggiunto al Corriere - anche se può suonare un po' antipatico. Ci sono ministri che hanno preso non uno, ma tre Rolex e sono ancora in carica"

Ecco chi sono i ricconi graziati dal Fisco E spunta anche un nome pesantissimo

LE TASSE NON SONO UGUALI PER TUTTI Il Fisco chiude un occhio con i giganti del credito: l'accordo per evitare controlli a sorpresa. C'è anche la Ferrero


di Francesco De Dominicis



Secondo lady fisco «guardie e ladri è un gioco che non funziona più». A giudizio di Rossella Orlandi, megadirettore dell' agenzia delle Entrate, lo Stato insomma deve in qualche modo scendere a patti con i contribuenti, pure con quelli poco propensi a versare tutte le tasse dovute e soprattutto con quelli di grandi dimensioni. Per qualcuno è una resa, per altri una svolta. Punti di vista.

Tecnicamente si chiama cooperative compliance ed è l'espressione inglese che dà il nome ad accordi di collaborazione, in campo fiscale, tra grandi gruppi (finanziari o industriali) e amministrazione finanziaria. Il progetto è nato nel 2013 e il primo patto è stato siglato a gennaio scorso dal gruppo Ferrero che, dopo aver fiutato la convenienza, ha dato il là ad altre cinque società controllate.

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Sulla pista della Nutella si sono messe le grandi banche italiane e pure qualche importante industria. Che ritengono fondamentale definire le regole del gioco in anticipo: una novità che evidentemente consente di sborsare meno quattrini nelle casse dello Stato. Certamente mette al riparo da sorprese o accertamenti indesiderati degli agenti del fisco. È stata la stessa Orlandi, mercoledì, a rivelare che altri cinque soggetti con fatturato superiore a 10 miliardi di euro, che si sommano al gruppo Ferrero, stanno per firmare analoghe intese sulla cooperative compliance. I nuovi accordi saranno formalizzati entro l'estate. Poi potrebbe essere il turno dei colossi internazionali che operano in Italia e «sono fortemente interessati» ha detto il numero uno delle Entrate.

Di cosa stiamo parlando? La versione della Orlandi è la seguente: «È una cooperazione basata su conoscenza reciproca, rispetto e collaborazione fattiva, con la possibilità di pervenire a una comune valutazione delle situazioni suscettibili di generare rischi fiscali, prima della presentazione delle dichiarazioni o dell' assolvimento di altri obblighi tributari».

Sulla carta le nuove procedure dovrebbero favorire la crescita degli investimenti interni: chi pianifica spese significative, dentro i nostri confini, si aspetta di spazzare via il campo dalle incertezze e dai dubbi interpretativi. Sta di fatto che in prima fila ci sono soprattutto le banche, che negli scorsi anni - guarda caso - hanno avuto seri problemi con l'Erario. Tra operazioni fuori legge e conti segreto nei paradisi fiscali, quasi nessuno, fra i principali istituti di credito del nostro Paese, si è «salvato». Tra il 2009 e il 2012 i contenziosi tributari con le banche hanno superato, complessivamente, quota 5 miliardi. Uno dei casi più eclatanti era stato quello di Unicredit: nel 2012 staccò un assegno da 246 milioni di euro alle Entrate dopo il braccio di ferro sull'operazione «Brontos» grazie alla quale sarebbe stato nascosto un reddito da 745 milioni.

Al Monte dei paschi di Siena la pace col fisco costò 260 milioni: a Siena erano state contestate manovre per oltre 1,1 miliardi. Il Banco Popolare, oggi fuso con Bpm, ereditò una bega fiscale da 391 milioni dalla ex Popolare di Lodi in relazione alla controllata Italease. Solo 13,2 milioni, invece, gli accertamenti in casa Ubibanca, il colosso che ha appena acquistato Etruria, banca Marche e CariChieti. A IntesaSanpaolo, invece, era arrivato un accertamento da 1,15 miliardi e chiuse la partita pagando 270 milioni allo Stato. Calcolatrice alla mano, vuol dire che su 5 miliardi totali contestati, il fisco ha incassato poco più di 1 miliardo. Prezzi di saldo. E ora c' è la compliance: ti metti d' accordo prima e (salvo sorprese) ti conviene. Vuoi vedere che le banche oltre la Nutella hanno fiutato l'affare?

sabato 20 maggio 2017

BOMBA CAV Un fulmine a ciel sereno Berlusconi rivela la data (precisa) delle elezioni

Silvio Berlusconi: "Si può votare già il prossimo 24 settembre"



Bisogna essere pronti a possibili elezioni già per il prossimo autunno, anche se la legislatura "potrebbe anche finire nei suoi termini naturali andando al voto a fine febbraio". Lo ha affermato Silvio Berlusconi, parlando a margine di un intervento alla scuola di politica alle Stelline. "Si potrebbe votare in autunno, già il 24 settembre - ha detto - ma personalmente ritengo che la legislatura potrebbe finire nei suoi termini naturali e quindi che si voti nel mese di febbraio. La cosa importante è che si arrivi presto a una legge elettorale condivisa che garantisca la corrispondenza tra elettori e parlamentari".

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Berlusconi ha anche rivelato che "un sondaggio effettuato su un campione di 2.000 persone indica che se alle prossime elezioni si presentasse un movimento per la difesa dei diritti degli animali e dell’ambiente avrebbe il 20%" ha detto il Cav intervenendo alla presentazione del Movimento animalista, di cui è socio fondatore insieme a Michela Brambilla, avvertendo comunque che "i sondaggi sono una cosa ma la realtà è un’altra. È comunque  una risposta fantastica, molti di questi voti vengono da parte di quegli italiani che sono disgustati da questa politica, rassegnati e convinti che il voto non valga nulla e che hanno deciso di non andare a votare. Metà di quel 20% viene da lì. Secondo questi dati avreste 160 parlamentari e 63 senatori, probabilmente non saranno così tanti, ma potreste inviare in Parlamento un nucleo compatto per combattere da dentro le vostre battaglie di civiltà. Io sarò sempre con voi, Forza Italia appoggerà sempre le vostre proposte di legge".