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martedì 31 maggio 2016

Direttore, addio? Poco dopo la nomina... Terremoto in Rai: che testa salta / Foto

Direttore, addio? Poco dopo la nomina... Terremoto-Rai: che testa salta



Gira una voce in Rai: Carlo Verdelli, nuovo direttore editoriale, potrebbe già "sparire". Da che si è insediato, di lui quasi non c'è traccia. Quando iniziò il suo lavoro disse: "Dovessi fallire non ci sarà bisogno che qualcuno me lo faccia notare, me ne accorgerò da solo e toglierò rapidamente il disturbo". Di tempo ne è passato, e in Rai ci si chiede cosa stia combinando Verdelli. E, appunto, le voci sul suo passo indietro, come riporta Il Giornale, si moltiplicano.

Verdelli sarebbe stufo di essere spesso scavalcato nelle decisioni editoriali e di fare da parafulmine quando invece c'è un incidente (si pensi all'ospitata di Riina jr da Bruno Vespa). Inoltre, del "piano editoriale", promesso da Verdelli ancora non si sa nulla: una serie di buoni motivi per pensare che l'uomo estratto dal cilindro da Antonio Campo Dall'Orto, in quel cilindro, si possa repentinamente rientrare.

L'ex moglie di Paolo e quella casa: un grosso casino a casa Berlusconi

Mega-villa a Cannes coi soldi di Silvio


di Lucia Esposito


Succede spesso, quasi sempre, quando una coppia scoppia: finisce il matrimonio e iniziano le liti. Se di mezzo ci sono tanti soldi e tante case la faccenda si complica, ma se uno dei coniugi si chiama Berlusconi, la faccenda diventa una notizia. La storia che ricostruiamo è finita davanti al Tribunale civile di Milano e sarà il giudice a stabilire da che parte sta la ragione. I fatti sono questi: nel 2007 la signora Antonella Costanzo, ex seconda moglie di Paolo Berlusconi (da cui si era separata nel 1993 e aveva divorziato nel 2004 mantenendo sempre buoni rapporti) si innamora della meravigliosa villa “La Lampara” a Cannes. Non una casa qualunque, ovviamente. Ma una delle più affascinanti dimore della Costa Azzurra, cinquecento metri quadrati e oltre duemila di giardino a due passi dalla Croisette. Divisa in diversi appartamenti indipendenti, fu costruita dal marchese George De Cueves, marito di Margaret Rockfeller, acquistata negli anni da diverse famiglie nobiliari, viene quindi comprata dalla Costanzo nel 2007. La ex signora Berlusconi non dispone del denaro contante e chiede un prestito iniziale di 6 milioni di euro al Monte dei Paschi di Siena reso disponibile con un’apertura di credito.

Silvio Berlusconi fa da garante fino a 8,8 milioni. «Il mio ex cognato fu molto gentile, mi incoraggiò ad acquistare la magione dicendo che era un buon affare e firmò la fideiussione. Con lui ho sempre avuto e negli anni ho mantenuto ottimi rapporti», spiega adesso la signora. Antonella diventa proprietaria della villa da sogno, comincia a restaurarla e ricorda: «Il mio ex cognato mandò perfino i suoi giardinieri a Cannes per aiutarmi a sistemarla». Passano gli anni e quel prestito viene quasi dimenticato, è come se non fosse mai stato erogato. La signora non paga la rata, la banca non si fa viva. Ma gli interessi nel frattempo lievitano. Fino al 2015, quando Mps esce dallo strano letargo e informa la signora Costanzo che il debito è arrivato a nove milioni. «In tutti questi anni non avevo saputo nulla. Il fatto che ci fosse la garanzia di Silvio Berlusconi evidentemente tranquillizzava la banca. Con la sua fideiussione si sentivano tutti sicuri». Cosa succede? Otto anni dopo l’apertura di credito, la banca ottiene dal Tribunale un decreto ingiuntivo contro la signora. Risultato: l’incantevole villa viene ipotecata e con essa diverse case di proprietà dei due figli Davide e Nicole (33 e 28 anni) di cui la ex seconda signora Berlusconi è solo usufruttuaria. Viene pignorato anche il conto corrente che Antonella condivide con la figlia. «Mi ritrovo così senza alcuna disponibilità economica. La cosa incredibile è che quei soldi sono, erano, anche di mia figlia».

