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lunedì 19 dicembre 2016

Parla Renzi, Grillo lo travolge di insulti: "Bugiardo, dovevi...". Siluro alla Boschi

Parla Renzi, Grillo lo travolge di insulti: "Bugiardo, ma non dovevi..."



Renzi non può ordinare al Parlamento quale legge elettorale fare. Beppe Grillo sbarra la strada al segretario Pd che oggi ha detto di voler ripercorrere la strada del Mattarellum. "Ancora tu - dice Grillo - oggi da segretario del Pd a dire cosa deve fare il Parlamento per la legge elettorale. Tu che hai lasciato un disastro nel Paese, morale, economico e istituzionale. Hai fiaccato moralmente e spaccato in due il Paese sul tema della Costituzione - continua il leader M5S nella sua requisitoria - proponendo una riforma che nessun italiano aveva dato mandato di fare a te, non eletto. Hai lasciato un disastro economico con il record assoluto di poveri, un’ecatombe di imprese e un aumento di tasse che neppure Monti ci aveva spremuto così tanto. Hai sfasciato l’assetto istituzionale lasciandoci senza una legge elettorale pronta all’uso perchè hai pensato solo ai fatti tuoi. Ci hai lasciato il governo più odiato degli ultimi 70 anni con un ministro degli esteri che stenta a parlare inglese, un ministro dell’istruzione che non ha neppure il diploma e dice di avere una laurea".

"Un sottosegretario, di fatto vicepremier, che come te - continua Gtillo - aveva promesso di andarsene e invece è lì incollata alla poltrona: Maria Elena Bostik. Ancora tu. Avevi promesso di lasciare la politica e invece hai messo lì come tuo avatar Gentiloni e sei sempre segretario dal Pd a insultare il MoVimento 5 Stelle e gli italiani. Ti permetti di dire che diciamo bugie, tu che hai sventolato davanti agli italiani una scheda elettorale del Senato falsa per convincerli che avrebbero votato i senatori con la tua riforma, quando sapevi che non era vero". "Ti permetti di dire che la più grande forza politica del Paese, nata senza soldi e che rifiuta milioni di rimborsi elettorali, è un’azienda, tu che hai un partito che è una banca (chiedere per fino ai piccoli azionisti MPS). Hai perso perché sei bugiardo e gli italiani lo sanno. Non hai avuto neppure l’accortezza di fare un bagno di umiltà. Ti sei ripresentato al popolo con l’arroganza di sempre". "Mantieni la promessa, fatti da parte, accetta uno di quei lavori che dici che ti abbiano offerto. Noi vogliamo andare al voto subito, con una legge elettorale che abbia il vaglio della Consulta che si esprimerà il 24 gennaio. Tu vuoi aprire il mercato delle vacche e allungare il brodo per discussioni infinite sulla legge elettorale? Risparmiarcelo. #RenziFattiDaParte. L’hai detto tu: ma non dovevamo vederci più?", domanda infine Grillo.

domenica 18 dicembre 2016

La sciagura in chiesa, Napoli trema: presagio funesto (c'entra il Vesuvio)

Napoli, la sciagura in chiesa: il sangue di San Gennaro non si è sciolto



Il sangue di San Gennaro non si è sciolto. Non è avvenuto quindi il "miracolo" di dicembre, uno dei tre che tradizionalmente si ripetono ogni anno, e che il 16 dicembre ricorda l'eruzione del Vesuvio del 1631 fermata, così narra la leggenda, proprio dalle reliquie di San Gennaro che i napoletani esposero con la speranza di fermare l'arrivo della lava in città.

Le reliquie del Santo Patrono sono state esposte nella Cappella del Tesoro di San Gennaro, all'interno del Duomo, dalle 9.30 di sabato mattina, quando si è tenuta la prima celebrazione eucaristica. Alle 16 l'abate della Cappella, monsignor Vincenzo De Gregorio ha ripetuto il cosiddetto "rito del bacio" dei fedeli all'ampolla contenente il sangue di San Gennaro, ma ha dovuto constatare che, a differenza dello scorso anno quando pure il prodigio era avvenuto nel pomeriggio, "stavolta non accenna minimamente a sciogliersi". Nulla è accaduto fino alle 19 quando il monumentale cancello della Cappella, realizzato nel Seicento da Cosimo Fanzago, è stato chiuso.

