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sabato 5 dicembre 2015

Renzi: Il Natale? Ma chissenefrega E il preside pro-islam resta dov'è

Il preside pro-islam della scuola di Rozzano resta al suo posto


Foto dell'Istituto di Rozzano in carenti condizioni di agibilità

Alcune classi dell'Istituto di Rozzano

Tanto rumore per nulla. Marco Parma resta al suo posto. Per chi non ricordasse il suo nome, è il preside che in una scuola di Rozzano, alle porte di Milano, aveva sostituito la "Festa musicale di Natale" con una laica "Festa d'inverno" per non irritare gli scolari e le loro famiglie di credo diverso rispetto a quello cristiano. ne era venuto fuori un circo, con titoloni sui giornali. Il preside anti-Natale o pro-islam aveva pure ricevuto la non gradita visita del leader leghista Matteo Salvini, che ne aveva approfittato anche per immortalare le condizioni di grave degrado dell'istituto comprensivo Garofani. "Anzichè pensare al Natale, il preside veda di rimettere in buone condizioni la sua scuola" aveva tuonato Salvini, postando le immagini sulla sua pagina fecebook. nei giorni scorsi, poi Parma ha ricevuto un'altra visita: quella degli ispettori del ministero dell'Educazione, che non hanno rilevato anomalie nella condotta del preside tali da giustificarne il sollevamento dall'incarico. "Abbiamo appurato che questo preside non ha interferito nelle decisioni che riguardano il Natale, e per giunta ciascuna scuola ha l'autonomia di interpretare il valore del Natale come altri valori con gli strumenti di iniziativa che ritiene" è stato il commento del ministro dell'educazione Stefania Giannini.

LA SFIDA DEL DRAGONE Navi, soldati e una base La Cina prepara la guerra

La Cina aprirà una sua base militare a Gibuti




Va bene fare affari in Africa con miniere, petrolio e grandi opere. Ma alla Cina il business non basta più. Pechino, che negli ultimi vent'anni è diventata la potenza dominante nel continente nero, vuole ora metterci gli scarponi. Quelli dei suoi soldati, oltre agli scafi delle navi e alle carlinghe dei suoi jet da caccia. Dal 2008, come scrive il quotidiano Italia Oggi, le forze navali cinesi eseguono pattugliamenti dell'oceano Indiano nord-occidentale in funzione anti-pirateria. Finora le navi e il personale di Marina si appoggiavano alle basi di altri Paesi, come la Francia e gli Stati Uniti, presenti nella zona. Rifornendosi da loro in fatto di armi, carburante e viveri.

Ora, però, gli occhi a mandorla di Pechino sono puntati più che mai verso il Corno d'Africa, perchè il presidente del piccolo stato di Gibuti ha dato il suo ok (in cambio di sonanti yuan) alla creazione di una base militare cinese entro i confini del Paese, che si trova in una posizione ultra-strategica anche per i traffici tra Europa e Asia, trovandosi lungo la rotta che attraversa il canale di Suez nelle due direzioni.

Se da un lato il presidente cinese Xi Jinping ha dichiarato che lo scopo di questo insediamento a Gibuti è quello di agevolare il contributo alla pace nell' area, dall' altro molti osservatori sono convinti che Pechino ne approfitterà per difendere i propri interessi commerciali e strategici. Attualmente la Cina conta più di 22 mila aziende con un valore superiore a mille miliardi di dollari (926 mld euro) all' estero. Per proteggerle ci si affida principalmente alla collaborazione con le nazioni interessate, investendo per favorire il loro sviluppo. Spesso, però, ciò non basta e gli interessi delle imprese sono minacciati. E allora anche le basi militari, i soldati e le navi possono fare la loro parte per garantire una maggiore tranquillità a chi si trova oltreconfine in situazioni precarie.

