Visualizzazioni totali

lunedì 19 dicembre 2016

Parla l'ambasciatore, poi l'orrore L'uomo alle sue spalle.../ Guarda

Turchia, ucciso a colpi di pistola l'ambasciatore russo



"Noi moriamo in Siria, tu muori qui e adesso". E' la frase che ha urlato un uomo tra i 25 e i 35 anni che ha aperto il fuoco nel Centro d'arte contemporanea di Cankaya, nel centro di Ankara, capitale della Turchia. Vestito come una guardia di sicurezza con giacca e cravatta neri, l'uomo ha sparato quattro o cinque colpi di pistola all'ambasciatore russo Andrei Karlov, che è morto. Almeno altre tre persone sono state ferite, prima che gli uomini della sicurezza turca sono riusciti ad uccidere l'assalitore. 

Fatima condannata, la sentenza storica Quanto hanno dato alla jihadista italiana

Fatima condannata, la sentenza storica. Quanto hanno dato alla jihadista italiana



Maria Giulia Fatima Sergio, la prima foreign foghter italiana, è stata condannata a 9 anni di reclusione per terrorismo internazionale. Il marito Aldo Kobuzi a 10 anni. Lo hanno deciso i giudici della prima Corte d’Assise di Milano. Il collegio presieduto da Ilio Pacini Mannucci ha condannato anche la maestra indottrinatrice Haik Bushra, cittadina canadese che si troverebbe in Arabia Saudita, a 9 anni di reclusione. Donika Coku e Seriola Coku, rispettivamente madre e sorella di Aldo Kobuzi, sono state invece condannate a 8 anni di reclusione e Sergio Sergio, padre di Maria Giulia, l’unico a essere stato presente in giudizio, a 4 anni di carcere con le attenuanti generiche. L’uomo è attualmente ai domiciliari in provincia di Avelli

Maria Giulia Sergio è sparita da Inzago, paese alle porte di Milano, nel 2014 ed andò in Siria per combattere con il Califfato. La famiglia della ragazza era pronta a seguirla, ma è stata bloccata e arrestata nel luglio 2015 dagli investigatori della Digos coordinato dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e dal pm Paola Pirotta prima della partenza. La mamma di Maria Giulia, Assunta Buonfiglio, anche lei finita in carcere, è morta più di un anno fa dopo un’operazione d’urgenza, mentre l’altra figlia Marianna è stata condannata in abbreviato a 5 anni e 4 mesi.

MARA SEI TUTTI NOI Carfagna zittisce la Boldrini: le bastano tre sole parole

La lezione di Mara. Carfagna zittisce la Boldrini: "Stucchevole...", definitiva



Solo pochi giorni fa, il presidente emerito Giorgio Napolitano aveva avuto un sussulto di dignità quando, proprio davanti a Laura Boldrini, si era ribellato all'uso dei sostantivi ministro e sindaco declinati al femminile. Alla sacrosanta battaglia di civiltà si è unita anche l'ex ministro Mara Carfagna che di suo pugno ha scritto sul Tempo: "La presidentessa, la ministra, la sindaca, la sottosegretaria, declinazioni al femminile che rendono cacofonicamente inascoltabili alcune parole della lingua italiana".

La querelle della "gambetta" della "o" sulla "a" non è solo una questione linguistica, ma è diventata ormai il fulcro del dibattito sulla parità di genere: "Una donna - si chiede la Carfagna - ha davvero bisogno di quersto per sentirsi completamente riconosciuta nel ruolo che ricopre? Non credo. La gambetta non dimostra il valore, l'intelligenza, lo spessore, la preparazione, non aggiunge nulla e francamente trovo l'accanimento su di essa alquanto superfluo e stucchevole".

