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sabato 10 settembre 2016

"Io so chi c'è dietro i video dei terroristi" Occhio all'archistar: sospetto sui colleghi

Festival della comunicazione, Fuksas: "Dietro i video dell'Isis ci sono designer italiani"



"Dietro ai video dell'Isis ci sono designer italiani". Cosi l'architetto Massimiliano Fuksas durante il suo intervento al Festival della comunicazione di Camogli, in Liguria. Fuksas, parlando del rapporto tra strategia e emozioni, ha fatto riferimento all'efficacia dei video prodotti dal sedicente Califfato che per quanto riguarda la grafica sono attribuibili a designer italiani. 

La retorica e lo stile dei filmati dell'Isis è sostanzialmente sempre la stessa: gli eroi del jihad che combattono contro i leader della coalizione. Putin, Kerry, il premier libico Fayez al Serraj, Obama. Tutti i leader mondiali vengono accusati di essere crociati. Alla fine di ogni video un cartello mostra tutti i paesi che compongono la coalizione, Italia compresa. Già da circa due anni infatti nei video dell'Isis si parla genericamente di una Roma che verrà presa e rasa al suolo.  

Raggi-Grillo, il faccia a faccia (segreto) Il processo di Beppe, lo sfogodi Virginia

Faccia a faccia stellare. Faccia a faccia Grillo-Raggi. Il processo, lo sfogo di Virginia



Beppe Grillo e Virginia Raggi si sarebbero incontrati davvero. Secondo l'indiscrezione rivelata da Dagospia, i due si sarebbero visti all'hotel Forum, vicino il Campidoglio, dove si sarebbe celebrato un vero e proprio processo al sindaco-avvocato di Roma. Nel faccia a faccia tanto chiacchierato è stato Grillo a partire all'attacco, strappando alla Raggi la promessa di mandare a casa anche Paola Muraro, l'assessore all'ambiente al centro del caos grillino.

Le operazioni di pulizia dentro la giunta capitolina hanno già visto silurato il magistrato Raffaele De Dominicis, indagato per abuso d'ufficio e per questo non più in linea con le direttive interne al Movimento. Sul procuratore della Corte dei conti, la Raggi si era spesa in prima persona, costretta poi a fare un dietrofront clamoroso in soli quattro giorni. Troppi i bocconi amari buttati giù in poche ore, al punto che il sindaco non avrebbe trattenuto l'arringa difensiva davanti a Grillo: "Caro Beppe, il problema non è mandare via la gente - ha riportato Dagospia - ma trovare i sostituti. La Taverna che nomi ha dato? - avrebbe aggiunto la Raggi - Chi mi avete proposto per i diversi incarichi? Chi dovevo chiamare?".

La grande crisi romana sarebbe tutta sintetizzata in quello sfogo della Raggi, costretta a fare "tutto da sola" a fronte di una classe dirigente ancora troppo inesperta per riuscire ad affrontare con modi e tempi giusti la bufera politica e mediatica che sta travolgendo il Movimento. E le novità non finisco qui, visto che Grillo ha annunciato alla Raggi che sarà affiancata da un nuovo mini-direttorio, dopo aver archiviato quello fallimentare guidato da Paola Taverna.

Ha incassato 60mila euro a soli 16 anni Ed è tutto merito della sua idea geniale

Ha incassato 60mila euro a soli 16 anni. Tutto merito della sua idea geniale



A soli 16 anni Beau Jessup ha dimostrato di avere tutte le caratteristiche dell'imprenditore di successo. La studentessa britannica ha saputo guadagnare 50 mila sterline in pochi mesi, quasi 60 mila euro, grazie al suo acuto spirito di osservazione. Dopo aver passato qualche mese in Cina con la sua famiglia, la ragazza ha notato quanto i genitori cinesi cercassero di dare ai propri figli nomi inglesi per garantire loro un futuro ricco di successo. "Mi hanno spiegato - ha raccontato al Telegraph - che un nome inglese è di vitale importanza per loro perché non è possibile utilizzare un nome cinese sulla posta elettronica o in una candidatura a un'intervista del Regno Unito".

Beau quindi ha semplicemente lanciato un sito nel quale chiede ai genitori di scegliere 12 tratti della personalità che pensano potrà avere il figlio, così da ottenere tre possibili nomi. In questo modo ha offerto circa 221 mila opzioni con un incasso che aumenta di mese in mese.