AEREI, NUOVE REGOLE Allarme terrorismo nei cieli cosa cambia per chi vola

Terrorismo, nuove regole nei cieli cosa cambia per chi va in aereo




I ministri dell’Interno europei hanno raggiunto un accordo unanime sulla proposta negoziata questa settimana con il Parlamento europeo di creazione del registro europeo dei dati dei passeggeri aerei (Pnr), per concludere i negoziati entro la fine dell’anno. I 28 hanno accettato di far scendere a sei mesi il tempo in cui i dati dei passeggeri saranno accessibili, prima che vengano oscurati, a fronte dei nove mesi chiesti in precedenza al Parlamento europeo,  hanno riferito fonti comunitarie. In cambio, chiedono che i Paesi possano includere nel registro i dati dei voli interni all’Ue, non solo quelli esterni, aspetto riconosciuto fondamentale dalla Francia a seguito degli attentati di Parigi. 

Il registro - L’accordo sul Pnr, registro dei dati personali di quanti viaggiano in aereo dentro e fuori l’Ue, è stato ritenuto dai ministri utile a "prevenire, identificare, e perseguire minacce terroristiche e forme gravi di crimini". Il Parlamento dovrà ora esprimersi in merito. Tutto il mondo comprende che non c’è tempo da perdere. L’accordo è equilibrato e proporzionato, ha detto il commissario europeo agli Affari interni, Dimistris Avramopoulos. "Dobbiamo migliorare la sicurezza, al tempo stesso rispettando i diritti", ha aggiunto. L’accordo raggiunto prevede la registrazione dei dati dei passeggeri su tutti i voli intraeuropei compresi i charter, come ha precisato il ministro lussemburghese Etienne Schneider, a nome della  presidenza di turno del Consiglio.

venerdì 4 dicembre 2015

ELSA COLPISCE ANCORA La stangata sulle pensioni Assegni giù, costi su

La Fornero colpisce ancora: pensioni sempre più magre


di Sandro Iacometti



Prosegue, senza sosta, il calvario dei pensionati italiani. Da una parte c’è l’Istat, che certifica i primi frutti deformi della riforma Fornero: pensioni più basse e spesa previdenziale più alta. Dall’altra c’è il combinato disposto della bassa inflazione e della mancetta di Renzi, che nel 2016 befferà le fasce più povere con tagli identici a quelli dei pensionati d’oro. Il primo bilancio della legge annunciata  dall’ex ministro del governo Monti tra le lacrime, di cui sempre più si capisce il motivo, è stato messo nero su bianco ieri dall’Istituto nazionale di statistica nel Rapporto annuale sui trattamenti pensionistici relativo al 2014.

Il quadro generale è il solito scenario di miseria e povertà, con 4 pensionati su 10 (il 40,3%) con un assegno inferiore a mille euro al mese. Rapporto che sale a uno su due (49,2%) per le donne. Il 25,7% delle pensioni è addirittura di importo mensile inferiore ai 500 euro. Mentre il 39,6% va dai 500 ai mille euro. La quota dei superpensionati, oggetto continuo di attacchi e polemiche, resta confinata all’1,4% del totale. I lavoratori in quiescenza che possono contare su oltre 5mila euro al mese sono infatti appena 240mila su un totale di 16,25 milioni di pensionati. Altri 767mila, il 4,7%, incassano invece un assegno mensile che va dai 3 ai 5mila euro.