"Faccio quello che voglio, tanto lei..." Disastro Raggi, le carte imbarazzanti

"Faccio ciò che voglio, tanto lei...". Disastro Raggi, le carte che la travolgono



Dagli interrogatori e dalle prime carte dell'inchiesta che ha portato all'arresto del dirigente del Comune di Roma, Raffaele Marra, emerge forte quanto l'ex braccio destro di Virginia Raggi non era per niente "uno dei 23 mila dipendenti del Comune", come lo aveva definito lo stesso sindaco in un'infelice dichiarazione a poche ore dall'arresto.

Ogni riunione convocata dal sindaco non poteva neanche cominciare se al suo fianco non era presente Marra. A spifferarlo ai magistrati è stato Rodolfo Murra, capo dell'avvocatura del Campidoglio, ascoltato lo scorso venerdì. Come riporta il Corriere della sera, Murra era stato tra i primi a marcare "l'illegittimità della nomina a capo della segreteria di Salvatrore Romeo", anche se dopo una riunione tesissima, la Raggi aveva chiesto di non mettere per iscritto il suo parere: "Una scelta - avrebbe detto Murra - presa in accordo con lo stesso Romeo e con Marra, che stavano sempre con lei".

Prima ancora che fosse Beppe Grillo a commissariare di fatto il sindaco di Roma, ci avevano pensato Marra e Romeo. Lo stesso Marra avrebbe confermato di poter fare: "tutto ciò che voglio, tanto lei mi copre". E per i magistrati si apre un nuovo fronte che potrebbe coinvolgere la Raggi e i suoi eventuali abusi. Il prossimo martedì l'Anac di Raffaele Cantore si esprimerà anche sulla nomina del fratello di Marra come responsabile del Turismo. E poi c'è la stessa nomina di Marra che la Raggi non ha mai disconosciuto: "Il ruolo del dottor Raffaele Marra - è stato riportato nella relazione consegnata all'Anac - è stato di mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da me assunte. Si è limitato a compiti di mero carattere compilativo".

L'URLO DAL PALCO PD "Hai la faccia come il culo" Renzi, le mani nei capelli

"Hai la faccia come il culo", caos al Pd in diretta: Renzi mani nei capelli, è rivolta



"Sulla legge elettorale mi sembra di giocare al gioco dell'oca... Roberto Speranza hai la faccia come il culo, avete la faccia come il culo". Caos all'hotel Ergife di Roma, all'Assemblea del Pd. Perché a parlare non è un peone dem ma Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera ed ex candidato sindaco a Roma. Appena pronuncia queste parole Matteo Renzi, lì vicino, si mette le mani nei capelli, una parte della platea applaude, alcuni delegati lasciano la sala. È il caos, una immagine perfetta di come il Partito democratico, oggi, sia spaccato tra fazioni e correnti. "Quando potevamo votare il ritorno al Mattarellum Speranza era capogruppo", continua ancora Giachetti, prima che il presidente Matteo Orfini lo richiami all'ordine. "Chiedo scusa - ha aggiunto allora Giachetti - segnalo che quella parola è ormai sdoganata, diciamo che avete la faccia di bronzo".

Diabete: una partita da giocare con aumentata consapevolezza

Diabete: una partita da giocare con aumentata consapevolezza


di Laura Fusillo


Il Maestro Andrea Grimelli

Poca consapevolezza su cosa può comportare il diabete lo fa sottovalutare e trascurare a tutti i livelli: la persona con la malattia non partecipa come dovrebbe alla cura, il medico che assiste la persona con diabete non applica sempre tutta la determinazione necessaria ed a volte è quasi rassegnato, l’amministratore della salute, tecnico o politico che sia, non sempre alloca tutte le risorse necessarie, il bravo cittadino che dona per sostenere la ricerca si orienta verso altre patologie che sembrano più meritevoli di contributi, i media, tanto importanti oggi per veicolare messaggi virtuosi per la salute dei cittadini, dedicano poca attenzione. Il diabete nel frattempo dilaga e fa danni a moltissimi cittadini. E’ controproducente nasconderlo.

