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venerdì 16 dicembre 2016

"Chiedo scusa a Beppe Grillo": Raggi a pezzi, ecco cosa farà

"Chiedo scusa a Beppe Grillo": caos a Roma, la Raggi non si dimette



"Chiedo scusa ai romani, al Movimento 5 Stelle e a Beppe Grillo, che aveva sollevato qualche perplessità, ma voglio essere chiara: l'amministrazione va avanti". La sindaca di Roma Virginia Raggi si presenta in Campidoglio a poche ore dall'arresto del suo braccio destro Raffaele Marra e, pur ammettendo le proprie responsabilità nella scelta e nella difesa del funzionario, assicura di non aver alcuna intenzione di dimettersi. Il suo intervento, stringato, è stato accolto con un applauso dai consiglieri dei 5 Stelle. 

Marra scaricato - "Abbiamo appreso con sorpresa dell'arresto di Raffaele Marra -  ha esordito una tesissima Raggi - per fatti che non riguarderebbero questa consiliatura". Le sue parole sono uno scaricamento totale del suo ormai ex braccio destro: "Il dottor Marra è solo uno dei 23mila dipendenti capitolini. Il mio braccio destro sono i cittadini romani". E ancora: "Marra era già un dipendente di questa amministrazione, ci siamo fidati e abbiamo sbagliato, ora procederemo immediatamente con la sostituzione di Marra".

Sindaca sotto tutela - La sensazione, anzi qualcosa di più, è che da questo momento la Raggi sia entrata completamente sotto la tutela di Grillo e del gruppo romano (l'ex candidato sindaco Marcello De Vito, Roberta Lombardi, Paola Taverna, più gli ultra-critici Roberto Fico e Carla Ruocco) che da settimane premevano per l'allontanamento di quel "Raggio magico" di cui Marra era insieme al capo-segreteria Salvatore Romeo l'esponente più "ingombrante". "Chi sono questi?", le avrebbe chiesto Grillo nell'ultimo faccia a faccia. Una cena carica di tensioni e, alla luce di quanto accaduto, foschi presagi.

Marra arrestato Caos a 5 Stelle

Caso Marra a Roma, l'imbarazzo dei grillini: le reazioni politiche



Imbarazzo in casa M5s dopo l'arresto di Marra, fedelissimo del sindaco di Roma Virginia Raggi. "Adesso ci riuniamo tutti quanti e tireremo fuori una linea senza problemi, è giusto che la magistratura faccia il suo corso. Non c’è ombra di dubbio che è una cosa grave, gravissima", dice il presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Roberto Fico, a Sky Tg24. "Dal Movimento 5 Stelle non si può che pretendere rigore", dice Nicola Morra, grillino. 

«In casi ordinari bisognerebbe essere garantisti, ma con i 5Stelle non lo si può essere fino in fondo", dice Maurizio Gasparri, Forza Italia, "l’arresto di Marra, pervicacemente e misteriosamente difeso dal sindaco Raggi e da tanti esponenti del mondo grillino, impone un atto di coerenza. E lo dico a prescindere dall’epoca in cui i fatti contestati a Marra si sarebbero verificati. I grillini hanno chiesto le dimissioni per chiunque e per qualunque cosa. Si applichi lo stesso metodo che hanno evocato contro i loro avversari. Immediate dimissioni del sindaco Raggi. Se ne vada via oggi stesso".

«L’arresto di Marra, fedelissimo del Sindaco Raggi è un fatto molto grave. A differenza dei 5 stelle che non si sono fatti scrupolo di linciare chi si era trovato in situazioni analoghe, noi attendiamo di capire", tuona Andrea Romano, parlamentare del Pd. "Di sicuro il giudizio sull’operato della Raggi, difesa a spada tratta da Di Maio e Grillo, è disastroso. Se aggiungiamo questa vicenda alla questione Muraro, alle dimissioni carbonare date alle 1.30 di notte, si delinea un quadro inquietante".

