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venerdì 16 dicembre 2016

La ‘bufala’ delle diete dimagranti colpa delle intolleranze alimentari

La ‘bufala’ delle diete dimagranti colpa delle intolleranze alimentari



L’epidemia planetaria di obesità, ma soprattutto la difficoltà di perdere peso e di mantenere una condizione di normopeso nel lungo termine hanno suscitato nel corso degli anni un sempre maggior interesse nell’opinione pubblica accompagnato purtroppo dalla moltiplicazione di approcci terapeutici proposti da figure professionali disparate per formazione e competenza. A queste si è andato affiancando un vasto e remunerativo mercato per la produzione di prodotti, strumenti, metodi e programmi finalizzati alla perdita di peso, la cosiddetta diet-industry. In molti casi, la diet-industry ha finalità meramente economiche poiché fa leva sull’esigenza delle persone che vogliono o devono perdere peso e sulla loro insufficiente conoscenza dei prodotti o delle procedure proposte. Per queste ragioni, il mercato dei prodotti ‘dietetici’ che promettono consistenti perdite di peso si è popolato di prodotti di dubbia efficacia e di diete prive di solide basi scientifiche.

In questo contesto è germogliato il cosiddetto fenomeno delle popular diet, o ‘diete alla moda’, che godono di un successo mediatico e di pubblico, in genere del tutto effimero e passeggero, e che promettono benefici poco credibili, supportati dalla testimonianza di personaggi del mondo dello spettacolo o dello sport. A rendere ancora più complesso e preoccupante il quadro è la diffusa idea che il sovrappeso e l’obesità siano conseguenza di una presunta condizione di allergia o intolleranza alimentare. Negli ultimi anni vi è stata una vera e propria esplosione, soprattutto sul web e sui social network, di regimi alimentari restrittivi, basati su test diagnostici di ‘intolleranza alimentare’ eseguiti su vari campioni biologici (sangue, saliva, capelli) e proposti come in grado di individuare le cause del sovrappeso. La maggior parte di queste informazioni derivano da siti internet dedicati alle cosiddette medicine non convenzionali, ma non esistono rigorose evidenze scientifiche che supportino l’utilizzo di questi test per diagnosticare reazioni avverse agli alimenti o per predire eventuali future reazioni.

Muovendo da questo panorama, la Società Italiana di Diabetologia (SID) insieme con l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI), l’Associazione Medici Diabetologi (AMD), l’Associazione Nazionale Dietisti (ANDID), la Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), la Società Italiana di Nutrizione Pediatrica (SINUPE) e la Società Italiana dell’Obesità (SIO) ha realizzato un documento che analizza il rapporto tra allergie/intolleranze alimentari ed obesità. Scopo del documento è quello di fornire al mondo scientifico e professionale un utile riferimento per garantire una corretta comunicazione con i cittadini. Un documento che mira a fornire risposte chiare e scientificamente solide, per contrastare il rischio di informazioni parziali e spesso mosse solo da interessi di mercato

Alla domanda se esista un legame tra intolleranza alimentare e sovrappeso/obesità gli esperti di questo position paper rispondono con un NO deciso 

“Non esiste alcune legame - afferma la dottoressa Rosalba Giacco, redattrice del documento per la SID ed esperta di nutrizione - tra eventuali allergie alimentari e sovrappeso e non esistono prove scientifiche in grado di validare gli strumenti di ‘diagnosi’ spesso utilizzati per sostenere il nesso tra intolleranze e obesità. Tali metodologie diagnostiche, come ad esempio il dosaggio degli anticorpi IgG4 ‘alimento specifici’ - prosegue Rosalba Giacco – non sono infatti riconosciute dalla letteratura scientifica. La positività di questo test non indica infatti una condizione di allergia o intolleranza alimentare, ma una semplice risposta fisiologica del sistema immunitario all’esposizione ai componenti presenti negli alimenti”.

