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lunedì 30 novembre 2015

Attacco islamico durante il Giubileo Renzi vuole oscurare internet

Il piano di Renzi: internet oscurato in caso di attacco terroristico




Si concentra sui social network e sulle comunicazioni cibernetiche l'attenzione del governo sul fronte dell'antiterrorismo. Il ministro della Giustizia Orlando lo ha fatto sapere appena qualche giorno fa. Ma, se si pensa allo scenario peggiore, ovvero a quello di un attacco terroristico su territorio nazionale, magari nel corso del Giubileo che il papa ha aperto oggi nel corso del suo viaggio in Africa, le misure adottate dal palazzo Chigi nell'emergenza potrebbero essere assai più drastiche. Qui la strada scelta per il prossimo futuro è quella di accentrare le decisioni a palazzo Chigi. In casi estremi potrà persino decidere di oscurare temporaneamente le comunicazioni web. Che il tema stia a cuore al premier lo si capisce anche dal fatto che ieri ha ripetuto il concetto della centralità della sicurezza informatica: "Stiamo cercando di insistere con la cyber-security, ecco perché stiamo cercando di valorizzare di più e meglio le nostre forze dell' ordine, ma non dobbiamo chiuderci in un fortino".

L' idea di fondo è che a prendere le decisioni emergenziali debba essere prima di tutto Palazzo Chigi. Sta al premier, insomma, l' ultima parola o il comando decisivo. «Mentre era allo stadio, appena saputo dell' assalto in corso, Hollande ha dato disposizioni anche su come agire sulla rete», è il ragionamento che si ripete in ambienti di intelligence.

domenica 29 novembre 2015

"RENZI? CHIAMIAMO IL 118" Cacciari demolisce il premier: perché andrebbe ricoverato

Massimo Cacciari contro Matteo Renzi: "Isis? Manca una strategia. I 500 euro ai 18enni? Chiamiamo il 118"




Parla il professor Massimo Cacciari, e per Matteo Renzi son dolori. Si parla del non-intervento italiano contro l'Isis, e l'ex sindaco mostra di avere le idee chiare: "Non è questione di prudenza. Qualsiasi persona sensata dice da tempo che contro un avversario così complesso, l'Isis, serve una strategia altrettanto complessa - premette -. L'intervento militare può essere solo un aspetto della strategia, che però manca. All'Europa, all'Occidente e anche all'Italia".

Dunque, all'attacco contro il premier: "Stiamo dicendo che le bombe non bastano, ma non indichiamo una strada. Ci siamo accodati a una politica sbagliata nei confronti della Russia, che sta creando difficoltà a non finire sul fronte anti-Isis". Insomma, tutti hanno le idee confuse, Renzi compreso. Dunque un altro allarme: "A noi - spiega Cacciari - è andata un po' meglio degli altri perché finora, ringraziando Iddio, non abbiamo subito attentati. Ho dubbi che la nostra intelligence o che il nostro ministro degli Interni siano migliori di quelli francesi, penso piuttosto alla funzione protettiva che svolge il Vaticano: altro che bersaglio".

Poi, il filosofo sposta il mirino sulle ultime misure del governo, in particolare sull'idea del "bonus" di 500 euro ai 18enni: "Se per cultura Renzi intende dare 500 euro ai diciottenni - commenta tranchant - chiamiamo il 188. Se invece intende investire in ricerca, università, diritto allo studio, che in questo Paese manca terribilemente, fa benissimo". Per Cacciari, dunque, Renzi è (quasi) da ricovero.

Dopo 27 anni, la rivelazione sul Trap Siluro di Altobelli: "Sapete che il mister..."

Alessandro Altobelli accusa Giovanni Trapattoni: "È lui che non mi volle più. Me ne andai per colpa sua"




Uno dei più grandi attaccanti di sempre, della storia dell'Inter e del calcio italiano, Alessandro "Spillo" Altobelli, compie sessant'anni. Tecnico, elegante e velenoso con i suoi piedi, ha passato ben undici stagioni all'Inter, 466 presenze e 209 gol, uno Scudetto e due Coppe Italia, competizione nella quale detiene tutt'ora il record del miglior marcatore nella storia con 56 reti realizzate in 93 presenze. Un vero cuore nerazzurro, nonostante un'annata polemica passata alla Juve. Ma su questo passaggio della sua carriera, Spillo, ora, vuole mettere le cose in chiaro: "Diciamolo con chiarezza io non volevo certo andare via dall'Inter. È stato Trapattoni che non mi voleva più: non andavo d'accordo con lui, giocai l'Europeo in Germania e rimasi per tre mesi senza squadra finché arrivò la Juve. Ma io mai e poi mai sarei andato via dall'Inter". Una confessione con un pizzico di rammarico, che brucia ancora, dopo 27 anni.

