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martedì 18 ottobre 2016

Salvini, mossa definitiva: Cav massacrato Il gran rifiuto del leghista in diretta tv

Matteo Salvini attacca Silvio Berlusconi: non vado a casa sua, il tempo ormai è finito



"Non c'è nessun vertice in agenda. Non è più tempo di vertici. Userò il mio tempo per spiegare le ragiono del “no”. Contro le armate renziane siamo armati solo di fionda...". Il leader della Lega Matteo Salvini, ospite di Porta a porta, spara contro l’ex premier e presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, che pure lo aveva invitato per un faccia a faccia oggi, o, al più tardi mercoledì, a Palazzo Grazioli. L’incontro tra il segretario del Carroccio e il fondatore di FI era atteso da settimane, dovrà essere chiarificatore dopo che l’eurodeputato ha accusato "molti forzisti" e "alcuni dipendenti di Berlusconi, a Mediaset" di non essere impegnati nella campagna referendaria. La conferma che, per il momento, non ci sono "nuovi vertici fissati", è arrivata anche da Giorgia Meloni. Dopo avere stracciato la ministra della Difesa Roberta Pinotti sulla politica estera a Otto e mezzo, la leader di Fdi, ha ammesso: "Risentirò Salvini". Il Cavaliere sarebbe pronto a ritornare a Roma dopo molti mesi.

L'intervista a Giletti: "In Rai mi odiano. Resto solo perché..." Intervista-verità sulla tv di Stato

Giletti: "In Rai mi odiano, mi tengono soltanto per gli ascolti"


intervista a cura di Simona Voglino Levy



Opere d'arte futuriste appese alle pareti di un salotto arioso. Massimo Giletti ci riceve nella sua magione romana dopo una giornata di lavoro. Partiamo dall'inizio: Massimo Giletti nasce a Mixer. «Ho una fotografia di là: eravamo tanti ragazzini in un mondo nuovo dove la tv iniziava a essere dominus. Per noi c'era un futuro che per un ragazzo, oggi, non vedo. Un conduttore come Minoli poteva investire su uno come me, senza esperienza».

Come nasce la passione del giornalismo?

«Dopo la laurea sono andato in Inghilterra, poi ho lavorato nell'azienda tessile di mio padre. Alla fine ho scelto Minoli: ero attratto da lui».

E come la presero in famiglia?

«Mi dissero che la televisione è per i cretini. Io mi diedi un anno di tentativi dopo il quale, se non fosse andata, avrei cercato un'altra strada».

Giletti ce l'avrebbe fatta, oggi?

«Difficilmente. Poi la mia è stata una ricerca. Le ultime trasmissioni con Zucchero e Mogol lo dimostrano: c' è sempre qualcosa di nuovo su cui cimentarsi. La ricerca riguarda anche l' amore».

A proposito, si è fatto un gran parlare di sue presunte liaison: prima con la Moretti, poi con Ambra… 

«Con Ambra ho un bel rapporto personale che non ha nulla a che vedere col sesso. La Moretti è un altro mondo. Ma non voglio parlarne».

Torniamo alla tv: siamo passati dagli uomini di prodotto a quelli di apparato?

«Chi comanda vuole il controllo del prodotto, non lavorare per esso. C' è carenza umana che è la risorsa necessaria per fare la tv: abbiamo sperperato un tesoro immenso. Bisognerebbe tornare a investire su risorse umane e meritocrazia».

Cosa pensa delle nomine appena fatte in Rai?

«Son nomine di gente che conosce la tv. A me interessa che chi comanda mi dia la possibilità di produrre bene, cosa che troppo spesso non mi è stata data. Spero vengano fatte buone scelte e di non dover battagliare per lavorare».

Quanto a produzioni, L'Arena funziona da sempre e Viva Mogol è stato un successo… 

«Per Mogol ho fatto un lavoro importante con Gianmarco Mazzi, ex direttore artistico di Sanremo. Esco rafforzato in termini di esperienze».

Altre serate in programma?

«A breve vedrò il direttore generale e capiremo cosa sarà del mio domani».

Talvolta la accusano di populismo: la fa arrabbiare?

«Se evidenziare che un signore che si è seduto per un giorno in un consiglio regionale per questo porta a casa 3 mila euro al mese è essere populisti, allora lo sono e lo sarò».

In Rai si parla di innovazione, ma tornano: Baudo, Santoro e Lerner.

«Non riescono più a formare nuovi conduttori: i giovani non guardano la tv, fanno fatica a capirla. Forse anche per questo è difficile».

Sta dicendo che la tv è stata superata?

«Direi di sì, per questo si ricorre all' usato sicuro».

Su Raidue non c'è un talk e Semprini sul 3 sta andando male: dov'è il problema?