Dagli agi e dai lussi di un tempo la signora si ritrova in una situazione finanziaria precaria. Il suo avvocato Piero Giuliani, del Foro di Milano, presenta un ricorso di opposizione al decreto ingiuntivo. «La signora durante tutti questi anni risulta non essere stata adeguatamente informata sulle voci che costituiscono l’esatta esposizione del proprio debito a mezzo notifica di relativi estratti conto come peraltro previsto dalla legge. Ma quand’anche recapitati e conosciuti dall’interessata, gli estratti conto sarebbero risultati difformi dall’effettiva esposizione in quanto nei medesimi sarebbero stati conteggiati interessi anatocistici (gli interessi sugli interessi, ndr) successivamente oggetto di formale rinuncia da parte della banca in sede di giudizio di merito». L’avvocato Giuliani inoltre sottolinea come la signora non possa essere accusata di aver fatto il passo più lungo della sua gamba: «La mia assistita sostiene che se non avesse avuto le garanzie e le rassicurazioni da parte dell’ex cognato, non si sarebbe lanciata nell’acquisto».

La trama di questo pasticcio familiare e giudiziario si complica. Il 30 dicembre 2015 Silvio paga 7,550 milioni. Di fatto cancella il debito di Antonella con la banca (che nel frattempo, come detto, aveva rinunciato agli interessi anatocistici). Ma ecco che arriva un colpo di scena. Silvio si trasforma da garante a creditore anche procedente nei confronti della ex cognata. All’inizio del 2016, si surroga legalmente nei diritti e nelle azioni esercitate dalla banca. Compreso il pignoramento dei conti correnti. La surroga è una brutta parola tecnica per dire che Silvio diventa il creditore della sua ex cognata. Al posto della banca adesso c’è lui. E i soldi Antonella deve restituirli all’ex cognato. «Ho cercato in tutti i modi di mettermi in contatto con Silvio. Sono pronta a parlargli, a trovare un accordo perché trovo assurdo che lui accetti che persino sua nipote abbia il conto pignorato e venga coinvolta nella vicenda. Sono pronta anche a dargli la villa di Cannes ma a una condizione: che vengano cancellate le ipoteche per un importo complessivo di 32 milioni che il mio ex marito ha messo sulla villa dei miei figli in Sardegna per ottenere dalle banche finanziamenti in proprio e alle sue società. Non mi sembra giusto che i due ragazzi siano privati di quella proprietà a loro regalata dal padre in seguito agli accordi presi in sede di separazione. Credo che dietro il muro di Silvio ci sia il mio ex marito che si è messo di traverso contro di me», spiega la signora. Uno sfogo che trova eco nella precisazione dell’avvocato Giuliani: «La signora Antonella Costanzo dovrà difendersi nel procedimento avviato dal suo ex marito che chiede la revoca dell’assegno di mantenimento per i due figli».

Antonella precisa che l’assegno era stato quantificato considerando la contestuale donazione del padre ai figli della villa in costa Smeralda, successivamente gravata da ipoteche. Antonella non nasconde la sua delusione e aggiunge: «Paolo mi ha sempre versato l’assegno divorzile, settemila euro al mese al netto della tassazione, con un bonifico bancario. Ma da quando il conto è pignorato io quei soldi non posso usarli».

