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lunedì 18 aprile 2016

La Germania ammazza l'Europa Cosa vuole tassare per i migranti

La Germania: eurotassa sulla benzina per salvare i migranti



Ma sì, tiriamoci una bella martellata sulle palle. La proposta della Germania per trovare le risorse economiche con cui gestire la crisi dei migranti (tradotto: dare miliardi alla Libia perchè faccia filtro anzichè far passare tutti i disperati diretti in Europa) è nientemeno che una eurotassa sulla benzina. E certo, a Berlino e dintorni mica hanno le accise varie e i contributi più ridicoli e assurdi che noi paghiamo in Italia. Così, alè, tassiamo la benzina. Il ministro tedesco Wolfgang Schaeuble ne ha già discusso col presidente della commissione europea Jean Claude Juncker. La proposta tedesca è alternativa a quella avanzata da Renzi per realizzare degli Eurobond con cui trovare le risorse per la gestione degli sbarchi, alla quale stamattina la cancelliera tedesca Angela Merkel ha opposto un secco no. 

Caivano (Na): Via Puccini, Emione: Vicino alla famiglia della Signora Rita Grimaldi deceduta ieri in Ospedale

Caivano (Na): Via Puccini, Emione: Vicino alla famiglia della Signora Rita Grimaldi deceduta ieri in Ospedale


di Francesco Emione

Architetto Francesco Emione
Liberi Cittadini

Appresa la notizia del decesso della signora Rita Grimaldi, a seguito dello scoppio in Via Puccini. In rappresentanza del gruppo politico Liberi Cittadini non possiamo che unirci al dolore della famiglia Grimaldi, auspicando una maggiore concretezza da parte dell'amministrazione Monopoli nell'aiutare le famiglie colpite dalla tragedia. 

Mattarella, la scelta molto sospetta Cosa ha fatto nel giorno del voto

Mattarella, la scelta molto sospetta: cosa ha fatto nel giorno del voto



Nel giorno del referendum, Sergio Mattarella si è palesato in tarda serata. Per la precisione dopo le 20.30. Un'orario tutt'altro che casuale per recarsi alle urne a votare. Una scelta che ha un chiaro significato politico: i maligni, infatti, sussurrano che il Colle abbia voluto dare un aiutino a Matteo Renzi.

Già, perché se il Capo dello Stato "latita", e insomma non va a votare al referendum sulle trivelle, il messaggio è chiaro: la consultazione è inutile, anche per lui. Ma il fatto che abbia scelto la tarda sera per esercitare il suo diritto è ancor più sospetto: forse per lui il referendum contava, ma per questioni di realpolitik meglio se non avesse raggiunto il quorum, come è accaduto. Perfetto, dunque, votare a tarda sera, rompendo la consolidata prassi degli inquilini del Quirinale, che di solito, alle urne, si recano di primissima mattina (eccezion fatta per un lontano precedente che riguardò Cossiga).

Il sospetto, dunque, è che a causa del forte valore politico assunto dal referendum, Mattarella abbia scelto di influire il meno possibile sull'esito della consultazione, "nascondendosi". Già, perché l'inquilino del Colle, è cosa nota, della stabilità di governo ha fatto il suo pallino. E se quel referendum fosse passato, le conseguenze per Palazzo Chigi avrebbero potuto essere tragiche.

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Marchionne scatena un altro terremoto: "Chi arriva in Formula 1" (non è l'Alfa)

Marchionne scatena un altro terremoto: "Chi arriva in Formula 1" (non è l'Alfa)



Dopo il Gp di Cina, col tentato suicidio al via di Sebasitan Vettel e Kimi Raikkonen (che poi hanno raddrizzato una gara che avrebbe potuto essere ben più gloriosa), parla il presidentissimo Ferrari, mister Sergio Marchionne. "Che dire...una cosa molto non Ferrari...imbarazzante. Erano molto più imbarazzati di me", ha affermato sui piloti. Comunque, il manager, si è mostrato insolitamente conciliante: "È stata una svista, credo, che sfortunatamente ci è costata un bel po' durante la gara. Detto questo, quello che ha fatto Vettel, e anche Raikkonen contro Hamilton, alla fine è stato un capolavoro".