Nel mirino degli esperti anche alcuni test quali quelli elettrodermici, la variazione della frequenza cardiaca, l’iridologia, solo per citarne alcuni, che non solo non sono specifici per la diagnosi di allergia e intolleranza alimentare, ma neppure per altri scopi diagnostici. “Per contrastare il sovrappeso - afferma il professor Giorgio Sesti, presidente della SID - c'è un solo modo: incrementare l’attività fisica e ridurre la quantità di calorie assunte con la dieta. La composizione in macronutrienti della dieta ha un minore impatto sul calo ponderale ma è fondamentale per l’adesione nel lungo termine e, tra l’altro, contribuisce a rendere più salutare il modello alimentare. I risultati migliori si ottengono utilizzando modelli alimentari che hanno radici culturali/tradizionali nella dieta mediterranea, ovviamente tenendo conto delle necessità individuali”.

Alla terapia nutrizionale per la perdita di peso deve essere associato un cambiamento dello stile di vita, che includa anche un’attività fisica regolare di moderata intensità, della durata di almeno 30 minuti per cinque giorni a settimana. Per aiutare i bambini in sovrappeso, invece, è necessario che il cambiamento comportamentale coinvolga l’intera famiglia. In sintesi, creare un legame tra allergie/intolleranze alimentari e obesità rischia solo di essere un alibi pericoloso per la salute dei cittadini e un business per alcuni portatori di interesse. La sana e tradizionale dieta mediterranea resta sempre la risposta giusta e la migliore per uno stile di vita salutare.

Ricercatori in piazza per la ricerca “Non lasciare il Paese senza futuro”

Ricercatori in piazza per la ricerca “Non lasciare il Paese senza futuro”


di Martina Bossi



Domenica, 18 Dicembre 2016 dalle ore 10.00 alle 11.30 in via Mercanti a Milano manifestazione delle Associazioni Pro-Test Italia, Research4Life e Italia Unita per la Scienza

Il mondo della ricerca in piazza per alzare la voce e ribellarsi ad una tendenza che umilia l’Italia di fronte agli altri Paesi europei. Domenica 18 dicembre dalle 10 alle 11.30, in via Mercanti a Milano le Associazioni Pro-Test Italia, Research4Life e Italia Unita per la Scienza, insieme a numerosi ricercatori, cittadini e associazioni di malati, a cui sta a cuore il futuro della ricerca e della salute pubblica, si daranno appuntamento per denunciare uno stato di cose inaccettabile. Investire in innovazione e in ricerca scientifica di base e applicata,significa garantire il benessere attuale e migliorare le opportunità delle future generazioni. Purtroppo, però, l'Italia non sembra in grado di riconoscere questa priorità né a livello economico, né a livello legislativo: sono solo 32 milioni di euro all'anno gli investimenti destinati a progetti di ricerca di interesse nazionale (PRIN). Importo che, invece, dovrebbe essere decuplicato per consentire al nostro Paese di essere competitivo in Europa, affiancando gli standard di Paesi come Gran Bretagna, Germania e Francia, per non parlare di quelli Scandinavi, oltre che nel mondo, bloccando al contempo quella iattura nota come ‘fuga dei cervelli’. Inoltre assurdi divieti alla ricerca biomedica in campo pre-clinico sottraggono competitività ai ricercatori italiani mettendo l’Italia, anche, a rischio di costose procedure di infrazione da parte della Comunità Europea.

In sostanza, si nega ai ricercatori italiani di poter fare ciò che è garantito ai loro colleghi in tutto il resto del mondo e per questo l’Italia potrebbe essere multata. Non ultima tra le problematiche, la scadenza della moratoria sul divieto dell’utilizzo di animali nelle ricerche sugli xenotrapianti d’organo e sulle sostanze d'abuso che, se non venisse rinnovata per un tempo equo, causerebbe uno stop di anni ad un settore strategico del Paese. Tra i relatori saranno presenti: Emilia De Biasi, Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, Anna Scavuzzo, Vice Sindaco del Comune di Milano, Chiara Tonelli, Prorettore alla Ricerca dell'Università degli Studi di Milano, Marco Cappato, Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, Giuliano Grignaschi, Segretario generale di Research4Life e Luca Carra, direttore di Scienzainrete.it, Gruppo 2003 per la ricerca scientifica.