«L' errore è a monte: quando hai Floris che è il numero uno del martedì, non puoi perderlo. Sennò perdi anche il pubblico».

Allora non è la formula del talk che non funziona più?

«Io dimostro che si possono continuare a fare 4 milioni di spettatori».

Ma lei fa anche inchieste… 

«Sì, forse il nostro è un prodotto contaminato. Penso di poter dire di aver creato qualcosa che va oltre al talk. Non è stato semplice».

In che senso?

«La mia squadra ed io, non siamo amati. Siamo un po' come gli ammutinati del Bounty: brutti, sporchi e cattivi. Siamo visti così. Ci sopportano perché facciamo ascolti. Ma penso sia giusto: dobbiamo continuare a essere brutti, sporchi e cattivi».

Lei si guarderebbe?

«Sì. I riscontri del pubblico mi fanno pensare che il nostro prodotto sia buono. Non sono stati sempre momenti facili per me, ma ho tenuto botta».

Sente la responsabilità di essere un volto noto del servizio pubblico?

«Mi piacerebbe che i programmi fatti coi soldi dei contribuenti avessero un bollino, così ci sarebbe un' ulteriore responsabilità per noi che andiamo in onda coi loro quattrini».

I palinsesti valgono i soldi degli italiani?

«Tutto è migliorabile».

Campo Dall'Orto ha detto che la mission di questo suo mandato è quella di rendere un servizio pubblico educativo, culturale e meritocratico: ci sta riuscendo?

«È una sfida che si deve fare, ma non è detto che si vinca. Io spero ci riesca, sennò ci adagiamo su una tv commerciale che in passato, per non perdere il confronto con le tv berlusconiane, non ha dato frutti interessanti».

A proposito di Berlusconi: abbiamo letto spesso di sue trattative con Mediaset, ma poi è rimasto in Rai.

«Ci sono stati dei contatti, ma ero giovane e avevo paura di far la fine di Mastrota e vendere pentole (ride, ndr). Oggi è diverso, è ovvio che chi fa milioni di ascolti interessa al mercato».

Perché non se n'è fatto niente… 

«All'epoca pensavo di poter costruire il mio percorso indipendentemente dallo share. Ora sono al mio ultimo anno contrattuale nella tv pubblica e del doman non v' è certezza».

Che differenza c'è tra tv pubblica e commerciale?

«Quella di considerare il telespettatore un cittadino e non un cliente».

Ma la logica del servizio pubblico non può fermarsi agli ascolti…

«Sì, ma per chi non li fa non deve diventare l' alibi. Essere servizio pubblico è più difficile, oggi. Ma non può essere una scusa se poi non ti guarda nessuno».

Perché Giletti è considerato servizio pubblico e Barbara D'Urso no?

«Basta guardare i programmi per vedere le differenze. Ho rispetto per il lavoro di tutti, ma le polemiche non mi interessano».

Vi siete recentemente scattati una foto insieme: siete così amici?

«Conosco Barbara da tanto, ci rispettiamo: non riesco a vederla come un' avversaria. Volevo avere anche io un conflitto di interessi», scherza.

Sa già cosa voterà a questo referendum?

«Non mi va di dirlo, mi piace essere super partes. Comunque nessuno mi toglie dalla testa che questo sia un referendum più su Renzi che sulla Costituzione».

Renzi è appena stato a L'Arena. Che impressione le ha fatto?

«È un combattente, come Berlusconi».

Cosa risponde a chi la accusa di avergli lasciato fare un monologo?

«I monologhi televisivi che ho visto sono ben altri. Ha risposto alle mie domande».

Ha fatto molto, ma non Sanremo. Perché?

«Vianello l'ha condotto a 76 anni. C'è tempo...».

Il programma che vorrebbe?

«Mixer, dove sono nato».

Mercato Farmaceutico, Aziende: ARIAD Italy si trasforma e diventa Incyte Biosciences Italy

Mercato Farmaceutico - Aziende: ARIAD Italy si trasforma e diventa Incyte Biosciences Italy


di Martina Bossi



Incyte Corporation ha annunciato nei giorni scorsi la costituzione di Incyte Biosciences Italy Srl, che precedentemente si chiamava ARIAD Italy. Nel maggio 2016, Incyte Corporation ha acquisito la società ARIAD Pharmaceuticals in Europa, ampliando la sua presenza a livello globale con una struttura integrata di ricerca, sviluppo e commercializzazione. Inoltre, l’azienda ha sottoscritto un accordo di licenza esclusiva per lo sviluppo e la commercializzazione di ponatinib in Europa. “Il team europeo si è sviluppato in modo eccellente negli anni, fornendo il proprio contributo scientifico e rafforzando la propria presenza commerciale, oltre a ottenere un know-how approfondito su come soddisfare al meglio le esigenze di pazienti e azionisti in Italia e in altri mercati europei in cui siamo presenti – ha detto Hervé Hoppenot, CEO di Incyte - Il nostro team europeo con Incyte Biosciences Italy in prima linea, collaborerà con i colleghi americani per assicurare all’azienda e ai suoi prodotti una crescita solida negli anni futuri”. L’attività di ricerca farmacologica di Incyte ha avuto inizio nel 2002, guidata dal convincimento che gli investimenti nell’innovazione avrebbero migliorato la vita dei pazienti, potuto fare la differenza nelle cure mediche e prodotto sostenibilità. La base del continuo successo dell’azienda è il personale dedicato alla ricerca, il cui obiettivo è la scoperta e lo sviluppo di farmaci innovativi e di eccellenza.