Il diabete è sempre più diffuso: circa 4 milioni di italiani con malattia diagnosticata, 1 milione con la malattia senza esserne consapevoli, 5 milioni ad altissimo rischio di sviluppare il diabete nei prossimi anni in quanto portatori generalmente inconsapevoli di una condizione definibile pre-diabete. Leggi nazionali e regionali, il Piano Nazionale del Diabete del Ministero della Salute e molti documenti nazionali e regionali prevedono che tutte le persone con la malattia siano assistite fin dal momento della diagnosi (l’imprinting è fondamentale) anche da un team (medico, infermiere, dietista) della rete dei centri specialistici diabetologici.

Una rete che tutto il mondo ci invidia, che ha dato risultati clinici migliori che in tutti gli altri paesi del mondo e che in tre distinte ricerche scientifiche condotte in Veneto, Piemonte e più recentemente in Lombardia, ha mostrato di incidere così tanto sull’andamento della malattia da ridurre del 30% la mortalità di chi ne è assistito. Le analisi derivate da questi studi permettono di stimare che siano decine di migliaia le vite salvate ogni anno dall’assistenza diabetologica nei centri specialistici.

Purtroppo, e per vari motivi, le persone assistite nei centri diabetologici in Italia ormai sono meno del 50% perché se in 30 anni le persone con diabete che vivono nel Paese sono raddoppiate, la rete dei centri diabetologici non è stata arricchita di professionisti, anzi in alcune realtà regionali è stata depotenziata. Questo è difficilmente comprensibile visto che la rete diabetologica costa circa 150 milioni di euro all’anno, una somma che rappresenta solo 1% della spesa per assistere le persone con diabete ed equivalente a meno di 1/5 di quello che nel nostro Paese viene speso, quasi sempre inappropriatamente, per i farmaci usati per ridurre la secrezione acida dello stomaco.

Il diabete quando bene curato, permette una vita lunga e senza grandi ostacoli al raggiungimento di qualsiasi successo. Quando però è trascurato il diabete determina danni in tutto l’organismo: occhi, reni, nervi, vasi sanguigni, cuore, cervello ma anche polmoni, ossa, articolazioni, cute, ecc. Le persone con diabete hanno anche più infezioni di quelle senza la malattia e un maggiore rischio di sviluppare tumori. Il diabete è una malattia da prendere seriamente e non un valore di glicemia alterato su un referto di laboratorio. E’ vero che spesso la malattia non dà disturbi ma se non la si cura bene quando dà segno di sé i disturbi possono essere molto importanti.

I dati epidemiologici sono un campanello d’allarme che non deve suonare invano. Ogni anno fra le persone con diabete che vivono in Italia si osservano 75.000 infarti (uno ogni 7 minuti), 50.000 ictus (uno ogni 10 minuti) e 10.000 amputazioni (una ogni 52 minuti). Ogni 4 ore una persona con diabete inizia la terapia dialitica (circa 2000 all’anno). Ogni anno circa 50.000 persone con diabete sviluppano un problema importante alla vista. Ogni giorno molte decine di persone muoiono a causa del diabete: secondo l’Istat 68 ma in realtà sono molte di più perché non sempre nella scheda di morte il diabete compare come la prima causa anche se è la malattia che ha causato l’evento, spesso cardiovascolare, che ha causato il decesso. In Italia ogni anno muoiono di malattie cardiovascolari circa 220 mila persone e oltre un terzo di queste ha il diabete. 

Questi numeri non devono essere tenuti nascosti e danno la misura della potenziale severità della malattia e della necessità di non trascurarla per non esserne travolti, non solo dal punto di vista sanitario, umanitario ed etico ma anche dal punto di vista economico: curare una persona con diabete in Italia costa mediamente 4000 euro se si considerano i costi reali e non le tariffe virtuali, usando le quali la spesa è comunque elevata (3000 euro all’anno). Questo equivale a circa 16 miliardi di euro all’anno, ben più del 10% della spesa del SSN. Accanto a questi ci sono costi quasi equivalenti sostenuti dal sistema previdenziale (pensioni anticipate, assegni di accompagnamento e di disabilità, ecc.) e dai singoli cittadini. Una spesa immane per l’individuo, la famiglia e la società.

