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lunedì 8 giugno 2015

Il giudice stalker molestava la collega: oggi ha liberato uno stalker assassino

Albenga, il giudice punito per stalking ha liberato lo stalker assassino


di Mario Giordano 


Ma che razza di storia è questa? Proviamo a raccontarvela dall’inizio. Ad Albenga c’era una donna che si chiamava Loredana. Aveva sposato un marocchino, con lui aveva pure avuto una figlia, oggi 14enne. Poi ha deciso di lasciarlo. E quello, come purtroppo accade spesso, è diventato uno stalker. Ha cominciato a importunarla. A minacciarla. Ad aggredirla. Loredana si è rivolta allo Stato. Ha chiesto aiuto, ha chiesto protezione. Lo dicono tutti, no? Donne, dovete denunciare. Telefoni Rosa, campagne di sensibilizzazione, spot alla Tv: lo ripetono in continuazione. Loredana l’ha fatto: l’ha denunciato. Allora hanno ordinato all’uomo di non avvicinarsi più a lei. Ma lui, per tutta risposta, non solo s’è avvicinato: ha pure tentato di strangolarla. Loredana si è salvata per miracolo, l’ex marito è stato arrestato. Solo che dopo poche settimane è andato davanti al giudice, ha patteggiato la pena, solo 2 anni, condizionale e libertà immediata. E sapete che cosa ha fatto per prima cosa, appena uscito di cella? Ecco, avete indovinato: è tornato da Loredana e l’ha ammazzata senza pietà, sotto gli occhi della figlia di 14 anni. Poi si è ucciso.

L’altro giorno sotto casa, c’era la mamma di Loredana, una signora dignitosissima seppur distrutta dal dolore. Si chiedeva: «A che serve denunciare le violenze se poi nessuno ti protegge?». Ce l’aveva in particolare con il giudice che aveva liberato l’assassino. «Perché l’ha fatto?». In effetti: il medesimo assassino aveva dato ampie dimostrazioni delle sue intenzioni. Aveva violato gli ordini. Aveva aggredito la donna che non doveva avvicinare. Diceva quella mamma, piena di amarezza: «Il magistrato diceva che per tenerlo in carcere voleva più prove. Ecco: ora la prova l’ha avuta». La prova sarebbe il cadavere di sua figlia. Che strano Paese questo: bisogna farsi ammazzare per dare la prova che si è in pericolo. Lo Stato non dà protezione ai vivi perbene: al massimo benedice le loro casse da morto.

Ma questo è solo l’inizio di questa storia assurda. Il bello arriva ora. Perché dobbiamo dirvi due cose sul giudice che ha preso quella sfortunata decisione di lasciare libero l’assassino. Il giudice, infatti, si chiama Filippo Maffeo, ha 65 anni, lavora al tribunale di Savona ed è piuttosto noto alle cronache locali perché in passato era stato sanzionato dal Csm, l’organo di autogoverno dei magistrati. E sapete qual era il reato che gli veniva imputato? Stalking. Proprio così. Aveva molestato una collega. L’aveva molestata a tal punto che era stato ordinato il suo trasferimento dalla sede di allora (Imperia) a Firenze. È stato allontanato dalla Liguria qualche anno. Purtroppo ci è tornato il 23 marzo 2015. Il 28 aprile 2015 ha tenuto l’udienza in cui ha liberato l’assassino.

Forse è solo sfortuna, si capisce. L’applicazione della legge sarà stata sicuramente puntuale e rigorosa, come sostiene il medesimo Maffeo in un’intervista a La Stampa che sa tanto di excusatio non petita. Ma non ci si può fare a meno di chiedere quanto possa essere sereno nel giudicare un caso di stalking un giudice che è stato accusato di stalking. Quel che è certo è l’effetto di questa decisione: devastante. C’è una ragazzina di 14 anni che non ha più la mamma: l’ha visto uccidere a coltellate, sotto i suoi occhi. Se fosse stato un altro giudice avrebbe agito nello stesso modo? Magari sì, non possiamo escluderlo. Ma, ecco, noi ci sentiremmo più tranquilli se un molestatore di donne fosse giudicato da qualcuno che non è mai stato bollato (dal Csm) come molestatore di donne. E non possiamo fare a meno di sentire risuonare nelle nostre orecchie la voce di quella mamma: «Quel magistrato voleva più prove...».

