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sabato 15 aprile 2017

#afiancodelcoraggio, i premiati del concorso letterario sui tumori

#afiancodelcoraggio, i premiati del concorso letterario sui tumori


di Martina Bossi



La prima edizione del concorso #afiancodelcoraggio, progetto letterario ideato da Roche con l’obiettivo di promuovere un cambiamento culturale nell’approccio ai tumori femminili e sensibilizzare la società sugli aspetti psicologici e sociali delle patologie oncologiche, ha avuto il merito di accendere i riflettori su una nuova prospettiva. A coronare la grande attenzione generata dall’iniziativa è stata una cerimonia che ha mostrato tutta l’emozione che questo premio è stato in grado di suscitare. Un’iniziativa nata e pensata per le donne, ma sviluppata a partire da una nuova prospettiva: quella degli uomini che le hanno accompagnate nel difficile percorso della malattia e hanno scelto di condividere la loro esperienza in forma di racconto, a testimonianza di quanto resti ancora da fare affinché questo male non sia solo un problema delle donne che ne soffrono, ma un tema da condividere con l’intera collettività, che può sostenerle ed aiutarle. A riprova della più alta condivisione dello spirito della manifestazione e dell’attenzione verso quest’iniziativa è arrivata anche la concessione della medaglia del Presidente della Repubblica. Molto sentito anche il dibattito in rete, con #afiancodelcoraggio diventato più volte trend topic arrivando al terzo posto in Italia la sera della premiazione.

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“Il premio #afiancodelcoraggio ha l’ambizione di cambiare il paradigma con cui tradizionalmente viene affrontata la difficile esperienza del tumore da parte delle donne. Se più spesso infatti è la donna a raccontare la propria lotta contro il tumore, riteniamo sia altrettanto importante non dimenticare di ascoltare la voce di chi le sta a fianco in questo difficile percorso che tocca l'intera sfera intima ed affettiva. In questi mesi ci siamo confrontati con tante storie, vere e di coraggio, e poter raccogliere le emozioni e i sentimenti attraverso le parole di mariti, compagni, figli, fratelli è stata una vera novità. Questo premio ci ha aiutato a capire come momenti difficili, nati nel dolore, nella rabbia e nella disperazione, possano in molti casi tramutarsi in un cammino di speranza. – afferma Maurizio De Cicco, Presidente e Amministratore Delegato di Roche Italia – Lavorare per un’azienda che grazie ai suoi farmaci è stata in grado di cambiare la storia, la vita, il futuro di tante donne ci inorgoglisce e ci fa sentire parte integrante di queste storie di vita. Con questo premio speriamo di aver contribuito ad arricchire di nuove sfumature il significato alla parola vita, attraverso il racconto di queste esperienze, che sono storie di dolore e di sofferenza, ma anche di coraggio e di rinascita. Storie di uomini e di donne in tanti casi più forti della malattia”.

Protagonisti della serata i tre autori delle storie finaliste Stefano Chiesa, Marco di Gilio e Fabio Glionna, risultato poi vincitore. La sua storia racconta la sfida contro il tumore con la leggerezza della metafora sportiva dove - a differenza dell’insegnamento di De Coubertin - l’importante è vincere e non partecipare. I tre finalisti sono stati affiancati da tre testimonial d’eccezione Sabrina Impacciatore, Gian Marco Tognazzi e Alessandro Preziosi che alla presenza del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin hanno fatto un appello al voto alla giuria presieduta da Gianni Letta e composta da Paola Binetti, Nicoletta Cerana, Emilia Grazia De Biasi, Stefania Gori, Annamaria Mancuso, Myrta Merlino, Federica Pontremoli, Alberto Ricciuti, Carlo Rossella, Maria Sole Tognazzi. La storia vincitrice prenderà adesso forma grazie ai produttori e distributori cinematografici, Lotus (Leone Film Groups), Circuito Cinema e Massimo Ferrero Cinemas che la trasformeranno in un corto che sarà proiettato nelle sale cinematografiche italiane nel mese di ottobre 2017, e distribuito anche attraverso i canali messi a disposizione dagli altri partner, quali le Associazioni di Pazienti ACTO (Alleanza Contro il Tumore Ovarico) Onlus, Attivecomeprima Onlus, Salute Donna Onlus, il settimanale GRAZIA e le reti televisive IRIS e La5.