Dura anche Alessia Morani, sempre del Pd: "Sindaca Raggi solo una domanda: fino a quando? Fino a quando umilierai i cittadini romani con la tua comprovata incapacità? Fino a quando userai il privilegio della tua carica per mandare avanti, nella più totale corresponsabilità, personaggi indecenti all’ombra di traffici illegali che hanno reso la capitale d’Italia un vero e proprio verminaio a 5 stelle?".

Secondo Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, "esiste una grande questione nazionale; la questione morale fatta di corruzione e mafie, di infiltrazione profonda all’interno dello Stato in tutte le sue
articolazioni". 

‘Rock your brain!’ Come la musica aiuta le nostre capacità cognitive

‘Rock your brain!’ Come la musica aiuta le nostre capacità cognitive


di Martina Bossi



Mai come in questi ultimi tempi, grazie alla comodità delle nuove tecnologie, la musica fa da sottofondo alla maggior parte delle nostre giornate. Si tratta di un'arte che dà piacere, stimola i ricordi, ci fa vivere emozioni e spesso ci aiuta nella concentrazione. Forse non è un caso che l’apparato uditivo, responsabile della raccolta degli stimoli sonori esterni, sia così vicino al cervello. La loro è una interazione continua, un processo di codifica e decodifica preziosissimo per il nostro benessere che, per questo, deve essere preservato anche grazie a una corretta e continua stimolazione. Un vero e proprio esercizio per il nostro cervello che, come noi, preferisce allenarsi con un sottofondo musicale. E’ su queste basi che Novartis, con il patrocinio della Società Italiana di Neurologia SIN e dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla AISM, ha ampliato la piattaforma ‘Brainzone’ con una nuova sezione dedicata al tema Cervello e Musica. Il sito www.brainzone.it, dopo aver introdotto alla conoscenza del cervello e all’importanza del mantenimento delle sue funzionalità tramite l’allenamento costante, permette ora di scoprire come si può trarre benefici anche dall’ascolto della musica inteso come vero e proprio training atto a stimolare le nostre capacità cognitive. 

“Il cervello è l’essenza della nostra persona e della nostra vita e più la nostra vita è ricca di relazioni, emozioni, contatti e stimoli, meglio si mantiene il nostro cervello - afferma il professor Giancarlo Comi, direttore del Dipartimento Neurologico e dell’Istituto di Neurologia Sperimentale (INSPE) presso l’Istituto Scientifico San Raffaele, Università Vita e Salute di Milano - Tra questi stimoli quello sonoro è sicuramente uno dei più importanti e la ricerca scientifica ce lo conferma, sia per un migliore invecchiamento cognitivo sia in presenza di patologie come quelle neurodegenerative, la Sclerosi Multipla in primis”. La nuova sezione Cervello e Musica contiene diverse aree di approfondimento. Oltre alle informazioni e alle evidenze sulla relazione musica-cervello-Sclerosi Multipla, gli esperti hanno individuato i cinque suggerimenti utili per tenere il cervello attivo e sano grazie alla musica. Proprio seguendo questi consigli sono state realizzate con Deezer, il portale per l’accesso illimitato ad album e tracce di ogni genere specifiche playlist, disponibili sul sito, differenziate a seconda dei benefici che si vogliono ottenere. Le novità non sono finite, la piattaforma mette infatti a disposizione di tutti anche un Braintraining Musicale, un set di esercizi sviluppato in collaborazione con Wired per, attraverso la musica, mantenere attiva la funzione cerebrale e mentale ad ogni età.

