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domenica 27 dicembre 2015

Il gossip-terremoto. Il nuovo uomo di Belen? Un super-bomber (né Vieri, né Borriello). Ecco il nome / Guarda

Il gossip-terremoto. Il nuovo uomo di Belen? Un super-bomber (né Vieri, né Borriello). Ecco il nome / Guarda



La rottura tra Belen e Stefano continua a tenere banco. Ci si proietta verso il futuro, spendendosi in profezie e seguendo tutte le piste possibili: chi sarà il prossimo ragazzo della showgirl argentina? Il punto è che si dice che una relazione potrebbe addirittura già esserci (si era vociferato di Bobo Vieri). Ma, ora, spunta un secondo nome, clamoroso. Si tratta sempre di un bomber: Gonzalo Higuain. La suggestiva ipotesi viene rilanciata dal sito di Sport Mediaset, che ricorda alcune parole di Belen su PremiumSport: "Come si fa per diventare cittadina napoletana?". Per farlo ci sarebbero diverse strade, ma sui social, ora, si vocifera sul possibile flirt con Higuain. Sempre la Rodriguez, tempo fa, disse: "Mi piacciono sia Inter che Napoli perché ci sono gli argentini". E insomma, ora che Belen è di nuovo single, il gossip impazza: le voci si concentrano su loro due, che tempo fa ebbero qualche "contatto sospetto" sui social network. Higuain ha tutte le carte in regola: argentino, bello, calciatore e inoltre potrebbe rendere in un batter d'occhio Belen una "napoletana in tutto e per tutto". Ma alle suggestioni, si aggiunge anche un recente incontro in tv tra i due, piuttosto chiacchierato. La coppia sarebbe da record: il miglior bomber della Serie A con la donna più desiderata d'Italia.

sabato 26 dicembre 2015

Facci, la terribile profezia sul futuro: "Perché vieteranno pizza e caffè"

Facci, la terribile profezia sul futuro: "Perché vieteranno pizza e caffè"


di Filippo Facci
@FilippoFacci1



Nella Terra dei fuochi hanno spento il forno a legna, almeno quello: a San Vitaliano (6mila abitanti, provincia di Napoli) il sindaco pensa che lo sforamento dei limiti sulle polveri sottili sia colpa delle pizze, cioè dei forni a legna, dunque ha imposto costosi impianti di abbattimento oppure niente pizze. L' ordinanza vale sino ad aprile ma potrà essere prorogata. Ora: siamo nel napoletano e in pratica vietano le pizze (immaginatevi le scene pazzotiche) ma non interessa, ora, difendere la degnissima categoria dei pizzaioli che peraltro hanno anche e probabilmene ragione: non si capisce, infatti, perché incolpino i forni a legna quando la vicina Napoli (meno inquinata) ne ha molti di più. Che cosa pensiamo di tutti i discorsi sulla "vera pizza" già lo scrivemmo quando le associazioni dei pizzaioli volevano escludere le catene McDonald' s dagli sponsor dell' Expo: è una categoria che fa spallucce mentre due pizze su tre, in Italia, sono fatte con farina e pomodoro e mozzarella e olio non italiani, inoltre la presunta mozzarella è fatta con cagliate dell' est Europa, il pomodoro è cinese o americano, l' olio tunisino o spagnolo mentre la farina è francese o tedesca o ucraina. Si straparla della superiorità della pizza italiana anche se è infornata quasi sempre da extracomunitari e anche se la maggioranza degli americani e dei cinesi ignora che la pizza sia italiana, e il maggior fornitore di "mozzarelle" mondiale è neozelandese. Ma è un altro discorso, appunto.

Il discorso, rassegnato e un po' da vecchi, è su un certo mondo che ci attende. I pizzaioli di San Vitaliano hanno poco da illudesi: i forni a legna vecchia maniera, prima o poi, li vieteranno tutti e dappertutto. Ufficialmente per lo smog, certo, per gli odori e le esalazioni: qui al Nord, del resto, molte città hanno già vietato i caminetti e le stufe a legna. Il trend è quello, ma non è solo una questione di inquinamento, il punto è che il mondo moderno parla con nostalgia dei vecchi profumi ma tende a scacciarli dalla vita quotidiana, è una specie di sindrome mirata al desiderio di un solo odore: nessuno. Un paio d' anni fa il sindaco di Mosca si era messo in testa addirittura di piazzare dei giganteschi diffusori nelle zone strategiche della città, voleva scacciare le puzze residue del socialismo reale: nafta e benzina col piombo, miasmi industriali di chi se n' è sempre fottuto dell' inquinamento, olezzi di cavolfiore alimentati dai milioni di fornellini per il pranzo che si accendevano nei retrobottega della Russia socialista. E via, scio', allontanare i tabaccai e le fabbriche di sigarette, le torrefazioni e gli odori di caffè.