“Il ruolo della giuria è stato difficile. Ci siamo confrontati con il vissuto doloroso e toccante dei candidati, che ha arricchito tutti i componenti, sebbene il giudizio sia stato sui racconti e, in particolare, su parametri stabiliti dal bando, in grado di individuare lo scritto più adatto ad essere trasformato in un video - commenta presidente Gianni Letta - Ritengo che questo premio abbia il pregio di contribuire davvero a rafforzare il dialogo tra uomo e donna nel percorso della malattia e credo che il significato del premio #afiancodelcoraggio sia tutto nel titolo. È bello, suggestivo, efficace e capace di raccontarne il motivo: condividere il dolore e la speranza, lottare insieme per la guarigione. La capacità di stare vicino, di sostenere, di aiutare, di confortare e, soprattutto, di spingere a lottare per vincere”. 

Napoli: "Dammi 10 milioni di euro" Woodcock, un errore fatale: l'uomo che lo rovina

Napoli, l'imprenditore D'Errico chiede 10 milioni di risarcimento a Woodcock: "In cella 22 giorni con prove false"



Un imprenditore napoletano ha intenzione di scucire 10 milioni di euro ai pm di Napoli, tra i quali Henry John Woodcock, come risarcimento danni. Prima della falsa intercettazione attribuita a Tiziano Renzi nell'inchiesta Consip, i magistrati della Procura di Napoli avrebbero mietuto almeno un'altra vittima. Massimiliano D'Errico ha dovuto scontare 22 giorni in cella a Poggioreale "sulla base di prove insussistenti - come ha denunciato al Giorno - le mie aziende sono state danneggiate tanto che ne ho dovuto vendere una per 30mila euro: valeva 3 milioni. Danni enormi, materiali e di reputazione".

Coinvolto dai pm nell'inchiesta Cpl Concordia sulla metanizzazione di Ischia, D'Errigo si ritiene vittima di "falsificazione di intercettazioni", lo stesso reato del quale è accusato il capitano dei carabinieri Scafarto. Nel caso di D'Errico: "Sono state riportate a verbale delle informative contenenti informazioni false. Ovvero un bonifico e un contratto di consulenza inesistenti, su cui è stata costruita l'accusa contro di me di riciclaggio".

L'esistenza di quel bonifico sarebbe stata facilmente verificabile dal conto corrente dell'imprenditore. Più volte ha chiesto di vedere l'estratto conto che i pm avevano per le mani, ma niente da fare. Dopo varie insistenze: "mi fu detto: lascia stare il bonifico, a me non interessa". Peccato però che il pm Woodcoock, sostiene D'Errico, avrebbe costruito tutta l'accusa su quell'elemento. A quel punto l'imprenditore aveva capito: "Che avessero piena coscienza che quelle prove erano inesistenti, se non fasulle".

D'Errico ha tutte le intenzioni di farsi risarcire, anzi ha già un'udienza fissata: "per la responsabilità civile, seconda sezione civile di Roma il 14 febbraio 2018. Sono chiamati a rispondere i pm Woodcock, Carrano, Loreto, D'Avino e il gip Primavera. È la prima volta che avviene in Italia con la nuova legge".

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Consip, l'inchiesta si ingrossa Fino a dove portano le carte Affare enorme: il Quirinale

CONSIP L'inchiesta si ingrossa Fino a dove portano le carte: s'indaga sull'appalto da 3 miliardi che arriva fino al Quirinale


di Roberta Catania 



Si allarga l'inchiesta Consip, abbracciando l'intero appalto "FM4". Si tratta del più oneroso appalto europeo, bandito per 2,7 miliardi di euro dalla Centrale acquisti della pubblica amministrazione nel marzo 2014, e che avrebbe dovuto affidare i servizi di pulizia e manutenzione nella pubblica amministrazione. Tra i vincitori c'è Alfredo Romeo, l'imprenditore napoletano finito in carcere per corruzione il primo marzo scorso, accusato dal dirigente Consip Marco Gasparri di avergli elargito 100mila euro di tangenti in tre anni. Per questo, a breve, la procura di Roma interrogherà di nuovo Gasparri, anch'egli sotto inchiesta per corruzione, per «fissare» le sue dichiarazioni in sede di incidente probatorio e garantirsi l'asso vincente del processo nei confronti di Romeo.