Ma dopo le considerazione sul Cavallino, Marchionne cambia target e obiettivi. Nel mirino ci finisce, ancora, il padre-padrone del circus, Bernie Ecclestone: "È molto bravo nelle trattative ma prima o poi tutti dobbiamo andare in pensione - afferma sibillino -. E quando sarà, dovremo ripensare tutto, costruire una F1 più solida. Con una vera struttura". E il candidato per la rifondazione, va da sé, è lui. Ma è quando si parla dell'arrivo di nuovi competitor in Formula 1 che all'uomo in pullover sfugge una frase interessante: "Mi auguro che arrivino. Audi? Sarebbe perfetta". Insomma, nel circus potrebbero arrivare altri tedeschi. E quando gli ricordano che i tedeschi, si pensi alla Mercedes, sono bravi a fare auto, Marchionne risponde così: "La Ferrari il proprio mito l'ha costruito confrontandosi con i migliori. Battere la Manor non serve a costruire nessun mito".

Infine, si parla di Alfa Romeo. Gli si chiede se quella del ritorno della scuderia in F1 fosse una boutade, e lui risponde: "No. È un progetto vero. Ma prima dobbiamo farci qualche soldo, con l'Alfa, poi proveremo ad entrare. Cavolo, abbiamo più titoli noi con quel marchio lì di molta altra gente che sta qua".

Salvini rivela quello sfregio subìto: "Ecco cosa mi combina Berlusconi"

Salvini rivela lo sfregio subito: "Ecco cosa mi fa Silvio Berlusconi"



A meno di due mesi dalle elezioni, Matteo Salvini ribadisce di non sapere "cosa faranno gli altri partiti", ma per lui una cosa è certa, dice in una intervista al Messaggero: "Irene Pivetti sarà capolista e dopo di lei ci saranno altri nomi importanti. Saranno delle belle liste e saranno in appoggio al candidato sindaco Giorgia Meloni". Punto. Sull'ipotesi di un appoggio del centrodestra ad Alfio Marchini non vuole nemmeno parlare. Sarà per questo forse che con Silvio Berlusconi "è un po' di tempo che non ci sentiamo. E non mi risulta che siano previsti incontri nei prossimi giorni con il Cavaliere". Non che il leader della Lega non voglia vedere il Cavaliere: "L'esatto contrario. Io mi sono reso disponibile, anche recentemente, ma non posso certo autoinvitarmi a casa altrui se la mia presenza non è gradita".

Secondo Salvini in questo momento "vincere significa una sola cosa", che "anche altri decidano di puntare su Giorgia Meloni. La quale a detta di tutti, ma proprio tutti i sondaggi, è di gran lunga quella che nell'area del centrodestra raccoglie più consensi". Non solo: "A un mese e mezzo dalle elezioni nessuno ha ancora parlato di programmi solo per stare dietro a queste beghe. Adesso basta: noi partiamo con la raccolta firme e cominciamo a parlare coi romani dei problemi della loro città. E' l'unica cosa che conta. Il passato è passato".

VOLANO INSULTI NEL PD Caos dopo il referendum: parole grosse, chi si scanna

Il referendum fallisce, il Pd anche. Volano gli insulti: ecco chi si scanna


di Fausto Carioti


Due opposizioni da reinventare. Anzi tre, contando pure la Cosa rossa che potrebbe (avrebbe potuto?) coagularsi attorno al corpaccione del governatore pugliese Michele Emiliano, almeno sino a ieri aspirante rivale di Matteo Renzi alla leadership del Pd. Alla fine ha votato un terzo degli elettori, ben meno del quorum del 50% richiesto dalla Costituzione per rendere valido il risultato. Eppure sulla carta i rivali di Renzi avevano i numeri per metterlo alle corde. A favore del referendum si erano pronunciati innanzitutto i grillini, che i sondaggi accreditano di percentuali attorno al 26%. Stessa cosa aveva fatto la Lega, collocata sul 14%. Se solo gli elettori di questi due partiti avessero seguito le indicazioni, ieri si sarebbe presentato ai seggi il 40% degli italiani. Al conto vanno poi aggiunti i Fratelli d’Italia (5%), Sinistra Italiana (4%), altri cespugli di sinistra (2% circa) e ovviamente una parte non definita, ma comunque ampia, di Forza Italia, partito tuttora quotato attorno al 13-14%, nonché una fetta di quel Pd che Renzi ha schierato ufficialmente per l’astensione, ma che governa in sette delle nove regioni che hanno promosso il quesito. Per i Cinque Stelle e i partiti a sinistra del Pd il no alle trivelle (e ai combustibili fossili e alle multinazionali depredatrici ecc. ecc.) doveva inoltre essere un tema “identitario”, capace di far mobilitare gli elettori con uno schiocco di dita, per ricavarne a gioco concluso un bel dividendo elettorale. E invece.