“La musica è una rivelazione, diceva Beethoven, e oggi tanto più, se nella nostra convivenza con la Sclerosi Multipla può essere quell’ulteriore alleato che ci aiuta ad affrontare, in modi forse inaspettati, le nostre sfide quotidiane - osserva Angela Martino, presidente nazionale AISM, Associazione Italiana Sclerosi Multipla - Proprio perché i tanti colori della musica fanno parte della vita di tutti, credo che sia un’ottima leva informare e sensibilizzare le persone sulle difficoltà provocate dalla Sclerosi Multipla, e su come alcune corrette abitudini possono rallentarne lo sviluppo, anche  grazie alla musica”. Per essere vicini al pubblico dei giovani, appassionati di musica e nell’età giusta per iniziare gli ‘allenamenti’, la campagna è diffusa anche da una pagina Facebook nella quale, in maniera semplice e diretta, si spiega l’importante ruolo della musica per il benessere del cervello. Questo ulteriore strumento di comunicazione multimediale è volto a sostenere la nascita di un vero e proprio movimento a favore della salute del cervello e diffondere un messaggio di cultura e attenzione al mantenimento della funzionalità cerebrale.

“Nell’arco di oltre cinquanta anni Novartis ha dato un rilevante contributo allo sviluppo delle Neuroscienze e ha scritto pagine importanti nella storia di alcune malattie neurologiche tra cui la sclerosi multipla. Oggi siamo fieri di aver reso possibile un’ulteriore implementazione del progetto Brainzone - sottolinea Alessandra Dorigo, Head Business Franchise Neuroscience di Novartis - ‘Rock Your brain!’ continua a promuove l’importanza di tenere il cervello attivo e sano e lo fa a partire dalla musica, un elemento particolarmente caro ai giovani. Questo progetto si inserisce, insieme alla ricerca, nel nostro impegno a lavorare a fianco delle associazioni pazienti e delle società scientifiche per migliorare la qualità di vita delle persone affette da patologie legate al cervello”.

La ‘bufala’ delle diete dimagranti colpa delle intolleranze alimentari

La ‘bufala’ delle diete dimagranti colpa delle intolleranze alimentari



L’epidemia planetaria di obesità, ma soprattutto la difficoltà di perdere peso e di mantenere una condizione di normopeso nel lungo termine hanno suscitato nel corso degli anni un sempre maggior interesse nell’opinione pubblica accompagnato purtroppo dalla moltiplicazione di approcci terapeutici proposti da figure professionali disparate per formazione e competenza. A queste si è andato affiancando un vasto e remunerativo mercato per la produzione di prodotti, strumenti, metodi e programmi finalizzati alla perdita di peso, la cosiddetta diet-industry. In molti casi, la diet-industry ha finalità meramente economiche poiché fa leva sull’esigenza delle persone che vogliono o devono perdere peso e sulla loro insufficiente conoscenza dei prodotti o delle procedure proposte. Per queste ragioni, il mercato dei prodotti ‘dietetici’ che promettono consistenti perdite di peso si è popolato di prodotti di dubbia efficacia e di diete prive di solide basi scientifiche.

In questo contesto è germogliato il cosiddetto fenomeno delle popular diet, o ‘diete alla moda’, che godono di un successo mediatico e di pubblico, in genere del tutto effimero e passeggero, e che promettono benefici poco credibili, supportati dalla testimonianza di personaggi del mondo dello spettacolo o dello sport. A rendere ancora più complesso e preoccupante il quadro è la diffusa idea che il sovrappeso e l’obesità siano conseguenza di una presunta condizione di allergia o intolleranza alimentare. Negli ultimi anni vi è stata una vera e propria esplosione, soprattutto sul web e sui social network, di regimi alimentari restrittivi, basati su test diagnostici di ‘intolleranza alimentare’ eseguiti su vari campioni biologici (sangue, saliva, capelli) e proposti come in grado di individuare le cause del sovrappeso. La maggior parte di queste informazioni derivano da siti internet dedicati alle cosiddette medicine non convenzionali, ma non esistono rigorose evidenze scientifiche che supportino l’utilizzo di questi test per diagnosticare reazioni avverse agli alimenti o per predire eventuali future reazioni.