Quell'accanimento è tutto concentrato nella circolare prodotta dall'ufficio di presidenza della Camera, con la quale si obbliga all'uso dei sostantivi declinati al femminile. Eppure le priorità, secondo la Carfagna, dovrebbero essere altre: "Ci sono milioni di donne in Italia che non ambiscono a ricoprire ruoli di prestigio in politica o nelle istituzioni, ma che fanno i conti con violenze, discriminazioni e ingiustizie. Ed è per loro che dobbiamo lavorare, a testa bassa, senza crogiolarci in un senso di disparità che con determinati atteggiamenti non si fa altro che aumentare".

"Ho scalato la Lega senza infamate e convincerò il Cav a far votare me"

Matteo Salvini a Pietro Senaldi di Libero: "Così ho scalato la Lega senza infamate e convincerò Berlusconi a farmi votare"


di Pietro Senaldi
@PSenaldi



«Io l’avevo detto proprio a voi. Libero, 14 agosto 2016: “Matteo Renzi non mangia il Panettone”. Mi prendevano per matto, si è inesorabilmente verificato».  

Onorevole Salvini, dove nasconde la sfera di cristallo? 

«In strada. Sono stato il solo a prevederlo perché ormai sono l’unico leader di partito che va tra la gente. Da segretario della Lega Nord sono reduce da un fine settimana a Palermo, per raccogliere firme per il voto anticipato. Feci quella profezia per quello che respiravo nell’aria. Visitando le aziende, le scuole, i circoli, avevo avvertito la voglia di cambiamento, quella che non passava attraverso i tg Rai, secondo cui il premier guariva gli infermi». 

E la gente cosa le dice? 

«Che ha problemi a tirare avanti. Prima di perdere il referendum, Renzi ha perso il contatto con la realtà. Ha cominciato a credere alle balle che raccontava. Sono convinto che ogni volta che andava in tv a dire di aver abbassato le tasse regalava un punto al fronte del No». 

Pensa anche che l’ex premier sia già nella parte calante della sua parabola?  

«No, è ancora sostenuto dai poteri forti, i grandi sconfitti del referendum. Se è riuscito a imporre ancora la Boschi, non si può certo dire che sia al tramonto. In primavera si candiderà premier per il Pd». 

Partirà dal 40% di consenso personale ottenuto dal referendum, almeno così sostiene… 

«Non è un calcolo corretto. Molto più vero che il 60% degli italiani pur di mandarlo a casa è stata disposta a tenersi 315 senatori e tutto il Cnel. Significa che l’odio verso la Casta è inferiore a quello verso di lui». 

Sempre per questa vicenda dello storyballing? 

«Perché si è proposto come rottamatore ma non ha rottamato nulla se non i rivali di partito. I problemi dell’Italia stanno ancora tutti lì». 

Anche lei è un bel rottamatore: la vecchia classe dirigente della Lega è una razza in estinzione… 

«Forse lo sono, ma senza infamate. Nessuno conserva miei sms dove gli raccomando di stare sereno». 

Com’è riuscito a scalare il partito, la ricordo ragazzo a curare le pagine delle lettere della Padania con Bossi. Certe urlate… 

«Sono salito ascoltando e tenendo i piedi per terra». 

Basta questo? 

«È molto. Comunque la scalata al partito non era cercata, è arrivata casualmente, in seguito a particolari circostanze non a realizzazione di un progetto strategico personale». 

Mi racconti… 

«Tre anni fa, dopo gli scandali dei diamanti e il periodo delle ramazze, la Lega era ai minimi, al 3%. Se alle Europee non arrivavamo al 4% eravamo fuori. Era una patata bollente che nessuno voleva gestire, io al partito ho sempre tenuto, ho passione e mi sono fatto avanti, senza trovare grande concorrenza». 

Come mai i militanti l’hanno seguita subito? 

«Ho la tessera dal 1990, mi hanno visto per 25 anni a Pontida, nei banchetti. Non sono un improvvisato». 

È stata una rottamazione silenziosa ma inesorabile quella che lei ha attuato nella Lega… 

«Non è così. C’è stato un avvicendamento fisiologico ma molti della prima generazione ci sono ancora e in ruoli chiave, da Maroni a Calderoli. Non ho cacciato nessuno, come invece fece Bossi con Comino e Comencini quando erano segretari nazionali di Piemonte e Veneto». 

