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giovedì 28 aprile 2016

Mara Venier stufa marcia dell'Isola, devastante sfogo contro il suo show: "Io e Signorini...". La Marcuzzi ko

Venier stufa marcia dell'Isola, devastante sfogo contro il suo show: "Io e Signorini..."



Se lo dice lei. Se lo dice una che dovrebbe parlare solo bene del programma, visto che ne fa parte... Invece Mara Venier è stufa. E' un fiume in piena ai microfoni di M2o ospite di Selvaggia Lucarelli e Fabio De Vivo.  

L'opinionista del reality di Canale 5 L'Isola dei famosi, quest'anno, accusa una certa stanchezza. "Effettivamente è stata un'edizione un po' sofferta. Un'edizione molto diversa da quella dell'anno scorso. La passata edizione è stata divertente, ironica, anche fatta con grande intelligenza da parte di tutti quanti. Quest'anno è un'Isola completamente diversa. E' stata, purtroppo, l'Isola delle polemiche. Mi sono divertita di più lo scorso anno", ammette. 

"Io non amo più le polemiche - continua la Venier  -. A mio avviso questa è stata l'Isola delle troppe polemiche: veleni, cattiverie, polemiche. Tutto questo, poi, arriva anche a noi opinionisti e ad Alessia (Marcuzzi, ndr). Un anno fa io ed Alfonso Signorini avevamo finito dietro un paravento, quasi nudi e con i fiori, ma con tanta voglia di divertirci e con un grande dispiacere che fossimo arrivati alla fine di quell'Isola dei famosi che è stato un grandissimo successo. Quest'anno non vediamo l'ora di finire".

Il principe nei guai: vogliono processarlo Emanuele Filiberto fa infuriare una città

La città di Noto si ribella a Emanuele Filiberto: "La guerra mondiale e il fascismo: tutta colpa sua"



La città di Noto si ribella all'arrivo del principe Emanuele Filiberto di Savoia. Persino gli ex partigiani sono sul piede di guerra. Il principe è atteso come  testimonial della tradizionale "Infiorata" e dovrebbe arrivare in visita il 14 maggio nella Basilica di San Nicolò. 

Ma fioccano le polemiche. Soprattutto dell'Anpi e di Sinistra ecologia e libertà. Emanuele Filiberto, secondo loro, deve rispondere di alcune cose: "ad esempio delle teste mozzate presentate dalla sua famiglia ai sudditi come severo monito in data 1860", come riporta il Fatto Quotidiano, "oppure dei bombardamenti all'artiglieria durante l'assedio nelle quattro giornate di Milano, in data 1898". E ancora: deve rispondere della prima guerra mondiale in data 1915; del fascismo, della proclamazione delle leggi razziali, dei tribunali speciali, intorno fine anni Trenta inizio anni Quaranta". Insomma, un discreto elenco di crimini e fattacci vari.

In una lettera molto dettagliata,  associazionismo e i partiti esprimono il loro astio verso l'erede di casa Savoia e si fanno portavoce del "sentimento di vergogna che assale i cittadini di Noto". Mentre il sindaco della città se ne lava le mani, dicendo di non averlo invitato lui, si individuano i "colpevoli": Francesco Atanasio e Francesco Maiore, delegati delle associazione ordini dinastici di casa Savoia. 

Canone Rai, il cavillo per non pagare Dopo l'ok dei giudici, giallo in bolletta

Canone Rai: via libera dal Consiglio di Stato



Arriva anche il via libera del Consiglio di Stato al canone in bolletta. Dopo essere stato bloccato il mese scorso, il provvedimento diventa operativo e il canone tv da luglio sarà incluso nella nostra bolletta. Il parere favorevole è arrivato dopo che il Ministero dello Sviluppo Economico ha chiarito, anche se solo in parte, i dubbi sollevati dal Consiglio di Stato il 7 aprile.