Siluro miliardario al colosso dei farmaci: "Così gonfiavano i prezzi delle medicine"

Mazzata miliardaria al colosso dei farmaci: "Così gonfiavano i prezzi delle medicine"



Condannati in primo grado i vertici della casa farmaceutica Menarini: la presidente Lucia Aleotti a 7 anni e mezzo per frode fiscale e a 3 anni per corruzione - in totale dunque 10 anni e mezzo - mentre sempre per frode fiscale sono stati comminati 7 anni e mezzo al fratello, Giovanni Aleotti, vicepresidente. Inoltre è stata ordinata la confisca della somma oggetto degli scudi, per un importo che - secondo i legali della casa farmaceutica - non è quantificato nella sentenza del Tribunale di Firenze. «Si tratta di una sentenza complessa, che ha giudicato insussistente il filone relativo alla presunta truffa e all’ipotesi di riciclaggio, ritenendo invece sussistente quello della frode fiscale», spiega all’Adnkronos Salute Mario Casellato, componente del collegio difensivo dell’azienda. «Presenteremo ricorso in appello, siamo certi di avere la documentazione che ci darà ragione e permetterà di escludere la frode fiscale», aggiunge Casellato. L’ipotesi della truffa ai danni del sistema sanitario nazionale, portata avanti dalla procura di Firenze, «è dunque stata ritenuta insussistente», insiste il legale. Diverso il filone della frode fiscale, relativa a somme all’estero «fatta oggetto di scudi» e sanatorie dal patron di Menarini, Alberto Sergio Aleotti, scomparso due anni fa. «Tutto, anche il sequestro della somma, è sospeso in attesa dell’appello e della Cassazione», precisa il legale, ribadendo la certezza che i documenti chiariranno le posizioni dei suoi clienti anche relativamente al filone della frode fiscale.

Il mega-flop del canone Rai in bolletta Ecco quanti (e dove) non l'hanno pagato

Bolletta flop, uno su due non paga il canone Rai


di Francesco De Dominicis



Doveva essere la svolta per annientare definitivamente i furbetti e invece la grande trovata del canone Rai in bolletta sembra un clamoroso flop. O quasi. Stando a quanto riportato ieri dal quotidiano ItaliaOggi, che ha condotto un'indagine, l'evasione dell' obolo per la tv di Stato tocca ancora vette altissime. La metà dei contribuenti non lo avrebbe pagato, nonostante l'importo sia stato inserito nelle bollette delle utenze domestiche. Vorrebbe dire, calcolatrice alla mano, che su circa 2,5 miliardi di euro di gettito stimato, ci sarebbe un «buco» complessivo di 1 miliardo e 250 milioni. Buco da tappare già con la prossima legge di bilancio, nella quale, però, lo stesso premier Matteo Renzi ha promesso di voler inserire una raffica di misure per imprese e famiglie.

Come si fa a non pagare? La furbata è possibile solo per chi riceve a casa il bollettino postale (strada sbarrata, invece, per chi ha l'utenza domiciliata in banca): in quel caso si deve prendere un «bollettino» bianco e compilarlo con il numero di conto corrente del gestore elettrico, inserendo l'importo della fattura sottraendo la voce del canone.

Quanto al presunto «buco», si tratterebbe di un guaio per il governo e per le stesse casse della televisione pubblica. I cittadini italiani - o comunque una buona fetta di questi - non hanno voglia di mantenere mamma Rai. Il governo aveva alzato l'asticella, dichiarando che con la nuova forma di pagamento si sarebbe raggiunta quota 100 per cento. Un obiettivo che palazzo Chigi sperava di raggiungere anche con la «lieve» riduzione dell' importo, da 112 euro a 100 euro secchi (in due «rate» da 70 euro e 30 euro).

Niente da fare. E se l'evasione media del Paese (in particolare al Centro Nord) si attesta attorno al 50 per cento, i furbetti al Sud sono molti di più: 6 su 10 non avrebbero pagato, stando ai dati del quotidiano economico. L'indagine, tuttavia, è parziale e le percentuali potrebbero salire un po' quando verranno conteggiati anche i dati relativi ad agosto. In ogni caso, la fotografia non sarà alterata del tutto e continuerà a mostrare il sostanziale rifiuto, da parte dei contribuenti, per uno dei balzelli da sempre più odiati in Italia. Tra i motivi dell' alto livello di evasione, secondo alcuni esperti, ci sarebbe la sostanziale assenza di chiarezza sulle sanzioni. Scrive Italia oggi: «Il Consiglio di stato, nel parere reso il 7 aprile 2016 sul decreto interministeriale, aveva evidenziato come una criticità il fatto che non fossero previste forme adeguate di pubblicità rispetto all'elevato grado di diffusione raggiunto dal mezzo televisivo». In effetti, la novità non è stata comunicata affatto, se si escludono 15 giorni di spot tv e spazi su un po' di riviste. Troppo poco, forse. E probabilmente anche pochi dettagli.

Non è stato spiegato, in particolare, che - in caso di mancato pagamento del canone televisivo - la società che fornisce l' elettricità deve comunicare il nominativo dell' utente «moroso» all' agenzia delle Entrate. Ma qui sorge un problema, serio.

L' amministrazione finanziaria, però, non avrebbe ancora messo a punto un piano interno per andare a bussare alla porta dei furbetti del canone. Le sanzioni vanno da 103 a 515 euro, ma è probabile che il fisco faccia un primo tentativo con il cosiddetto «avviso bonario».

