Visualizzazioni totali

domenica 18 dicembre 2016

Schumacher, altra notizia: ecco cosa gli fa questa donna / Guarda

Michael Schumacher, aperto l'account Twitter



Dopo l'apertura degli account su Facebook e Instagram ora il sette volte campione del mondo di Formula 1 Michael Schumacher è sbarcato anche su Twitter. Il nuovo profilo social, che verrà gestito dalla manager Sabine Kehm, punta a mostrare i successi dell'ex pilota senza far riferimento alle sue attuali condizioni di salute. Una scelta in linea con l'atteggiamento della famiglia, da sempre attenta a proteggere la privacy del leggendario campione, impegnato nella lunga e complessa riabilitazione dopo il terribile incidente sciistico avvenuto sulle nevi francesi di Meribel alla fine del 2013. 

Mentana, la catastrofe imminente: per l'Italia in arrivo i tempi più bui

Enrico Mentana, la profezia catastrofica: "È come il 1993"



Enrico Mentana da tempo è diventato uno dei giornalisti in cui gli italiani ripongono più fiducia, principalmente grazie al massiccio utilizzo che il direttore del Tg La7 fa dei social network, dove interviene nei commenti e mantiene un rapporto vivo tra lettore e autore. Nell'ultimo post pubblicato su Facebook Mentana esprime tutto lo sconforto e la delusione nei confronti della politica italiana attuale. Un periodo che gli ricorda addirittura il 1993, anno dello scandalo Tangentopoli e non solo.

Il direttore fa un breve ventaglio della situazione attuale ("forconi-Napoli, voto anti referendum sul jobs act, ministro della scuola senza laurea né diploma. Sala indagato, Marra arrestato") e manifesta la sua tristezza. Centinaia le condivisioni, a migliaia i like, per non parlare dei commenti. Alcuni se la prendono per la questione Fedeli, ma con il solito savoir-faire Mentana spiega che non ce l'ha con il ministro, quanto più con Gentiloni, che con la sua scelta ha offerto il fianco a tutte le polemiche degli ultimi giorni.

Nei commenti successivi il livello si abbassa, e prima di sparire dal botta e risposta il giornalista risponde a un follower un po' troppo sopra le righe, che aveva definito, in riferimento al referendum, il popolo come "bue". "Il "popolo bue - spiega Mentana - è quello che fa la differenza tra la democrazia e gli altri sistemi. Io me lo tengo stretto, lei faccia quel che vuole. Ma si ricordi che dare del bue al prossimo implica il rischio della reciprocità".

La notte drammatica della Raggi Retroscena: telefonate disperate

Retroscena sulla Raggi: notte drammatica, il ricatto, la frase al telefono, la resa a Beppe Grillo e Davide Casaleggio



Le ultime 24 ore di Virginia Raggi sono la cronaca di una resa annunciata, e forse per questo ancora più drammatica. Beppe Grillo e Davide Casaleggio impongono la sostituzione del vicesindaco Daniele Frongia e del caposegreteria Salvatore Romeo, con un vero e proprio ricatto: o così o via il simbolo del Movimento 5 Stelle dalla giunta capitolina, con conseguente fine politica della Raggi. Un aut aut, rivelano le indiscrezioni, su cui la sindaca ha riflettuto tutta la notte. 

Il post-ghigliottina - Grillo e Casaleggio avevano già pronto il post per il blog con cui annunciavano la revoca del simbolo ma non hanno mai schiacciato il tasto pubblica, spiega il Corriere della Sera. La Raggi, venerdì notte, ha chiesto tempo per consultare i suoi, dopo aver fatto un rapidissimo summit e aver preso atto della crisi: "Senza simbolo non ce la facciamo". Sono ore frenetiche, alle 5 del mattino Grillo e Casaleggio leggono i giornali online e scoprono dalle pagine sull'inchiesta sull'arresto di Raffaele Marra, il braccio destro della sindaca a causa del quale è scoppiato il bubbone, non emergono intercettazioni che compromettono direttamente il sindaco. Per questo il post di "condanna a morte" resta congelato. 