Rilievi non accolti - Tra i rilievi che erano stati avanzati, è stato chiarito cosa si intende per apparecchio tv, ma – spiega il quotidiano Repubblica – la definizione è stata scritta in una nota esplicative e non nel decreto stesso (come era stato richiesto dal Consiglio di Stato), lasciando aperta la possibilità di includere tablet, computer e smartphone (che per ora non sono soggetti a canone) in futuro. Per quanto riguarda la richiesta del Consiglio di Stato di ribadire nel decreto che il canone si versa una sola volta anche se ci sono più televisori in casa, il Ministero ha precisato che questo punto si deduce con chiarezza dalla Legge di Stabilità del 2016 che ha varato la novità del canone in bolletta e quindi non è serve riaffermarlo anche nel decreto applicativo. Infine, il Consiglio di Stato aveva invitato a rendere più comprensibile il testo del decreto per un’ampia platea, ma lo Sviluppo Economico non lo ha modificato con la motivazione che si tratta di un atto tecnico. Nonostante abbia dato parere favorevole, il Consiglio di Stato ha rinnovato l’appello ad allegare al decreto, per lo meno, tutte le istruzioni e la modulistica necessarie ai cittadini per invocare l'esenzione dal pagamento quando ne hanno diritto con un linguaggio comprensibile ai non addetti ai lavori.

Rilievi accolti – È stato chiarito che le aziende elettriche concessionarie del canone avranno una compensazione economica. Questa non ricadrà sulla bolletta dei cittadini, ma sarà coperta dai fondi dell'Agenzia delle Entrate in modo forfettario per evitare che le aziende elettriche possano chiedere di più di quanto stabilito. Il ministero ha anche accolto la richiesta del Consiglio di Stato che tutti i dati del cittadino siano trattati secondo la prescrizione del codice della privacy, sotto le istruzioni del garante. È stata anche semplificata la richiesta di esenzione di una delle due utenze per chi ha più di una casa. Infine, il ministero ha promesso una campagna informativa più capillare per spiegare bene ai telespettatori italiani i loro nuovi diritti e doveri.

Pensioni, ecco come andarci prima Due soluzioni per uscire dall'incubo

Pensioni, ecco come andarci prima. Due soluzioni per uscire dall'incubo



Con un sentimento misto di panico e rassegnazione, i giovani lavoratori italiani aspettano entro la fine di questa settimana l'arrivo della famigerata busta arancione dell'Inps, la lettera che dovrebbe chiarire il futuro previdenziale e, per chi può, dare l'opportunità di migliorarlo. Per questa prima tornata sono attese circa 150mila lettere, anche se la macabra sorpresa è stata già rovinata dal presidente dell'istituto di previdenza, Tito Boeri, che ha profetizzato per i nati negli anni Ottanta una prospettiva di fine carriera non prima dei 75 anni.

Lo studio - La 50&Più Enasco, il patronato di Confocommercio, ha realizzato delle simulazioni sui profili più comuni, tenendo insieme nella categoria "giovani" i lavoratori tra i 25 e i 40 anni, quelli insomma che in teoria sarebbero più penalizzati. Come riporta il Messaggero, emerge una durissima sentenza sull'analisi di questi profili, che si spera riescano a evitare eccessivi periodi di contratti precari e dinamiche retributive discontinue: le future pensioni raggiungeranno al massimo la metà del reddito o qualcosa in più. La sorte peggiore tocca ai lavoratori autonomi, in particolare artigiani e commercianti. Chi oggi a 40 anni ha alle spalle fino a 20 anni di contibuti versati, potranno sperare di intascare il 50% del proprio reddito nell'assegno della pensione, ma non prima dei 70 anni.

Le alternative - I calcoli dell'Inps solo in pochi e fortunati casi porteranno notizie rassicuranti. Per questo al lavoratore non resta che armarsi di tanta pazienza e valutare, magari assieme a consulenti esperti, quale sia la soluzione più aderente alla propria realtà per ammortizzare la batosta previdenziale, e chissà anticipare la fine del lavoro a un'età in cui ancora la ragione lo accompagna. Resta ancora l'incognita della riforma che il governo sta valutando sull'obbligo di aderire ai fondi pensioni, che in prospettiva potrebbero diventare più convenienti con un aumento della deducibilità sui versamenti.

