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lunedì 28 dicembre 2015

L'Intervista - Parla il banchiere-squalo pentito: "Tutti i trucchi per rovinare la gente"

Parla il banchiere-squalo pentito: "I trucchi per rovinare le persone"


intervista a cura di Francesco Specchia

Parla il banchiere-squalo pentito:

L’unico caso in cui tenere un alto profilo (di rischio) ti può spalancare abissi di disperazione.

La Procura di Civitavecchia scopre che a Luigi D’Angelo - il pensionato suicida che vide inceneriti i risparmi d’una vita - Banca Etruria aveva modificato il «livello di affidabilità» per giustificarne l’acquisto di obbligazioni secondarie tossiche. E salta fuori che tutto ciò «non è un caso singolo, è la prassi».

Vincenzo Imperatore, ex spietato manager bancario oggi pentito, lei che ha scritto due libri sulle truffe delle banche (Io so e ho le prove, Io vi accuso, Chiarelettere) oggi afferma che taroccare i «profili di rischio» è quasi un atto dovuto...

«Se lei pensa che ci sono in giro 70 miliardi di obbligazioni subordinate che per essere piazzate abbisognano di profilo particolare tra quelli previsti, e cioè, a scalare in ordine di rischio: “prudente”, “cauto”, “bilanciato”, “dinamico”, “aggressivo”, ovvio che si tarocchi»

Qual è il profilo che ti consente di acquistare prodotti bancari pericolosi?

«Se rientri nei primi due di cui sopra non puoi proprio acquistare titoli, è proibito dalla MiFid la direttiva dell’Unione Europea (se uno ci pensa, un paradosso). Che ti tutela: ti impedisce di comprare sia obbligazioni secondarie che strutturate e neppure azioni di istituti che stanno facendo l’aumento di capitale, come nel caso, ultimamente, della Popolare di Vicenza o Veneto Banca»

Perdoni l’ignoranza, ma esattamente cos’è il «profilo di rischio»?

«Dovrebbe essere la tua esatta fotografia economica. E si comincia a tratteggiare già quando entri in banca e ti sottopongono al “test di adeguatezza”, una serie di domande che sono un’escalation»

Del tipo?

«Del tipo: “sa cosa sono i titoli di Stato?” (in Italia è la domanda a cui tutti sanno rispondere) o “conosce il mercato azionario?”, o “il mercato delle obbligazioni”, su su, fino al quesito sul mercato dei derivati, il prodotto più pericoloso. A cui di solito, anche chi non ne sa una mazza - quasi tutti - non risponde mai, per pudore, “no, non li conosco", ma “non li ho acquistati, ma li conosco”».

Ma scusi: innanzitutto io, correntista normale, non ricordo di aver mai neppure avvicinato un test del genere, né d’aver mai risposto a tali domande...

«Appunto, lei è un correntista normale. L’ha fatto, si fidi. La spunta sulle risposte è automatica del computer, su un modello prestampato di due paginette fitte fitte. Che, di solito, viene infilato nell’enorme incartamento che ti danno da firmare. Vale la firma finale».

«Vale» in che senso?

«Che, quando la apponi, hai dato alla banca il paracadute per affibbiarti in quel momento, o in futuro, titoli che tu non potresti trattare. Ma la domanda che ti frega è la finale».

Quale domanda?

«“Lei è consapevole che può perdere anche il 60% del suo capitale”? Ma i consulenti non te la sottopongono proprio, spunta automatica anche lì. I consulenti che hanno crisi di coscienza, oltre a vendere poco, vengono fatti fuori. Ricordo che, quando dirigevo una filiale a Napoli mi si parò un mio dipendente, autorevolissimo in virtù della sua bravura, che in riunione si alzò e mi disse: “Direttò, ’sta robba è munnezza. Con che coraggio posso rifilarla al cliente?!”. Uno onesto»

Vivaddio. E che fecero, lo promossero?

«No. Provvidi io stesso a rimuoverlo, correva il rischio di far saltare il sistema».

Ma è mostruoso...

«È il sistema. E poi in ogni istituto c’è poi sempre un “dipendente grafomane”, un collega che sa imitare alla perfezione le firme dei clienti. Quando c’è un’urgenza gli si chiede, gentilmente, di esibirsi. E lui, badi, non chiede nulla in cambio, nemmeno ci pensa. Non so come dirle, fa parte del sistema»

Ma questo è un reato.