Hamilton, gli revocano il titolo? Motore truccato, il grosso guaio

Lewis Hamilton, indagine sulla sua power unit: la Fia potrebbe revocargli il titolo di campione del mondo




Questo weekend, ad Abu Dhabi, cala il sipario sulla stagione di Formula 1, ancora dominata dalla Mercedes. Lewis Hamilton, da tempo, è campione del mondo. Ma il suo titolo, si apprende, è "sotto indagine". Già, perché un "colpo burocratico" potrebbe sottrarre la vittoria al britannico. Il colpo di scena è della Fia, che secondo il molto ben informato Motor und sport ha avviato una serie di controlli approfonditi sulla Power unit del pilota, nello specifico su quella montata nel Gp di Austin in cui si è laureato campione del mondo (stando alle indiscrezioni, sotto indagine ci sarebbe anche il motore utilizzato da Sebastian Vettel a Singapore). La Federazione vuole essere certa, nel dettaglio, che la parte termica non si astata modificata: pena, la squalifica, come da regolamento. Hamilton, dunque, rischia di aver festeggiato con troppo anticipo un titolo che potrebbe essere assegnato a tavolino al compagno di squadra e rivale, Nico Rosberg, secondo in classifica mondiale. Un'ipotesi piuttosto remota, secondo i beninformati, ma che comunque esiste. Un'ipotesi che creerebbe un putiferio. Comunque sia, entro il 4 dicembre, verrà sciolta la riserva sul caso.

Renzi abbandonato da una fedelissima Colpa di un dispetto in Aula / Chi è

Renzi abbandonato da una fedelissima. Tutta colpa di quel dispetto in Aula




Giovanna Martelli, deputata del Partito democratico e consigliere per le pari opportunità del governo, ha lasciato il gruppo Pd alla Camera e si è iscritta al gruppo Misto. La parlamentare dem ha spiegato di voler lasciare il gruppo del Partito democratico e passare al Misto, perché le era stata negata l’autorizzazione a votare prima del suo turno. Mercoledì, quando si votava per l’elezione di tre giudici della Consulta, Martelli avrebbe chiesto di poter anticipare la sua votazione rispetto alla chiama per prendere parte a un’iniziativa legata alla giornata contro la violenza sulle donne. Ma l’autorizzazione sarebbe stata negata per dare la precedenza ad altri parlamentari che, sempre secondo quanto si apprende, avrebbero addotto motivi di salute. 

Reazioni -  "La fuoriuscita di Giovanna Martelli, consigliere di Matteo Renzi per le Pari Opportunità, dal gruppo parlamentare del Partito democratico pone un quesito di notevole importanza. Cosa accadra’ nel settore della tutela dei diritti, nella difesa dell’uguaglianza e di tutte le tematiche legate alla sfera delle Pari Opportunita’? Quest’esecutivo ha già dimostrato un gravissimo disinteresse verso quest’ambito d’azione", afferma in una nota Mara Carfagna, portavoce di Forza Italia alla Camera dei deputati. 

L'intervista a Michel Houellebecq - La profezia prima delle stragi, lo scrittore: "Ecco che c'entra l'Islam col terrorismo"

Lo scrittore e il romanzo-profezia sulle stragi: "Vi spiego che c'entra l'Islam col terrorismo"


Intervista a cura di Francesco Borgonovo



Oriana Fallaci la considerava una grande fonte d' ispirazione. Michel Houellebecq non ha potuto fare a meno di citarla nel suo ultimo romanzo Sottomissione. Bat Ye' or, a partire dal suo bestseller Eurabia (edito in Italia da Lindau come gli altri suoi saggi), ha previsto e spiegato l' assalto dell' islam all'Europa. Ora tante delle sue profezie si stanno realizzando. Forse perché non erano profezie, ma semplicemente osservazioni molto acute, in grado di penetrare a fondo la realtà.

Perché secondo lei l' Occidente non è ancora riuscito a sconfiggere lo Stato islamico?

«Non tutti gli Stati occidentali sono implicati nella guerra e quelli che si battono non vogliono mettere gli eserciti con gli scarponi sulla terra. In più, questi Stati coinvolti hanno interessi divergenti e sostengono altri movimenti radicali. Credo che la ragione principale stia nel fatto che i leader temono rappresaglie terroristiche nei loro Paesi. Inoltre, anche la politica della Turchia verso l' Isis non è chiara».

Dopo ogni strage ad opera di terroristici islamici, sentiamo ripetere che la religione musulmana non c' entra nulla. Che l' islam è una «religione di pace». Perché non riusciamo ad ammettere che la religione islamica fornisce basi ideologiche al terrorismo?