Muovendo da questo panorama, la Società Italiana di Diabetologia (SID) insieme con l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI), l’Associazione Medici Diabetologi (AMD), l’Associazione Nazionale Dietisti (ANDID), la Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), la Società Italiana di Nutrizione Pediatrica (SINUPE) e la Società Italiana dell’Obesità (SIO) ha realizzato un documento che analizza il rapporto tra allergie/intolleranze alimentari ed obesità. Scopo del documento è quello di fornire al mondo scientifico e professionale un utile riferimento per garantire una corretta comunicazione con i cittadini. Un documento che mira a fornire risposte chiare e scientificamente solide, per contrastare il rischio di informazioni parziali e spesso mosse solo da interessi di mercato

Alla domanda se esista un legame tra intolleranza alimentare e sovrappeso/obesità gli esperti di questo position paper rispondono con un NO deciso 

“Non esiste alcune legame - afferma la dottoressa Rosalba Giacco, redattrice del documento per la SID ed esperta di nutrizione - tra eventuali allergie alimentari e sovrappeso e non esistono prove scientifiche in grado di validare gli strumenti di ‘diagnosi’ spesso utilizzati per sostenere il nesso tra intolleranze e obesità. Tali metodologie diagnostiche, come ad esempio il dosaggio degli anticorpi IgG4 ‘alimento specifici’ - prosegue Rosalba Giacco – non sono infatti riconosciute dalla letteratura scientifica. La positività di questo test non indica infatti una condizione di allergia o intolleranza alimentare, ma una semplice risposta fisiologica del sistema immunitario all’esposizione ai componenti presenti negli alimenti”.

Nel mirino degli esperti anche alcuni test quali quelli elettrodermici, la variazione della frequenza cardiaca, l’iridologia, solo per citarne alcuni, che non solo non sono specifici per la diagnosi di allergia e intolleranza alimentare, ma neppure per altri scopi diagnostici. “Per contrastare il sovrappeso - afferma il professor Giorgio Sesti, presidente della SID - c'è un solo modo: incrementare l’attività fisica e ridurre la quantità di calorie assunte con la dieta. La composizione in macronutrienti della dieta ha un minore impatto sul calo ponderale ma è fondamentale per l’adesione nel lungo termine e, tra l’altro, contribuisce a rendere più salutare il modello alimentare. I risultati migliori si ottengono utilizzando modelli alimentari che hanno radici culturali/tradizionali nella dieta mediterranea, ovviamente tenendo conto delle necessità individuali”.

Alla terapia nutrizionale per la perdita di peso deve essere associato un cambiamento dello stile di vita, che includa anche un’attività fisica regolare di moderata intensità, della durata di almeno 30 minuti per cinque giorni a settimana. Per aiutare i bambini in sovrappeso, invece, è necessario che il cambiamento comportamentale coinvolga l’intera famiglia. In sintesi, creare un legame tra allergie/intolleranze alimentari e obesità rischia solo di essere un alibi pericoloso per la salute dei cittadini e un business per alcuni portatori di interesse. La sana e tradizionale dieta mediterranea resta sempre la risposta giusta e la migliore per uno stile di vita salutare.

Ricercatori in piazza per la ricerca “Non lasciare il Paese senza futuro”

Ricercatori in piazza per la ricerca “Non lasciare il Paese senza futuro”


di Martina Bossi



Domenica, 18 Dicembre 2016 dalle ore 10.00 alle 11.30 in via Mercanti a Milano manifestazione delle Associazioni Pro-Test Italia, Research4Life e Italia Unita per la Scienza