Perché voleva più prove? Perché quelle che aveva non bastavano? O perché non voleva infierire con uomo definito stalker proprio come era stato definito lui? Non ci permettiamo di mettere in relazione i due casi, ovviamente. Però è un fatto che nell’intervista a La Stampa, il medesimo Maffeo si dica piuttosto scettico sul funzionamento della giustizia: «La giustizia mi ha maltrattato...», dice. Ora: può amministrare con serenità la giustizia nei confronti di uomo accusato di stalking colui che pensa che la giustizia maltratti gli uomini accusati di stalking? Fa male vedere una toga che si arrampica sui vetri: «Il giudice dell’udienza preliminare si trova ad affrontare un caso di cui sa i dettagli quella mattina», dice per esempio. E ancora: «Una pena di due anni con il patteggiamento è una pena alta». Fino alla conclusione: «Ho fatto quello che un giudice poteva fare».

Affermazioni da considerare attentamente. Dire che «il gup sa i dettagli del caso soltanto la mattina dell’udienza», che significa? È una specie di giustificazione? Un’ammissione? In altre parole sta dicendo: «Non sapevo»? «Non avevo letto fino in fondo»? «Ho deciso ma senza aver approfondito bene la questione»? Questo pensa Maffeo? Davvero? E davvero ritiene che due anni con la condizionale e la libertà immediata siano una «pena alta» per uno che ha tentato di strangolare una donna, e che potrebbe rifarlo subito dopo? Forse un giudice dovrebbe avere un po’ più di attenzione quando parla davanti ai cadaveri provocati dalle sue decisioni. Realmente ritiene di aver «fatto tutto quello che un giudice poteva fare»? Ci pensi bene, perché se è così smettiamola di dire alle donne che devono denunciare i loro molestatori. Perché lo Stato, di fatto, ammette di non saperle proteggere.

«Non sono Frate Indovino», ripete ancora il magistrato. Nessuno, in effetti, chiede ai magistrati di essere Frati Indovini. Ma, ecco, magari si chiede loro di non liberare uno che ha appena tentato di strangolare la ex moglie. Poi si chiede loro anche di non importunare le colleghe in ufficio. Poi si chiede loro, quando sono chiamati a giudicare qualcuno, di essere equilibrati. Soprattutto si chiede loro di essere equilibrati a tal punto di non pensare di essere stati maltrattati dalla giustizia. E si chiede loro di non rilasciare interviste sgradevoli, in cui si cerca affannosamente di difendersi, dimostrando di avere una coda di paglia grande come un tribunale. Infine si chiede loro di non offendere le persone che, in seguito alla loro sentenza, hanno perso la vita, o la mamma, o la figlia. «Diciamo la verità», sostiene il magistrato, «nemmeno ora si conosce con esattezza cos’è accaduto in quella casa». Qualcuno glielo spieghi, per favore: una donna è morta, una figlia di 14 anni l’ha vista uccidere. Forse lei non se n’è ancora accorto, caro giudice, ma in quella casa c’è stata una tragedia. Colpa di uno stalker. Anzi, di due.