Sulla revoca dell’assegno di mantenimento per i figli, la prima udienza è fissata all’inizio di giugno. Per quanto riguarda il giudizio sul pagamento dell’importo finanziato per l’acquisto della villa di Cannes che vede come controparte anche Silvio Berlusconi, la decisione arriverà presumibilmente entro la fine dell’anno. Il giudice emetterà la sua sentenza. Una sentenza che, forse, scriverà anche il finale di questa storia triste come quasi tutte quelle che cominciano quando finisce un matrimonio.

lunedì 30 maggio 2016

Caivano (Na): Emione, cambiare subito marcia Monopoli non è all'altezza

Caivano (Na): Emione, cambiare subito marcia Monopoli non è all'altezza della situazione 


Arch. Francesco Emione
Consigliere (Liberi Cittadini) 

Il primo anno di Monopoli è stato disastroso. Il dissesto è colpa sua che non ha controllato i conti pubblici. La sua amministrazione è la peggiore continuità con la precedente. Scaricare il barile non basta più

Consigliere Emione, è trascorso il primo anno di amministrazione Monopoli che coincide anche con il dissesto finanziario. Quali sono le sue considerazioni sul primo anno. 

“E’ stato un anno disastroso, sotto tutti i punti di vista. Provi a chiedere ad ogni cittadino, cos’ha fatto Monopoli per Caivano, nessuno saprà darle una risposta. Non ha fatto nulla. L’unica certezza è che manderà il Comune in dissesto. Non è bastato nemmeno il tecnico di Alto Profilo ad evitare il commissario ad acta". 

Il sindaco invece dice che il dissesto è causa delle vecchie amministrazioni. 

“Monopoli si è presentato innanzi agli elettori di Caivano promettendo di risolvere i problemi, non di scaricarli sugli altri. E’ facile parlare dai palchi. Ha dimostrato di non essere all’altezza dei ruoli che assume. E’ stato uno scadente consigliere provinciale che non difese la città quando il suo leader Gigino Cesaro (detto a Purpett) fece sversare tonnellate di rifiuti a Caivano. Da consigliere di minoranza non ha mai collaborato per la soluzione dei problemi della città. Ha criticato tutto e tutti. L’incoerenza di Monopoli è nota: ha cambiato molti partiti per questioni di opportunità personali. Gli piace Mussolini, si candida nell'Udc poi finisce in Forza Italia, oggi governa con larga parte dell’amministrazione Falco e nello stesso tempo scarica le colpe dei suoi fallimenti sulla precedente maggioranza. Insomma, Monopoli si sputa sulla mano e poi cerca il colpevole. 

Ecco, appunto, chiariamo un po’ questa questione delle responsabilità.

“I consiglieri Gaetano Ponticelli capogruppo del partito del sindaco (Forza Italia) ed ex consigliere del partito del sindaco Falco (UDC), Gennaro Riccio, Fabio Mariniello, il presidente  Del Gaudio (vicesindaco di Falco) e tanti altri, hanno sostenuto la precedente amministrazione insieme al PD. Sono stati consiglieri comunali per quattro anni, mentre io solo per un giorno, perché mi dimisi per ricoprire il ruolo di assessore all’urbanistica. Se c’è da ricercare responsabilità, non si parli a vanvera per ingannare l’opinione pubblica, ormai la gente ha già dato, ma soprattutto ha già visto. 

Quindi le responsabilità sono degli stessi consiglieri di Monopoli?

“Sono del sindaco e della sua sgangherata maggioranza che è la brutta copia dell’amministrazione Falco. Su quattro partiti di maggioranza (Forza Italia, Idea Nuova, La Svolta e PSI) tre capigruppo Ponticelli, Mariniello e Giamante hanno sostenuto la precedente amministrazione. E poi vi sono gli stessi consulenti, le stesse ditte aggiudicatarie di lavori senza gara, la stessa organizzazione della pianta organica.  Non c’è discontinuità. Solo Monopoli, o quasi. 

E come avrebbe potuto evitare il dissesto?

