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venerdì 23 dicembre 2016

Esclusiva il Notiziario / l'On. Laura Ravetto al nostro blog: "Plauso ai nostri Agenti, via maestra rafforzare EUROPOL"

Esclusiva il Notiziario / l'On. Laura Ravetto (F.I) al nostro blog: "Plauso ai nostri Agenti, via maestra rafforzare EUROPOL"


di Gaetano Daniele


Laura Ravetto, deputata FI
Presidente del Comitato parlamentare
di controllo sull'attuazione dell'Accordo di Schengen

"Un plauso convinto alla Polizia di Stato e agli Agenti che sono intervenuti uccidendo il terrorista di Berlino: "hanno fatto onore al Paese in Europa e hanno dimostrato l'altissima professionalità delle nostre Forze dell'Ordine". Così l'On. di Forza Italia, Laura Ravetto ai nostri microfoni, e nota: "I fatti di oggi dimostrano un radicamento preoccupante del terrorismo in Italia e in particolare nel milanese, una zona dove non è più possibile negare il problema e dove occorre stringere le maglie dei controlli e dell'intelligence. A questo proposito l'unica risposta possibile è il rafforzamento di Europol, con incremento di risorse e mezzi per sostenere il lavoro coordinato delle Polizie europee. L'Europa deve anche essere ferma contro le forme di collateralismo culturale e politico con il terrorismo che esistono in troppi Paesi arabi: secondo il deputato tunisino Tarek Ftiti (Unione Patriottica Libera), Amri "non era un criminale", ed era anzi caratterizzato da "buona condotta" durante la sua permanenza in Italia". "Mi auguro  - conclude l'On. Ravetto - che il Governo tunisino prenda le distanze: in caso contrario l'Unione Europea valuti se sia opportuno continuare con gli accordi bilaterali con la Tunisia, a partire da quello appena siglato sulle importazioni di olio tunisino". 

Il dettaglio inquietante in stazione: cosa ha fatto il terrorista islamico

Quel dettaglio inquietante alla Stazione. Che cosa ha fatto il terrorista a Milano



Anis Amri è riuscito ad arrivare a Milano dalla Germania senza essere mai fermato. Il viaggio del terrorista islamico che ha ucciso dodici persone al mercatino di Natale di Berlino, grazie a quasi 24 ore di vantaggio sulla polizia tedesca che aveva arrestato l'uomo sbagliato, è poi finito questa notte alle tre a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, dove durante un controllo e una sparatoria con gli agenti italiani è rimasto ucciso. 

Le ultime ore - Ma cerchiamo di ricostruire le ultime fasi della sua vita perché ancora non è chiaro cosa abbia fatto tra una stazione e l'altra, e soprattutto se abbia incontrato qualcuno. Amri è "sicuramente passato dalla Francia e all'una era in Stazione centrale a Milano", afferma il questore di Milano, Antonio De Iesu. Un biglietto trovato sul corpo del tunisino rivela che si era recato dalla Francia a Torino con un treno ad alta velocità e poi aveva preso un treno regionale per arrivare nei sobborghi di Milano, secondo quanto riferisce a Reuters una fonte giudiziaria, aggiungendo che la polizia aveva avuto una soffiata secondo cui Amri poteva trovarsi nella zona di Milano e per questo erano state mandate pattuglie aggiuntive per cercarlo. Non si sa come abbia raggiunto Sesto dalla Stazione centrale e bisogna accertare se ha avuto "coperture". 

Salva il collega poliziotto dall'islamico Così l'agente-eroe ha ammazzato Anis

Il poliziotto eroe: difende il collega e ammazza Amri



Quando Anis Amri durante il controllo ha estratto la pistola dallo zaino e ha sparato contro l'agente, Christian Movio, l'altro, Luca Scatà, che è già considerato un eroe, lo ha freddato, mettendo così la parola fine alla caccia al terrorista che il 19 dicembre a Berlino ha travolto e ucciso con il suo camion dodici persone. "Christian Movio è stato attinto a parti non vitali", spiega il ministro dell'Interno Marco Minniti in conferenza stampa al Viminale, "è ricoverato ma non è in pericolo di vita. Ci ho parlato personalmente. Il ragazzo è molto motivato, una persona straordinaria". 