Il 30 giugno un minuto da 61 secondi Ecco cosa rischiano cellulari e server

Il 30 giugno avremo un minuto da 61 secondi




Il 2015 durerà più di altri anni. Quanto? Un secondo. Il prossimo 30 giugno, infatti, avremo un minuto più lungo, da 61 secondi. Scientificamente, si chiama "secondo intercalare" ed è un adattamento del tempo coordinato universale all'ora naturale. Quest'ultima, infatti, è regolata dalla rotazione terrestre, che però ogni giorno subisce un rallentamento di circa due millesimi di secondo. Per questa ragione, come riporta il ssito leggo.it, gli esperti dell'Internation Earth Rotation and Reference System effettuano periodicamente un aggiornamento degli orari prolungando il tempo di un secondo. Dal 1975 a oggi, quest'adattamento è avvenuto 25 volte. L'ultima volta questa operazione è avvenuta il 30 giugno del 2012 e allora si verificarono diversi problemi a sistemi operativi, compresi quelli mobili e i server.

Mancano dieci giorni e poi... tra leghisti e rom finirà a pedate

La nazionale padana incontrerà i rom nei campionati europei dei popoli




La nazionale di calcio della Padania prenderà parte ai primi Europei di calcio ConIfa, in programma in Ungheria, a Debrecen, dal 17 al 21 giugno. La rassegna è riservata a stati, minoranze linguistiche e popolazioni che ambiscono a un riconoscimento di stato, che non sono affiliate alla Fifa. La Padania si trova nello stesso girone di Abkhazia, Isola di Mann Ellan Manni e Rom (cioè la nazionale di calcio del popolo Rom). La nazionale sostenuta dalla Lega Nord incontrerà il 17 giugno proprio i Rom, il 18 l'Abkhazia e il 19 l'Isola di Mann, prima di approdare alla fase finale. Nell'altro girone si trovano la Contea di Nizza, Cipro Nord, l'Ossezia del Sud e la Székely Land.

domenica 7 giugno 2015

Quanti soldi hai sul conto in banca Ecco come farà il fisco a saperlo

Il fisco saprà ogni giorno quanti soldi hai in banca




Dal 30 giugno il Fisco potrà controllare quotidianamente i conti correnti dei contribuenti. La novità è stata inserita nella legge di Stabilità appena varata ed è diventata operativa con un provvedimento dell' Agenzia delle Entrate. La giacenza media dei nostri depositi confluirà nella Superanagrafe dei conti correnti: i primi dati che arriveranno sono quelli relativi al 2014. Il provvedimento prevede che dovranno essere direttamente le banche e i vari uffici postali a trasmettere al Fisco il valore della giacenza media annua dei correntisti. In pratica per ottenere il valore, bisogna dividere la somma dei saldi giornalieri per 365.

Quest' ultimo è un passaggio chiave del meccanismo: già adesso infatti sono obbligatori una serie di adempimenti con cui il correntista comunica il saldo contabile a inizio e fine anno, l' importo totale degli accrediti effettuati e quello degli addebiti dell' intero anno. Senza dimenticare che attualmente, se si apre un conto durante l' anno, andrà comunicato il saldo iniziale all' apertura mentre se il conto è stato chiuso andrà comunicato il saldo finale. Con la giacenza dei conti correnti però il Fisco effettua un salto di qualità: l' analisi costante del conto e il valore medio del deposito eviteranno possibili giochi di riempi-e -svuota che avrebbero potuto eludere una marcatura più stretta da parte dell' Agenzia.

Caivano (Na): Il Movimento 5 Stelle pulisce il Paese dai Manifesti elettorali per rilanciare il decoro urbano

Caivano (Na): Il Movimento 5 Stelle pulisce il Paese dai Manifesti elettorali per rilanciare il decoro urbano 




Invece di spendere migliaia di euro in manifesti come ha fatto qualche candidato Sindaco ricco, il Movimento 5 Stelle, dopo aver ottenuto un ottimo risultato alle scorse amministrative del 31 maggio 2015, hanno deciso (come promesso) di munirsi di guanti e buste, e ripulire il Paese dall'imbrattamento selvaggio, per ridare il giusto decoro al Paese, Caivano. Si ringraziano comunque i politicanti di altre correnti che comunque avevano promesso di esserci. Evidentemente sono troppo abituati a venir meno alle promesse che ormai è diventato consuetudine !!! Così il commento del Movimento 5 Stelle, sulla loro pagina Facebook, dopo le promesse non mantenute da parte di altri schieramenti partitici. 