"Frongia non si tocca" - La Raggi però rialza la testa a sorpresa. Telefona a Grillo e "algida" ribalta tutto: "Frongia non si tocca". Ormai è guerra aperta: Beppe è furioso, la avvertono che l'avviso di garanzia è in arrivo e a quel punto la Raggi sarà sola. Le ricordano poi la penale di 180mila euro che sarebbe tenuta a pagare nel caso non rispetti la linea del Movimento 5 Stelle, danneggiando tutto il movimento. Un contratto-capestro che ha il suo peso, in questa brutta storia politica. Il pomeriggio la Raggi lo trascorre con i suoi consiglieri in Campidoglio, una specie di fortino da cui a tarda serata sventola bandiera bianca. Accetta di far saltare le teste e, somma umiliazione, una "due diligence" da parte di avvocati sugli atti già deliberati, segno che Grillo e Casaleggio sospettino di manovre inquinanti da parte di Marra. Resteranno delusi però due esponenti vicini a Roberta Lombardi (anti-Raggi), Marcello De Vito e Paolo Ferrara: al posto di Frongia Davide Casaleggio potrebbe imporre infatti Maurizio Colomban, suo uomo di fiducia e potentissimo assessore alle Partecipate. Un sindaco ombra per una sindaca fantasma.

ROMA, SALTANO LE TESTE Vincono Grillo e Casaleggio La sindaca è sotto tutela

Saltano le teste: Roma, si dimettono Frongia e Romeo



Virginia Raggi rimane sindaco di Roma, ma Beppe Grillo e Davide Casaleggio ottengono le dimissioni del vicesindaco Daniele Frongia (che mantiene le deleghe alle politiche giovanili e allo sport) e del capo della segreteria politica Salvatore Romeo. La decisione, al termine di una lunghissima riunione di maggioranza dopo l’arresto di Raffaele Marra, la comunica la stessa Raggi in una nota pubblicata anche sul suo profilo Facebook. Di fatto la sindaca finisce sotto tutela, con Casaleggio che impone come suo vice Maurizio Colomban, uomo di fiducia della Casaleggio Associati e già potentissimo assessore alle Partecipate. Di fatto, un sindaco ombra.

La verità sul ministro senza laurea Il super big che l'ha piazzata al governo

Ecco chi ha piazzato la ministra Fedeli al governo, senza laurea


di Paolo Emilio Russo



La prima scelta di Paolo Gentiloni come ministro dell'Istruzione era Marco Rossi Doria. Due volte sottosegretario proprio al dicastero che "governa" scuole, Università e Ricerca e poi assessore a Roma, ha scritto qualche libro e conseguito un baccellierato in Scienze dell'educazione. Purtroppo per lui, non è mai stato renziano e "scontava" il rispetto di Enrico Letta e Ignazio Marino, due che con il leader Pd e la sua ex braccio destro Maria Elena Boschi non sono mai andati d'accordo. Così, dalle trattative dell'ultimo minuto per la composizione del governo, deciso il siluramento della ministra uscente ed ex rettore Stefania Giannini che fu accusata da Matteo Renzi dell'autogol della "Buona Scuola" e di avere gestito in maniera troppo muscolare i rapporti coi sindacati, condivisa da tutti i leader dem la necessità di ricostruire i rapporti con la Cgil in vista delle Politiche, ha avuto la meglio Valeria Fedeli.

La neo-ministra era vicepresidente del Senato - e quindi avrebbe liberato un posto lì, dove la maggioranza è fragile -, ha una antica consuetudine famigliare con il "sindacato rosso" e, più recente, con l'ex madrina delle Riforme. Fedeli, infatti, di mestiere era una sindacalista, così come il marito, Achille Passoni, che, abbandonata la carriera sindacale, è diventato capo della segreteria dell' ex sottosegretario all'Interno Marco Minniti, del Pd, fresco pure lui di promozione a ministro.