«È il sistema...»

Lei mi dipinge un quadro apocalittico. In che misura si truccano i profili di rischio?

«Io direi al 70%. Il periodo migliore per lo smercio di porcheria fu nel 2008/2010. Oggi va meglio, ma solo perché lo scandalo è pubblico»

Ma ci sarà un modo per evitare tutto questo.

«Richiedere alla banca il vostro profilo, controllarlo sempre, è un vostro diritto. E io suggerirei all’Authority anticorruzione di Cantone di mandare gli ispettori a controllare i profili e di chiamare i singoli clienti, per vedere se corrispondono. Ci sarà sempre chi ufficialmente risulta “dinamico”, e che non avrà la più pallida idea di cosa sia un’obbligazione»

Ma ci sarà qualche risparmiatore che la sgama...

«Be’ sì. Quelli che si portano a casa il modulo e lo sezionano, magari lo fanno visionare da un parente commercialista, e si accorgono della fregatura. La trafila è che arrivano in banca incazzatissimi - giustamente - e la banca deve avviare, giocoforza, una procedura di calmierizzazione, cioè gli restituiscono i soldi (cosa che non si fa mai) dicendosi di “essersi sbagliati”. In realtà, quando una banca ha bisogno di liquidità, la prima cosa è far pressione verso i piccoli imprenditori affidati, ai quali in passato sono state aperte linee di credito. Gli si chiede di far loro, stavolta, qualcosa per la banca comprando titoli di credito incomprabili. Da lì parte tutto»

Fatto sta che qui c’è stato un morto e migliaia di risparmiatori inferociti scendono in piazza.

«Ma, guardi, la vicenda delle quattro banche è solo la punta dell’iceberg. Ci sono migliaia di morti indiretti che detengono azioni di istituti non quotati che sono carta straccia; per le banche quotate magari ci perdi, ma un acquirente comunque lo trovi. Il mercato è il primo controllore»

Cosa succederà ora?

«Sa cosa mi ha detto il direttore di Banca Popolare Etica, un istituto piccolo e sano con 18 sportelli? “Il sistema bancario - cioè noi - ha salvato quattro banche che sono l’1% del sistema stesso. A me personalmente questa cosa è costata 1 milione. Non so se il prossimo salvataggio lo reggo”. Capisce? A questo punto, per paradosso, meglio che le banche scoppiate per malagestio falliscano, come in America»

La Ue ci accusa di aiuti di Stato, ma la Germania ha messo più di 400 miliardi per salvare le sue banche.

«Vero. Ma ci si dimentica che la Merkel ha costretto le banche aiutate a prestare i soldi per le imprese del territorio»

Funding for lending. Anche in Inghilterra funziona benissimo.

«Appunto. Provi a parlarne in Italia...»

Silvio Berlusconi cuore d'oro A Natale apre uno strano "ristorante"

Berlusconi, cuore d'oro. Il bel gesto di Natale: apre un "ristorante"




Il bel gesto di Natale firmato Silvio Berlusconi, che sta pensando di aprire una mensa per i poveri e per le famiglie in difficoltà a Roma. La notizia l'ha data l'imprenditore milanese Ernesto Pellegrini a Radio Capital. Proprio per questo, il Cav, si è recentemente recato a una mensa dove ogni sera cenano 350 persone in difficoltà economica. Pellegrini ha spiegato: "È venuto da me perché ha voluto constatare de visu come funziona il nostro ristorante, perché mi ha detto che sarebbe un suo desiderio realizzarne almeno uno, forse a Roma. Ma mi ha anche parlato dell'idea di aprirne in diverse regioni".

Oriana Fallaci profetica e inedita "L'islam ammazza e noi ci scusiamo"

Islam, il discorso inedito della Fallaci: "Loro ci ammazzano, noi chiediamo scusa"


a cura di Libero


Proponiamo ampi stralci del discorso che Oriana Fallaci tenne all’ambasciata italiana a New York nel febbraio 2006, dopo aver ricevuto un premio dall’allora presidente del consiglio regionale toscano Riccardo Nencini. Pochi giorni prima, scoppiò una rivolta fuori dalla nostra sede diplomatica a Bengasi. L’audio integrale con l’intervento della scrittrice sarà diffuso da Calderoli martedì alle 21, alla festa leghista di Albino (Bergamo).