La mancata consapevolezza di cosa comporti il diabete ostacola anche l’assegnazione di risorse alla ricerca sulla malattia. L’Italia è molto forte nella ricerca sul diabete: è terza nella graduatoria mondiale quando agenzie specializzate la valutano dai suoi prodotti scientifici (i lavori pubblicati sulle riviste internazionali) e diventa prima se il risultato è aggiustato per gli scarsi finanziamenti pubblici ricevuti. In Italia si fa ricerca sul pancreas artificiale, sui trapianti di cellule staminali, sulla genetica della malattia, sui marcatori di rischio di diabete e di complicanze, sulle origini della malattia e dei danni che può causare. In tutti i campi della ricerca gli italiani godono di grande credibilità internazionale.

Le istituzioni pubbliche (Ministeri, Regioni, Università) destinano alla ricerca sul diabete fondi modesti: in media circa 2,5 milioni di euro all’anno, pari a circa 5.000 euro all’anno per ognuno dei circa 500 ricercatori attivi nell’area del diabete in Italia (moltissimi dei quali in posizioni precarie). I cittadini fanno ancora meno: le donazioni liberali e quanto destinato con il 5xmille ammontano a poco più di 100 mila euro all’anno, con una media di circa 200 euro per ricercatore. Nulla rispetto agli oltre 100 milioni di euro che, lodevolmente, i cittadini donano alla ricerca sul cancro e ai molti milioni di euro donati ogni anno alla ricerca sulle rare malattie genetiche. La ricerca sul diabete in Italia si può legittimamente definire “orfana” del contributo volontario dei cittadini e poco sostenuta anche dalle istituzioni pubbliche. Questo è comprensibile per il fatto che esiste una mancata percezione di cosa sia il diabete e del fatto che il diabete, purtroppo, può uccidere le persone come il cancro o renderle disabili come certe malattie genetiche.

Comprensibile ma non giustificabile. E’ tempo di cambiare. La Fondazione e l’Associazione Diabete Ricerca, entrambe espressione della Società Italiana di Diabetologia, hanno avviato una serie di iniziative per aumentare la consapevolezza sulla malattia non solo per ridurne le gravi complicanze ma anche per aumentare la raccolta di fondi per sostenere la ricerca sul diabete in Italia. Ci saranno convegni, conferenze, inserzioni sui giornali, uso massiccio dei social network, crowdfunding e una miriade di eventi (concerti, partite di calcio, ecc.) in cui raccogliere contributi anche piccoli. Molti piccoli contributi messi insieme possono costituire una fonte preziosa di finanziamento per la ricerca. Non va dimenticato che se 1 italiano su 10 donasse 1 euro per la ricerca sul diabete, i 6 milioni di euro raccolti sarebbero 60 volte più di quanto viene donato in questo momento.

E’ ora di risvegliarsi da un sonno che è durato troppo a lungo e che non solo ha ridotto la potenzialità dei ricercatori dell’area del diabete che operano in Italia ma ha contribuito a declassare la malattia ad una sorta di fastidio molto diffuso ma senza particolari conseguenze per la salute, tranne pochi casi sfortunati. Purtroppo non è così e nasconderlo impedisce non solo il sostegno alla ricerca ma anche l’accesso alle cure migliori, le uniche che possono garantire una riduzione di infarti, ictus, amputazioni, insufficienza renale con necessità di dialisi, perdita della vista e tutto quello che il diabete curato male può causare.

Il concerto di beneficenza organizzato a Mantova il 12 Gennaio al Teatro Bibiena è la prima iniziativa del 2017. A questa altre ne seguiranno per tutto l’anno. Il 2017 è un anno speciale per le persone con diabete perché ricorre il trentesimo anniversario della legge 115/1987. E’ la legge che sancisce i diritti delle persone con diabete ed è stata la prima nel mondo specificamente dedicata alla malattia. Nel corso del 2017 saranno molti gli eventi celebrativi di questo trentennale. Il concerto del 12 gennaio vedrà come protagonista il Maestro Andrea Griminelli, uno dei flautisti più famosi al mondo che, accompagnato da un pianista, suonerà brani classici e contemporanei. Il Maestro si è esibito in tutti i principali teatri del mondo e ha collaborato con grandissimi artisti italiani fra i quali Luciano Pavarotti, Andrea Bocelli e Lucio Dalla e con star internazionali fra cui Elton John, James Taylor e Sting. Il Maestro è da sempre sensibile ai bisogni di persone che soffrono e ben volentieri ha sposato in questa circostanza la causa delle persone con diabete. Sostenere la ricerca relativa ad una patologia significa offrire un futuro migliore a chi ne è affetto e a chi ne sarà affetto in futuro. La ricerca, infatti, se non immediatamente in tempi successivi, crea presupposti per un traslato clinico, sia esso un nuovo metodo di diagnosi o monitoraggio che uno strumento terapeutico.