Dalla mossa scattata ieri mattina, però, si è capito che al procuratore aggiunto Paolo Ielo e al pm Mario Palazzi non basta mettere alle corde l'imprenditore campano. I magistrati capitolini hanno delegato i carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e i finanzieri del Nucleo Tributario di Napoli di acquisire gli incartamenti di tutte le 18 porzioni che hanno composto l'appetibile gara andata in mano a sole tre ditte, nonostante la corsa di tanti pretendenti. Una anomalia che aveva già attirato l'attenzione dell'Antitrust, che ha aperto un'istruttoria per accertare se le ditte si fossero «accordate» privatamente per «limitare la concorrenza». Adesso vuole vederci chiaro anche la procura di piazzale Clodio, che finora aveva analizzato solamente i lotti aggiudicati dalla Romeo Gestioni (3, 13 e 18). In particolare, si vuole capire meglio come sia stato attribuito il lotto numero 10, quello da 143 milioni di euro e che riguarda il centro di Roma.

Nei confini del bando (Municipio I) ci sono infatti tutti i palazzi del potere: Quirinale, Camera, Senato, Palazzo Chigi, Corte Costituzionale, i ministeri. Una porzione di gara contesa fino all'ultimo dalla Romeo Gestioni e Cofely, la ditta francese vicina a Denis Verdini che ha poi vinto di un punto e mezzo la battaglia e che Alfredo Romeo aveva denunciato di «scorrettezze».

Il lotto 10, pur essendo andato ad altri, è terreno scivoloso per l' imprenditore finito in carcere. Secondo il gip che aveva mandato Romeo in cella, su questa parte della gara si sarebbe «combattuta una lotta a suon di tangenti». Marco Gasparri, il capo ufficio acquisti di Consip, ha ammesso di aver preso soldi da Romeo e ha anche già raccontato ai pm che l'imprenditore era convinto di essere vittima «di un complotto in Consip e di essere discriminato». Per questo motivo, ha aggiunto Gasparri, Romeo si sarebbe mosso «tramite il più alto livello politico» per arrivare all' Amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, che la prossima settimana sarà all' Anac a spiegare perché il meccanismo di controllo sugli appalti non sia riuscito a evitare episodi di corruzione e spartizione delle gare pubbliche.

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Da ieri, nonostante la fiducia confermata dalla procura di Napoli, il capitano del Noe Gianpaolo Scafarto si è messo in ferie. Indagato dai pm di Roma per falso ideologico e materiale, per l'omessa annotazione nell'informativa dell'esito negativo di una presunta attività di pedinamento e controllo da parte dei Servizi segreti e per l'attribuzione di un'intercettazione riguardo un incontro con babbo Renzi ad Alfredo Romeo, nonostante i suoi uomini sul brogliaccio delle trascrizioni avessero indicato che l'interlocutore era Italo Bocchino.

Di Maio insulta Renzi? Attenti: gira una voce, svolta epocale "Intesa, ma a una condizione"

Di Maio insulta Renzi, ma occhio: la voce clamorosa, "stanno parlando, c'è l'intesa ma a una condizione"



Un confronto tv tra Matteo Renzi e Luigi Di Maio. Ovvero il probabile candidato premier del Pd contro il probabile candidato premier del Movimento 5 Stelle. I due non si amano, forse non si stimano nemmeno, di sicuro si accusano a vicenda. L'ultimo colpo basso arriva dal grillino: "Le fake news di Renzi inquinano il dibattito pubblico - scrive il deputato sul blog di Beppe Grillo -. Da qualche giorno ha ripreso ad andare in televisione e ad attaccare il Movimento 5 Stelle con argomentazioni false".

