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giovedì 22 dicembre 2016

Omalizumab ha aperto la strada alla terapia biologica per l’asma

Omalizumab ha aperto la strada alla terapia biologica per l’asma


di Eugenia Sermonti



Omalizumab, farmaco appartenente alla classe degli anticorpi monoclonali anti-IgE (cioè, anti-immunoglobuline E), compie dieci anni, un anniversario da festeggiare poiché ha aperto la strada alla terapia biologica nell’asma allergico grave, come ribadito anche nei recenti congressi ‘Pneumo Magna Graecia’ e ‘Highlights in Allergy and Respiratory diseases’. Il suo profilo di tollerabilità e la sua efficacia, dimostrate da anni di utilizzo, lo rendono ancora oggi la scelta principale per la cura ed il trattamento dell’asma allergico grave, anche in ambito pediatrico. L’asma allergico grave è una patologia complessa che colpisce adulti e bambini, caratterizzata dalla iperproduzione di immunoglobuline E (IgE) in risposta agli allergeni ambientali (quali acari della polvere, pollini e muffe). Le linee guida GINA (Global INitiative for Asthma) stabiliscono il raggiungimento del controllo ottimale della patologia quale obiettivo primario nella gestione del paziente. Non controllare questa malattia comporta il persistere dei sintomi e l’insorgere di frequenti riacutizzazioni, che spesso possono causare l’ospedalizzazione e addirittura mettere a rischio la vita stessa del paziente.

L’asma è un problema mondiale e un consistente onere sociale ed economico per i sistemi sanitari; la maggior parte dei pazienti con asma grave soffre di asma allergico. Secondo l’OMS oltre 300 milioni di persone soffrono di questa condizione nel mondo; la Global INitiative for Asthma stima che in Europa ci siano oltre 30 milioni di asmatici. “Le immunoglobuline E (IgE) hanno un ruolo molto importante nell’asma allergico grave in quanto sono capaci di influenzare la funzione e, di conseguenza, l’attività di molte cellule comunque coinvolte nella patogenesi della malattia asmatica - afferma Andrea Matucci, dirigente medico del Reparto di Immunologia AOU Careggi di Firenze - Il futuro del trattamento delle forme gravi di asma è affidato alle terapie biologiche che permettono di ottenere una migliore gestione della malattia e una medicina, per così dire, personalizzata. Omalizumab è l’esempio di farmaco biologico diretto su un ‘bersaglio’ preciso, in questo caso le IgE”. Come rileva Girolamo Pelaia, ordinario di Malattie dell’Apparato Respiratorio e Direttore della Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Respiratorio presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro "10 anni di impiego dell'anticorpo monoclonale anti-IgE omalizumab nel trattamento dell'asma allergico grave hanno dimostrato che questo farmaco è caratterizzato da un ottimo pattern di tollerabilità e, soprattutto, da un solido profilo di efficacia, confermato negli anni, che ha consentito di rivoluzionare la terapia dell'asma di natura allergica in oltre 100 mila pazienti nel mondo. Il trattamento è in grado di ridurre la frequenza e la gravità delle riacutizzazioni dell'asma, migliorando anche i sintomi respiratori dei pazienti e la loro qualità di vita. Questi effetti dipendono dalla capacità di omalizumab di legarsi specificamente alle IgE umane, formando così degli immuno-complessi che impediscono alle IgE di attivare i loro recettori ad alta e bassa affinità, espressi dalle cellule immuno-flogistiche quali mastociti, basofili, eosinofili, cellule dendritiche e linfociti B. Poichè a livello delle vie aeree i recettori per le IgE sono presenti anche sulle cellule strutturali come le cellule epiteliali bronchiali e le fibrocellule muscolari lisce, omalizumab può modulare gli eventi strutturali relativi al rimodellamento della parete bronchiale, con possibili riflessi positivi sulla storia naturale dell'Asma".

Il disastro: Mps bidonata dal Qatar Che cosa succede adesso alla banca

Mps, si sfila il fondo del Qatar: sempre più vicino il salvataggio pubblico



Si fa sempre più probabile il salvataggio di Stato di Mps: secondo fonti citate da Corriere.it, infatti, non sta andando a buon fine l'operazione di aumento di capitale dell'istituto senese. Né il fondo del Qatar né gli investitori retail o istituzionali, infatti, avrebbero aderito alla ricapitalizzazione da 5 miliardi (la circostanza, comunque, non è ancora stata confermata dalla banca). Sembra a questo punto inevitabile l'intervento pubblico: il governo ha già predisposto uno scudo da 20 miliardi di euro (con risorse che derivano da un aumento del debito pubblico), e così lo Stato diventerebbe il primo azionista di Mps (ad oggi la quota pubblica è pari al 4%).

