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martedì 8 dicembre 2015

Missili russi puntati su Istanbul La missione della nave di Putin

Nave da guerra russa nel Bosforo punta missili contro Istanbul




Non accenna ad abbassarsi la tensione tra Russia e Turchia, dopo l'abbattimento qualche settimana fa di un Sukhoi russo da parte di due F-16 di Ankara. Qualche giorno fa, la portaerei russa Kunikov ha attraversato il Bosforo, il tratto di mare che separa la parte europea della Turchia da quella asiatica e sul quale si affaccia Istanbul. E proprio mentre la nave da guerra transitava davanti alla città, un militare armato di un lanciarazzi ha puntato l'arma in direzione della città. Le immagini del gesto provocatorio sono poi state trasmesse dalla televisione privata russa Ntv, mandando su tutte le furie il governo di Ankara, il cui ministero degli Esteri ha convocato l'ambasciatore russo per chiedere spiegazioni e avere assicurazioni che gesti del genere non si ripetano mai più.

BOMBA AL CUORE RUSSO Esplosione in centro a Mosca

Bomba a Mosca. Esplosione alla fermata del bus: tre persone ferite




Tre persone sono state ferite a Mosca dopo l'esplosione di una bomba artigianale a una fermata dell'autobus nel centro della capitale russa. La notizia è stata diffusa dall'agenzia Tass che ha citato fonti delle forze dell'ordine. L'ordigno è esploso all'altezza del numero 19 di via Pokrovka e diverse ambulanze e personale di soccorso sono accorse sul posto: "La polizia sta determinando circostanze e cause dell'esplosione alla fermata del bus su via Pokrovka" ha detto il portavoce della polizia di Mosca, Andrei Galiakberov che avrebbe comunque chiarito l'orientamento delle indagini tra i gruppi criminali locali. Secondo fonti citate dalla Ria Novosti, una bomba artigianale sarebbe stata lanciata contro un gruppo di persone in attesa alla fermata. L’agenzia Tass fa sapere che "due donne hanno riportato ferite da frammenti di proiettili e sono state portate in ospedale, mentre una terza persona è stata medicata sul posto". 

La Panarello fuori dal carcere Decisione del giudice: perché

La Panarello fuori dal carcere. La decisione del giudice: perché




Veronica Panarello, la donna accusata di aver ucciso il figlio Loris, il 29 novembre del 2014 a Santa Croce Camerina, nel ragusano, ieri ha lasciato il carcere di Agrigento. La donna è stata trasferita in un ex ospedale psichiatrico a Barcellona Pozzo di Gotto, nel messinese, in una sezione femminile specializzata nell'osservazione delle detenute con disagi. L'amministrazione penitenziaria agrigentina, infatti, ha infatti riscontrato "problemi depressivi" che la Panarello avrebbe accusato in carcere. Il prossimo 14 dicembre saranno nominati gli esperti per la perizia psichiatrica. È stato il gip di Ragusa, Andrea Reale, a stabilire il trasferimento di Veronica Panarello alla struttura di Barcellona Pozzo di Gotto: "Lo aveva richiesto la casa circondariale di Agrigento il 20 novembre - ha spiegato l'avvocato della donna, Francesco Villardita - che aveva notato lo stato depressivo della signora Panarello. Ieri il trasferimento èstato attuato. Mi sono recato anche io a Barcellona. Ci tornerò nei prossimi giorni. La signora è sottoposta ad osservazione psichiatrica".

Alla prima della Scala fanno Verdi La Santanchè ci va così / Guarda

Daniela Santanchè alla prima della Scala: in verde per Verdi




Chissà se è perchè facevano Verdi o per il semplice gusto di esagerare che ogni tanto non riesce a tenere a freno. Comunque sia, l'arrivo di Daniela Santanchè alla Scala di Milano per la Prima non è certo passato inosservato. In una Milano grigia che più grigia non si può, la Pitonessa è apparsa come una visione color smeraldo. Un po' gran dama tirolese, con gonna verde, camicetta bianca da signorina Rottenmaier e papillon in tinta. Ma con un tocco, appunto, da pitonessa: un "boa" verde smeraldo di finta pelliccia che le avvolgeva collo e spalle. Accanto, un emozionato (per la prima e per il look della signora?) Alessandro Sallusti.

Belpietro: "Cosa penso della Le Pen" In Francia la sconfitta dei codardi

Belpietro: "Vi dico cosa penso della Le Pen". In Francia la sconfitta dei codardi


di Maurizio Belpietro



Era previsto. Ma come tutte le cose previste, quando arrivano suscitano grande stupore. Nel caso del successo del Front national in Francia, sono anni che il partito fondato da Jean Marie Le Pen ed ereditato dalla figlia Marine (non senza qualche conflitto famigliare) avanza alle elezioni.

Una delle ultime volte addirittura andò al ballottaggio e solo per un soffio non riuscì a imporre il suo candidato. La verità è che la Francia ne ha le tasche piene di Liberté, Egalité e Fraternité. Da un pezzo vuole Liberté, Egalité e Lepené, nel senso di ordine e sicurezza, due parole che né la presidenza di Nicolas Sarkozy né tanto meno quella di Francois Hollande hanno saputo garantire. Anzi. Se si passa in rassegna il comportamento delle passate gestioni si capisce che sia Sarkozy sia Hollande hanno combinato pasticci. Sul fronte interno e su quello internazionale.