Eppure, in questo clima di coltellate reciproche, i rispettivi staff stanno trattando per un (epocale) confronto tv. "Il Movimento 5 Stelle è sempre disponibile a confrontarsi sui temi concreti anche con lui, glielo avevamo chiesto più volte durante la campagna referendaria, e si è sempre rifiutato - prosegue Di Maio -: anche per questo ha perso. Quindi quando vuole, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, noi siamo disponibili ad un confronto con lui". E i renziani, per bocca di Michele Anzaldi, rispondono. "Come tutti sanno - replica il suo responsabile comunicazione per le primarie, all'HuffingtonPost.it - Renzi non ha mai rifiutato alcun confronto, anzi neanche accettava il limite di tempo delle puntate. Con i 5Stelle, dopo le primarie, siamo pronti ad andare in tv a patto che non sia una sfida tra liceali. Deve esserci un tema concreto, come la legge elettorale o altre cose su cui c'è la necessità di far capire agli italiani le ragioni degli uni e degli altri. Deve essere costruttivo, non un inutile braccio di ferro. Sono i 5Stelle invece ad essere sempre stati indisponibili e pronti solo a collegamenti blindati dall'esterno". Le armi ci sono. Resta da capire campo di gioco e arbitro: Porta a porta da Bruno Vespa? Oppure uno specialone su La7 a casa di Enrico Mentana? O perché no il "campo neutro" di SkyTg24, su cui si giocherà già la partita delle primarie dem?

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Guerra in qualsiasi momento Cina horror: minaccia Trump Aerei sospesi, ora è il caos

La Cina: "Guerra in qualsiasi momento: non ci saranno vincitori". Sospesi i voli tra Pechino e Corea del Nord



Da lunedì prossimo non ci saranno più voli tra Pechino e Pyongyang. L'ultima decisione della compagnia Air China è solo uno dei segnali di altissima tensione tra la Cina e le due Coree, dopo l'annuncio di nuovi test nucleari da parte di Kim Jong Un. Il clima è ormai incandescente dopo le minacce della Nordcorea e dopo lo sgancio della bomba Moab da parte degli Usa, che hanno colpito giovedì in Afghanistan. Un avvertimento non solo all'Isis, ma a tutti gli altri fronti aperti da Donald Trump, da quello siriano all'ultimo in Asia. 

Al confine tra la Corea del Nord e quella del Sud la tensione è a livelli record, tanto che lo stesso ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha tagliato corto parlando di "un'atmosfera potenzialmente pericolosa" e di un conflitto che "potrebbe scoppiare in qualsiasi momento". Secondo Wang Yi una guerra su quel fronte "non avrebbe vincitori", portando a un'autodistruzione reciproca dalle conseguenze imprevedibili su altri scenari mondiali.

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Dalle previsioni catastrofiche, il ministro cinese è sostanzialmente passato alle minacce, solo implicitamente rivolte a Trump che negli ultimi giorni ha aumentato la pressione su Kim Jong-un: "Chi provocherà una guerra in Corea - ha detto il ministro di Pechino - dovrà assumersi una responsabilità storica e pagarne il prezzo. Il vincitore - ha aggiunto - non sarà colui che mantiene le posizioni più dure o che mostra di più i muscoli. Se una guerra avrà luogo, il risultato sarà una situazione nella quale nessuno uscirà vincitore".

Da Pechino credono ancora nel dialogo per risolvere la crisi diplomatica in corso. Da Pyongyang non sembrano però pensarla allo stesso modo, visto che attraverso l'agenzia di regime Kcna, un portavoce di Kim Jong Un ha definito il bombardamento americano in Siria "un atto d'aggressione insolente e barbaro". E le parole di Kim Jong-un stesso non hanno aiutato di sicuro ad abbassare i toni: "Se gli Usa vogliono, andremo alla guerra". Un destino che sembra quasi inevitabile sul trentottesimo parallelo.

Lo showdown potrebbe avvenire già nelle prossime ore. Sabato, infatti, il regime nordcoreano potrebbe eseguire un ultimo test con armi nucleari per festeggiare il 105° anniversario della nascita di Kim Il-Sung. Se il test venisse effettuato, riferiscono fonti di intelligence, gli Stati Uniti potrebbero davvero passare all'attacco. E le conseguenze, con la Cina, sono ancora tutte da comprendere.