In particolare il fondo sovrano del Qatar, l'elemento centrale per la soluzione di salvataggio privato grazie a un investimento che veniva quantificato in 1 miliardo di euro, non avrebbe ad ora manifestato disponibilità a partecipare al salvataggio. Gli investitori istituzionali avevano tra l’altro indicato come condizioni una massiccia adesione delle conversioni nel liability management (la gestione delle passività bancarie) e la presenza di un anchor investor di peso, ma entrambe queste condizioni non si sono ad ora realizzate. L’offerta agli investitori istituzionali si chiude domani alle 14. Poi pagheremo noi.

Poletti, trappolone in Parlamento: Lega e 5 Stelle mettono il Pd al muro

Giuliano Poletti, l'assalto in Parlamento: sfiducia da Lega, M5s e Sinistra



È stata depositata questa mattina al Senato una mozione di sfiducia nel confronti del ministro del Lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti, firmata dai senatori di Sinistra italiana, del Movimento 5 Stelle, della Lega Nord e di alcuni senatori del Gruppo Misto. Lo rende noto un comunicato dell'ufficio stampa di Sinistra italiana al Senato. 

"Il ministro - è scritto nella mozione di sfiducia - ha nelle ultime settimane dato riprova di un comportamento totalmente inadeguato al suo ruolo, esprimendosi in più di un'occasione con un linguaggio discutibile e opinioni del tutto inaccettabili". In particolare la mozione di sfiducia ricorda la dichiarazione "inaccettabile e che compromette la libertà di voto dei cittadini" del ministro Poletti sulla possibilità di evitare il referendum sul Jobs Act grazie allo scioglimento delle Camere e alla convocazione delle elezioni politiche, e le "affermazioni gravissime" dello stesso ministro sui giovani italiani costretti a cercare lavoro all'estero.

Ha passato 4 anni in cella in Italia Berlino, caccia al terrorista tunisino

Berlino, il tunisino ricercato potrebbe essere legato alla strage di Sousse



È caccia all'uomo in tutta l'area Schengen: si cerca Anis Amri, 24enne tunisino che è sospettato per l'attentato di Berlino. Il ragazzo, secondo quanto si apprende, aveva diverse identità, e con uno dei suoi nomi, nel 2012, era arrivato in Italia per poi dirigersi verso la Germania. Dunque ha vissuto per più di tre anni nel paese, per poi decidere di "dirottare" un tir e falciare 12 persone al mercato di Natale della capitale.

Il giovane tunisino si sarebbe nascosto nel tempo dietro diverse identità. Secondo gli inquirenti, Amri ne avrebbe usata una durante la sua permanenza in Italia, durata circa quattro anni. Nel corso di questo periodo, suo padre avrebbe rivelato che il ragazzo è stato arrestato e messo in galera, dove potrebbe essersi radicalizzato.

Secondo quanto si è appreso, il suo ingresso in Germania è stato registrato nel 2016, ma ancora non è chiaro che cosa abbia fatto i questi anni: di sicuro si era radicalizzato, visto che secondo i media tedeschi era già stato segnalato come vicino ad alcune reti jihadiste presenti in Germania, paese dove aveva anche fatto domanda di asilo (domanda negata, aveva ottenuto un permesso di soggiorno momentaneo).

Sul tir gli investigatori hanno ritrovato anche la cosiddetta "Duldung", un atto emesso dalle autorità locali che permette di sospendere l'espulsione: il tunisino, insomma, era un immigrato "tollerato" anche se ritenuto pericoloso dalle forze dell'ordine. Il tunisino sarebbe stato vicino ad ambienti salafiti, e in Germania avrebbe preso contatto con alcuni islamisti e predicatori radicali. Anis Amri, inoltre, era stato indagato poiché sospettato di preparare gravi attacchi contro lo Stato: la notizia è stata confermata dal ministero dell'Interno del Nord Reno Westfalia. Ad agosto, il tunisino era stato fermato a Friedrichshafen con un documento d'identità italiano falso, ma fu subito liberato.

Ma è l'ipotesi dell'ultima ora ad essere, forse, anche la più inquietante: il sospetto è che Amri fosse legato al gruppo che ha compiuto la strage sulla spiaggia di Sousse, in Tunisia, lo scorso 26 agosto (in quell'occasione morirono 38 persone). Secondo quanto riportato dal Mirror, su Facebook c'è un profilo con una sua foto, e la stessa persona su un altro profilo inneggia al gruppo terrorista Ansar al Sharia, proprio quello che rivendicò l'attacco alla spiaggia.

Bomba su Del Debbio, guai con Mediaset Il conduttore "sparisce": cosa c'è dietro

Dagospia: "Maretta tra Paolo Del Debbio e Mediaset"



Una voce esplosiva e inattesa su Paolo Del Debbio e il suo rapporto con Mediaset. Un'indiscrezione rilanciata da Dagospia, sul quale si legge che "a Cologno Monzese si mormora che vi sia maretta tra Paolone Del Debbio e i vertici del Biscione". E a dimostrare il fatto che ci sia maretta, ci sarebbe la lunga pausa invernale imposta al programma Quinta Colonna. Mistero, però, sulle ragioni della presunta tensione tra il Biscione e il popolarissimo conduttore.