Una donna prima di fare la spesa conta i soldi che ha in borsa. La prima cosa che un sindaco responsabile fa appena eletto è l’analisi dei conti del Comune. Stante l’assoluta incapacità dei suoi consiglieri, avrebbe potuto assumere un consulente. A parte che Monopoli è nelle istituzioni da dieci anni. Avrebbe dovuto saperlo. o no? Il primo atto di Monopoli è stato assumere un portavoce per farsi propaganda con i soldi dei cittadini. Chiedete un po al sindaco che oggi nomina un commissario ad Acta per far quadrare i conti, quanto gli costa il suo addetto stampa. Non era necessario spendere 40 mila euro all’anno per qualche foto su facebook, anche se ormai lo sanno fare tutti, anche i bambini. Come non era necessario pagare 20 mila euro ad un avvocato per scrivere il capitolato di appalto dei rifiuti. La gestione dei conti è stata approssimativa, Monopoli ha trattenuto la delega al bilancio, poi ha nominato due assessori infine fatto arrivare il commissario ad acta. Il documento programmatico più importante non è stato votato dalla giunta definita di alto profilo. Non ha ancora portato in Aula, un documento contabile ad indirizzo politico. Scaricare il barile non serve più. Anche se la politica di Monopoli è questa fino al termine del suo mandato, auspico termini il prima possibile. La sua maggioranza ha già approvato il bilancio nel 2015. Ora dice che quel bilancio era tecnicamente falso. Che significa? E perché non l’ha detto prima? Allora ha votato un bilancio falso? O forse vuole dire che il commissario prefettizio Contarino ha truccato le carte?. Siamo seri. Monopoli avrebbe potuto rateizzare i debiti, ma non l’ha fatto perché si è circondato di dilettanti che ignorano le leggi. Una compagine che non sa dare indirizzi politici ai funzionari, taluni abbandonati a se stessi, altri strenuamente difesi per ragioni incomprensibili. 

Ma come si è arrivati a questo?

Era inevitabile. Monopoli pur di vincere le elezioni si è circondato di un’armata Brancaleone. Ha preso il peggio dell’amministrazione Falco ed ha messo del suo: molti soggetti senz’arte né parte, alcuni perdigiorno di professione, taluni (anche professionisti) che considerano la politica una fonte di arricchimento o sostentamento. Si tratta di improvvisati che hanno piratescamente preso d’assalto il Comune: mai le istituzioni erano state così dileggiate, mai la nostra città aveva raggiunto apici di degrado e volgarità così alti, mai un sindaco si era rivelato tanto impreparato quanto assoggettato ad alcuni consiglieri comunali.

Ma voi dell’opposizione cosa avete fatto?

Per quel poco che ci è stato consentito, abbiamo portato in Consiglio numerose tematiche. I punti all’ordine del giorno sono stati posti solo da noi. Per il resto conduciamo la nostra battaglia per una maggiore trasparenza ed efficienza, in un clima di scontro perenne. La maggioranza, non sapendo fare nient’altro, attacca quotidianamente le forze di minoranza. Il sindaco ha trascinato il dibattito politico nella rissa, ma dopo senza amministrare, parlano i fatti e rivelano il fallimento totale dell’amministrazione Monopoli. Tant’è che ha bocciato la prima giunta ed ha nominato presunti tecnici che non servono a niente. 

Quindi secondo lei si deve già dimettere. 

Per amore di Caivano, lo deve fare. Subito. Ha portato disastri in tutti i settori. Più va avanti, più peggiorano le condizioni della città. E lascerà macerie. Non ha fatto programmazione, non ha ampliato le entrate comunali, non ha presentato progetti di finanziamento. Per ora è stata portata a termine una sola gara di appalto per il ricovero dei cani, poi sono state fatte tutte proroghe. Alcune illegittime. Solo foto su Facebook di ordinaria amministrazione citate come Premio Oscar. Sull’accorpamento dei settori, così pubblicizzato dalla stampa, è stata fatta una colossale figuraccia. Il giudice civile ha ordinato la revoca della delibera per condotta antisindacale. I settori sono tornati ad essere tanti senza nessun risparmio. E questo in soli 12 mesi, non oso immaginare domani. 

