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venerdì 21 ottobre 2016

‘Vuoto informativo’ nel pubblico sul melanoma e le terapie mirate

‘Vuoto informativo’ nel pubblico sul melanoma e Le terapie


di Eugenia Sermonti


La Conferenza al Circolo della Stampa di Milano

Strano ma vero: nel nostro Paese il melanoma cutaneo è il terzo tumore più frequente al di sotto dei 50 anni, ma per l’opinione pubblica non rientra tra i tumori più conosciuti e pericolosi. Lo conferma un’inedita indagine SWG condotta su un campione di 1.000 cittadini italiani, uomini e donne, presentata oggi a Milano, infatti, solo il 28% degli intervistati ritiene di conoscere il melanoma, rispetto al 45% che si ritiene molto informato sul tumore al seno, al quale seguono le leucemie (35%), il tumore al polmone (33%) e il tumore alla prostata (33%). Informazioni, quelle sul melanoma, reperite principalmente (72%) grazie ai media (Tv 44%; giornali e riviste 32%; internet 29%) ma anche da amici/conoscenti (39%), dal medico di famiglia o specialista (29%) e grazie a iniziative e campagne di sensibilizzazione e prevenzione (26%). La maggioranza degli intervistati ritiene comunque importante poter avere maggiori informazioni su questa patologia. “E’ interessante vedere come 1 italiano su 3 dichiari di essere entrato in relazione con qualcuno, persona amica o conoscente, colpito da melanoma mentre la metà delle persone intervistate dichiara di saperne poco o niente - precisa Guja Tacchi, Direttore Ricerca SWG - Un dato che va ulteriormente interpretato alla luce del fatto che tra le principali cause che concorrono alla comparsa del melanoma, gli intervistati individuano nel 78% dei casi l’esposizione solare, seguita dal 63% per la presenza di nei”. Inoltre, solo il 26% riconosce come fattori di rischio le caratteristiche fenotipiche (colore dei capelli, tipologia di pelle etc.) e addirittura un residuo 15% associa la patologia ad eventuali modificazioni del DNA della cellula tumorale.

“Il melanoma rappresenta il 3% di tutti i tumori sia negli uomini sia nelle donne. Nonostante sia il tumore meno frequente tra le neoplasie della pelle, è potenzialmente il più maligno, ossia quello con maggiori probabilità di metastatizzare – afferma il professor Giuseppe Palmieri, oncologo medico, primo ricercatore CNR, responsabile dell'Unità di Genetica dei Tumori del CNR di Sassari e Presidente Eletto IMI - Intergruppo Melanoma Italiano - Le modificazioni del DNA individuate in questi ultimi anni possono essere di diversi tipi e ciò rende dunque possibile affermare che, dal punto di vista genetico e biologico, i melanomi non sono tutti uguali”. I progressi compiuti dalla ricerca scientifica, in termini di individuazione di specifiche mutazioni a carico del DNA della cellula tumorale, hanno permesso lo sviluppo di trattamenti a bersaglio molecolare che agiscano direttamente sulla mutazione specifica. Aspetti complessi, questi, che aprono interessanti sfide per il progresso della medicina e, allo stato attuale, poco chiari alla popolazione italiana. Il 59% degli intervistati, infatti, dichiara di non essere a conoscenza del fatto che alcune tipologie di tumori siano contraddistinte da questo tipo di mutazioni della cellula 'malata' e il 72% non ha mai sentito parlare di terapie mirate per la cura dei tumori.

Tornando alla terapia del melanoma, l’approccio di precisione anche detto ‘terapia target’, in questi anni si è concentrato su alcune tipologie di mutazioni come quella a carico del gene BRAF-V600 (il 90% delle mutazioni BRAF) e del MEK, il componente della cascata molecolare immediatamente a valle di BRAF. Tra gli approcci terapeutici alla cura del melanoma metastatico, importanti studi clinici hanno messo a confronto le terapie di combinazione di BRAF e MEK inibitori, come dabrafenib+trametinib, rispetto al trattamento con dabrafenib+placebo (studio Combi-d) o rispetto alla monoterapia con il solo vemurafenib (studio Combi-v). “Se fino ad oggi le terapie tradizionali, chemioterapia e radioterapia, hanno avuto come obiettivo il tumore, l’approccio di precisione prende a bersaglio solo le mutazioni genetiche rilevanti. La mutazione BRAF è presente in circa il 50% della popolazione affetta da melanoma metastatico e rappresenta dunque un importante bersaglio molecolare. - commenta la professoressa Paola Queirolo, UOC Oncologia medica IRCCS San Martino, IST Genova e presidente IMI, Intergruppo Melanoma Italiano - Grazie alle evidenze di efficacia e sicurezza dimostrate in importanti studi clinici, la combinazione dabrafenib + trametinib, a breve sarà rimborsabile per il trattamento di pazienti adulti con melanoma non resecabile o metastatico positivo per la mutazione di BRAF V600. Come IMI, Intergruppo Melanoma Italiano, operiamo in rappresentanza di tutte le professionalità che entrano in gioco in questo nuovo approccio alla gestione clinica del paziente con melanoma, un approccio multidisciplinare che permette l’ottimizzazione del trattamento, rappresentando la caratteristica distintiva dell’oncologia di precisione”.