Se avessi accettato di fare questa cerimonia con molta gente, come avrebbe preferito fare Nencini, a questo punto direi un bel grazie e me ne andrei. Ma ho voluto che la cosa si svolgesse soltanto fra di noi e da dire ho assai di più che non la parola «grazie». Quindi datemi qualche minuto e ce la caviamo. State buoni a sedere e ora il discorsino ve lo faccio io, anzi ve lo leggo. Perché per misurare le parole - ché a improvvisarne volano come le foglie al vento - l’ho scritto. (…) Il discorsino lo incomincio dicendo che con i premi ho una ben scarsa dimestichezza (…) Non solo perché grazie a Dio di premi ne ho sempre ricevuti pochini, ma perché quando me ne hanno offerti li ho quasi sempre rifiutati. (...) È quasi comico dunque che nelle ultime settimane mi sia caduta addosso una inaspettata pioggia di premi. Quello milanese, cioè l’Ambrogino d’oro; quello romano cioè la medaglia d’oro conferita per la cultura da Ciampi e che con gran sorpresa di tutti feci ritirare da un augusto prelato (il rettore dell’Università Lateranense monsignor Fisichella); quello che presto e volentieri prenderò dalla Polonia e che è intitolato a un grande eroe della Resistenza (…) nonché un altro su cui al momento taccio perché non sono certa di volerlo prendere. Infine il vostro, che accetto con fierezza e con divertimento per un paio di motivi. Il primo è che sono fiorentina, toscana doc per generazioni e generazioni: la stragrande maggioranza dei miei ascendenti sono stati toscani sia da parte di mia madre che da parte di mio padre. (…) Amo appassionatamente la Toscana. Mi inorgoglisce troppo quello che ha dato al mondo nel campo dell’arte, della scienza, della letteratura, della politica insomma della cultura. E a ogni pretesto parlo e scrivo della Toscana (...).

Però si tratta di un amore poco ricambiato. (…) La Toscana non è né è mai stata una mamma tenera e affettuosa. Quando ha un figlio o una figlia che la ama e la onora anziché amarlo e onorarlo a sua volta mostrando un po’ di gratitudine lei lo bistratta, lo perseguita, lo respinge. (…) Esattamente il contrario che oggi si fa con lo straniero che io chiamo l’invasore, cioè col musulmano. (…) Il secondo motivo è che l’Occidente rassegnato e sottomesso all’islam è complice del nemico. Quelli che io chiamo collaborazionisti mi hanno trasformato nel simbolo stesso dell’eresia, dell’infamia, della colpa, del peccato mortale da punire col rogo cioè con la morte civile. Quindi premiando la Fallaci dimostrate di non aver ceduto all’intimidazione. (...) Dimostrando insomma che avete coraggio e di questi tempi, tempi in cui il coraggio costa più caro del petrolio e la vigliaccheria si svende invece per pochi centesimi, trovare qualcuno che non cede alle intimidazioni è un grande conforto. Una ricchezza che è anche speranza, anche se ormai c’è poco da sperare. Per capirlo basta considerare la vigliaccheria con cui tanti italiani hanno reagito alle islamiche minacce e sommosse per le vignette sul profeta spadaccino e tagliateste. (...) Senza alcuna dignità, a ogni livello politico e istituzionale, le nostre presunte leadeship hanno offerto scuse al nemico mentre il nemico bruciava le nostre chiese e le nostre bandiere europee. Mentre assaltava e saccheggiava le nostre ambasciate. Mentre in Turchia, quella Turchia che i nostri califfi vorrebbero nell’Unione europea pardon nell’Eurabia al grido di «Allah akbar Allah akbar» un turco ammazzava con due revolverate alle spalle un prete intento a pregare nella sua piccola chiesa. Un prete che voleva il dialogo coi musulmani. Mentre a Londra un famoso sceicco sosteneva in televisione l’urgenza di sottoporre al giudizio di un tribunale islamico il danese colpevole d’averci fatto ridere sul proprio profeta spadaccino tagliateste, nonché la necessità di giustiziarlo secondo le leggi islamiche. Mentre a migliaia anzi a centinaia di migliaia nelle piazze dell’Iran, dell’Iraq, dell’Afganistan, della Siria, dell’Egitto, del Libano eccetera i figli di Allah berciavano alzando cartelli con la scritta «decapitare chiunque insulti l’islam».