“Incyte Italy è orgogliosa di mettere a disposizione dei colleghi statunitensi ed europei esperienza, risorse ed elevati standard operativi, al fine di accelerare la crescita aziendale per i nostri azionisti e offrire nuovi farmaci a pazienti e classe medica” ha affermato Giancarlo Parisi, Direttore Generale di Incyte Biosciences Italy. I prodotti commercializzati da Incyte includono ruxolitinib, un inibitore di JAK1/JAK2 che rimane l'unica terapia approvata dalla Food & Drug Administration per la mielofibrosi intermedia o ad alto rischio e la policitemia vera incontrollata, due tipologie di tumori del sangue; e in Europa un potente inibitore del BCR-ABL approvato per il trattamento della leucemia mieloide cronica (LMC) e della leucemia linfoblastica acuta con cromosoma Philadelphia positivo (LLA Ph+) in pazienti adulti resistenti o intolleranti a specifici inibitori della tirosin-chinasi (TKI) di seconda generazione, oppure nei quali è stata identificata la mutazione T315I.

L'ampio portafoglio di prodotti Incyte include lo sviluppo di 14 molecole attive su 11 diversi bersagli molecolari: da un lato alcune terapie immunologiche che mirano a potenziare l’azione del sistema immunitario del paziente e a combattere il tumore, e dall’altro terapie a bersaglio molecolare che mirano a bloccare, direttamente o indirettamente, gli effetti delle mutazioni che provocano il tumore. Il portafoglio di Incyte include anche lo sviluppo di farmaci che potrebbero dimostrare un'utilità terapeutica al di fuori del settore oncologico. Incyte intende sviluppare il proprio portafoglio prodotti sia in monoterapia che in associazione, in modo da fornire i migliori risultati possibili ai pazienti

Mentana, un sondaggio-sentenza: "Ecco chi deciderà il voto" / I dati

Il sondaggio sul referendum: i No stravincono anche se i Sì recuperano qualcosina, "ecco cosa deciderà il voto"



Ormai appare chiaro: tra Sì e No sarà una volata che si deciderà nelle ultime ore del 4 dicembre. Secondo il sondaggio di Emg Acqua per il TgLa7 di Enrico Mentana, diminuisce la forbice del referendum costituzionale: i favorevoli alla riforma sono al 33,8% (+1,5), mentre i contrari restano davanti con il 37% e crescono, ma in misura minore, dello 0,7. Si assottiglia sempre più la fetta degli indecisi, al 29,2% (-2,2). È lì che si deciderà la sfida, e secondo il direttore generale di Emg Fabrizio Masia non è da sottovalutare l'apporto del voto degli italiani all'estero. Proprio in questo senso sono da considerare i tour internazionali della ministra delle Riforme Maria Elena Boschi per il Sì e del grillino Luigi Di Maio per il No.

Sul fronte dei partiti, guadagna terreno il Pd al 31,5% (+0,8) mentre cala il Movimento 5 Stelle al 29,6% (-0,6). Nel centrodestra scendono Lega Nord (al 12,3%, -0,5) e Fratelli d'Italia (4,1%, -0,1) mentre sale dello 0,5 Forza Italia, ora all'11,3 per cento. Fuori dai tre blocchi, Sinistra italiana guadagna lo 0,2 (al 4%) ed è stabile Ncd al 3,4 per cento. Secondo Masia, a trainare l'avanzata dei democratici "potrebbe essere stata la massiccia presenza in tv di Matteo Renzi", che da qui al voto sarà spesso nelle case degli italiani.

Cosa si è ridotta a fare Federica Guidi Smascherata: "Mi fareste lavorare...?

Guidi, la lettera all'Antitrust per lavorare nella sua azienda



Nessuno ci aveva pensato ma per l'ex ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, è stato un problema rientrare nelle aziende di famiglia dopo le dimissioni a cui l'ha costretta una inchiesta giudiziaria sul suo compagno, Gianluca Gemelli.