Già, Bossi: perché le sta sparando addosso a palle incatenate? 

«Credo sia normale, lui è legato al progetto originario. Mi dice “resta al Nord”, è convinto che funzionino unicamente gli schemi di vent’anni fa e che la gente lo segua solo perché è un mito. Ma non è più così, la Lega deve vivere nel suo tempo». 

La vostra crescita si è fermata.

«Non direi, Nel 2016 abbiamo raggiunto il massimo storico di iscritti, abbiamo trecento sindaci e 1300 sedi locali. Solo il Pd è più radicato di noi sul territorio». 

Da 3 a 16: qual è il segreto del boom? 

«Gli elettori in potenza c’erano tutti, andavano solo motivati. L’ho fatto andando in giro per la provincia. Chiavari, Mondovì, Voghera, Rovigo. I posti dove non va Renzi. Scelte nette e comprensibili, come sull'euro. Mi consigliavano: “Chiedi le due monete” ma io ho detto no. O dentro o fuori. E poi la lotta alla Fornero, l’immigrazione, l’aliquota fiscale unica al 15%: messaggi chiari e temi che interessano gli elettori». 

Bossi sostiene che tradisce gli ideali originari, trent’anni di pensiero leghista?

«Non è vero, l’autonomia è al primo punto del programma. I nostri governatori, Maroni e Zaia, si stanno battendo per i referendum regionali sull’autonomia».  

Anche per questo però Salvini premier è un’utopia? 

«E perché?». 

Noi con Salvini non ha sfondato al Sud e per governare bisogna vincere in tutta Italia... 

«Alle Comunali di Roma la Lega ha preso la stessa percentuale ottenuta in Liguria un anno e mezzo fa. Certo, non mi presenterò come Lega Nord nel Mezzogiorno, anche se Borghezio è europarlamentare grazie ai voti dei romani. Ma io credo sia giusto presentare laziali a Roma e siciliani a Palermo: ci sarà una federazione nazionale con un progetto comune con la Lega e candidati rappresentativi dei territori». 

Cambierà nome alla Lega?

«Non lo so. Prima vinco le elezioni Politiche con questa federazione e un programma in cinque punti, poi ci penso».  

Nel frattempo ha slittato il congresso: paura di misurarsi con il dissenso nel partito? 

«Nella scorsa primavera ci sono state le Amministrative, poi sei mesi di campagna referendaria. Credo che si andrà a votare in aprile, per questo non faccio il congresso, non si possono fare troppe cose». 

Tempo fa ha annunciato il limite di due mandati parlamentari per gli onorevoli leghisti: non saranno contenti in tanti… 

«Se c’è una cosa che non mi preoccupa è la classe dirigente leghista. Abbiamo una squadra fortissima, non avrei i problemi che ha avuto Renzi a selezionare i ministri». 

Nessuno però conosce questa classe dirigente: non sarà che li nasconde troppo? 

«Se un leghista mi attaccasse, finirebbe in tv tutti i giorni. Suggerirò a qualcuno di farlo in modo che abbia lo spazio che merita». 

A proposito di classe dirigente, cosa ne pensa di quella di M5S? 

«Che la qualità della classe dirigente è una delle grandi differenze tra noi e i grillini, come è evidente nella catastrofe di Roma». 

Beh, ma lì più che altro sembra inadeguata la Raggi… 

«Eh no, quella è una catastrofe di partito. La Raggi si sta rivelando come Marino ma meriti e colpe non sono di uno solo; se va male, significa che sono tutti incapaci». 

A differenza dei leghisti mi sembrano molto litigarelli… 

«A Roma hanno perso i primi sei mesi in beghe personali ma anche in nazionale, tra Fico, Di Maio e Di Battista, è lo stesso». 