Mentre in Nigeria - e sempre al grido «Allah akbar Allah akbar» - un altro prete veniva assassinato nella sua parrocchia e con lui 38 cristiani venivano linciati, 240 mutilati. Alcuni in chiesa, dove pregavano come don Santoro. Altri per strada (...). Mentre a Bengasi succedeva ciò che sappiamo e anziché piangere sui nostri morti i giornali piangevano sugli 11 libici uccisi dalla polizia di Gheddafi durante l’assalto selvaggio al consolato italiano. Si è arrivati addirittura ad attribuire la responsabilità di quell’assalto selvaggio al ministro Calderoli. A imporne le dimissioni e ad annunciargli che sarebbe stato indagato anzi processato anche lui per vilipendio all’islam perché sotto la camicia abbottonata e sigillata dalla cravatta aveva messo una maglietta con la caricatura del suddetto profeta. Poi, per 15 secondi e 15 centimetri, aveva sbottonato la camicia e mostrato la maglietta in tv. «Colpa di Calderoli! Colpa di Calderoli!» anzi, colpa mia! Perché in un’intervista a Repubblica Calderoli ha dichiarato: «Io difendo la nostra civiltà, io mi associo a tutto quello che ha detto e scritto Oriana Fallaci». E per dimostrare che la colpa era ed è in realtà della Fallaci quel giornale ha fatto un titolo che dice: «Io e la Fallaci». Poi ha riferito a grossi caratteri: «La strage mi associa a tutto ciò che ha detto e ha scritto Oriana Fallaci». Come se ciò non bastasse, il Mattino di Napoli ha riportato l’intervista con un’italiana di Bengasi (...) che ha dichiarato che l’assalto era dovuto ai libri della Fallaci tradotti e venduti ahimè anche in Libia. Per sostenere le islamiche minacce, a Roma i Comunisti italiani e i Verdi e i Cobas hanno invece imposto un corteo esibendo una bandiera palestinese lunga 35 metri. (...) Hanno raggiunto la piazza cara alle camicie nere di ieri, cioè piazza Venezia, e qui hanno bruciato le bandiere americane e israeliane e poi si sono messi a berciare «10-100-1.000 Nassiriya». Autogol che l’insopportabile segretario dei Comunisti italiani ha commentato affermando: «Quei mascalzoni erano mercenari al servizio di Calderoli». Meno male che non ha detto: «Gente pagata dalla Fallaci».

Luca Barbareschi, decisione estrema sui suoi figli: "Da me non avranno neppure un euro Ecco perché"

Luca Barbareschi, la decisione estrema sui suoi figli: "Da me non avranno un euro, il denaro porta sfiga"



Luca Barbareschi, intervenuto in tv all'Arena di Massimo Giletti, che ha intervistato anche la sua seconda moglie, Elena Monorchio, parlando della sua famiglia ha fatto una dichiarazione piuttosto forte. "La cosa che ho insegnato ai miei figli è che l'eredità non esiste, tutto dev'essere restituito alla Fondazione che ho aperto in difesa dei bambini. Io ho il dovere di educare ai miei figli, ma penso che il danaro sia una iattura. Io non l'ho avuta ed è stata la mia fortuna, ho costruito tutto da solo. Voglio loro che costruiscano la loro vita, quello sarà l'unico parametro per cui si vorranno bene. Loro l'hanno accettato e ho ottenuto risultati eccellenti".