Torino, miracolo: rene al posto della milza Così hanno salvato la bambina malata

Rene al posto della milza: a Torino l'intervento rivoluzionario



All'ospedale Molinette di Torino per la prima volta nella storia della medicina è stato trapiantato un rene al posto della milza. La bambina di 6 anni che si è sottoposta a questo intervento rivoluzionario soffriva di una particolare anomalia dello sviluppo del rene che le impediva sia di bere che di urinare.

La piccola aveva già subito un tentato trapianto di rene nel 2014, non andato a buon fine, poiché il suo sistema immunitario aveva rigettato il nuovo organo. Un nuovo trapianto quindi poteva risultare dannoso per la bambina, per non dire la difficoltà di trovare un altro donatore compatibile. I medici hanno capito che la malformazione della bambina rendeva impossibile un ulteriore intervento tradizionale, era necessario un metodo alternativo. Da qui l'idea di utilizzare la milza, e attraverso una tecnica chirurgica rivoluzionaria i medici sono riusciti ad adattar i vasi sanguigni della milza al rene. La bambina sta bene, adesso potrà finalmente bere, una privazione atroce che ora è solo un lontano ricordo.

Chiara Appendino, sindaco di Torino, si è immediatamente congratulata: "Accade a Torino per la prima volta al mondo. Un'occasione per ribadire il mio grazie ai medici, infermieri e personale dei nostri ospedali".

Se fate questa cosa può finire male Occhio a Facebook, come ti derubano

Tre ladri su quattro usano i social per razziare le case



di Gianluca Veneziani



Oggi anche il Kevin di "Mamma ho perso l'aereo", anziché manichini, trappole e voci di film registrati per scacciare via i ladri, prenderebbe le adeguate contromisure sui social network. I ladri non sono più quella coppia di scalcagnati malviventi che attentano a casa McCallister, ma si sono aggiornati a livello tecnologico e utilizzano Facebook, Twitter o Instagram per portare a termine i loro furti: rubano informazioni alle vittime per poi rubare oggetti nelle loro case.

Come rende noto Verisure, società leader in Europa nel mercato degli allarmi, addirittura il 75% dei ladri - vale a dire tre su quattro - si avvale dei social per identificare le potenziali vittime, capire cosa possiedono, dove vivono e quanto tempo trascorrono fuori casa. Se su Facebook il metodo privilegiato è la visita sul profilo e il reperimento di dati sensibili e foto utili a conoscere la localizzazione del malcapitato, su Instagram i ladri ricorrono ai "follow" per seguire le persone che intendono derubare o inseriscono tag come #natale2016 per scoprire chi, con quel tag, ha pubblicato le immagini delle proprie vacanze, comunicando così di non essere a casa.

Per scongiurare queste eventualità, Verisure ha messo a punto un prontuario a misura dell'utente social e del cittadino, in funzione scaccia-ladri. Ecco qua alcuni consigli utili. In primis, è bene non condividere sui social informazioni personali come la via di casa, il posto di lavoro e il proprio numero di telefono. In secondo luogo, è preferibile evitare di postare in tempo reale su Facebook, Twitter o Instagram le foto dei propri viaggi: il che non vuol dire autocensurare per paura ogni immagine di vacanza, ma pubblicarla in modo intelligente nel momento in cui si torna a casa (magari varrà qualche "like" in meno postarla l'8 gennaio, ma si guadagna in tranquillità). In terzo luogo, sarebbe bene disattivare sui social la geolocalizzazione, che spesso viene inserita automaticamente.

Così come impostare la privacy in modo che solo gli amici possano vedere quello che pubblichi, evitando l'opzione "amici di amici". Quindi - vecchio consiglio sempre utile - è opportuno non accettare (tanto più se si è fuori casa) richieste di amicizia di persone che non si conoscono. Da ultimo, non guasta utilizzare la tecnologia come strumento di sicurezza ricorrendo a varie applicazioni (da Nexho a Houseinhand knx) che consentono di verificare da remoto e in tempo reale cosa accade in casa, controllando le telecamere e i sistemi di allarme o scattando fotografie dell' abitazione.