I vigili e lo scandalo del mocassino: le cifre che fanno infuriare l'Italia

Foggia, i mocassini dei vigili costano il triplo rispetto a Siena


di Salvatore Dama 



Fuggi da Foggia. Ma con la calzatura giusta. Il comune non bada a spese per rinnovare la dotazione di scarpe della Municipale. Per 188 paia di mocassini si spenderanno 24mila euro, cioè 127 euro l’uno, più spiccioli.

La notizia? È che, per vestire le estremità dei vigili di Siena nei mesi estivi, il comune toscano spende un quinto. Cioè 5.035, con un costo di 39 euro a paio. Lo riferisce il Corriere del Mezzogiorno, aggiungendo le motivazioni del comandante dei vigili del capoluogo pugliese: l’uniforme è il primo riferimento della legalità. Come possono i tutori della legge fare il proprio dovere con la scarpa della collezione 2014?

Che poi c’è anche la giustificazione ambientale. A quelle latitudini d’estate l’asfalto fuma. Foggia è uno dei comuni più caldi d’Europa. Insieme a Siviglia, riferisce sempre il Corriere. In Spagna magari i vigili girano con le espadrillas, ma l’Italia è la patria di Ferragamo e Tod’s. E a Foggia, in agosto, ci vuole la scarpa che respira. 
Giraci tu, per il Tavoliere, con la calzatura da due soldi. E poi sai che bolle. Per cui dalla Puglia respingono i paragoni con l’efficienza del Nord. Insegui pure i costi standard e poi ai piedi ti trovi la mocassa di cartone.

Semmai il problema è la procedura con cui sono state acquistate le scarpe. Non c’è stata una gara ma, a quanto pare, si è proceduto con una nota diretta del comandante dei Vigili che ha autorizzato il pagamento. A Foggia dicono che la decisione è stata preceduta da una ricerca di mercato. In via della Spiga, forse. A Siena invece hanno utilizzato la centrale unica d’acquisto della Pubblica Amministrazione. Così come avevano fatto per le calzature invernali, spendendo 52 euro a paio.

Sì, ma a Foggia è lotta dura a calli, vesciche e duroni. E poi, o mamma, gli odori. Facciamo un raffronto e vediamo quali effluvi producono, a fine servizio, i mocassini senesi da 39 euro. E sentiamo invece che profumo di cuoio libererà a sera la calzatura foggiana. Poi ne riparliamo.

Missili sul continente, terrore in Europa Guerra, è tutto pronto: l'ultima mossa

Guerra fredda Usa-Russia, l'idea di Washington: missili in Europa per proteggersi dalla minaccia del Cremlino




Venti di guerra, sempre più alti, di giorno in giorno. Nel giorno in cui Vladimir Putin lancia la sua sfida agli Usa e alla Nato dalle colonne del Corriere della Sera, sul Vecchio Continente si allunga un'altra ombra: quella dei missili. Un'ipotesi, calteggiata da Washington, ossia portare testate missilistiche in Europa per contrastare la minaccia russa. Si tratta della risposta ai test militari del Cremlino con vettori a medio raggio, esercitazioni che secondo gli Usa avrebbero determinato una violazione degli accordi. Dunque l'amministrazione Obama starebbe pensando a nuove strategie per contenere la minaccia russa sull'Europa, e tra queste strategie, appunto, c'è il potenziamento delle forze militari dei Paesi alleati e dei futuri partner. Le ultime indiscrezioni vengono rilanciate dal Wall Street Journal, secondo il quale siamo di fronte a una sostanziale riedizione della Guerra Fredda. Sempre il Wsj spiega che alcuni funzionari Usa vorrebbero far aderire il Montenegro alla Nato, sempre per circoscrivere l'orbita d'influenza di Mosca.