Più o meno invariata la suddivisione per tipologia di trattamento, con le pensioni di vecchiaia che assorbono oltre i due terzi (70%) della spesa totale. Seguono quelle ai superstiti (14,9%) e le pensioni assistenziali (8,0%); più contenuto il peso delle pensioni di invalidità (5,6%) e delle indennitarie (1,6%).  Fin qui poche novità. Ma a leggere i dati in controluce sulla scorta delle novità introdotte nel 2012 dal governo Monti si scopre, innanzitutto, che il numero dei pensionati è calato. Rispetto al 2013 ce ne sono circa 134mila in meno. E dal 2011 il calo è di circa 400mila unità. Si tratta, evidentemente, dell’effetto Fornero dovuto all’aumento dell’età pensionabile. Un altro effetto, impressionante, legato alla riforma riguarda gli assegni di chi ha lasciato il lavoro dopo il cambio di calcolo che ha introdotto per tutti (pro quota per chi ha una maggiore anzianità professionale) il calcolo contributivo. Ebbene, secondo i dati diffusi ieri dall’Inps, i pensionati sopravviventi hanno un reddito medio di 17.146 euro lordi all’anno, quelli nuovi, che hanno lasciato il lavoro nel 2014 (541mila persone), percepiscono invece un reddito medio di 13.965 euro. Le lacrime della Fornero hanno quindi prodotto un taglio secco (sempre considerando i valori medi) degli assegni di oltre 3mila euro. Un sacrificio inevitabile, ci hanno detto, per garantire la sostenibilità del sistema pensionistico.

Ebbene, nel 2014, malgrado la decurtazione delle nuove pensioni e il calo dei percettori, la spesa previdenziale complessiva è arrivata a quota 277 miliardi, l’1,6% in più rispetto al 2013. Mentre rispetto al Pil la spesa è passata dal 16,97 al 17,17%, con un incremento dello 0,2%. Agli scherzi della Fornero si aggiungono, per il prossimo anno, quelli di Renzi. La trovata del governo di modulare la restituzione delle somme tolte ai pensionati con il blocco incostituzionale della perequazione per sborsare solo 2 miliardi rispetto ai 18 previsti produrrà nel 2016 effetti paradossali.  A metterci lo zampino è la bassa inflazione, che ha azzerato l’adeguamento per il prossimo anno e ha fatto sballare i conti del governo per l’anno in corso (le stime provvisorie fissavano la perequazione allo 0,3%, quelle definitive allo 0,2%), costringendo i pensionati a restituire uno 0,1% di aumento non dovuto. Il Sole 24 Ore ha calcolato gli effetti concreti dei due fattori sugli assegni futuri dei lavoratori in quiescenza. Il risultato è qualcosa che rende i continui appelli all’equità dell’esecutivo poco più di una barzellletta.  Considerando una pensione alta di 3.200 euro lordi al mese (sopra sei volte il minimo) il taglio complessivo nel 2016 sarà di 37,18 euro. Andando all’altro capo dello scala, e prendendo in esame un assegno da 1.400 euro lordi al mese (sotto tre volte il minimo) la sforbiciata sarà di 36,40 euro. Praticamente la stessa cifra. Un po’ meglio andrà alle fascie intermedie da tre a quattro volte il minimo. In questo caso il combinato disposto della restituzione disposta dal governo per il blocco 2012-2013 e della bassa inflazione produrrà piccoli aumenti dai 23 ai 98 euro.

Caivano (Na): il ministro Poletti inaugura la nuova Wbo Italcables

Caivano (Na): il ministro Poletti inaugura la nuova Wbo Italcables


ilgiornaledicaivano
foto a cura di Ugo Cerrito





Una vecchia azienda è rinata oggi a Caivano, nella zona industriale di Pascarola, con la presenza del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, il parroco Don Maurizio Patriciello che ha benedetto l’azienda, e tutti i dipendenti hanno inaugurato la Wbo Italcables, dove Wb sta per “Workers buy out”, cioè lavoratori che acquistano la società di cui sono stati dipendenti.

Ognuno dei 51 dipendenti, di cui 45 operai e 6 funzionari, ha versato 25mila euro dalla sua mobilità (di due anni). Pagheranno il fitto del ramo d’azienda per 3 anni, per poi pagare una maxi rata finale e acquisire definitivamente i 75 mila metri quadri dello stabilimento: solo allora diventeranno effettivi proprietari.