Alla fine, più di tutto questo, ha pesato la scelta di Renzi di ridurre al minimo l’informazione sul referendum, di non accorpare il voto con le elezioni amministrative di giugno e di tenere i seggi aperti per un solo giorno: lussi che può permettersi solo chi sta al governo. Così il quorum è rimasto lontano e il premier può pensare alle sfide che per lui saranno decisive: le Comunali, appunto, e il referendum sulla riforma costituzionale di ottobre, appuntamenti ai quali conta di presentarsi portando in omaggio agli italiani sconti fiscali e altre prelibatezze elettorali. Il governo sta lavorando a un taglio dell’Irpef per i lavoratori dipendenti, al calo della pressione fiscale sulla previdenza complementare, a una riduzione degli oneri contributivi sul costo del lavoro e a un bonus bebè per il secondo figlio: tutte cose da annunciare nell’imminenza delle prossime chiamate ai seggi.

È contro questo Renzi pronto a creare deficit pur di vincere, e ripartendo da un risultato come quello di ieri, che le opposizioni devono trovare un modo per contendere al Pd il governo del Paese. Anche ieri i Cinque Stelle hanno confermato tutti i loro limiti: bravissimi a fare caciara, inadeguati quando si tratta di convincere la maggioranza degli italiani della bontà delle loro proposte. La scomparsa di Gianroberto Casaleggio, l’unico tra loro dotato della cultura necessaria a maneggiare le categorie della politica, rischia di essere letale per il “movimento”. La vittoria alle Comunali di Roma sarebbe un ottimo ricostituente, ma se dovesse andare male nella capitale (a Milano e a Napoli grosse possibilità non se ne vedono) il mito grillino della crescita felice sino alla conquista del potere subirebbe un brutto colpo.

Per il centrodestra la lezione del voto di ieri è che inseguire i Cinque Stelle e la Cgil su temi come il contrasto alla modernità e all’impresa non paga. La buona notizia è che Stefano Parisi, che contende al pd Beppe Sala la guida di palazzo Marino, rappresenta l’esatto opposto di quello che volevano i promotori del referendum: è da lui e dal suo approccio pro-mercato che la coalizione riparte, non solo a Milano.

L’impressione è che a Renzi, ancora per qualche tempo, i problemi maggiori continueranno a crearglieli a sinistra. Emiliano, che per tutto il pomeriggio è andato in giro a dire che il quorum era a portata di mano, dopo il voto di ieri rappresenta un pericolo ancora minore di quanto fosse alla vigilia. Ma anziché compattare il Pd sulla linea vincente del segretario-premier, la vittoria ha approfondito la spaccatura tra le due anime del partito.

I seggi erano ancora aperti e già volavano gli insulti. In prima fila l’ultrà renziano Ernesto Carbone, che dopo la diffusione dei dati sull’affluenza alle 19 ha pensato di sfottere con un tweet i referendari, iniziando dai compagni di partito: «Prima dicevano quorum. Poi il 40. Poi il 35. Adesso, per loro, l’importante è partecipare #ciaone». Il bersaniano Miguel Gotor, decisamente uno dei più educati a rispondergli, lo accusa di «atteggiamento irresponsabile» e gli fa presente che «esaltare la scelta dell’astensione alla vigilia di importanti elezioni amministrative e pochi mesi prima del referendum sulla Costituzione rischia di trasformarsi in un pericoloso boomerang per lo stesso Partito democratico». Questo mentre lo staff di Palazzo Chigi accusava Emiliano di «retwittare chi odia il Pd», nientemeno. La resa dei conti di Renzi con i suoi avversari culminerà nel referendum di ottobre, ma è iniziata ieri sera.