Misure necessarie soprattutto in tempo natalizio, quando in tanti lasciano la propria casa per le vacanze o abbandonano temporaneamente la città in cui lavorano per tornare al paese d'origine. E quando i ladri hanno gioco facile per svaligiare le abitazioni (in un rovesciamento simbolico inquietante per cui sottraggono cose anziché portare doni, come fanno le persone perbene).

Altri dati Verisure relativi al 2015 dimostrano infatti che nel mese di dicembre i furti raddoppiano rispetto alla media dell' anno, con una percentuale del 14% sul totale annuo rispetto al 7-8% degli altri mesi. E questo in un contesto in cui la paura di essere derubati cresce insieme alla sensazione generale di pericolo. Un sondaggio condotto dall'istituto Sondea nel 2016 conferma che un italiano su due teme un'intrusione in casa e ben 8 italiani su 10 conoscono un amico o un familiare che ha subito un furto. Da cui un aumento significativo della percezione di insicurezza: 9 cittadini su 10 (esattamente l' 88,28%) ritengono che la sicurezza in Italia sia diminuita (nel 2015 la percentuale era più bassa di 2 punti e mezzo) e il 43,52% degli italiani (a fronte del 40,18% del 2015) pensa che la sicurezza diminuirà ulteriormente nei prossimi anni.

D'altronde, già i dati attuali parlano chiaro: un'indagine Censis fa sapere che in Italia si verificano 689 furti al giorno, cioè uno ogni due minuti. In tempo natalizio la percentuale duplica e diventa di uno al minuto. Per questo, prima di lasciar casa per le vacanze, oltre a chiudere bene la serratura, stavolta sarebbe il caso di blindare anche il proprio profilo social. Occhio: i ladri non usano più solo il piede di porco ma pure Facebook

Feltri: tutta la verità su Gentiloni Ecco chi ci governa davvero

Feltri: tutta la verità su Gentiloni Ecco chi ci governa davvero 


di Vittorio Feltri



Se anche Mario Calabresi attacca brandelli di governo vuol dire che siamo messi male. L'orfano non è uno che si sbilancia gratis, e se da un paio di giorni si scaglia contro Maria Elena Boschi e i suoi referenti (o protettori, fate voi) significa che Gentiloni, aristocomunista forse pentito e forse no, non ha un futuro radioso. Magari durerà a lungo per mancanza di idonei concorrenti, ma la sua strada sarà disseminata di trabocchetti. Chi se ne frega.

Il primo ostacolo che egli dovrà affrontare lo troverà in Senato dove ha una maggioranza risicata. Infatti Verdini ha dichiarato di non dargli la fiducia. Ovvio, perché dovrebbe dargliela visto che è stato escluso dalla spartizione delle poltrone ministeriali? Da che mondo è mondo governare significa gestire il potere, ma se tu, premier, non dai ad Ala una fetta del medesimo potere, automaticamente Ala ti manda a ramengo e il suo appoggio te lo scordi. Gentiloni quindi parte più debole del suo predecessore anche in termini numerici. Di conseguenza a Palazzo Madama la sua vita sarà grama. Basterà qualche assenza causata da epidemia influenzale per sbattere in minoranza l'esecutivo. La compagine ministeriale tra l' altro è deboluccia.

Infatti alle debolezze che aveva quella renziana, se ne sono aggiunte altre: Valeria Fedeli all'Istruzione garantisce lo sfacelo della scuola e dell' Università. Sarà odiata dal mondo cattolico e dai conservatori, perché poveraccia è ciucca di luoghi comuni veteroprogressisti, si appiattirà sul peggiore politicamente corretto, perseguirà obiettivi allineati alla cultura di genere, ne combinerà di tutti i colori pur di eliminare il finanziamento agli istituti privati, in particolare cattolici, e di dare soldi a quelli pubblici notoriamente onerosi e sbracati, sporchi e inadeguati. Il livello dell' educazione scivolerà in basso con buona pace della eccellente scuola pretesa da Renzi. Un disastro che continua da decenni.