I dipendenti dopo la crisi del 2013  e la susseguente cassa integrazione e mobilità hanno fatto gruppo e man mano dopo anni di sacrificio sono riusciti nell’intento di far ripartire una filiale della multinazionale portoghese Italcables, specializzata nella produzione di cavi d’acciaio per infrastrutture, che prima delle difficoltà fatturava 50 milioni annui.

Il ricatto diabolico di Pisapia a Renzi Che vuole (a Roma) per levarsi di mezzo

Dagospia: ecco le condizioni di Pisapia a Renzi




Da quando ha detto che non si sarebbe più ripresentato a sindaco di Milano nel 2016, Giuliano Pisapia è diventato per Matteo Renzi un problema grosso come una casa. Perchè sì, il sindaco arancione saluta, ma vuol mettere becco su chi si candiderà a sinistra al suo posto. E non molla. Secondo quanto riporta il sito dagospia.com, in realtà il primo cittadino uscente avrebbe secondi fini che vanno ben al di là delle anguste mura della metropoli lombarda e punterebbero dritti dritti su Roma.

L'ex penalista avrebbe chiesto a Renzi un posto da ministro, e più precisamente da ministro della Giustizia. Ma il suo disegno si scontrerebbe con l'opposizione dei magistrati. In più, nell'ambito della compagine di Palazzo Chigi, Andrea Orlando è uno dei più docili, mentre il premier non andrebbe altrettanto sul velluto con Pisapia. Il quale, in alternativa, avrebbe allora chiesto un posto alla Corte costituzionale, ma lì la partita è ancora più in salita perchè Renzi deve trovare l'accordo coi 5 Stelle e con Forza Italia, i quali non hanno certo quello di Pisapia in cima alla loro lista dei nomi di candidati.

Importo delle bollette, ecco la rivoluzione Nuove regole, dal 1° gennaio ti spennano

Elettricità, dal primo gennaio cambiano le regole per le bollette




Arriva una nuova rivoluzione sulla tariffe elettriche. Dal primo gennaio 2016 partirà il processo di riforma delle tariffe di rete e per gli oneri generali di sistema per 30 milioni di utenti che entro il 2018 porterà a rendere più omogenei i costi delle bollette, imponendo una sorta di costo standard di base del 40% uguale per tutti. Con il superamento del vecchio sistema inoltre le bollette saranno più semplici da leggere poiché semplificate.

Cosa cambia per le famiglie - Per le famiglie bisognose l'Autorità ha previsto un "ammortizzatore" che annullerà ogni possibile effetto negativo: il bonus sociale di sconto. A tal proposito con la riforma del 2016 l'agevolazione viene automaticamente potenziata dall'Authority dal 20% fino al 35% sulla spesa in bolletta. Si stima inoltre che per la famiglia tipo la spesa media però aumenterà tra il primo gennaio 2015 e il primo gennaio 2018 di 21 euro (con un +0,9 euro al mese nel 2016, +0,09 euro nel 2017 e +0,76 euro nel 2018). Per le famiglie numerose è invece previsto un risparmio di circa 46 euro. Il rincaro maggiore sarà per i single benestanti, che pagheranno 78 euro in più (+2 euro al mese nel 2016, +3,7 euro nel 207 e +0,6 euro nel 2018).

In linea con l'Ue - L'obiettivo dell'Autorità per l'energia è quello di sostenere la diffusione di consumi efficienti in base al consumo effettivo, penalizzato da costi eccessivi, e di rendere le tariffe più eque e aderenti ai costi dei servizi di rete. La riforma delle tariffe, imposta dalla direttiva Ue sull'efficienza energetica allineerà l'Italia agli altri Paesi europei così che ogni utente si troverà sulla bolletta il costo veritiero dei servizi di cui usufruisce e nient'altro. Per le famiglie numerose e per chi abita in aree non metanizzate, ci sarà dunque una sostanziale riduzione del sovraccosto.