La "magia nera" di Igor il russo: così è sparito E ora spunta un sensitivo, tremendo sospetto

La "magia nera" di Igor il russo: così è sparito. E ora spunta un sensitivo



Se non stessimo parlando di un assassino in fuga, si dovrebbe parlare di magia. Nera, in questo caso. Norbert Feher, conosciuto come Igor il Russo, sta facendo impazzire centinaia di agenti sulle sue tracce in un fazzoletto di pochi chilometri quadrati tra Budrio e Ferrara. Di lui si sono perse le tracce da 13 giorni: si sa solo che dopo aver ucciso un barista e un guardiapesca (e con il fondato sospetto che nel suo passato ci siano almeno altri due morti), si è dato alla macchia tra casolari diroccati, gabbiotti, canneti, boschi e canali. Un Rambo in salsa serba, spietato e indistruttibile. O forse un fantasma.

Nonostante l'efferatezza e qualche scivolone, ha guidato il Fiorino con cui si muoveva dopo il primo omicidio con i guanti, per non lasciare tracce. Qualcosa di lui però è rimasto. Per esempio la borsa della spesa, con le provviste che l'hanno sfamato nei primi giorni di fuga. Ora vive di niente: "Verdure, frutta, uova, galline", sottolineano gli inquirenti. In teoria potrebbe andare avanti un altro paio di settimane. Ha i cani molecolari alle calcagna, ma non sono ancora riusciti a trovarlo. Il sospetto, fondato, è che qualcuno lo stia aiutando. Sicuramente ha avuto appoggi durante la sua carriera da criminale, tra una rapina violenta e l'altra. Come ricorda Il Giornale, anche il metronotte ferito gravemente a Cosandolo lo scorso 29 marzo ha detto di averlo sentito parlare al cellulare mentre gli intimava di lasciargli la pistola calibro 9. Lo usava solo per mail e web, spiega chi lo sta inseguendo. Nessuna cellula telefonica agganciata, finora. Un fantasma, appunto. E forse per questo, tra una testimonianza dei suoi ex compagni di cella e l'altra, è spuntato anche un sensitivo.

L'interrogativo è: se n'è già andato? I militari sostengono che sia ancora nella "zona rossa", che resterà pattugliata palmo a palmo per altri 10 giorni. Eppure, continua il Giornale, si stanno già effettuando ricerche oltre le oasi fra Reno e Idice. Due giorni fa è stata rubata una zattera. Se fosse nelle mani del killer, il serbo sarebbe già lontano, verso il delta del Po. In più c'è il timore che durante le feste di Pasqua Igor possa assalire gli anziani rimasti soli o entrare nelle case di chi è via. Come un incubo che non vuole svanire.

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venerdì 14 aprile 2017

"Useremo le armi nucleari, pronti alla guerra con gli Usa" Kim Jong-un firma la sua fine

Corea del Nord: "Se gli Stati Uniti vogliono la guerra, siamo pronti. Useremo contro di loro le armi nucleari"



Donald Trump ha costruito "un circolo vizioso" di tensioni nella penisola coreana, con "una politica aggressiva e creando problemi alla Corea del Nord". Per questo Pyongyang è "pronta ad andare alla guerra e a usare il suo arsenale nucleare contro gli Usa se necessario". Parole di fuoco, parole pregne di follia, quelle del viceministro degli esteri nord-coreano, Hang Song Ryol in una intervista esclusiva alla Ap, in cui ha aggiunto che "se le provocazioni di Washington proseguiranno, Pyongyang è pronta a una risposta militare". Se ancora non fosse chiaro, ribadisce: "Se loro vogliono andremo alla guerra". Il viceministro nord coreano ha definito "spericolate" le manovre militari Usa - l'ultima, quella in Afghanistan - e ha concluso affermando che la Corea "ha un potente deterrente nucleare e certamente non resterà con le mani in mano di fronte a un attacco preventivo da parte americana". La guerra si fa sempre più vicina.