LA GIANNINI CONDANNATA L'ultimo disastro del ministro: cosa ha fatto, quanto paga

La Giannini condannata, l'ultimo disastro del ministro: cosa ha fatto, quanto paga


di  C.MA.



Ora la sentenza è arrivata ed è una sentenza di condanna. Il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini dovrà pagare 9.187 euro all’Università per stranieri di Perugia per il danno arrecato, quando era rettore dell’ateneo, con una delibera che risale al giugno 2008. Circa 50 mila euro complessivi dovranno versare a vario titolo altri undici tra responsabili amministrativi e consiglieri di amministrazione. Lo ha deciso la Corte dei conti dell’Umbria. Una sentenza contro la quale i condannati, compresa la stessa Giannini, proporranno appello.

Al centro del procedimento c’è appunto la delibera con la quale l’Università aveva approvato lo schema di contratto per prendere in affitto alcuni locali da destinare alla realizzazione di un centro ricreativo per gli studenti. Struttura che però non venne realizzata. Secondo la procura contabile (che aveva quantificato in circa 340 mila euro il danno complessivo) la delibera era espressione di una scelta definita chiaramente «incongrua e antieconomica» per un immobile «che sarebbe stato utilizzato solo in minima parte per esigenze istituzionali». Insomma, uno spreco per via di un mancato utilizzo. Per inciso, a questa vicenda si collegherebbe anche una gestione poco attenta anche di altri locali, presi in affitto e poi subaffittati a studenti che non hanno mai pagato.

I vertici dell’Università perugina (tra cui l’attuale rettore Giovanni Paciullo, all’epoca nel consiglio d’amministrazione) hanno sempre sostenuto la correttezza del proprio operato. Al termine del giudizio la Corte dei conti pur «nel rispetto del merito della scelta dell’Università per Stranieri di locare l’immobile» ha ritenuto che questa esprima «un grado di attenzione, avvedutezza, prudenza e massimizzazione valutativa degli interessi pubblici perseguiti non adeguato all'importanza degli interessi stessi». Da questa valutazione è scaturita la decisione di condannare i convenuti in giudizio a somme che vanno dai 3 mila e 900 euro dei componenti del consiglio d'amministrazione ai poco più di 9 mila euro dell’ex rettore, ossia la Giannini.

Il legale del ministro, l’avvocato Luigi Medugno, esprime «moderata soddisfazione perchè la sentenza già recepisce molti argomenti della difesa». E continua a sostenere «l’assoluta correttezza dell’operato» della sua assistita. «Siamo certi che non ci siano comportamenti da sanzionare e per questo faremo appello contro la decisione che comunque già ridimensiona molto il danno contestato», ha aggiunto l’avvocato, il quale poi ha dichiarato che la Giannini, rispetto alla vicenda, «è serenissima». La contestazione «si riferisce solo all’approvazione della delibera e non ai fatti successivi», ha sottolineato a sua volta l’avvocato Mario Rampini, legale di molte delle persone coinvolte.

Anche il rettore Paciullo dichiara che continua «a ritenere che l’unanime decisione assunta dal consiglio d'amministrazione fu dettata dalla necessità ed urgenza di destinare agli studenti spazi in un immobile, per la restante parte, già di proprietà dell’Università per Stranieri». La conseguente delibera «con cui venne deciso di affittare i locali era pienamente legittima». 