I dati sull'evasione sono stati contestati dal ministero per lo Sviluppo economico, che ha risposto con le stime arrivate dall'Enel (uno dei gestori nazionali) secondo le quali il livello di evasione sarebbe nettamente più basso, attorno al 10 per cento. «Solo a fine settembre - spiega una nota del ministero - l' agenzia delle Entrate riceverà dalle compagnie elettriche i numeri ufficiali relativi al pagamento del canone tv nei primi due mesi e potrà fare un primo consuntivo attendibile dell' operazione: sarà nostra cura renderne immediatamente conto». Staremo a vedere. Restano i problemi di chi ha pagato e non doveva, costretto - adesso - a una complessa procedura di rimborso. Pasticci figli di una norma scritta (ma questa non è una novità) frettolosamente.

Occhio, arriva la pagella del Fisco Così lo Stato ti fa pagare più tasse

Arriva la pagella del Fisco. Così lo Stato ti fa pagare più tasse



Chi pensava di esultare alla notizia dell'abolizione degli studi di settore farebbe bene a mettere da parte la torta con le candeline e prepararsi al peggio. L'ultima trovata del Fisco italiano prevede l'introduzione di una pagella per valutare i redditi dichiarati dai lavoratori autonomi. E come riporta il Giornale, le differenze tra il vecchio e il nuovo sistema sembrano impercettibili, almeno nella sostanza.

Dal 1993 l'Agenzia delle entrate ha sottoposto i lavoratori autonomi al crudelissimo quanto ottuso filtro degli studi di settore, in base al quale un carrozziere non poteva dichiarare nè meno nè più di quanto lo stesso fisco stimasse corretto. Così poteva succedere che un artigiano poteva anche subire accertamenti maniacali perché nell'ultimo anno fiscale aveva guadagnato più del solito. E invece passava liscio chi pur di restare coerente con le stime del Fisco, sfruttava ogni sotterfugio per evadere le cifre guadagnate in eccesso.

Il nuovo meccanismo della compliance si ammanta solo di fascino esterofilo nel nome, ma nei fatti è la stessa mannaia di prima. Il fisco darà voti alti a chi dichiarerà redditi in linea con le proprie stime, in caso contrario si andrà sotto la sufficienza e saranno dolori. Resta però il dato incontrovertibile che anche negli ultimi anni, i contribuenti più onesti hanno continuato a pagare più di tutti. Stando ai dati del ministero dell'Economia, nei primi sei mesi del 2016 le entrate fiscali sono aumentate del 3,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Sono salite anche le imposte dirette del 3,6%, del 4% quelle indirettre, del 7,6% l'Iva e ciliegina sulla torta sono aumentati anche i controlli e gli accertamenti del 2,5%. All'orizzonte di un premio per chi ha sempre pagato onestamente non si intravede neanche l'ombra.

venerdì 9 settembre 2016

Prete fa sesso con una 13enne orfana Ma il giudice italiano...sentenza choc

Prete fa sesso con una 13enne orfana. Ma il giudice italiano...sentenza choc



La legge non la condanna, ma rimane una vicenda quantomeno borderline. È quella che vede invischiati un prete oggi sessantenne e una ragazzina, appena tredicenne all'epoca dei fatti. Don Marino Genova, curato del paesino di Portocannone, in provincia di Campobasso, ha avuto una relazione sessuale durata più di un anno con G.V., la minorenne che ha denunciato il rapporto a distanza di cinque anni, ma il giudice l'ha assolto asserendo che tra i due "c'era amore".

Stando a Il Tempo, la notizia sarebbe stata diffusa dal sito "Laretedellabuso", portale che si occupa di denunciare gli abusi dei preti pedofili. E questo episodio sembra proprio un caso di violenza, perlomeno psicologica: la ragazzina era rimasta orfana ad appena tredici anni e si era rivolta al cinquantacinquenne parroco del paese per conforto e sostegno. Ma il religioso si sarebbe "innamorato" della minorenne e avrebbe intrattenuto con lei una relazione sessuale durata fino all'anno successivo. G.V ha in seguito denunciato Don Genova per averle procurato disturbi psichici e fisici, sfociati in anoressia e depressione, ma per il giudice dell'udienza preliminare non c'è stato alcun abuso, perché i due "si amavano".

La legge dice che una ragazzina di 14 anni può avere rapporti sessuali, purché sia consenziente e capace di intendere e di volere. Tuttavia G.V., nella sua denuncia, ha raccontato che il prete l'avrebbe sedotta in un momento di ipersensibilità, appena dopo la morte dei genitori. I parenti della ragazza si erano anche rivolti alle istituzioni ecclesiastiche, che si erano limitate a sospendere il religioso e a trasferirlo in un'altra parrocchia. L'unica cosa di cui dovrà rispondere ora Don Marino saranno i rapporti consumati prima del compimento dei 14 anni.