Vi ricordate Alberto Tomba? Ecco cosa fa oggi e come vive a 50 anni / Guarda

Vi ricordate Alberto Tomba? A 50 anni come vive l'ex campione



Negli anni Ottanta, nello sci, ha vinto tutto quello che c'era da vincere. Alberto Tomba, a 50 anni, bolognese, era un po' sparito dai riflettori. È riapparso in tv su La7 nei Gazzetta Sport Awards 2016. Tomba ha presentato alla serata onorifica per ritirare il premio Legend, consistente nella consegna di un anello prezioso. "Non è che è un segno? Sono l'unico scapolo a 50 anni", scherza, mostrando quell'ironia che lo ha reso leggendario insieme alle sue imprese sportive. Il Direttore della Gazzetta, Andrea Monti, ha ricordato che inizialmente il suo cognome veniva censurato: "allora era difficile parlare di Tomba e cercavano perifrasi. Poi questo cognome è diventato un sinonimo di allegria e scanzonata".

Monti ha ricordato le più di 4000 pagine dedicate allo sportivo: "Oggi ve la battete tu e Federica Pellegrini". Ma cosa fa oggi Tomba. Lo dice lui stesso: "Io oggi mangio, bevo, mi diverto. E' andata bene da fine carriera che ho chiuso in anticipo, a 30-31 anni, potevo andare avanti fino ai 38 ma ero molto stressato". Ha detto ancora di no all'Isola dei Famosi 2017: nonostante i tanti corteggiamenti, lo sportivo non si è ancora fatto sedurre dai reality.

Stupro al centro sociale, la vittima azzittita: "Non dire niente agli sbirri"

Stupro al centro sociale, la vittima azzittita: "Non dire niente agli sbirri"



I compagni della "Raf", la rete antifascista di Parma, l'hanno violentata nel centro sociale mentre festeggiavano, come ogni 12 settembre, la cacciata delle camice nere dalla città. Sei anni fa, quando si è consumato lo stupro, Claudia aveva 18 anni. "Mi sono svegliata su un tavolo di legno, i vestiti buttati a terra, sul mio corpo i segni di quello che mi avevano fatto...", queste le sue parole secondo la ricostruzione su La Repubblica. 

Il processo contro i tre stupratori, però, è iniziato solo in questi giorni. Finora i compagni sono stati protetti da un incredibile muro di omertà. L'hanno violentata in tre. Prima l'hanno drogata. E poi hanno filmato con un cellulare per immortalare lo strazio. Quando la ragazza ha denunciato tutto alla polizia è stata emarginata, addirittura chiamata "infame" delle amiche. "Per tre anni, dal 2010 al 2013, erano stati tanti (e tante) i compagni e le compagne che avevano visto quel video", si legge su Repubblica, "girato con un vecchio Nokia, e dove Claudia (naturalmente il nome è di fantasia) viene addirittura chiamata con un nomignolo che allude, e qui l'orrore è massimo, ad atti ancora più brutali durante la violenza. Ma nessuno aveva rotto il silenzio, quasi fosse più importante difendere il movimento da incursioni di polizia e carabinieri, piuttosto che denunciare lo stupro e solidarizzare con la vittima".

L'anno scorso, in seguito alla denuncia di Claudia, finiscono ai domiciliari Francesco Cavalca (25 anni), Francesco Concari (29 anni) e Valerio Pucci (24 anni). La ragazza viene, quindi, contattata dai compagni che la minacciano e la insultano. "Con gli sbirri - le dicono - devi solo tacere".