L’obiettivo delle terapie nel trattamento del melanoma metastatico è quello di rallentare la progressione della malattia, prolungando la sopravvivenza del paziente. Durante il recente Congresso ESMO (European Society for Medical Oncology) i dati dello studio Combi-v, con follow-up a 3 anni, hanno dimostrato per il trattamento di prima linea con la combinazione di dabrafenib + trametinib rispetto alla monoterapia con vemurafenibun miglioramento in termini si sopravvivenza globale - che riguarda il 45% dei pazienti rispetto al 31% trattati con vemurafenib - e di sopravvivenza libera da progressione (24%vs10%). “Si tratta di dati clinici molto importanti che confermano una maggiore sopravvivenza a lungo termine dei pazienti con melanoma metastatico rispetto alla monoterapia con vemurafenib – conclude Paola Queirolo – A questo, si aggiungono significativi risultati in termini di durata mediana delle risposte complete, che si attesta a circa 3 anni e mezzo.Dati che rinforzano il valore di questa terapia mirata di combinazione nel trattamento di una patologia così complessa”

"Il clamoroso sgarbo a Gigi Buffon" È nervoso? Voce-bomba sulla Juve

Il clamoroso sgarbo a Gigi Buffon, le voci della Juve su Donnarumma dietro al suo nervosismo?



Due errori in una settimana, se in porta c'è Gianluigi Buffon, sono una notizia. Una clamorosa notizia. Infatti se ne è parlato, a lungo, e c'è chi si è spinto ad insinuare che, forse, il portierone fosse arrivato alla fine, o quasi. Panzane, ovviamente, come ha dimostrato la prestazione-monstre che Gigi ha sfoggiato in Champions League contro il Lione. Eppure quelle voci, in un qualche modo, erano riuscite a turbare anche lui. È apparso prima nervoso, quando si è lasciato andare a quella frase sul "mio funerale a cui non verrà nessuno", e poi infuriato, nel dopo-partita di Champions, quando tutti avevano ancora negli occhi i suoi miracoli e, in favor di telecamera, ha sfoggiato il muso lungo e gli occhi della tigre.

Possibile che Buffon, a 38 anni e con il mondo in mano, possa essersela davvero presa per le critiche? Possibile, e ci mancherebbe altro, perché di mezzo c'è un signor professionista, che dà tutto, sempre. Mettiamoci anche il nervosismo per le papere e il mix è servito. Eppure, negli ultimi giorni, si è diffusa una voce, rimbalzata da più parti e su più quotidiani. Una voce che riguarda il suo erede designato o presunto tale, il baby Gianluigi Donnarumma, che già scalpita alle spalle di Gigi in nazionale. Quali voci? Presto detto: sulle tracce del portiere del Milan, si dice, ci sarebbe proprio la Juventus. Vere o false che siano, questa è la tesi ed è tutt'altro che peregrina, potrebbero essere state proprio queste voci a consegnarci un Buffon nervoso come - quasi - mai lo avevamo mai visto.

Morandi anticipa tutti, scoop pazzesco: la nuova canzone di Mina e Adriano Celentano

Gianni Morandi anticipa tutti e pubblica il nuovo singolo di Mina e Adriano Celentano



"Adriano e Mina hanno inciso una nuova canzone insieme. Ascoltatela in anteprima e ditemi se vi piace. A me sembra fortissima...". Gianni Morandi spiazza tutti e sorpresa posta sulla sua pagina Facebook un video di 30 secondi di "Amami amami", nuovo pezzo di Celentano e Mina. Il post è stato sommerso di commenti e conta già 200 mila  visualizzazioni.