Il mondo della ricerca in piazza per alzare la voce e ribellarsi ad una tendenza che umilia l’Italia di fronte agli altri Paesi europei. Domenica 18 dicembre dalle 10 alle 11.30, in via Mercanti a Milano le Associazioni Pro-Test Italia, Research4Life e Italia Unita per la Scienza, insieme a numerosi ricercatori, cittadini e associazioni di malati, a cui sta a cuore il futuro della ricerca e della salute pubblica, si daranno appuntamento per denunciare uno stato di cose inaccettabile. Investire in innovazione e in ricerca scientifica di base e applicata,significa garantire il benessere attuale e migliorare le opportunità delle future generazioni. Purtroppo, però, l'Italia non sembra in grado di riconoscere questa priorità né a livello economico, né a livello legislativo: sono solo 32 milioni di euro all'anno gli investimenti destinati a progetti di ricerca di interesse nazionale (PRIN). Importo che, invece, dovrebbe essere decuplicato per consentire al nostro Paese di essere competitivo in Europa, affiancando gli standard di Paesi come Gran Bretagna, Germania e Francia, per non parlare di quelli Scandinavi, oltre che nel mondo, bloccando al contempo quella iattura nota come ‘fuga dei cervelli’. Inoltre assurdi divieti alla ricerca biomedica in campo pre-clinico sottraggono competitività ai ricercatori italiani mettendo l’Italia, anche, a rischio di costose procedure di infrazione da parte della Comunità Europea.

In sostanza, si nega ai ricercatori italiani di poter fare ciò che è garantito ai loro colleghi in tutto il resto del mondo e per questo l’Italia potrebbe essere multata. Non ultima tra le problematiche, la scadenza della moratoria sul divieto dell’utilizzo di animali nelle ricerche sugli xenotrapianti d’organo e sulle sostanze d'abuso che, se non venisse rinnovata per un tempo equo, causerebbe uno stop di anni ad un settore strategico del Paese. Tra i relatori saranno presenti: Emilia De Biasi, Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, Anna Scavuzzo, Vice Sindaco del Comune di Milano, Chiara Tonelli, Prorettore alla Ricerca dell'Università degli Studi di Milano, Marco Cappato, Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, Giuliano Grignaschi, Segretario generale di Research4Life e Luca Carra, direttore di Scienzainrete.it, Gruppo 2003 per la ricerca scientifica.

Torino, miracolo: rene al posto della milza Così hanno salvato la bambina malata

Rene al posto della milza: a Torino l'intervento rivoluzionario



All'ospedale Molinette di Torino per la prima volta nella storia della medicina è stato trapiantato un rene al posto della milza. La bambina di 6 anni che si è sottoposta a questo intervento rivoluzionario soffriva di una particolare anomalia dello sviluppo del rene che le impediva sia di bere che di urinare.

La piccola aveva già subito un tentato trapianto di rene nel 2014, non andato a buon fine, poiché il suo sistema immunitario aveva rigettato il nuovo organo. Un nuovo trapianto quindi poteva risultare dannoso per la bambina, per non dire la difficoltà di trovare un altro donatore compatibile. I medici hanno capito che la malformazione della bambina rendeva impossibile un ulteriore intervento tradizionale, era necessario un metodo alternativo. Da qui l'idea di utilizzare la milza, e attraverso una tecnica chirurgica rivoluzionaria i medici sono riusciti ad adattar i vasi sanguigni della milza al rene. La bambina sta bene, adesso potrà finalmente bere, una privazione atroce che ora è solo un lontano ricordo.

Chiara Appendino, sindaco di Torino, si è immediatamente congratulata: "Accade a Torino per la prima volta al mondo. Un'occasione per ribadire il mio grazie ai medici, infermieri e personale dei nostri ospedali".

Se fate questa cosa può finire male Occhio a Facebook, come ti derubano

Tre ladri su quattro usano i social per razziare le case



di Gianluca Veneziani



Oggi anche il Kevin di "Mamma ho perso l'aereo", anziché manichini, trappole e voci di film registrati per scacciare via i ladri, prenderebbe le adeguate contromisure sui social network. I ladri non sono più quella coppia di scalcagnati malviventi che attentano a casa McCallister, ma si sono aggiornati a livello tecnologico e utilizzano Facebook, Twitter o Instagram per portare a termine i loro furti: rubano informazioni alle vittime per poi rubare oggetti nelle loro case.