Quali sono secondo lei i settori peggio gestiti?

Basta accendere la Tv per capire che a Caivano c’è un’emergenza sociale. Al di là dei dolorosi fatti di cronaca, l’ufficio preposto è stato fallimentare eppure si spendono, tanti, troppi soldi per finanziare cooperative sociali in cui spesso figurano affini e soggetti legati agli amministratori locali e non solo. Il settore dei servizi sociali va immediatamente rivoluzionato. Bisogna mettere da parte chi ha gestito le politiche sociali per fare clientele. E proprio il sindaco ha trattenuto per lungo tempo la delega ai servizi sociali, quindi ancora una volta deve intestarsi il fallimento. 

Non salva nulla?

Come faccio a salvare una forma di governo fallimentare, improntata da familismo, dilettantismo, irresponsabilità. L’unica cosa da fare è porre fine a questo disastro.  C’è una cosa che però salverei, la dignità dei consiglieri comunali che sapranno dire basta per amore di Caivano. Ne troveremo qualcuno? Dubito… 

Sant’Arpino, la scrittrice Adriana Dell’Amico presenta il libro “Nessuno è nato libero”

Sant’Arpino, la scrittrice Adriana Dell’Amico
presenta il libro “Nessuno è nato libero”


di  Antonio Parrella



SANT’ARPINO - Fari puntati sulla cultura.“Nessuno è nato libero”. E’ il titolo del libro dell’avvocata casertana Adriana Dell’Amico, che, dopo il grande successo delle precedenti presentazioni, è stata ospite domenica 29 maggio scorso presso il palazzo Ducale “Sanchez de Luna” di Sant’Arpino. All’happening culturale, organizzato nell’ambito della VI Rassegna Letteraria “Sulle orme del Cantor d’Enea”, oltre alla stessa autrice Dell’Amico, hanno partecipato, tra gli altri, Aldo Pezzella (presidente della Pro Loco), Salvatore Brasiello (assessore alla cultura), la professoressa Teresa Del Prete dell’Istituto degli Studi Atellani ed Ernesto Mattia (responsabile del settore cultura del Comune di Lusciano. Durante la manifestazione sono stati letti alcuni passi del libro a cura di Pio Del Prete ed uno spazio musicale del musicista-attore Gianni Aversano. Il volume della scrittrice-avvocata Dell’Amico punta l’attenzione sulla figura di un parroco, don Nicola, che attraverso il suo cinquantennale sacerdozio percorre il suo ultimo anno di vita nella cura spirituale dei suoi parrocchiani. Tra le varie vicissitudini, che quotidianamente è costretto a vivere, il prelato cerca di dare una risposta al tema fondamentale dell’essere umano, ovvero al significato dell’amore. E spesso, durante gli ultimi mesi, don Nicola si domanda se l’uomo possa essere veramente libero o se è immerso nella categoria filosofica della necessità, da cui non può svincolarsi. Dell’Amico affronta così temi spinosi che dal cinquecento in poi hanno diviso gli intellettuali di area mitteleuropea, dove la libertà veniva subordinata alla necessità, da quelli strettamente cattolici, dove il libero arbitrio rappresentava una tappa fondamentale per operare il bene sulla terra. Dunque l’autrice è conscia di barcamenarsi tra un’ etica protestante di tipo borghese e un cattolicesimo rinascimentale e post-conciliare. Ma è proprio quella vita quotidiana che farà riflettere profondamente il nostro protagonista, fino a fargli ritenere che l’amore è degli angeli e noi uomini possiamo solo imitare quell’ombra platonica dell’amore divino, proiettato sul fondo della caverna in cui siamo  rinchiusi.  

giovedì 26 maggio 2016

La Ricerca migliora la vita. Ci puoi mettere la firma

Sostieni la ricerca del San Raffaele



Nella Ricerca l’importante non è partecipare, ma vincere. Sostieni anche tu l’IRCCS San Raffaele e mantieni viva la fiaccola della ricerca. 