La Tigre di Cremona e il Molleggiato torneranno a duettare insieme. L'11 novembre arriverà il nuovo album di inediti dal titolo "Le migliori". Mentre il primo singolo, che Morandi ha pubblicato in anteprima, sarà disponibile da venerdì 21 ottobre.

Hotel di lusso chiuso per immigrati Come vivono nel 4 stelle

Verona, requisito hotel a 4 stelle: via i clienti, dentro i rifugiati


di Alessandro Gonzato



Albergo requisito, serve agli immigrati. La prefettura di Verona, con un provvedimento di «pubblica utilità», ha espropriato l’hotel Cristallo di Castel d’Azzano, a otto chilometri dall’Arena. Per tre mesi, dal 30 ottobre al 31 gennaio, tutte e novantatré le stanze saranno a disposizione dei richiedenti asilo. Per ora non si sa quanti ne arriveranno, ma dal momento che è stato requisito l’intero albergo è prevedibile che saranno almeno un centinaio. L’hotel ha quattro stelle. Ci sono sale per le conferenze, c’è il servizio wifi gratuito, ogni stanza ha il suo televisore e i pavimenti delle camere sono in lucido parquet. Dista appena cinque minuti in macchina dalla Fiera, e infatti per i giorni di Fieracavalli, la più importante manifestazione del settore - in programma dal 10 al 13 novembre - era tutto prenotato. Lo è ancora, solo che cambierà la tipologia dei clienti. I quali, rimanendo qui non più per tre giorni - quanto durerà la manifestazione - ma per tre mesi, considerando i 35 euro al giorno che lo Stato offre per l’accoglienza degli immigrati contribuiranno a rimpinguare le casse dell’hotel, oltre a quelle della cooperativa di turno. Gli ospiti che avevano prenotato per la Fiera dovranno arrangiarsi a trovare un’altra sistemazione.

I PROPRIETARI
I titolari dell’albergo, di proprietà della famiglia Poiani, non vogliono parlare. Si sa però che in un altro loro albergo poco distante, l’hotel Monaco (ne hanno poi altri due), già da febbraio ospitano cento immigrati. Per avere maggiori dettagli ci siamo rivolti allo studio dell’avvocato della famiglia Poiani, ma ieri pomeriggio il professionista era sempre in riunione. Quindi ci siamo finti potenziali clienti dell’hotel e dalla reception ci hanno chiesto di inviare una mail con la richiesta di prenotazione. Un paio d’ore dopo abbiamo telefonato di nuovo, questa volta qualificandoci, ma nessuno sapeva nulla.

Il sindaco di Castel d’Azzano, Antonello Panuccio - eletto in una lista civica di centrodestra - è infuriato: «È assurdo», dice a Libero. «Non ci avevano avvertiti. È una decisone calata con forza dall’alto. Le requisizioni appartenevano ai tempi di guerra. Cosa faranno domani? Ci requisiranno anche le seconde case? E poi», continua, «chi ce lo dice che la requisizione dell’hotel non verrà prorogata? Può servire anche un anno e mezzo per smaltire le pratiche di richiesta d’asilo. E perché, con tutte le strutture che si sono nella zona, è stato scelto proprio un hotel a 4 stelle? Queste persone, che hanno tutte lo smartphone» ha concluso il sindaco «diranno a parenti e amici che sono ospitati in un hotel elegante con tutti i comfort, descrivendo l’Italia come il paese di Bengodi». Come dargli torto?

LADRI DI BICICLETTE
Nel frattempo il Comune di Verona, guidato dall’ex leghista Flavio Tosi, ha deciso di regalare ventotto biciclette abbandonate sulle rastrelliere della città - quindi è molto probabile che si tratti di bici rubate - ad altrettanti richiedenti asilo ospitati in alcuni centri d’accoglienza. Le prime dieci sono state consegnate con una cerimonia in pompa magna di fronte al municipio. A Verona sono in parecchi a chiedersi se le stesse biciclette, di cui magari i legittimi proprietari non ne avevano denunciato il furto per le scarse se non nulle speranze che le forze dell’ordine le ritrovassero, non potessero essere messe a disposizione della cittadinanza: qualora nessuno ne avesse reclamato la proprietà, l’amministrazione avrebbe potuto regalarle alle famiglie più indigenti. «È vergognoso», dice il consigliere comunale Vittorio Di Dio, che pure al momento fa ancora parte della maggioranza. «Per una foto sui giornali ora fanno pure i regali a dei potenziali clandestini. E non sono bici da pochi soldi, glielo garantisco. Abbiamo un sacco di veronesi in difficoltà economiche, ma certa gente se ne sbatte le palle di tutto e di tutti».