«Non lo possiamo fare perche l' Unione Europea ha basato tutta la sua strategia mediterranea di alleanza con il mondo arabo e musulmano su questo argomento. Questa affermazione è stata la chiave che ha aperto all' immigrazione di milioni di musulmani, dal 1974, per costruire la nuova civilizazione mediterranea euro-araba, unire le due sponde del Mediterraneo, incoraggiare la mondializzazione, sviluppare un blocco economico più forte degli Stati Uniti e distruggere i nazionalismi europei e le basi della cultura giudaico-cristiana. Questa strategia era legata al riconoscimento di Arafat da parte della Comunità europea, al suo sostegno ai Palestinesi contro Israele e alla giustificazione del terrorismo jihadista palestinese per distruggere lo Stato ebraico e sostituirlo con la Palestina».

Alcuni dei jihadisti della strage di Parigi sono entrati in Europa come profughi, dalla Grecia. Secondo lei, che legame c' è fra l' immigrazione e il terrorismo islamico?

«Quella che si vede è una gigantesca invasione che può portare di tutto: terroristi, islamisti che vogliono islamizzare l' Europa senza essere criminali e gente che desidera soltanto vivere meglio. Guardando come gli immigrati sono stati accolti dai nostri governi e da varie organizzazioni in Europa favorevoli al mondo musulmano, è lecito pensare che questo straordinario movimento abbia ricevuto l' approvazione dei leader dell' Unione Europea, in particolare di Jean-Claude Juncker. Questa invasione di massa dà l' impressione che l' Europa sia un continente vuoto, disabitato, dove chiunque, se vuole, può entrare e riceverà tutto ciò di cui ha bisogno per vivere».

In Eurabia scrisse che gli «Euroburocrati», invece di combattere il terrorismo, lo sostengono. Secondo lei è ancora così?

«Gli Euroburocrati hanno sempre sostenuto il terrorismo palestinese contro gli ebrei e lo fanno ancora adesso. Non c' è in Europa una solidarietà con le vittime israeliane perché per l' Europa quelli che ammazzano uomini, donne e fanciulli ebrei nelle strade, nei ristoranti o in macchina non sono terroristi. Per via del fatto che l' Europa li sostiene - politicamente, finanziariamente, ideologicamente - e li giustifica. Se l' Europa riconoscesse che i suoi protetti sono terroristi, affermerebbe che lei stessa è una potenza terrorista. Si vede bene che i capi degli Stati europei menzionano tutti i Paesi colpiti dal terrorismo jihadista tranne Israele. Per loro gli israeliani sono sovrumani, non hanno diritti e non soffrono. Spero che le popolazioni europee che oggi sono colpite dallo stesso terrorismo che i loro governi hanno incoraggiato contro Israele per decenni mostrerano solidarietà verso Israele. Ma a parte Israele, molti governi europei e pure Obama hanno sostenuto i partiti radicali nella primavera araba, contro la volontà dei popoli».

Qual è stato, negli anni, il ruolo della Turchia nella costruzione di Eurabia?

«È stato molto importante per le concessioni a favore degli immigrati in Europa, per la guerra contro l' ex-Yugoslavia, nella lotta contro l' islamofobia, nella critica ai nazionalismi europei e per le misure di sicurezza contro il terrorismo, contro le limitazioni all' immigrazione musulmana. La Turchia di Erdogan è stata una forza d' islamizzazione sul continente fra le forti comunità turche immigrate».

Secondo lei è giusto far entrare la Turchia nell' Unione Europea, anche considerando quello che è accaduto negli ultimi giorni?

«La Turchia di Erdogan non è quella di Ataturk. Ma nemmeno quella di Ataturk dovrebbe entrare nell' Unione Europea. Si possono fare trattati economici e politici, avere buone relazioni, ma la Turchia rimane una potenza musulmana che ha colonizzato una grande parte dell' Europa, distrutto l' Impero bizantino e per secoli ha personificato il potere del jihad e della shari' a, soprattutto contro i popoli cristiani che ha sottomesso con il jihadismo. Tutti questi princìpi religiosi e politici radicati nel Corano sono molto presenti nella Turchia attuale. Erdogan sogna di restaurare la potenza ottomana che aveva sottomesso i popoli europei fino all' Ungheria, controllando per secoli la Grecia, la Serbia, la Bosnia, la Bulgaria, la Romania. Si sarebbe potuto sperare che la Turchia - il Paese il più moderno e aperto del mondo musulmano - iniziasse un' analisi critica dei testi fondamentali, ma Erdogan è ritornato secoli indietro, come hanno fatto gli Ayatollah dopo avere preso il potere».
Torniamo al Califfato.

Perché secondo lei lo Stato islamico attacca l' Europa, e in particolare la Francia?