L’IRCCS è un punto di riferimento nazionale nel campo della riabilitazione e della Ricerca scientifica. Ogni giorno 30 laboratori svolgono un'intensa e qualificata attività scientifica, in particolare nel settore della riabilitazione in collaborazione con numerosi ricercatori italiani e stranieri. 

Potrebbe sembrare una piccola goccia nel mare, ma una tua donazione alla Ricerca del San Raffaele può significare la vita per molti pazienti bisognosi di cure sempre più avanzate e risolutive. I ricercatori del San Raffaele di Roma giocano ogni giorno una piccola grande Olimpiade che anche grazie al tuo aiuto speriamo di vincere. 

Sostenere le attività di ricerca dell’IRCCS San Raffaele è semplice. Modalità:
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Inps, il palazzo per feste e party Ecco l'ultima vergogna / Guarda

Inps, un altro palazzo usato per le feste


di Giacomo Amadori



Nel salotto buono di Firenze ci si muove a piedi e per coprire i 300 metri scarsi che separano l’elegantissimo Palazzo Pazzi da quello della Signoria, sede del municipio, bastano 2 minuti. Si può affermare senza tema di smentita che Palazzo Pazzi, detto anche “della Congiura”, rappresenti la sede regionale più pregevole dell’Inps e probabilmente uno dei tesoretti dell’istituto. E così lo scorso 21 maggio, in occasione dell’apertura al pubblico delle sedi storiche dell’istituto previdenziale, una kermesse intitolata Welfarte, ha offerto il programma più affascinante, con tanto di evento musicale.

Sul sito dell’Inps la cornice era così descritta: «Il cortile con un portico a tre lati tra i più suggestivi della città, il salone monumentale, la cappellina affrescata, la sala pompeiana e un’altana dallo splendido panorama, lasceranno senza fiato i visitatori». Nell’androne fa bella mostra una copia dello stemma dei Pazzi attribuito a Donatello: due delfini simmetrici girati verso l’esterno e quattro croci. Per l’occasione l’Inps ha proposto un concerto lirico e l’esibizione del Quartetto d’archi formato dai professori dell’Orchestra del Maggio musicale fiorentino. Guai a pensare che i dirigente dell’istituto abbiano pensato solo all’intrattenimento: «Non mancheranno momenti istituzionali per consentire agli interessati di usufruire di consulenze previdenziali presso le 3 postazioni Inps che saranno presidiate per l’intera giornata» era precisato sul sito.

Il complesso è suddiviso in tre piani e ha un appendice in via del Proconsolo 8. Al catasto 25 vani sono registrati come uffici; altri 39 vani sono iscritti come «abitazione di tipo economico», mentre al piano terra si trovano 5,5 vani «popolari», adibiti ad aule di formazione e per l’informatica. A questi 70 locali bisogna aggiungere circa 30 mila metri cubi di «uffici pubblici» in uno dei più bei palazzi di Firenze e quindi d’Italia e quindi del mondo. Al piano nobile c’è il celebre salone monumentale che può ospitare un’ottantina di invitati. Purtroppo gli ambienti sopra al salone sono senza pavimenti visto che quei solai sono inutilizzati e abbandonati al degrado da decenni.