La sparatoria è avvenuta intorno alle 3 di notte in piazza I Maggio, vicino alla stazione di Sesto San Giovanni. Secondo la prima ricostruzione della questura l'uomo, un magrebino che camminava a piedi, alla richiesta di mostrare i documenti ha estratto una pistola calibro 22 dallo zaino e ha sparato a due agenti di una volante che lo avevano fermato per un controllo, colpendone uno alla spalla. L'uomo ha urlato "Allah Akbar". I poliziotti hanno risposto al fuoco, uccidendolo. Il poliziotto colpito alla spalla, invece, non è grave ed è stato portato all'ospedale di Monza.

Gianluca Vacchi, la spifferata: così cambierà la tv italiana per sempre / Guarda

Gianluca Vacchi e la sua fidanzata all'Isola dei Famosi: ecco l'indiscrezione



All'Isola dei famosi manca un nome forte nel cast e Alessia Marcuzzi e i suoi autori starebbero pensando proprio all'imprenditore Gianluca Vacchi, 49 anni, insieme alla sua bellissima fidanzata, Giorgia Gabriele, 31. Il succoso rumors, diffuso da Alberto Dandolo, non ha trovato ancora conferma ma se i produttori riuscissero davvero a convincere la coppia, di sicuro metterebbero a segno un ottimo colpo, assicurandosi uno dei personaggi più seguiti e discussi del web. Inutile ammettere che la curiosità di vedere Vacchi, lontano dal suo esoso stile di vita e dai suoi spassosi balleti, alle prese con la dura sopravvivenza nell'isola, è davvero forte. Non ci resta altro che aspettare e, in questo caso, sperare. 

El Shaarawy, Dzeko e Perotti: la Roma c'è 3-1 col Chievo, secondo posto ipotecato

El Shaarawy, Dzeko e Perotti: la Roma c'è. 3-1 contro il Chievo



Grazie ai gol di El Shaarawy, Dzeko e Perotti la Roma supera il Chievo 3-1 in rimonta all'Olimpico e chiude il 2016 da seconda in classifica alle spalle della Juventus. Un successo sofferto quello dei giallorossi, fischiati anche dai propri tifosi nel primo tempo, arrivato al termine di una gara resa complicata dal vantaggio ospite di De Guzman. La squadra di Spalletti però dimostra carattere ribaltando il risultato a cavallo fra primo e secondo tempo, per poi chiuderla solo nel recupero con il rigore di Perotti. Il Chievo, dal canto suo, ha avuto il merito di restare sempre in partita anche se a parte l'azione del gol non ha quasi mai impensierito Szczesny. I veronesi cadono dopo due vittorie consecutive, ma possono comunque andare alla sosta natalizia forti di una classifica di assoluto valore.

La Roma cerca il riscatto dopo la sconfitta con la Juve per chiudere l'anno al secondo posto. Spalletti deve fare a meno per infortunio di De Rossi e Manolas ma recupera dal primo minuto Salah e Bruno Peres. In difesa c'è Veramelen, mentre in attacco si rivede El Shaarawy preferito a Perotti. Nel Chievo, Maran rispetto alla vittoriosa gara con la Samp deve rinunciare a Castro e a Cacciatore. In attacco turno di riposo per Pellissier, al suo posto Inglese.