L'istruzione è stata distrutta dalle riforme. Dalla media unificata in poi i politici si sono impegnati per demolirla. Ci fu un tempo che gli idioti abolirono i voti. Al posto dei quali furono introdotti i giudizi scritti dagli insegnanti. Dei quali ricordo la prosa sgangherata e infarcita di fesserie sociologiche e pedagogiche. Un fallimento cui si tentò di rimediare ripescando i voti.

Un'ammissione postuma di imbecillità. Con la Fedeli al timone ci siamo assicurati la retrocessione nel peggio. Portiamo pazienza. La Sanità rimane nelle mani incapaci della Lorenzin, già berlusconiana e ancora inabile al lavoro intellettuale, dotata di una preparazione indegna e neppure equivalente a quella di una infermiera. In pochi anni siamo così passati da Umberto Veronesi a Beatrice Lorenzin, come dire da Shakespeare a Pingitore.

L'unico furbo della compagnia del filo di ferro è Angelino Alfano. Il quale ha mollato il Viminale per la Farnesina scaricando la grana dei profughi finti, e autentici clandestini, sulle spalle dell' incauto Minniti che sarà oberato di guai visto che le norme europee gli impediranno di rimandare gli stranieri dove meritano di andare: a casa loro.

L'esperienza di Gentiloni a Palazzo Chigi sarà una sciagura a meno che non serva a traghettare la legislatura verso il suo termine naturale, il 2018, primavera. Nel qual caso il suo, più che un governo decisionista, sarà un governo attendista, teso ad allungare i tempi di resistenza per consentire a circa 600 parlamentari di raggiungere l' anzianità necessaria alla riscossione del vitalizio. Tutto il resto è bla bla; come si faccia a non capirlo è un mistero.

La storia di Verdini è comica. Costui è indispensabile al Senato per ragioni aritmetiche, pertanto dovranno imbarcarlo per non affondare. Gli daranno una raffica di sottosegretariati. Gli daranno la mancia. Gli daranno qualcosa allo scopo di incassarne i voti. L' alternativa è la morte, e ca nisciuno è fesso. Per quanto riguarda Matteo Renzi, sarà obbligato a giocare la sua partita nel Pd; se resterà segretario avrà carte da giocare in futuro, altrimenti salutame a soreta.

INDAGATO BEPPE SALA Il sindaco: "Non ne ho idea Ora mi auto-sospendo..."

Expo, indagato il sindaco di Milano Beppe Sala



Giuseppe Sala, sindaco di Milano ed ex ad di Expo, risulta indagato nell'inchiesta sulla Piastra dei servizi dalla Procura generale di Milano. Riporta Ansa.it che da una richiesta di proroga indagini, era emerso che la procura generale, dopo aver avocato l'inchiesta alla procura, ha iscritto nuovi nomi nel registro degli indagati. Tra loro appunto c'è quello di Beppe Sala.

Da quanto riporta Repubblica, Sala si auto-sospende dalla carica di sindaco: "Apprendo da fonti giornalistiche che sarei iscritto nel registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta sulla piastra Expo. Pur non avendo la benché minima idea delle ipotesi investigative, ho deciso di autosospendermi dalla carica di sindaco, determinazione che formalizzerò stamattina nelle mani del Prefetto di Milano".

giovedì 15 dicembre 2016

Fifa, Mondiali rivoluzionati: 48 squadre e basta pareggi per evitare i biscotti

Fifa, Mondiali rivoluzionati: 48 squadre e basta pareggi per evitare i biscotti



Mai più pareggi, mai più "biscotti" ai Mondiali. Gianni Infantino, presidente della Fifa, ha illustrato il nuovo format della Coppa del Mondo: da 32 a 48 squadre, divise in 16 gironi da 3 con le prime due qualificate ed eliminazione diretta dai sedicesimi. In attesa della proposta ufficiale, c'è anche un'altra succulenta novità: l'eliminazione dei pareggi nei gironi, per evitare accordi sotto-banco in stile Svezia-Danimarca 2-2 che eliminò l'Italia di Trapattoni da Euro2004. Se al 90' il risultato sarà di pareggio, si procederebbe con i calci di rigore. Ancora da valutare l'assegnazione dei punti.