Toti feroce, così umilia Bertolaso L'attacco totale (pure a Berlusconi)

Toti contro Bertolaso: "Se si vuole ritirare lo faccia in fretta"



Nega ogni scissione, ma cannoneggia contro Forza Italia, Silvio Berlusconi e Guido Bertolaso. L'uomo forte tra gli azzurri, Giovanni Toti, punta il dito contro l'ex capo della Protezione Civile. Certo, spiega, "lo appoggerò nonostante lui stia non stia aiutando molto in questo inizio di campagna elettorale, diciamo così, scoppiettante", dichiara in un'intervista al Corriere della Sera. E ancora: "Finora ha detto che la moglie vota Giachetti, lui voterebbe Marchini e che potrebbe fare l'assessore della Raggi: comunicazione e obiettivi mi sembrano un po' confusi", mette il dito nella piaga. Poi quello che sembra quasi un appello: "Il suo ritiro? Non lo so, ma se ha la volontà - come da certe sue parole sembra trasparire - di fare un passo indietro, lo faccia in fretta. Se invece ci crede fino in fondo, parli dei problemi e noi lo appoggeremo convintamente e compattamente".

Un attacco a tutto tondo, quello di Toti. Un attacco che per forza di cose va a colpire anche il Cavaliere, primo sostenitore di Bertolaso. E quando chiedono al governatore della Liguria se a Roma Meloni e Salvini hanno attentato alla leadership del Cav, lui risponde in modo sibillino: "A Roma, se ricostruiamo i fatti, ha ragione Berlusconi. Però, citando Andreotti, in politica non basta aver ragione, bisogna che te la diano. Sarebbe servito uno sforzo maggiore da parte di tutti. Ma dopo uno stop si può e si deve ripartire".

mercoledì 27 aprile 2016

LE ULTIME ORE DI MILAN Berlusconi vende ai cinesi (ma c'è anche un italiano)

Le ultime ore di Milan, Berlusconi vende ai cinesi (ma arriva anche un italiano)



È l’imprenditore cinese Jack Ma, fondatore della compagnia Alibaba e comproprietario del Guangzhou Evergrande, il capo della cordata che entro la fine della settimana dovrebbe ottenere da Silvio Berlusconi il via libera per l’acquisizione della maggioranza delle quote azionarie del Milan. Lo riporta Repubblica, secondo cui il patron rossonero non ha ancora sciolto i dubbi sulla formula dell’operazione. Comunque sia, l'opzione più probabile prevede la cessione del 70% delle quote subito ai cinesi e il restante 30 entro un anno. L’offerta presentata dalla cordata, 500 milioni, avrebbe superato il vaglio di Fininvest. Nell’operazione, secondo il quotidiano, rientrerebbe anche Marcello Lippi: per l’ex commissario tecnico della Nazionale è pronto il ruolo di direttore tecnico.

La parola "fine" alla vicenda potrebbe arrivare nell'imminente assemblea degli azionisti rossonera, in programma giovedì pomeriggio con il successivo Cda: Berlusconi potrebbe sciogliere la riserva e cedere la maggioranza ad Oriente. Se il Cav - sempre propenso ai ripensamenti quando si parla di Milan - dovesse dare il definitivo via libera, l'esame dei conti - assicurano fonti vicine alla società - potrebbe chiudersi rapidamente: l'ipotesi è che la firma possa arrivare già a metà giugno, in modo da impostare al meglio la prossima stagione e, soprattutto, una faraonica campagna acquisti in grado di ridare splendore al marchio rossonero, mai come oggi in affanno.

La presenza di Jack Ma, se confermata, darebbe ulteriore autorevolezza alla proposta cinese: il suo nome, aggiunge Repubblica, non è ancora apparso direttamente (la riservatezza è ai massimi livelli). Ci sarebbero però diverse conferme che porterebbero a mister Jack. Fondatore nel 1999 di Alibaba, l'azienda di commercio online che in pochi anni gli ha permesso di scalare la classifica degli uomini più ricchi al mondo, l'ex professore di inglese ha colto per tempo il formidabile potenziale del calcio nella regione asiatica. Non a caso nel 2014 ha investito la bellezza di 192 milioni di dollari nel Guangzhou, un marchio sportivo di successo che proprio con Lippi ha vinto tre titoli nazionali e la Champions d'Asia. Ora avrebbe deciso di puntare sull'Europa. E di farlo in grande.