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domenica 25 dicembre 2016

STRAGE NEL MAR NERO Cade un aereo di Stato russo Attentato: terrificante ipotesi

Russia, precipita aereo di Stato nel Mar Caspio: l'ipotesi di un attentato



Un aereo russo con 91 persone a bordo - 84 passeggeri e 8 membri dell’equipaggio - è scomparso dagli schermi radar poco dopo la partenza da Sochi, sul Mar Nero. Il velivolo appartiene al ministero della Difesa di Mosca e per questa ragioine c’è chi sospetta l’aereo possa avere subito un dirottamento o un attentato. Il Tupolev 154, un velivolo di linea a tre motori, decollato alle 5.20 ora locale era diretto alla base aerea russa di Latakia, in Siria, e trasportava i membri dell’Alexandrov Ensemble, coro e orchestra ufficiale delle Forze Armate russe. A bordo dell'aereo si trovavano anche nove giornalisti.

Il ministero della Difesa di Mosca ha fatto sapere che "resti del velivolo" e "un corpo" sono stati individuati nel Mar Nero, a circa un chilometro e mezzo dalla costa di Sochi, a una profondità compresa fra i 50 e i 70 metri. Sono stati individuati anche alcuni effetti personali dei passeggeri. Il velivolo, che secondo la Tass è decollato in "condizioni meteo favorevoli", era diretto alla base militare di Khmeimim, nella zona di Latakia, per il concerto di Capodanno per i militari russi. Secondo la Tass al momento del decollo le condizioni meteo erano "favorevoli". Sul caso è stata aperta un'inchiesta. A bordo dell’aereo anche 9 giornalisti tra cui tre reporter di Channel One Russia e tre del canale televisivo Zvezda Tv. Il portavoce del Cremlino Dimitry Peskov ha fatto sapere che "é troppo presto per stabilire cosa abbia causato l'incidente".

"Quanti soldi mi deve": occhio, cifre mostruose. Boldi accusa, De Sica lo umilia: finisce in disgrazia

Boldi: "De Sica mi deve 300mila euro". E lui: "È l'età che avanza"



Massimo Boldi e Christian De Sica sono ancora una volta lontani dalla pace. I fan dei due comici si devono rassegnare. Per molto tempo ancora non li vedranno insieme. Tra di loro infatti scorre nuovo veleno. Durante la trasmissione di Radio 24 La Zanzara Cruciani chiede a Boldi se tornerà con De Sica in un cinepanettone. Cipollino dice che il collega romano gli deve ben 300mila euro. "Ma se ci mettete una buona parola - conclude - Boldi - ci passo sopra".

"Io gli devo dei soldi? Sbaglia, è l'età che avanza", è il commento glaciale di Christian De Sica.

Occhio al meteo, la svolta invernale Arrivano neve e temperature siberiane

Meteo, previsioni: dal 3 gennaio svolta da brividi



Dopo il freddo dei primi quindici giorni di dicembre, gli ultimi giorni dell'anno e i primissimi del 2017 saranno caratterizzati su tutta la penisola dal beltempo e da temperature al di sopra della media stagionale. L'alta pressione garantirà giornate soleggiate, anche se nelle pianure, soprattutto quelle del Nord, il cielo potrà essere nascosto dalle nebbie. Buone notizie per chi si metterà in viaggio, un po' meno per chi si recherà in montagna a sciare, anche se le temperature basse dei giorni scorsi hanno permesso quasi ovunque nelle stazioni sciistiche di ricorrere all'innevamento artificiale. Dal 3 gennaio, però, dovrebbe cambiare tutto piuttosto bruscamente, quando correnti fredde in arrivo dal Nord Europa dovrebbero portare sulla penisola un drastico calo delle temperature con rischio di nevicate anche in pianura sulle regioni settentrionali.

Delitto Garlasco, altre prove clamorose Ecco il volto del nuovo indagato / Foto

Andrea Sempio, ecco il volto del nuovo indagato per l'omicidio di Garlasco



Andrea Sempio, 31 anni, è ufficialmente iscritto nel registro degli indagati nell'inchiesta-bis sull'omicidio da parte della Procura di Pavia. Questo dopo le indagini private dell'avvocato Giarda, legale di Alberto Stasi, attualmente in carcere per l'assassinio dell'ex fidanzata Chiara Poggi. Stasi si è sempre proclamato innocente e i suoi legali si sono dati da fare per fare riaprire il processo. Il dna di Sempio, o di qualcuno della sua famiglia, sarebbe stato individuato sotto le unghie di Chiara.

Dopo la diffusione in paese della sua identità, il ragazzo è rimasto chiuso in casa. Il padre, come ha riportato il Corriere, ha detto che Andrea è tranquillo, sa di essere innocente e di non avere davvero nulla da temere. La Procura di Brescia ha ricevuto dalla Procura generale di Milano la richiesta di revisione del processo, avendo giudicato fondata l' istanza presentata dai legali di Stasi Fabio Giarda e Giada Bocellari. 

"Esiste soltanto una soluzione": Giorgia Meloni definitiva sull'islam

Meloni: "Islam e immigrazione, la soluzione è soltanto il blocco navale"



"La politica dell'accoglienza incontrollata porta insicurezza, delinquenza, degrado e aiuta i terroristi islamici", esordisce Giorgia Meloni su Facebook. "Lo diciamo ormai da anni: l'unica vera soluzione al problema è un blocco navale al largo delle coste libiche per impedire ai barconi di partire. Il resto sono chiacchiere e propaganda".