Intransigenze alla Putin? Per niente. In alcune zone del Canada e degli Usa, da anni, hanno messo al bando i profumi: dicono che disturbino l' olfatto. Avete mai fatto caso che certi prodotti già riportano la scritta "non profumato"? In alcuni uffici sono vietati persino deodoranti e dopobarba e colluttori. A Ottawa i mezzi pubblici sono interdetti a chi usa l' acqua di colonia: i profumi hanno cominciato a nutrire le stesse ossessioni maturate contro il fumo e sono stupidamente associati a batteri e a sostanze inquinanti. Sono stati chiusi centinaia di panifici e tostature di caffè, e questo anche negli Usa, e vedrete che - more solito - le peggiori fobie d' oltreoceano presto o tardi sbarcheranno anche qui. Alcune chiese cattoliche hanno già abolito l' incenso (l' incenso passivo) e persino le candele. Hanno già inventato una malattia senza senso (la "sensibilità chimica multipla") che associa ogni odore a un campanello d' allarme. Figurarsi se prima o poi non spunteranno associazioni di allergici ai forni a legna: andranno dai vari Santoro e grideranno tutta la loro indignazione per le malattie dei loro figli. Anche lasciando da parte l' inquinamento, laddove il benessere crea allergie praticamente a tutto (quella al glutine è solo l' ultima) è chiaro che i forni a legna hanno le pizze contate.

La gaffe tremenda dello chef italiano con Amal Clooney: quell'offerta umiliante. Lei sbrocca e lo fulmina

La gaffe tremenda dello chef italiano con Amal Clooney: quell'offerta umiliante. Lei sbrocca e lo fulmina



Ci sono regali che proprio non dovrebbero essere fatti a donne come Amal Clooney, moglie dell’attore George ma soprattutto avvocato di fama mondiale specializzata in diritto internazionale e cause sui diritti umani. Avrebbe dovuto pensarci due volte Sal Scognamillo, chef del Patsy’s Italian Restaurant di New York, che si è permesso di  offrire ad Amal una copia del suo ultimo libro di cucina. La signora Clooney era arrivata già provata nel ristorante della 56ma strada, dopo una giornata in compagnia della suocera. Con lei è entrata nel locale e davanti all’offerta del dono ha risposto: “Pensi che io cucini? No, non cucino. Ti aspetti che impari?”.

La benedizione del Papa: "Basta guerre" L'appello su lavoro, immigrazione e Libia

La benedizione del Papa: "Speranza per i disoccupati. Basta con le stragi del terrore"




È stato un appello alla pace quello lanciato da Papa Francesco nella tradizionale benedizione Urbi et Orbi nel giorno di Natale da piazza San Pietro. Nell'anno del Giubileo della Misericordia, il pontefice ha richiamato l’attenzione sui conflitti nel mondo, con particolare attenzione a quello tra israeliani e palestinesi, ma anche agli indifesi come donne vittime di violenze e i bambini costretti a combattere come soldati. Dove nasce Dio, nasce la speranza - ha detto il papa - Lui porta la speranza. Dove nasce Dio, nasce la pace. E dove nasce la pace, non c'è più posto per l'odio e per la guerra. Eppure proprio là dove è venuto al mondo il Figlio di Dio fatto carne, continuano tensioni e violenze e la pace rimane un dono da invocare e da costruire. Possano Israeliani e Palestinesi riprendere un dialogo diretto e giungere a un'intesa che permetta ai due Popoli di convivere in armonia, superando un conflitto che li ha lungamente contrapposti, con gravi ripercussioni sull'intera Regione"

Guerre - “L'attenzione della Comunità internazionale sia unanimemente rivolta a far cessare le atrocità che, sia in quei Paesi come pure in Iraq, Yemen e nell’Africa subsahariana, tuttora mietono numerose vittime, causano immani sofferenze e non risparmiano neppure il patrimonio storico e culturale di interi popoli. Il mio pensiero va pure a quanti sono stati colpiti da efferate azioni terroristiche, particolarmente dalle recenti stragi avvenute sui cieli d'Egitto, a Beirut, Parigi, Bamako e Tunisi”.

Lavoro - "In questo giorno di festa, il Signore ridoni speranza a quanti non hanno lavoro, e sono tanti, e sostenga l'impegno di quanti hanno responsabilità pubbliche in campo politico ed economico affinché si adoperino per perseguire il bene comune e a tutelare la dignità di ogni vita umana".