"Chiappe...". Appendino demolita: come la umiliano i grillini a Torino

I duri e puri del M5s di Torino la chiamano "Chiappendino"



Doveva essere un'intervista, ma con la complicità dell'emergenza nell'inceneritore del Gerbido, si è trasformata in una giornata intera vissuta fianco a fianco con Chiara Appendino. Marco Imarisio, sul Corriere della Sera, racconta una giornata particolare, passata per intero con la sindaca grillina di Torino, che tra un impegno e l'altro, tra una corsa e la corsa successiva, si spiega e si racconta. "La fermo subito - afferma -: a me piace fare l'amministratore locale. Mi piace andare in giro, parlare con le persone. Un ruolo che sento mio. Mi occupo anche di questioni nazionali, quando Matteo Renzi è venuto a Torino gli ho proposto il piano per la mia città. Ma ognuno al suo posto, a fare quel che sa fare meglio".

La Appendino ci tiene a mostrarsi indipendente, e aggiunge: "Per me il movimento è una risorsa. Io mi rivolgo ai parlamentari sulla base dei temi che seguono. Con Beppe Grillo e Davide Casaleggio ci confrontiamo spesso, ma non sulle politiche locali. Sono due persone che stimo, con le quali parlo anche di Torino. Ma poi - rimarca - c'è una giunta che delibera, un Consiglio comunale che vota, un sindaco che fa le ordinanze. Come è giusto che sia".

Ma per Chiara, ora, non è tutto rosa e fiori. Già, perché la sindaca ha un rapporto cordiale e di rispetto col presidente della Regione, Sergio Chiamparino; e anche perché con Renzi, quando ha visitato Torino, ci sono stati sorrisi e cortesie. Troppo, per i duri e puri del M5s. Tanto che, si apprende leggendo l'articolo, alcuni di loro la chiamano "Chiappendino", un mix fra Chiamparino e Appendino. Un soprannome del quale Chiara è consapevole: "Beh, non è elegante - commenta -, evoca una parte del corpo ben precisa... Rivendico il diritto a collaborare con le altre istituzioni. Ho massimo rispetto per loro e altrettanto ne pretendo", taglia corto. Ma tant'è, il "Chiappendino" resta. Così come resta il sospetto: il M5s riuscirà a farsi la guerra anche a Torino?

giovedì 20 ottobre 2016

"Io ce l'ho nero, lo vuoi?". Beccato: Roberto Benigni ci prova con la moglie di Obama / Guarda

Roberto Benigni ci prova con Michelle Obama: "Io resto qui, le ho consigliato il cavolo nero"



Show doveva essere e show è stato. Roberto Benigni lascia il segno sulla cena di gala offerta dalla Casa Bianca alla delegazione italiana guidata da Matteo Renzi. Clima subito dei migliori ("Una delle figlie di Obama mi ha detto di avere visto venti volte La vita è bella") e il comico si scatena: "Io resto qui", ha detto a fine serata, "sto cercando una casetta nell'orto di Michelle, le ho consigliato il cavolo nero perché lei non capisce molto di cavolo. Siccome io sono di origini contadine le ho consigliato il cavolo nero che cresce in Toscana".

L'Europa ora è circondata da Putin: arrivano le navi, guerra a un passo

Le navi circondano l'Europa. Tensione in mare



La flotta portaerei russa si è trasferita nel Mare del Nord. Otto navi, riferisce il ministero della difesa britannico al DailyMail, guidate dall'ammiraglia Kuzentsov sono sotto osservazione del Hms Richmond e della flotta Nato. L'operazione, che i russi definiscono "Pugno in mare" è sotto stretta sorveglianza anche da parte della marina norvegese dopo che al Cremlino si sono vantati di star per "prendere il controllo" del Mediterraneo. La tensione è alle stelle. Il segretario della Difesa britannico Michael Fallon mette in guardia Mosca: "Seguiamo le vostre navi da guerra al confine con le nostre acque passo passo. Noi non smetteremo di salvaguardare la sicurezza della Gran Bretagna".

La marina norvegese ha anche filmato la flotta russa da uno dei suoi aerei di sorveglianza marittima P-3 Orion. Intanto Vladimir Putin ha richiamato due navi russe dal Mediterraneo che si stanno al momento dirigendo verso lo stretto di Dover.