L'altro ieri, a caldo, dopo la sparatoria a Milano in cui è stato ucciso il terrorista di Berlino Amis Amri, aveva tuonato: "Mentre Fratelli di Italia lanciava la petizione popolare per chiedere al Presidente Mattarella di conferire agli agenti di Polizia Scatà e Movio la Medaglia d’Oro al Valore Civile per aver fermato il terrorista islamico autore della strage al mercatino di Natale di Berlino, il capogruppo del movimento cinque Stelle di Biella, tal Antonella Buscaglia, definiva “omicidio” l'operazione di polizia che ha fermato Amri". Parole che la Meloni ha definito "offensive e deliranti".

"Perché abbiamo fatto i loro nomi" Parole-bomba del capo della polizia

Franco Gabrielli: "Divulgare i nomi dei due agenti eroi è un giusto riconoscimento per loro"



Dopo aver ucciso Anis Amri alle porte di Milano, il governo ha svelato i nomi e le identità dei due agenti-eroi: il primo a fare i nomi di Cristian Movio e Luca Scatà è stato il ministro dell'Interno, Marco Minniti. Una scelta che ha scatenato un vespaio di polemiche, basate sul fatto che, ora, i due sono riconoscibili ed esposti a possibili rappresaglie dell'estremismo islamico.

E ora, sulla questione, interviene a gamba tesissima il capo della Polizia, Franco Gabrielli, che scaccia in modo netto le polemiche. "Non c'è alcuna esposizione, ma un riconoscimento chiaro. Una sottolineatura per mettere al centro chi ha reso possibile tutto questo, rischiando la propria vita". E ancora: "Fare i nomi con questo capo di terrorismo non è né un errore né un'esposizione, perché non siamo in presenza di un terrorismo come quello che abbiamo conosciuto negli anni Settanta, un terrorismo endogeno che ha interesse a colpire il singolo, dunque Franco piuttosto che Mario o Cristian. Qui - ha rimarcato Gabrielli - ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso".

Il capo della Polizia ha sottolineato che la preoccupazione "non è per le individualità ma per l'appartenenza: sono a rischio tutti coloro che rappresentano le forze di polizia e hanno una divisa". Sulla scelta di chiudere i profili social dei due eroi, Gabrielli ha spiegato che si tratta di una forma di "ulteriore cautela" nei loro confronti "per evitare una eccessiva sovraesposizione in quanto, in un mondo in cui tutto passa attraverso i social, si sarebbero potuti far prendere la mano coinvolgendo anche altri colleghi".

Matteo Renzi, la disgrazia di Natale Che cosa gli capita. E adesso a casa...

Il Natale disgraziato: perché ora, a casa, rischia di finire la sua parabola politica



Il peggiore dei Natali possibili, per Matteo Renzi. Già, perché l'ex premier non deve fare i conti soltanto con il fatto di essere un "ex". Il punto è che dalla sua Pontassieve, ora, deve fare anche i conti con la netta sensazione di essere accerchiato, nel mirino di altri poteri che, ora che si è allontanato da Palazzo Chigi, vorrebbero sbarazzarsi di lui per sempre. Poteri trasversali e che, un po' sinistramente, assomigliano a quelli che per anni hanno brigato contro Silvio Berlusconi. Certo, si parla anche della magistratura. Si pensi all'inchiesta su Beppe Sala, il sindaco di Milano voluto da Renzi, inchiesta per la quale si è goffamente autosospeso salvo poi subito ritornare in sella. Inchiesta un po' fumosa, proprio come non è chiara quella per la quale, ora, risulta indagato il fedelissimo Luca Lotti, il sottosegretario, al centro di una intricata storia di presunti spionaggi che, per giunta, va a lambire anche il padre di Renzi, Tiziano.

Insomma, da Pontassieve il premier è costretto ad osservare la tenaglia giudiziaria che, giorno dopo giorno, si stringe sempre di più. Tanto che i renziani di ferro puntano contrattaccano: fari puntati contro di noi - questo il sunto - pur di non parlare del disastro dei grillini a Roma. Forse è così, forse no. Di sicuro a complicare il quadro c'è anche altro. C'è anche Paolo Gentiloni, il premier fotocopia che cerca invece di assumere vita propria. Per esempio negando a Denis Verdini e ad Ala anche i sottosegretari che i verdiniani chiedevano e chiedono per l'appoggio che hanno dato al governo. Pare che il premier, su questo, voglia agire in autonomia, creando altri grattacapi a Renzi, che da casa sua, forse, sperava di essere ben più incisivo. Dunque il capitolo Boschi, con la quale le tensioni dopo le dimissioni sarebbero state tutt'altro che marginali.

Infine, ovviamente, c'è il partito. Quel Pd la cui sinistra, ora, ambisce a una vendetta totale: vuole far fuori, e del tutto, quel Renzi che era arrivato a un passo dal far fuori loro davvero. Matteo è accerchiato dal partito su più fronti: su quello del congresso e della segreteria, un tema infuocato. Ma, ora, anche sul referendum sul jobs act, la "madre" delle riforme renziane, che rischia di essere smontata proprio come quella costituzionale. Un Natale infernale, insomma, per quel Matteo Renzi che immaginava un mondo diverso dopo il passo indietro. Immaginava un breve periodo dietro alle quinte, ma neppure "troppo dietro". Un breve periodo che sarebbe andato a suo vantaggio. E invece no. E non solo perché quel breve periodo rischia di essere lunghissimo, leggasi 2018 (il voto rischia di slittare a lungo, e anche su questo Gentiloni, spalleggiato da Mattarella, si sta smarcando). Ma anche perché in questo periodo, breve o lungo che sia, Renzi rischia davvero che la sua parabola politica si avvicini (o raggiunga) la fine.