L’ex direttore regionale dell’Inps della Toscana Fabio Vitale, rimasto in carica dal 2009 al 2014, aveva proposto di mettere a reddito questa sede regionale e di trasferire gli uffici in uno stabile periferico, precisamente in viale Matteotti, un edificio ereditato dall’Inpdap che è stato oggetto di numerosi interventi mai conclusi visto che l’impresa edile a cui erano stati affidati è fallita. La proposta di Vitale non venne però accolta. Eppure nei libri contabili dell’istituto Palazzo Pazzi è valutato circa 100 milioni di euro e ogni anno, secondo le notizie raccolte da Libero, costerebbe un’esagerazione di manutenzione straordinaria (almeno 1-2 milioni l’anno) e ordinaria (circa 100-150 mila euro l’anno). Palazzo Pazzi, è uno dei migliori esempi in città di architettura civile del Rinascimento.

Venne costruito tra il 1458 ed il 1469 e per alcuni al progetto avrebbe lavorato Filippo Brunelleschi, autore della cappella Pazzi. In quei saloni sarebbe stata ideata la congiura del 1478 contro Lorenzo il Magnifico e suo fratello Giuliano, che nell’agguato perse la vita. Per questa mattanza i Pazzi vennero esiliati e l’edificio passò di mano in mano. Dalla famiglia francese dei d’Estonville ai Medici ai Malaspina. Successivamente toccò agli Strozzi. Nell’’800 ospitò un istituto religioso e la sede della massoneria del Grand’Oriente d’Italia. Nel 1913 venne acquistato dalla Banca di Firenze, la quale lo fece restaurare dall’architetto fiorentino Adolfo Coppedè. Il passaggio all’attuale proprietario, l’Inps, avvenne in piena epoca fascista, nel 1931. Nel dopoguerra il palazzo fu oggetto di importanti restauri che restituirono all’edificio in suo aspetto quattrocentesco, l’ultimo dei quali, molto dispendioso, si è concluso sei anni fa.

Nonostante i costi esorbitanti nessuno all’Inps sembra intenzionato a privarsi di una sede tanto prestigiosa e così adatta a suggestivi concerti musicali

Calcio e scommesse, trema la A: sospetti sulle gare di Napoli e Milan

Calcioscommesse, trema la Serie A: puntate sospette anche su Napoli e Milan



Il calcio italiano non trova pace. Prima i flussi anomali di scommesse sull’espulsione di Mirko Gori durante la partita fra Frosinone e Napoli, poi gli arresti al gruppo di camorra “Vanella Grassi” di Secondigliano che avrebbe orientato alcune partite di B, e, oggi, un presunto dossier dei bookmaker su alcune combine in Serie A. Un’escalation di pessime notizie per il mondo del pallone che, sempre più, perde la sua credibilità sotto i colpi di inchieste, arresti, penalizzazioni e carte bollate.

Il dossier - Secondo quanto riporta La Repubblica lo scandalo calcioscommesse potrebbe allargarsi con 5 gare di Serie A e 11 di Lega Pro sotto osservazione. I bookmaker infatti, hanno preparato un dossier che nei prossimi giorni verrà inviato alle autorità competenti. Nel fascicolo vengono segnalati alcuni “movimenti anomali" del campionato appena terminato. Le partite sospette sarebbero Frosinone-Milan 2-4. Frosinone-Napoli 1-5, Genoa-Frosinone 4-0, Verona-Frosinone 1-2 e Napoli-Frosinone 4-0. Secondo la fonte del quotidiano però, il fatto che riguardino tutte il Frosinone "non sta a significare che la società o i calciatori abbiano responsabilità dirette. Non abbiamo alcuno strumento per valutarlo. Ma certo le puntate registrate sono state molto strane".

Lega Pro - Ci sono sospetti riguardanti anche la Lega Pro. Sono state già denunciate alla procura di Catania, 11 partite della terza serie: la maggior parte riguarda il Messina, ma ricompare anche il nome del Catania. Per il momento non ci sono elementi per delineare responsabilità delle società "ma alcune situazioni hanno davvero dell’incredibile: ci sono autogol che ricordano i tempi dell’inchiesta di Cremona".