Come rende noto Verisure, società leader in Europa nel mercato degli allarmi, addirittura il 75% dei ladri - vale a dire tre su quattro - si avvale dei social per identificare le potenziali vittime, capire cosa possiedono, dove vivono e quanto tempo trascorrono fuori casa. Se su Facebook il metodo privilegiato è la visita sul profilo e il reperimento di dati sensibili e foto utili a conoscere la localizzazione del malcapitato, su Instagram i ladri ricorrono ai "follow" per seguire le persone che intendono derubare o inseriscono tag come #natale2016 per scoprire chi, con quel tag, ha pubblicato le immagini delle proprie vacanze, comunicando così di non essere a casa.

Per scongiurare queste eventualità, Verisure ha messo a punto un prontuario a misura dell'utente social e del cittadino, in funzione scaccia-ladri. Ecco qua alcuni consigli utili. In primis, è bene non condividere sui social informazioni personali come la via di casa, il posto di lavoro e il proprio numero di telefono. In secondo luogo, è preferibile evitare di postare in tempo reale su Facebook, Twitter o Instagram le foto dei propri viaggi: il che non vuol dire autocensurare per paura ogni immagine di vacanza, ma pubblicarla in modo intelligente nel momento in cui si torna a casa (magari varrà qualche "like" in meno postarla l'8 gennaio, ma si guadagna in tranquillità). In terzo luogo, sarebbe bene disattivare sui social la geolocalizzazione, che spesso viene inserita automaticamente.

Così come impostare la privacy in modo che solo gli amici possano vedere quello che pubblichi, evitando l'opzione "amici di amici". Quindi - vecchio consiglio sempre utile - è opportuno non accettare (tanto più se si è fuori casa) richieste di amicizia di persone che non si conoscono. Da ultimo, non guasta utilizzare la tecnologia come strumento di sicurezza ricorrendo a varie applicazioni (da Nexho a Houseinhand knx) che consentono di verificare da remoto e in tempo reale cosa accade in casa, controllando le telecamere e i sistemi di allarme o scattando fotografie dell' abitazione.

Misure necessarie soprattutto in tempo natalizio, quando in tanti lasciano la propria casa per le vacanze o abbandonano temporaneamente la città in cui lavorano per tornare al paese d'origine. E quando i ladri hanno gioco facile per svaligiare le abitazioni (in un rovesciamento simbolico inquietante per cui sottraggono cose anziché portare doni, come fanno le persone perbene).

Altri dati Verisure relativi al 2015 dimostrano infatti che nel mese di dicembre i furti raddoppiano rispetto alla media dell' anno, con una percentuale del 14% sul totale annuo rispetto al 7-8% degli altri mesi. E questo in un contesto in cui la paura di essere derubati cresce insieme alla sensazione generale di pericolo. Un sondaggio condotto dall'istituto Sondea nel 2016 conferma che un italiano su due teme un'intrusione in casa e ben 8 italiani su 10 conoscono un amico o un familiare che ha subito un furto. Da cui un aumento significativo della percezione di insicurezza: 9 cittadini su 10 (esattamente l' 88,28%) ritengono che la sicurezza in Italia sia diminuita (nel 2015 la percentuale era più bassa di 2 punti e mezzo) e il 43,52% degli italiani (a fronte del 40,18% del 2015) pensa che la sicurezza diminuirà ulteriormente nei prossimi anni.

D'altronde, già i dati attuali parlano chiaro: un'indagine Censis fa sapere che in Italia si verificano 689 furti al giorno, cioè uno ogni due minuti. In tempo natalizio la percentuale duplica e diventa di uno al minuto. Per questo, prima di lasciar casa per le vacanze, oltre a chiudere bene la serratura, stavolta sarebbe il caso di blindare anche il proprio profilo social. Occhio: i ladri non usano più solo il piede di porco ma pure Facebook