Carcerati - "Il Signore doni particolarmente ai carcerati di sperimentare il suo amore misericordioso che sana le ferite e vince il male. Dove nasce Dio, fiorisce la misericordia. Essa è il dono più prezioso che Dio ci fa, particolarmente in questo anno giubilare, in cui siamo chiamati a scoprire la tenerezza che il nostro Padre celeste ha nei confronti di ciascuno di noi”.

Immigrazione - "Non manchi il nostro conforto a quanti fuggono dalla miseria o dalla guerra, viaggiando in condizioni troppo spesso disumane e non di rado rischiando la vita. Siano ricompensati con abbondanti benedizioni quanti, singoli e Stati, si adoperano con generosità per soccorrere e accogliere i numerosi migranti e rifugiati”.

La svolta nella strage dell'Airbus russo Annuncio da Mosca: "Ecco i colpevoli"

Airbus russo, la svolta. L'annuncio da Mosca: "Conosciamo i colpevoli"



Il capo del Servizio di sicurezza federale russo, Alexander Bortnikov, ha annunciato che il governo di Mosca ha individuato i colpevoli dell’abbattimento dell’aereo russo abbattuto sulla penisola del Sinai, in Egitto lo scorso ottobre. Nell’attentato morirono 224 persone e solo pochi giorni fa sono state aperte le scatole nere. I media  russi hanno riferito che il governo di Vladimir Putin non ha ancora reso noti i nomi dei presunti gruppi terroristici. L’annuncio però arriva poco dopo l’annuncio che Russia e Stati Uniti hanno trovato un accordo sui maggiori gruppi che devono essere considerati terroristi in Medi Oriente. Il dettaglio è stato confermato dall’agenzia Novosti, citando il vice ministro degli Esteri russo Gennady Gatilov

Terrore in sacrestia: picchiato un prete Rissa con i ladri, il furto la notte di Natale

Terrore in sacrestia: picchiato un prete. Rissa con i ladri, il furto la notte di Natale


Don Massimo Malinconi

Il parroco di San Pietro a Mezzana, a Prato, Massimo Malinconi, è stato aggredito e picchiato la scorsa notte, poco dopo la messa di Natale, da quattro persone vestite di nero e con il passamontagna in testa. Il prete li ha sorpresi sulla porta della canonica e avrebbe reagito ingaggiando una colluttazione. Uno dei quattro lo avrebbe minacciato con un cacciavite. I quattro, prima di essere sorpresi, hanno portato via le donazioni raccolte per i bimbi orfani dell'Africa. È stato lo stesso prete a raccontare della brutta avventura con un post sulla sua pagina Facebook: «Tornato ospedale con qualche punto in testa...è un po scioccato.....una brutta esperienza....erano vestiti con passamontagna e calzamaglia....qualche cazzotto l'hanno preso......il rammarico hanno rubato i sodi destinati ai bambini di kondoa....non tanti ma insomma». Il parroco è stato medicato all'ospedale per una ferita alla testa e contusioni e subito dimesso. Sul posto è intervenuta una volante della polizia.

Bechis smaschera papà Boschi: "Cosa ha fatto prima del crac Etruria"

Bechis smaschera papà Boschi: "Cosa ha fatto prima del crac Etruria"


di Franco Bechis
@FrancoBechis



Le cifre le ha fornite a memoria, senza nemmeno leggere gli appunti che si era preparata la notte prima, la stessa Maria Elena Boschi il giorno in cui si è difesa alla Camera dalla mozione di sfiducia presentata su Bancopoli dal Movimento 5 stelle. «Come è noto», ha spiegato il ministro dei Rapporti con il Parlamento, «io posseggo, o sarebbe meglio dire possedevo, 1.557 azioni di Banca Etruria che ho acquistato a un valore di poco inferiore a un euro ciascuna, quindi avevano un valore iniziale di circa 1.500 euro.

Anche i membri della mia famiglia hanno dei piccoli pacchetti azionari in Banca Etruria. Come consente la legge non hanno fornito informazioni sui loro titoli, ma sicuramente non si offenderanno se lo farò io oggi in questa aula. Mio padre possiede, o meglio possedeva, 7.550 azioni di Banca Etruria, mia madre 2.013, mio fratello Emanuele 1.847 e mio fratello Pierfrancesco 347».