Per quanto riguarda l' economia, né gollisti né socialisti sono riusciti a fare qualche cosa di significativo, ma anzi, se possibile, i secondi, con le tasse sulle sostanze immobiliari e sui redditi sono riusciti a impaurire ancor più un ceto medio disorientato. Per ciò che riguarda la strategia europea sia gli uni che gli altri hanno dato prova di non avere un' idea concreta di Unione, ma di inseguire al momento la convenienza, senza dettare una linea ma al massimo assoggettandosi a quella dell' alleato tedesco. Risultato, oggi se si mette da parte la grandeur restano solo i problemi, ossia il deficit di bilancio, gli sforamenti, i parametri di Maastricht. Fossimo ad Atene invece che a Parigi sarebbero già scattate le sanzioni, ma siamo in Francia e quello che non è accettabile per i paesi satellite lo è per il Re sole. Ciò nonostante, anche senza multe, l' economia resta debole, esattamente come il suo presidente.

E a questo proposito non si può tacere che nelle vicende che riguardano il terrorismo e i modi per fermarlo Francois Hollande non ha dato grande prova. Non già ora, con la strage del Bataclan, ma prima, quando due fratelli armati fino ai denti fecero irruzione nella redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo. Già a gennaio di quest' anno si era capito che il terrorismo islamico aveva preso di mira l' Europa. Gli episodi che si erano succeduti negli ultimi tempi non lasciavano spazio ad equivoci. A Tolosa, in Belgio, in Danimarca, tutto lasciava presagire che la strategia del microterrorismo, del jihadismo diffuso, del terrore senza rete alle spalle, fosse ormai una realtà anche in Francia. E pur tuttavia il giro di vite nelle moschee e nei centri islamici ha tardato per evitare di turbare le coscienze e soprattutto per scongiurare la reazione del cosiddetto islam moderato. Risultato, un gruppo di terroristi franco-belgi ha attaccato di nuovo Parigi e i suoi abitanti.

Solo allora Hollande si è svegliato, reclamando poteri speciali e sospendendo la convenzione dei diritti dell' uomo. Troppo tardi. Soprattutto troppe chiacchiere in ritardo. La gente vuole fatti. La paura e la voglia di reagire richiedono fatti. Perché non basta dire che nulla è cambiato. Dopo gli attentati qualche cosa è scattato nel nostro modo di vivere e si chiama diffidenza. Non è giusto diffidare di chi ti sta a fianco, di chi si veste in maniera diversa dalla tua o di chi professa un' altra religione rispetto alla tua. Ma è giusto che uno Stato - se esiste lo Stato - ti protegga da chi ha idee diverse dalle tue e intende farle valere con le armi e con il sangue. Marine Le Pen non vince perché cavalca la paura.

Vince perché l' elettore non si fida più delle promesse di Hollande e di Sarkozy e vuole cambiare. Non sappiamo se l' astro nascente della politica francese sarà in grado di affrontare la sfida che ha davanti a sé. Sappiamo che chi prima di lei ha affrontato quella sfida, l' ha persa e oggi di fronte a loro non c' è il futuro ma il passato. Hollande resterà ancora all' Eliseo e Sarkozy proverà a ritornarvi, ma entrambi sono destinati alla sconfitta perché non capiscono che dopo il 13 novembre in Francia qualche cosa è cambiato.

Sondaggio Mentana: Salvini gode Chi perde tra Renzi e Grillo / I dati

Sondaggio: Salvini torna a godere. Chi perde tra Renzi e Grillo




È la Lega Nord di Matteo Salvini il partito più premiato dall'ultimo sondaggio Emg Acqua diffuso da Enrico Mentana durante il TgLa7. La Lega sale al 16,4%, guadagnando in una settimana lo 0,5%. Il Partito democratico di Matteo Renzi resta comunque la prima forza politica, anche se scende al 30% tondo perdendo lo 0,3%. Appena peggio il Movimento Cinquestelle al 27,8%, in lieve calo dello 0,1%. Flessione identica per Forza Italia che resta all'11,9%, seguito a distanza da Fratelli d'Italia al 4,7%. Inverte la tendenza negativa la Sinistra Italiana che si attesta al 3,6% con una minima crescita dello 0,1%. Perde ancora terreno Area popolare, cioè Ncd e Udc, che non vanno oltre il 2,4%.

lunedì 7 dicembre 2015

Marine Le Pen parla dopo il trionfo: "Così faremo sparire i socialisti

Il trionfo di Marine: "E' la rivolta del popolo" Lo storico trionfo della destra francese




"E' una rivolta del popolo", ha detto Marine Le Pen, trionfatrice delle elezioni regionali francesi con il Front National, "noi siamo un soffio di vento di libertà di rinnovamento per la Francia che porteremo avanti rispetto ai mostri avversari. Gli elettori sono liberi e non amano i giochi politici. Votate il Fronte nazionale per far sparire i socialisti. Continueremo a difendere il patriottismo economico".

Un successo personale oltre ogni previsione per la leader del partito di estrema destra, Marine Le Pen e la nipote Marion Le Pen che vola nel feudo della Provenza. Insieme hanno raggiunto oltre il 40%. "Possiamo dire che se si vota Front National si fanno scomparire i socialisti. Decidere di ritirarsi dal ballottaggio in alcune regioni, a favore del centro-destra, è una scelta che segna l’inizio della scomparsa del partito socialista", ha spiegato Le Pen, commentando la decisione dei socialisti di ritirare la propria lista nella regioni in cui era certa la sconfitta al ballottaggio, come il Nord-Pas-de-Calais-Picardie, la Provenza-Alpi-Costa azzurra e l’Alsazia-Champagne-Ardenne-Lorena.