Secondo la legge sul conflitto di interessi un ministro non può nell'anno successivo al suo incarico pubblico essere nominato in alcuna azienda privata o pubblica che abbia avuto a che fare con la sua attività precedente. E la Ducati energia di cui la Guidi era ad prima della nomina ministeriale, ha a che fare con il ministero dello Sviluppo Economico. Per risolvere l'impasse la Guidi ha scritto una lettera all'autorità Antitrust. Che le ha dato il via libera al ritorno in azienda arrampicandosi un po' sui muri.

«L'Autorità», scrive l'Antitrust, «ha ritenuto che la relativa fattispecie non rilevasse ai fini della valutazione della incompatibilità post carica, trattandosi della mera riattivazione di un rapporto di lavoro subordinato pre-esistente, con una società presso la quale l'interessata svolgeva la propria attività prima di assumere l'incarico di governo».

Insomma, per potere tornare nell'azienda di proprietà della sua famiglia la Guidi si è dovuta fare assumere come un qualsiasi altro impiegato...

Marchionne, il piano sconvolgente. La Ferrari stravolta: (già nel 2023...)

Ferrari, piano sconvolgente, svolta green: motori ibridi nel 2023. E si pensa al bolide elettrico



La Ferrari di Sergio Marchionne, che il 21 ottobre compirà un anno a Wall Street, pensa al futuro. E le indiscrezioni sulle scelte di Maranello sono piuttosto clamorose: la nuova sfida, quella della futura di generazione di supercar che arriveranno dal 2023 in poi, sarebbe quella "green". Il punto è che con le crescenti normative sulle emissioni e con la maggiori difficoltà delle auto con motori "tradizionali" a circolare nelle città, i costruttori si devono reinventare. È in questo contesto, dunque, che gli ingegneri Ferrari, come rivela Il Giornale, stanno lavorando su un ibrido. Nonostante le indiscrezioni, però, fonti da Maranello escludono che ci sia un progetto per un bolide elettrico, così come sta invece facendo Porsche.

Il progetto elettrico, in verità, ci sarebbe ma resterebbe chiuso nel cassetto, un cassetto da aprire solo nel caso si renda necessario il piano in una futura generazione. Di sicuro, ora, Ferrari sta lavorando a un aggressivo piano in chiave green. La sfida è tostissima: non perdere le caratteristiche ferrari, suono e prestazioni, ma ridurre al minimo l'impatto ambientale della vettura. Per la svolta-green, inoltre, Ferrari potrebbe anche ricorrere a una partnership con cui dividere i costi di una rivoluzione così profonda. Una rivoluzione che in Fca, al contrario, pare già iniziata: Marchionne, per curare ibrido ed elettrico, ha deciso di trasferire da Maranello a Mirafiori Ervino Riccobon, ex McKinsey ed esperto di automotive.

La bomba: "Centomila euro in 3 anni" Occhio: agguato (grillino) a Di Maio

Di Maio, la bomba grillina: "Quanto ha speso in tre anni"



Centomila euro spesi in tre anni. Un numero che potrebbe segnare l'inizio del tramonto di Luigi Di Maio tra gli stessi grillini. Mentre Beppe Grillo e Davide Casaleggio cercano di blindarlo dalle manovre della fronda dei duri e puri guidati da Roberto Fico, il vicepresidente della Camera nonché candidato premier in pectore del Movimento 5 Stelle è finito al centro di una polemica nata sul sito del "libro a puntate" Supernova di Marco Canestrari e Nicola Biondo. 

Come ricorda Repubblica, quei 100mila euro in tre anni sono quelli investiti in eventi sul territorio dal 2013 a oggi. Lui fa di conto e ricorda: "Sono meno di tremila euro al mese, è normale per un parlamentare spendere per attività sul territorio". Le cifre però fanno riflettere. Di Maio a maggio 2016 ha restituito 1.686 euro su 4.945 euro di indennità fissa, ma dei 7.193 euro di rimborsi forfettari che si sommano alla indennità ha restituito "appena" 460 euro (molti suoi colleghi in realtà restituiscono ancora meno). 

È sulle spese per gli eventi che si nota la differenza in particolare con gli altri grillini. Di Maio ha speso 108.752 euro (le spese dei suoi trasporti sono a carico della Camera), contro i 31.600 euro del presidente della Vigilanza Rai Fico, i 28.484 euro del senatore Carlo Martelli, i 25mila euro di Carla Ruocco e i 22mila euro di Barbara Lezzi. L'amico-rivale Alessandro Di Battista è addirittura sedicesimo, avendo speso appena 16mila euro, (anche se i dati sono precedenti al suo Costituzione coast to coast). La polemica, di per sé, potrebbe essere di poco conto ma non se si parla di grillini, il cui zoccolo duro elettorale fa di rendiconto, trasparenza delle spese, "onestà" e rigore contro la "Casta pappona" più che slogan, ragioni di vita.