Facci spietato, Fedeli massacrata: "Che roba è e cosa dovrebbe fare"

Facci: "Valeria Fedeli si dimetta. Oltre alla laurea le manca il buonsenso"


di Filippo Facci



Anche il governo Gentiloni ha il suo ministro punching-ball, inteso come una testa di casta che funga da parafulmine mentre altri lavorano al coperto: e ovviamente il punching-ball è lei, Valeria Fedeli, neo ministra dell’Istruzione senza istruzione. Le puntate precedenti già le conoscete: nel curriculum ha scritto «diploma di laurea» ma poi è risultato che non aveva nessuna laurea (solo la maturità) ma poi è risultato che non aveva neanche la maturità (solo un diploma triennale) e che insomma all’università non avrebbe neppure potuto iscriversi: si confida che sia vero almeno il certificato di battesimo.

Tra uno sputtanamento e l’altro la ministra ha però mostrato una buona capacità di lavoro nel rilasciare interviste: era difficile peggiorare la situazione, ma c’è riuscita grazie alle formidabili dichiarazioni rilasciate a Repubblica («Ho lavorato una vita nel sindacato, posso fare la ministra anche senza laurea») laddove ha lasciato intendere di non avere la minima contezza di come siano considerati i sindacati in questo Paese. Era difficile peggiorare la situazione, ma c’è riuscita dopo che le avevano chiesto, pure, come si sarebbe sentita nell’incontrare dei precari con due lauree o una scienziata come Elena Cattaneo; ha risposto che «il mio metodo è l’ascolto, e ascolterò con attenzione». La comprensione è un optional.

Era difficile peggiorare la situazione, ma c’è riuscita, ancora, quando le hanno chiesto che coerenza c’era tra l’aver detto «se vince il no non puoi andare avanti, io non penso alla mia sedia» ed essersi subito precipitata sulla sedia da ministra; lei ha risposto che «l’aver detto che bisogna prendere atto della sconfitta è coerente con la nascita di un governo che deve affrontare le urgenze del Paese». È coerente: basta dirlo. Era possibile peggiorare ancora la situazione? Ebbene sì, Valeria Fedeli c’è riuscita con una lettera-capolavoro spedita ieri a l'Avvenire e in cui spiega bene «da dove intende partire», ossia da quale emergenza verrà sviluppato il programma d’emergenza di questo governo d’emergenza. Da dove, quindi? Vuole smontare la legge sulla “Buona scuola”? Vuole modificarla? Si occuperà delle assunzioni per le maestre d’asilo? La riforma della scuola d’infanzia proseguirà? E i bonus di merito? I “super presidi”? I supplenti rimasti fuori dai concorsi? Siete fuori strada.

Eccola l'emergenza: «L’attuazione dei principi di pari opportunità... l’educazione alla parità dei sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dalla legge 119/2013 sul femminicidio». Prego? «Vorrei che tornassimo a parlare di uguaglianza tra donne e uomini, in linea con le normative nazionali e internazionali... in particolare la Convenzione di Istanbul del 2013».

Avete letto bene. Il ministro dell’Istruzione ha scambiato il suo dicastero per quello alle Pari Opportunità - che a questo punto potrebbe occuparsi d’Istruzione - oppure, peggio, crede davvero che gli studenti e i genitori e i docenti italiani abbiano come massima urgenza quella di essere sensibilizzati sulla parità dei sessi o sulla legge sul femminicidio: che peraltro, opinione nostra, è una legge orribile. A scanso di equivoci, ripetiamo, l’ha scritto lei: «È proprio da qui che intendo partire».

E il resto della lettera? Dopo essersi soffermata sugli «stereotipi che escludono le donne dalla politica e dal mondo del lavoro» si passa alla teoria dei gender: una parte del mondo cattolico infatti aveva accusato la ministra di esserne seguace. Ma lei rassicura: «Vorrei che la parola gender uscisse dal nostro vocabolario in questa accezione minacciosa». Noi, invece, vorremmo che la parola Fedeli uscisse dal nostro ministero. In questa accezione inutile.

mercoledì 21 dicembre 2016

Il maresciallo (donna) ci fa godere: la Boldrini scorticata con 4 parole

Il maresciallo (donna) umilia la Boldrini. La manda a casa con quattro parole


A dx il Maresciallo Michela Veglia Balengero

Michela Veglia Balengero sarà il nuovo comandante della stazione dei Carabinieri di Cumiana, nella città metropolitana di Torino. La 35enne ha i gradi di maresciallo e nel giorno della sua presentazione alla stampa ha fissato un paletto fondamentale con tutti quelli che vogliono avere a che fare con lei: "Non mi chiamate marescialla".

Brutte notizie quindi per la "presidenta" della Camera, Laura Boldrini, e la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi. Il maresciallo Balengero non ha nessuna intenzione di farsi prendere in giro e storpiare il suo grado: "Non fa differenza essere donna - ha detto - la divisa è sempre quella".