«Lo Stato islamico attacca l' Europa perché questo è nella sua natura. Ubbidisce alla legge coranica che ordina l' islamizzazione del pianeta. Gli eserciti musulmani hanno attaccato l' Europa sin dal settimo secolo, siamo nella continuità della storia. La Francia è odiata per via del suo colonialismo, che ha lasciato un' importante influenza culturale; è anche un Paese molto debole, governato da persone incapaci e per di più ha una grande popolazione musulmana. Ma anche il Belgio, la Spagna e l' Inghilterra sono stati attaccati».

Uno dei Paesi europei in cui si trovano più jihadisti è appunto il Belgio. C' è una strana ironia nel fatto che l' Ue abbia sede nello stesso luogo che ospita chi vuole distruggere l' Europa...

«Non c' è ironia... Chi vi dice che quelli che siedono su questo augusto trono, quello dell' Ue, vogliano mantenere l' Europa cristiana? Non hanno dichiarato più volte che l' Europa è ugualmente musulmana e cristiana? Non sono forse loro che hanno creato l' Eurabia?».

L'allarme dalla Germania: "Euro a picco" I segnali sconcertanti della crisi nera

Euro a picco. L'allarme dalla Germania: i segnali sconcertanti


di Nino Sunseri 



La Deutsche Bank è molto negativa sul futuro dell' euro. Prevede il cambio a 0,85 sul dollaro prima di risalire intorno a 0,90 nel corso del 2016. Rispetto ai valori attuali un calo del 20%. Un' oscillazione che mette paura.

La caduta dell' euro è il frutto della divergenza fra Fed e Bce. La banca centrale americana considera la ripresa ormai consolidata e si prepara a stringere i freni provocando l' innalzamento del dollaro Draghi, invece, allenterà ancora di più la politica monetaria abbattendo l' euro. In altri tempi la svalutazione sarebbe stata il toccasana per il rilancio dell' economia. Ma in altri tempi c' erano la lira e le altre monete nazionali. Oggi c' è l' euro. Così cresce la paura. E' forte il rischio che, nonostante la vigorosa spallata al cambio accadranno poche cose buone. Si tratta di quella che ormai viene definita la sindrome giapponese. Gli stimoli monetari per quanto potenti non riescono a rianimare l' economia. Anche se lo yen è sceso molto e la pompa della Bank of Japan riempie il mercato di liquidità fino a farlo affogare. L' Europa va incontro ad un destino simile?

Come escluderlo. Tanto più che non mancano i segnali d' allarme. A settembre, nel silenzio generale, c' è stata una nuova battuta d' arresto dell' attività produttiva. L' euro è già sceso molto ma senza risultati apprezzabili. Il fatturato industriale è diminuito dello 0,1% su agosto e gli ordini addirittura del 2%. Entrambi i riferimenti sono in discesa dello 0,8% sul 2014.

Come si dice in questi casi? Il cavallo non beve. La ragione è molto semplice. I principali mercati di sbocco del made in Italy sono in Europa. Come tali assolutamente indifferenti al cambio. Né può servire guardare fuori dalla zona euro. Tranne gli Usa il resto delle grandi economie sta rallentando. In alcuni casi, come il Brasile si trova addirittura in recessione ed il governo non riesce a reagire perchè paralizzato dalle indagini sullo scandalo Petrobras. Certo con la svalutazione ci sono forti vantaggi per il tessile abbigliamento e gli articoli di lusso. Tuttavia l' esperienza dei mesi scorsi insegna che le eccellenze del made in Italy sono indifferenti all' andamento del cambio.

Insomma alla fine della corsa potremmo essere costrertti ad una conclusione desolante: il cambio debole e il potente bazooka monetario di Draghi sono semplici tigri di carta. Sono un forte incentivo per i mercati finanziari come dimostra ancora l' esempio giapponese (l' indice Nikkei salito del 110%). Invece rappresentano un' arma spuntata come pungolo alla produzione (il Pil giapponese è di nuovo negativo). Gli effetti positivi della caduta dell' euro rischiano di essere poco rilevanti. Almeno per l' Italia. A trarne giovamento sarebbe sicuramente la Germania che, secondo gli analisti resta competivia anche con l' euro a 1,50. Figuriamoci se vale la metà. Per la nostra economia invece potrebbero materializzarsi effetti molto negativi.

Per esempio il rialzo della bolletta petrolifera nonostante la quotazione del barile sia ancora modesta. Il prezzo della benzina potrebbe tornare rapidamente oltre la quota di 1,7 e rispunterebbe l' inflazione. Se dovesse superare la soglia del 2% Draghi dovrebbe bloccare il suo bazooka.

Così dopo la scomparsa del barile leggero verrebbe meno anche l' altro supporto che ha impedito all' economia di affondare. Vale a dire la politica di bassi tassi d' interesse. La conclusione potrebbe essere inedita e molto amara. Uno scenario nel quale la svalutazione della moneta porta più danni che vantaggi. Il mondo che gira al contrario rispetto alla lira.