Primo tempo complicato per la squadra di Spalletti, che Roma prende subito in mano il gioco e prova a schiacciare il Chievo nella sua metà campo. Al 10' è Dzeko sfiora la rete con un sinistro a giro sul secondo palo di poco a lato alla destra di Sorrentino. Dopo qualche minuto ci prova El Shaarawy con un destro al volo su assist di Bruno Peres messo in angolo dal portiere. Ancora da una iniziativa dello scatenato Bruno Peres c'è un'altra occasione per Salah che calcia alto sulla traversa. Ma al 20' è il Chievo a sprecare una colossale occasione da gol in contropiede con De Guzman. La Roma replica con una punizione di Bruno Peres dal limite con palla che scheggia il palo alla destra del portiere. Proprio l'esterno brasiliano è il protagonista in negativo al 36' quando si addormenta in area e consente a De Guzman di battere Szczesny con un colpo di testa in tuffo su cross di Izco. La Roma accusa il colpo, ma reagisce immediatamente: prima Dzeko fallisce un gol facilissimo tutto solo davanti a Sorrentino, poi al 45' ci pensa El Shaarawy a firmare il pareggio direttamente su punizione dal limite.

I giallorossi completano la rimonta in avvio di ripresa con una zampata vincente di Dzeko da centro area su assist sempre di El Shaarawy, complice una mezza dormita dell'intera difesa del Chievo. Roma vicina al terzo gol intorno al quarto d'ora con un gran destro da fuori di Bruno Peres di poco a lato. Maran prova a rimescolare le carte inserendo a sorpresa Bastien al posto di Birsa e poi Pellissier per Inglese, ma è sempre la Roma a fare la partita con Dzeko ancora pericoloso alla mezzora con un colpo di testa respinto dal palo. Il bosniaco ci riprova altre due volte, sempre fermato da Sorrentino, poi è Perotti a sbagliare a porta vuota. L'argentino si riscatta nel recupero quando prima si procura e poi con freddezza trasforma il rigore del definitivo 3-1.

Napoli, la Juve si allontana a Firenze. E l'ultima di Gabbiadini finisce 3-3

Napoli, la Juve si allontana a Firenze. L'ultima di Gabbiadini finisce 3-3



Forse la corsa scudetto del Napoli si è fermata a Firenze, di sicuro ha subìto un brusco rallentamento per 'colpa' della Fiorentina. Forse, però, è giusto così: cioè che la partita - una bellissima partita - sia finita in parità, con sei gol, con tante emozioni, con lo spettacolo servito al pubblico come regalo di Natale. La squadra di Maurizio Sarri, reduce da tre vittorie consecutive, per due volte si è illusa di poter mettere insieme un altro successo. Invece no: la premiata ditta Bernardeschi & Zarate ha rischiato di rovinare le feste ai partenopei. Ma in pieno recupero c'è stato l'intervento in area di Salcedo su Mertens e il rigore di Gabbiadini. Episodio, questo, che ha dilatato le recriminazioni viola: poteva essere una notte da ricordare, resterà come una grande occasione sciupata.

È stato Insigne, dopo 25 minuti di assoluto equilibrio, a schiodare il risultato con un capolavoro balistico. E' vero che il gioiellino partenopeo è partito nel suo movimento a 'banana' - dall'esterno verso l'interno del campo - leggermente in fuorigioco, però il dribbling e la conclusione sono stati davvero eccezionali. Una prodezza che ha costretto la Fiorentina ad abbandonare qualsiasi prudenza per tentare di pareggiare. Solo in questo modo, del resto, poteva ridursi la densità a centrocampo, 'figlia' legittima di un tatticismo esasperato, per dare più slancio alle manovre. La maggiore intraprendenza offensiva della Viola (sfortunata in due occasioni con i tiri di Vecino e Kalinic) ha anche concesso maggiori spazi al Napoli, che ha sfiorato il raddoppio al 35'. Per la verità, in capo a una azione perfetta, Mertens aveva segnato con un micidiale tap-in, ma il belga era in fuorigioco.