In quel discorso c' era di sicuro un passaggio non corrispondente alla verità: la legge non consentiva a nessun membro della famiglia Boschi di nascondere le informazioni su quelle azioni. Non perché familiari di un membro del governo (lì possono invocare la legge sulla privacy), ma perché componenti il nucleo familiare di un «soggetto che svolge funzioni di amministrazione, di controllo o di direzione in un emittente quotato». Quindi quelle azioni non avrebbe dovuto rivelarle la Boschi in aula solo una volta messa spalle al muro sullo scandalo. Ma era obbligatorio rendere pubblico ogni acquisto e ogni vendita compiuto fra il 2011 quando papà Boschi è entrato nel consiglio di amministrazione della Banca popolare dell' Etruria, diventandone poi membro attivo del comitato esecutivo e vicepresidente nella primavera 2014, fino alla fine di gennaio 2015 quando è decaduto per il commissariamento deciso da Banca di Italia (e solo obbligatoriamente controfirmato dal ministero dell' Economia).

Bene, nella sezione internal dealing di Banca Etruria dove quegli acquisti/vendite di azioni dovevano essere registrati e resi pubblici, i conti non tornano. Nessuno dei pacchetti dei tre figli è stato registrato e reso pubblico, quindi c' è da supporre che gli acquisti siano avvenuti prima del 2011.

Mancano nelle dichiarazioni della figlia altri acquisti e sottoscrizioni da parte dei genitori comunicate invece al mercato, e c' è una grande differenza fra il possesso azionario di papà Boschi comunicato nelle varie relazioni sulla remunerazione degli amministratori fino a metà 2014 e quel dato finale fornito dalla figlia. Al mercato risultavano in possesso di papà Boschi, fra acquisti regolarmente comunicati, operazioni di raggruppamento di azioni intervenute e assegnazione gratuita di azioni in seguito ad aumenti di capitale, circa 20,5 mila azioni di Banca Etruria. Alla fine la figlia dice che ne deteneva 7.550.

Quindi devono essere state vendute sul mercato fra il mese di maggio 2014 e quello di febbraio 2015 le 13mila azioni che mancano. Dopo non sarebbe stato più possibile, perché insieme al commissariamento il titolo è stato sospeso dalle contrattazioni di Borsa e mai più trattato. Il momento della vendita di quelle azioni non è indifferente, al di là del fatto che nessuno può essere diventato ricco con quello. Ma in quel periodo ci sono stati due rialzi extra dei titoli. Il primo in seguito alla presentazione di un' offerta pubblica di acquisto dell' Etruria ufficializzato dalla Banca popolare di Vicenza a un euro per azione.

Fu proprio il cda di cui Boschi era vicepresidente a respingere quella proposta senza mai motivarne le ragioni, e senza convocare una assemblea degli azionisti per fare approvare la decisione. Il titolo crollò. Si è poi ripreso solo nella seconda metà di gennaio 2015 proprio grazie alle prime voci sul decreto Renzi che trasformava in società per azioni le banche popolari. In 15 giorni il titolo dell' Etruria mise a segno un rialzo record del 68%, doppio a quello registrato dalla migliore delle altre banche popolari coinvolte. Se papà Boschi avesse venduto la maggioranza del suo pacchetto in uno di quei due periodi avrebbe realizzato il meglio possibile di questi anni.

Quel che è certo è che nei bilanci di Banca Etruria sono segnalati i suoi acquisti di azioni: al momento della sua prima nomina ne possedeva appena 1.200. Nel 2012 ne ha acquistate sul mercato altre 9.460, senza vendere nulla. Nel 2013 altro acquisto di 8mila azioni, poi la comunicazione che 3.732 azioni erano state oggetto di operazione di «raggruppamento» e infine la comunicazione dell' arrivo di nuove 5.831 azioni provenienti da un aumento di capitale gratuito. Fra quegli acquisti e il risultato finale comunicato dalla figlia c' è appunto una differenza di 13mila azioni. I conti per altro divergono anche per mamma Boschi, Stefania Agresti, che risulta in Consob avere comunicato il 21 giugno 2013 l' acquisto di 8mila azioni Etruria ciascuna al prezzo di 0,5935. Non risultano vendite fino a maggio 2014. Da lì in poi il buio, perché la documentazione non è aggiornata. Ma se alla fine la figlia Maria Elena dice che mamma ha solo 2.013 azioni, insieme alle 13mila di papà debbono essere state vendute in quei 6-7 mesi a cavallo fra 2014 e 2015 anche 5.987 intestate alla signora Agresti in Boschi.

Terzo tema, anche qui non proprio indifferente rispetto all' andamento della vicenda. Sia papà che mamma Boschi risultano avere comunicato alla Consob la sottoscrizione di obbligazioni senior convertibili nel 2011. Titoli con il tasso fisso del 7%, assai superiore a quello delle famigerate obbligazioni subordinate.

Non grandi importi (fra 5 e 6mila euro), però con un rendimento interessante, e una caratteristica che oggi le differenzia da tutte le altre: la solvibilità. Perchè questi titoli, a differenza delle subordinate, non sono stati azzerati dal decreto del governo Renzi.