Molte battaglie però voi e M5S le avete in comune…  

«A Bruxelles, con qualcuno di loro si dialoga, sull’euro da abbattere, sull’uscita dalla Ue se non cambiano i trattati. Ma poi a Roma cambia tutto. Loro di fatto hanno posizioni di estrema sinistra su immigrazione, reddito di cittadinanza, lavoro. La Raggi potrebbe essere un sindaco del Pd. E anche sulla moneta unica sono ambigui: propongono il referendum contro l’euro ma è una perdita di tempo, anche perché sarebbe solo consultivo. Io metto nel programma di governo la sovranità monetaria e bypasso il problema». 

Molti elettori però basculano tra voi e M5s… 

«Molti elettori di centrodestra li hanno votati, specie al Sud. Oltre al recupero dell’astenionismo, è quello il bacino di voti dove voglio pescare per il progetto di federazione». 

Esclude una collaborazione di governo nel caso cambiasse la legge in senso proporzionale?

«La collaborazione la escludo solo con il Pd e con Alfano. Ma certo, i grillini sono ambigui e poco affidabili. E poi io non sono per il proporzionale ma per il Mattarellum». 

Il proporzionale non le converrebbe di più? 

«Prenderei tanti parlamentari ma non potrei mai governare. Io punto al governo». 

Per farlo deve convincere Berlusconi a sostenerla: ce la farà? 

«Sto già dialogando con una parte importante del centrodestra. Con Toti di Forza Italia, con Fitto, con la Meloni. Anche Alemanno ha firmato la mia petizione per il voto anticipato». 

Ma sappiamo tutti che a portare i voti è Berlusconi… 

«Il suo schierarsi per il No è stato importante al referendum: l’80% degli elettori azzurri ha seguito le sue indicazioni. Io credo di avere le parole giuste per convincerlo». 

E quali sarebbero? 

«La flat tax, che porta soldi agli imprenditori, la sovranità monetaria, la lezione di Trump: coerenza, idee chiare, onestà e attenzione agli elettori sono vincenti più di nazareni e intese di governo. Non è epoca da mezze misure e da democristiani». 

Riecco il Salvini delle ruspe: non pensa che i suoi toni forti spaventino molti potenziali elettori? 

«Io non sono solo toni forti. Quando vado in tv e mi metto a parlare di economia, porti, ambulanti, agricoltura, mi dicono “taglia” e mi chiedono di sicurezza e immigrazione. Per questo giro l’Italia e non solo gli studi tv, per poter parlare a tutto il Paese con toni rassicuranti e temi magari noiosi ma pratici e utili al Paese». 

Sfiderà il Cav alle primarie? 

«Non lo so. Certo, faremo le primarie per andare al voto con candidati scelti dagli italiani. Preferisco chiarire alcuni nodi ed eventualmente scontrarmi, anche con Berlusconi, prima ma poi trovare un accordo e andare a vincere insieme». 

In Austria l’estrema destra ha appena perso… 

«Brexit e Trump sono segnali inequivocabili che il vento sta cambiando. In Austria la destra ha fatto un miracolo. IL 2017 sarà un anno decisivo. La destra prenderà l’Olanda e la Francia, e Berlusconi si convincerà a correre insieme». 

In Francia i sondaggi dicono che vincerà il gollista Fillon…  

«È la riprova che vincerà la Le Pen. I sondaggi prevedono sempre l’opposto di quel che accade».

Terremoto in Campidoglio: 10 arrestati Blitz della Finanza, dirigenti nei guai

Terremoto in Campidoglio: 10 arrestati. Il blitz della Finanza



Lavori di manutenzione straordinaria in quattro edifici scolastici, nella zona di Monte Mario nel 14esimo municipio di Roma, pagati ma in realtà mai eseguiti. È quanto emerso dalle indagini svolte dai finanzieri del Nucleo speciale anticorruzione della guardia di finanza di Roma nell’ambito dell’operazione Sistema contro peculato, corruzione, truffa ai danni dello Stato, abuso d’ufficio e frode fiscale. A quanto si apprende dalla guardia di finanza, sono stati arrestati dieci tra imprenditori e rappresentati legali delle società coinvolte. 