Tremendo Dago: con un blitz rovina la cena romantica di Belen e Borriello Poi li sputtana: "Gli strani messaggini"

Tremendo D'Agostino: con un blitz rovina la cena romantica di Belen e Borriello. Poi li sputtana: "Gli strani messaggini"


Roberto D'Agostino e Belen Rodriguez

Belen e Marco Borriello, tutto da rifare. Ed è tutta colpa di Roberto D'Agostino. I due, infatti, dovevano cenare a Cortina, ma tutto sarebbe saltato per l'articolo pubblicato proprio su Dagospia in cui si parlava del loro ritorno di fiamma. Dunque, dopo la soffiata, il cambio di programma. Piccolo cambio di programma, in verità, perché alla fine hanno mangiato nello stesso posto, ma a tavoli separati, senza neppure parlarsi (almeno in pubblico). E ora, sempre su Dago, si legge: "Pare però che Belen e Marco comunicassero via chat attraverso i rispettivi smartphone". Si attendono aggiornamenti.

Un nuovo crac da 86 miliardi di euro 2016, perché l'euro rischia il collasso

Un nuovo crac da 86 miliardi di euro: 2016, perché l'euro rischia il collasso



Era lo scorso 5 luglio quando sembrava che per l'Eurozona il peggio fosse alle spalle. La Grecia, chiamata al referendum, accettava gli aiuti di Bruxelles in cambio di riforme al termine di un drammatico braccio di ferro. Si temeva, infatti, l'uscita di Atene dall'euro con le imprevedibili conseguenze che potevano derivarne. Negli ultimi sei mesi, con la complicità di altre emergenze (immigrazione e terrorismo su tutte), in Europa, della Grecia, non si è quasi più parlato. Ma il caso, nel 2016, potrebbe tornare al centro dell'attenzione. Forse, l'eventualità di un addio all'euro di Atene è scongiurata, ma come ricorda in un'analisi il Corriere della Sera è possibile che, a breve, il programma di salvataggio da 86 miliardi in tre anni concordato a fine estate fallisca.

Il punto è che sempre più elettori europei soffrono questa Europa. Si pensi alla Spagna e al Portogallo, su tutti, dove le recenti elezioni hanno creato situazioni politiche traballanti e governi instabili. Insomma, la convinzione che riforme strutturali, lacrime e sangue possano davvero aiutare ad uscire dalla crisi è sempre più minoritaria. E in un contesto in cui Madrid e Lisbona potrebbero vacillare, ovvero sottrarsi ai loro impegni, non è arduo ipotizzare che lo stesso possa fare Atene. Questo per diverse ragioni: la frustrazione di un Paese umiliato, la scarsa capacità di cambiare dimostrata dalla Grecia negli ultimi anni e, soprattutto, una grossa fetta di parlamentari scettici sul programma di salvataggio.

Poi c'è Alexis Tsipras, il premier, secondo il quale entro marzo sarà possibile togliere i controlli di capitale che la Grecia si trascina dalla scorsa estate. E ancora, Tsipras assicura che il programma di riforme sarà realizzato al 70% entro pochi mesi e che alla fine del 2016 Atene avrà riconquistato la fiducia dei mercati. Ma perché ciò avvenga è necessario alleggerire il debito, oggi superiore al 170 per cento. Tagliarlo, dunque. Trattare ancora con l'Europa, senza alcuna garanzia di ottenere nessun risultato. Le sorprese greche, insomma, nei prossimi mesi potrebbero non mancare, con le stesse imprevedibili conseguenze per l'Eurozona che avrebbe potuto avere la Grexit della scorsa estate.

Bechis "inchioda" Laura Boldrini: soldi e privilegi, come ci ha fregato

Franco Bechis inchioda Laura Boldrini: così lei difende i privilegi della Casta


di Franco Bechis
@FrancoBechis



L’ha voluto fare mettere nero su bianco in un verbale dell’ufficio di presidenza della Camera dei deputati: i vitalizi dei parlamentari non si possono toccare. Parola di Laura Boldrini, presidente della Camera. Quindi al macero la lunga inchiesta di Libero sulla sproporzione in qualche caso addirittura milionaria fra i contributi versati da vecchi parlamentari e gli emolumenti percepiti fino ad oggi grazie a un sistema maxi-retributivo che suscita invidia perfino fra i più celebri pensionati d’oro della Repubblica italiana.