L'infortunio di Ciriches ha costretto Sarri a rispolverare l'arrugginito Maksimovic, mentre la ripresa è cominciata con un guizzo del bravissimo Chiesa che ha chiamato Reina a un delicato intervento a terra, giusto per fare capire che la Fiorentina non si sarebbe arresa. Non a caso, dopo sette minuti, una punizione di Bernardeschi, deviata dalla schiena di Callejon, ha riportato la sfida in parità. La gara si è finalmente animata perché le due squadre hanno accettato di confrontarsi a viso aperto. Tutto avrebbe potuto rimettersi in una situazione favorevole ai partenopei se sul tiro di Mertens non si fosse trovato Max Olivera, provvidenziale a respingere sulla linea. Ma poi, in un minuto, dal 23' al 24', il folletto belga ha infilato il suo undicesimo gol in campionato, e Bernardeschi ha infilato Reina con un diagonale imprendibile: il match, manco a dirlo, è diventato una corrida. A finire infilzato è stato il Napoli, matador di turno Mauro Zarate, che a otto minuti dalla fine ha piazzato un piatto al volo micidiale, però nessuno aveva tenuto conto che, in pieno recupero, Salcedo stendesse in area Mertens. E che Gabbiadini, appena entrato, trasformasse il rigore.

Bossetti, drammatica lettera dal carcere "Mi manchi, sei..." (e non è alla moglie)

Bossetti, la sua lettera strappalacrime dal carcere al padre defunto



Massimo Bossetti, condannato all'ergastolo in primo grado per l'omicidio di Yara Gambirasio, ha scritto dal carcere di Bergamo una lettera al padre, scomparso un anno fa. Alla vigilia del terzo Natale dietro le sbarre, lontano dalla moglie e dai tre figli, Bossetti trova nel padre la persona perfetta per sfogare tutto il suo dolore e la sua tristezza. Con una calligrafia ordinata e precisa, scrive: "Ciao amato papà, il mio pensiero per te in questi giorni si è intensificato, puoi benissimo immaginare il motivo...Si avvicina il Natale, il terzo Natale lontano dalla mia amata famiglia e il primo Natale senza più te papà accanto al mio fianco", si legge nella lettera in possesso dell'Adnkronos. "Natale, dovrebbe essere la festa più grande, più bella, più sentita dell'anno. La festa in cui tutte le famiglie, genitori con figli, figli con genitori, si abbracciano, si baciano, si uniscono con gioia, felicità, serenità (...). Papà, come vedi per me niente è più risentito come un tempo, niente che esista in natura possa a me permettere nel poter gioire e strapparmi un piccolo sincero sorriso. Niente di niente può colmare il dolore che resta chiuso in me (...) Come vorrei riaverti di nuovo accanto a me, averti vicino in questa triste, malinconica, angosciosa 'stanza' per riempire questo vuoto dall'amore tuo che mi manca e sentir meno la tua mancanza (...). La tua fede al dito, la tua foto attaccata al muro, è tutto quello che mi resta, so che mi sei vicino (...). Ti voglio bene e mi manchi tantissimo", firmato con tanto di piccolo cuore disegnato, "dal tuo amato figlio Massy". Parole che oltre a dimostrare smarrimento, mostrano il profondo amore di un figlio per il padre.

La difesa è ancora esterrefatta dall'esito del processo, guidato da "un'opinione pubblica forcaiola", a detta dell'avvocato Claudio Salvagni. Il problema è che nei processi non è "ammesso il contraddittorio": i giudici infatti, secondo l'avvocato, dovrebbero acconsentire all'analisi dei reperti e soprattutto alla perizia del Dna, più volte chiesta dallo stesso imputato. Di conseguenza la sentenza emessa non si fonda altro che su una "violazione dei diritti della difesa", senza contare che l'analisi del Dna, su cui si basa tutta l'accusa, presenta "anomalie e gravi contraddizioni" a cui si è arrivati utilizzando "kit scaduti da mesi". Inoltre il legale si premura di ricordare che "non è stato possibile ricostruire la dinamica" del tragico giorno, il 26 novembre 2010, così come "non è stato dimostrato il movente". Le celle telefoniche collocano sì la vittima e l'imputato nella stessa zona ma "solo a distanza di un'ora e in direzioni opposte". Insomma l'avvocato Salvagni non ha dubbi: "E' ora di aprire i codici, valga il diritto e non le suggestioni. Si torni a trattare Bossetti come un imputato, non come un condannato definitivo e gli si dia la possibilità di difendersi".