Nata nel 1949, dirigente della Cgil dal 1970 in poi, Fedeli si è dedicata alla politica candidata nel 2013 capolista del Pd al Senato in Toscana, il collegio di Arezzo, la città dove è cresciuta e si è formata politicamente "Meb". Tra le le fondatrici del comitato femminista "Se non ora, quando?", ha difeso sin dall'inizio l'ex ministra delle Riforme prima da «vignette e da attacchi sessisti, di cattivo gusto, misogini e degradanti», (il 6 aprile) poi l'ha supportata nel merito delle proposte, sulle modifiche costituzionali, impegnandosi - in tv - a lasciare pure lei la politica in caso di vittoria del No al referendum.

Boschi ha apprezzato quell'appoggio, ha allacciato un rapporto con l'ex numero due di Palazzo Madama anche partecipando a diverse sue iniziative a favore delle donne (assicurando visibilità e clacque) e ottenuto più di quanto potesse mai immaginare. «La Boschi? È l'erede di Nilde Iotti, che sedette in Assemblea costituente, occupandosi di diritti e parità, quando era molto giovane», aveva detto Fedeli in una intervista ad Antonella Coppari per il Qn il 23 maggio. Quel paragone tra il giovane avvocato alla prima legislatura e l' icona del Pci ha pagato. Il referendum è andato come è andato, Boschi ha resistito dentro Palazzo Chigi come sottosegretario e, preparandosi a una lunga "resistenza", ha provato ad attorniarsi di amiche, persone delle quali si fida. Così Anna Finocchiaro, "madrina" della "madrina" della riforme, è tornata ministro dei Rapporto col Parlamento e la Fedeli è clamorosamente assurta a numero uno dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca nonostante non abbia una laurea e forse nemmeno mai sostenuto un esame di maturità

sabato 17 dicembre 2016

Tremendo lutto in tv, morta una delle star di The Voice Italia: cantava con Noemi e la Carrà / Guarda

Lutto in tv, muore una star di The Voice of Italy



Lutto nel mondo della musica. È morta Silvia Capasso, concorrente di The Voice of Italy. Colpita da un malore lo scorso 26 novembre mentre si trovava alla guida della sua auto, Silvia era stata ricoverata in condizioni gravissime presso l’ospedale Umberto I di Roma. La diagnosi aveva evidenziato un aneurisma: le condizioni della cantante si sarebbero poi aggravate a causa di una polmonite e dopo settimane di lotta il cuore di Silvia ha smesso di battere.

A dare notizia della tragedia è stata la fidanzata di Silvia, Lisa Peretti, attraverso la sua pagina Facebook. La cantante aveva partecipato al talent show targato Raidue nel 2013 e faceva parte del team guidato da Noemi.

GRILLO, RICATTO BRUTALE "O accetti questo o a casa": Virginia, ore drammatiche

Grillo, il ricatto finale alla Raggi: "O accetti questo o vai a casa"



A Virginia Raggi non resta che accettare un pacchetto lacrime e sangue: le lacrime sono le sue, sindaca sotto tutela, il sangue quello dei suoi collaboratori più stretti, cacciati seduta stante. È questa la posizione di Beppe Grillo e Davide Casaleggio, che dopo una notte di frenetiche consultazioni ha posto l'aut auto alla sindaca di Roma, travolta dall'arresto del suo braccio destro Raffaele Marra. Sul piatto Grillo ha chiesto la testa del suo vicesindaco Daniele Frongia, imposto dalla stessa Raggi contro il parere di molti big romani del M5S, e quella di un altro chiacchieratissimo personaggio extra-Movimento (proprio come Marra), il capo della segreteria Salvatore Romeo, oltre al fratello dello stesso Marra. Al posto di Frongia andrebbe il presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito (ex candidato sindaco di Roma nel 2013 e spinto da Roberto Lombardi) o il capogruppo del Movimento in Consiglio comunale Paolo Ferrara. Non solo, secondo il Corriere della Sera alla Raggi sarebbe addirittura stato chiesto di auto-sospendersi, come Beppe Sala a Milano. Se la Raggi non accetterà il commissariamento, Grillo le revocherà l'uso del simbolo del M5S, una espulsione di fatto che condurrà inevitabilmente alla sfiducia in Campidoglio, dopo la fondamentale approvazione del bilancio.