Al macero probabilmente anche le proposte di legge che volevano modificare quei meccanismi, come quelle presentate dal Pd Matteo Richetti o da Scelta civica: per sbarrare loro la strada la Boldrini invoca la Corte Costituzionale e addirittura la Corte europea dei diritti dell’uomo. Si salverà quindi il vitalizio di Eugenio Scalfari, che fece il deputato socialista fra il 1968 e il 1972, quattro anni prima di fondare Repubblica, e da allora percepisce ogni mese un assegno lordo di 2.162,52 euro. Non è un granchè, il problema però è che Scalfari ha versato 60 mila euro e ne ha già incassati 920 mila ad oggi. La differenza, lo squilibrio di quel vitalizio protetto dalla Boldrini è di 860 mila euro. Così come il presidente della Camera ha salvato il vitalizio dei banchieri Antonio Patuelli e Toberto Mazzotta, di ex calciatori come Gianni Rivera, di industriali come Luciano Benetton, di politici della prima Repubblica come Paolo Cirino Pomicino e Gianni De Michelis, o della seconda come Romano Prodi, Vincenzo Visco, Fausto Bertinotti e Niki Vendola.

Percepiscono assegni che vanno dai 2 ai 6 mila euro lordi, e continueranno a percepirli anche se perfino il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, una volta letta l’inchiesta di Libero, si era detto d’accordo con una revisione del sistema. Impossibile ora che la Boldrini ha fatto scudo a quel gruppone che inizia con Scalfari e finisce con Vendola, l’ultimo beneficiario di quel vitalizione (pure doppio nel suo caso, visto che ne gode anche da ex consigliere regionale della Puglia).

A porre il problema in ufficio di presidenza della Camera erano stati il segretario del gruppo Movimento 5 stelle, Riccardo Fraccaro, e il leghista Davide Caparini che avevano presentato due analoghi ordini del giorno di accompagnamento alla discussione del bilancio interno di Montecitorio per sopprimere i trattamenti vitalizi in essere e d’ora in poi corrispondere anche a chi è già in pensione trattamenti calcolati con il metodo contributivo come avviene per tutti gli altri italiani. La Boldrini prima si è riparata dietro una vecchia decisione dell’ufficio di presidenza del Senato che aveva considerato inammissibili due ordini del giorno dello stesso tenore. Ora secondo il verbale sommario dell’ufficio di presidenza della Camera finalmente pubblicato (i ritardi sono ormai biblici, tanto da rendere spesso inutile la trasparenza) la Boldrini ha motivato l’impossibilità di rimettere in discussione gli importi dei vitalizi di Scalfari & c perché sarebbe «in contrasto con i principi di irretroattività della norma e del legittimo affidamento, come definiti dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale e della Corte Europea dei diritti dell’uomo». In ogni caso, ha proseguito il presidente della Camera, «l’intervento non potrebbe essere realizzato in assenza di un’intesa con l’altro ramo del Parlamento sia per esigenze di uniformità della disciplina del trattamento previdenziale degli ex parlamentari, che - come è noto - è definita in modo conforme presso le due Camera, sia per l’impossibilità di procedere all’intervento per tutti i casi in cui gli assegni vitalizi siano frutto di mandato parlamentare svolto presso entrambe le Camere».

Ovvia la replica di Fraccaro: «Non è conferente il richiamo all’irretroattività della norma e al legittimo affidamento, sia perché alcune regioni hanno soppresso gli assegni vitalizi a partire da quelli in corso di erogazione, sia perché la stessa cessazione dei trattamenti previdenziali per gli ex deputati che abbiano riportate condanne in via definitiva per reati di particolare gravità, introdotta dalla Camera nel 2015, appare una misura a carattere retroattivo». Stessa protesta da parte del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, che ha elencato una lunga serie di casi in cui sono intaccati quelli che vengono chiamati “diritti acquisiti”, a partire da «quelli in materia di limiti ai trattamenti retributivi dei dipendenti delle pubbliche amministrazione». Ma niente, la Boldrini doveva difendere l’assegno mensile degli amati Scalfari, Bertinotti e Vendola. Così rischiano una brutta fine anche le proposte di legge di Richetti e compagnia. Per altro le hanno assegnate con gran clamore alla commissione Affari costituzionali della Camera. Questa però ne ha parlato dall’estate ad oggi in due sedute solo per pochi minuti: il 24 settembre e il 10 dicembre scorso. Rinviando tutto, perché non c’era alcuna urgenza. Gli ex adesso possono davvero dormire sonni tranquilli...