Sono complessivamente 27 gli indagati nell’ambito dell’operazione ’Sistemà dei finanzieri del Nucleo speciale anticorruzione della guardia di finanza di Roma. A quanto si apprende dalla guardia di finanza, tra gli indagati ci sono anche cinque dirigenti e funzionari pubblici. I fatti contestati, legati a lavori mai eseguiti di ristrutturazione in alcuni edifici scolastici del municipio 14esimo e ai lavori di ristrutturazione di via del Melone, risalgono al 2013 e al 2015.

Costretto all'atterraggio d'emergenza Il giallo del volo dei militari di Putin

Siberia Atterraggio d'emergenza. Il giallo del volo dei militari di Putin



Un aereo su cui viaggiava personale militare è precipitato in Siberia. A bordo si trovavano 39 persone. Secondo l’agenzia russa Tass, sei persone sono state al momento tratte in salvo. Tre militari che si trovavano a bordo dell’aereo Ilyushin Il-18 costretto ad un atterraggio di emergenza nel distretto di Bulunsky, nella regione siberiana della Jakuzia, sono rimasti gravemente feriti, altri tredici hanno riportato ferite meno gravi, gli altri (in tutto i ricoverati sarebbero 23) sono attualmente sotto osservazione. È quanto riporta una fonte dell’ospedale Tiksi citata dalla Tass. L’aereo, decollato dall’aeroporto Koltsovo di Ekaterinburg questa mattina, è precipitato a 27 chilometri dal villaggio di Tiksi. A bordo 39 persone, 11 militari e 7 membri di equipaggio. Le operazioni di soccorso hanno impegnato 100 militari e due Mi-8 elicotteri, riferisce la Tass.

Addio alla vera leggenda di Hollywood Bellissima, "pazza" e mangiauomini

Lutto nel mondo del cinema, addio a un mito assoluto di Hollywood



Addio a Zsa Zsa Gabor, leggenda del cinema hollywoodiano, l’attrice che ha aperto la strada alle moderne celebrities, una delle prime attrici ad essere più famosa per le gesta nella vita che sullo schermo. Malata da 5 anni, l’attrice, che aveva 99 anni, è morta per una crisi cardiaca nella sua casa di Bel Air, a Los Angeles. La notizia è stata data dal marito, il nono, Frederic von Anhalt. La coppia si era sposata nel 1986 e quello con il misterioso principe tedesco era stato il matrimonio più lungo della star. Protagonista di una lunga serie di film tra cui, il primo, Moulin Rouge di John Houston (dove interpretava una modella di Toulouse-Lautrec), l’attrice deriva la sua fama soprattutto dallo stile, la passione per gli uomini milionari e i nove matrimoni tra i quali il magnate del mondo alberghiero, Conrad Hilton, dal quale nel 1947 aveva avuto una figlia, Francesca Hilton. Voluttuosa bellezza ungherese nata a Budapest nel 1917, Zsa Zsa Gabor aveva una passione per gli abiti che ne mettevano in risalto le curve. E a Hollywood, l’attrice, che a febbraio avrebbe compiuto 100 anni, aveva raggiunto una fama andata oltre lo schermo. «Famosa per essere famosa», come aveva detto lei stessa, era stata la protagonista di scandali che la portarono a ripetizione sulle cronaca rosa. Nella sua autobiografia del 1993, «Una vita non è sufficiente», aveva raccontato di aver perso la verginità a 15 anni con Kemal Ataturk, il fondatore della Turchia moderna. Tra le sue conquiste Sean Connery, Frank Sinatra, Howard Hughes; mentre aveva rifiutato le avances -o almeno così raccontava- di John Kennedy, Elvis Presley, John Huston ed Henry Fonda. Famosa per il suo darling, con cui si rivolgeva a tutti, aveva spiegato un giorno di usare l’appellativo perchè faceva fatica a ricordarsi i nomi delle persone. Mordace e capace di prendersi in giro, alcune sue frasi sono rimaste nella storia: «Non ho mai odiato tanto un uomo da restituirgli i gioielli»